Intervista di Antonella Quaglia a Francesco Cotti: autore di “Run Hide Tell”

Intervista di Antonella Quaglia a Francesco Cotti: autore di “Run Hide Tell”

Dic 28, 2018

Francesco Cotti è uno scrittore di romanzi di genere techno-thriller, in cui utilizza le sue competenze sulle tecnologie militari e sulle procedure operative dei Reparti di Forze Speciali italiani per costruire storie avvincenti ed estremamente realistiche.

Francesco Cotti

Nel 2007 pubblica La Giusta Decisione, che in breve tempo diventa uno dei romanzi più letti dai soldati italiani in missione all’estero. Nel 2012 esce Futuro Ignoto, nato dalla collaborazione con il Gruppo Intervento Speciale (GIS) dell’Arma dei Carabinieri.

Nel 2016 pubblica Collera dal Mare, che narra della prima crisi diplomatica/militare tra Italia e Libia. Dopo più di due anni dalla pubblicazione il romanzo è ancora nei primi cinque posti della classifica di vendite di Amazon.

Nel 2017 pubblica la prima parte di un romanzo in due puntate: Strategie Alternative, e nel 2018 il seguito Run Hide Tell, che racconta di un sanguinoso attentato terroristico sul suolo italiano e delle operazioni di soccorso e di contenimento della minaccia da parte delle Forze Speciali.

 

A.Q.: Run Hide Tell è un romanzo crudo e dal ritmo serrato, che non vuole edulcorare i fatti ma solo esporli realisticamente e far riflettere sulla brutalità di un evento che potrebbe accadere un giorno anche in Italia. Di cosa parla più nel dettaglio il suo romanzo?

Francesco Cotti: La trama è quella di un attentato, un cosiddetto “mass shooting”, che avviene ad opera di terroristi in un villaggio vacanze delle Marche. Lo scenario descritto proviene da un tema di esercitazione contemplato dai Carabinieri e dalla Polizia di Stato. In questo romanzo la vicenda è narrata da più punti di vista: quello degli ostaggi e dei sopravvissuti, dal punto di vista operativo delle Forze dell’Ordine e soccorritori e, infine, dal punto di vista dei terroristi.

 

A.Q.: Nel suo romanzo si racconta anche delle difficoltà derivanti dal coordinamento di forze operative indipendenti tra loro, come i Reparti Speciali di Polizia (UOPI) e dei Carabinieri (GIS e SOS). Ci spiega brevemente quali procedure verrebbero attuate delle Forze Speciali nelle prime fasi di un attacco terroristico?

Francesco Cotti: Proprio durante la stesura del romanzo (primavera 2018) l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato hanno effettuato due esercitazioni interforze tra SOS e UOPI in due grandi città italiane per affrontare il delicatissimo tema del coordinamento dei “first responders” in caso di attacco terroristico di grandi proporzioni. Polizia di Stato e Carabinieri in molte attività hanno procedure operative differenti. Queste esercitazioni hanno cercato di individuare i punti critici e di porvi rimedio. In futuro ne faranno altre. Nelle prime fasi di un attacco terroristico sul tipo “scenario Parigi novembre 2015” i primi a rispondere sarebbero le SOS, le API dell’Arma dei Carabinieri e le UOPI della Polizia di Stato. Queste unità sono state addestrate per essere estremamente reattive in caso di emergenza e per contenere e confinare la minaccia in attesa dell’arrivo degli specialisti di queste situazioni: il Gruppo Intervento Speciale dei Carabinieri e/o il NOCS della Polizia di Stato, che impiegano solitamente qualche ora per potersi schierare in un qualsiasi punto del territorio italiano. Gli attentati di Parigi del 2015 hanno messo in evidenza una lacuna enorme nelle Forze di Polizia europee: l’incapacità di proiettare prontamente sul campo aliquote di personale con addestramento medio/alto ed equipaggiamento militare per fronteggiare dei terroristi armati. In Italia abbiamo colmato questa lacuna con la creazione delle unità SOS, API e UOPI, che sono presenti in ogni grande città italiana.   

 

A.Q.: Nei suoi libri propone scenari tragicamente plausibili che sono attualmente oggetto di studio da parte dei Reparti Antiterrorismo italiani, e nella stesura delle sue opere viene spesso affiancato da esperti che l’aiutano a rendere le sue narrazioni il più possibile realistiche. Come è nata la sua collaborazione con i Reparti Speciali, e qual è stato il momento più intenso che ha vissuto con loro mentre faceva ricerche per i suoi romanzi?

Run Hide Tell

Francesco Cotti: Ho avuto la possibilità anni fa, lavorativamente parlando, di avvicinarmi ad alcuni Enti governativi e Reparti militari di prestigio. Questo mi ha permesso di creare un networking di conoscenze e, in certi casi, vere e proprie amicizie personali. Sia ben chiaro: quando si pubblica uno scritto, anche se si tratta di fiction, bisogna avere tutte le autorizzazioni del caso per poter “intervistare” gli operatori. In più occasioni ho potuto confrontarmi con personale militare illustrando di volta in volta lo scenario descritto nella trama del romanzo in preparazione e quindi avere dei feedback di tipo tecnico e tattico per renderlo più verosimile. Sicuramente ricordo con enorme soddisfazione quando nel 2010, durante la stesura del mio romanzo “Futuro Ignoto”, fui autorizzato ad una visita privata a Livorno nella sede della 2^ Brigata Mobile dei Carabinieri, la “casa” del GIS -Gruppo Intervento Speciale-. In quell’occasione ebbi la possibilità di vivere una giornata tipica accanto agli operatori (con tanto di pasto in mensa assieme a loro), vedere la maggior parte del loro equipaggiamento, visitare l’armeria e parlare coi Negoziatori del Reparto. Aldilà delle nozioni tecniche, è stata un’occasione unica di conoscere le dinamiche umane e personali degli operatori. Negli anni sono più volte tornato a Livorno, per visite informali. Ho sviluppato un rapporto che definisco “speciale” con l’Arma dei Carabinieri.

 

A.Q.: Run Hide Tell è caratterizzato da uno stile asciutto e da un ritmo concitato; i fatti sono narrati in tempo reale e le azioni dei personaggi scorrono veloci davanti agli occhi del lettore, che sembra quasi avvertire il suono di un drammatico conto alla rovescia. La scelta di non dividere la narrazione in capitoli dà ancora più l’idea di un rapido flusso temporale e spaziale che non ammette pause o respiro. Quali autori hanno maggiormente influenzato il suo particolare stile di scrittura?

Francesco Cotti: Run Hide Tell è un esperimento stilistico. Ho voluto staccare il “cordone ombelicale” dallo stile di narrazione alla Tom Clancy ed “esasperare” la tensione narrativa con scene d’azione ininterrotte. Le recensioni parlano chiaro: i lettori hanno gradito questo esperimento. Ma non è il mio stile di scrittura abituale. Ovviamente il mio mentore virtuale è stato Tom Clancy, che leggo dal lontano 1986 (sempre in lingua originale). Mi sono vestito di nero nell’Ottobre 2013, il giorno che è deceduto. Inoltre mi sono formato con altri rappresentanti anglosassoni del Techno-Thriller: Larry Bond (amico e collaboratore di Clancy nella vita), Craig Thomas (avete presente il film Firefox di Client Eastwood? È tratto da un suo romanzo) e poi Patrick Robinson. Segnalo inoltre il giovane Mark Greaney, ovvero colui che ufficialmente è stato designato da Clancy stesso come suo successore. Leggo da sempre i libri di Steven Mitchell (il cui nome d’arte è Andy Mcnab), ma non sono certo dei Techno-Thriller: sono dei buoni romanzi d’azione.

 

A.Q.: Il personaggio di Alfonso Cantore è uno dei più interessanti e intensi di Run Hide Tell. È ispirato a una figura in particolare o è esclusivamente frutto della sua fantasia?

Francesco Cotti: Chi mi segue da anni sa che i miei personaggi hanno quasi tutti una controparte nella realtà. Perché? Perché ho una pessima fantasia nelle caratterizzazioni dei personaggi. Quindi, di fatto, copio dalla vita reale descrivendo minuziosamente, fisicamente e psicologicamente, persone che ho conosciuto. Questo per i primi tre romanzi. In Run Hide Tell, tranne il protagonista Giuseppe Greco e un soccorritore, tutti gli altri personaggi sono dei realistici “mosaici di esperienze altrui”. Alfonso Cantore rappresenta il tipico operatore delle Forze di Supporto Operazioni Speciali. Abbastanza avanti con l’età, ma in condizioni fisiche eccellenti e formato duramente in anni di “Missioni di pace” in Afghanistan. Inoltre presenta una personalità fortemente orientata ad ottenere un risultato a tutti i costi, tipica dei nostri militari operativi.

 

A.Q.: Run Hide Tell è la seconda parte di un racconto iniziato con il romanzo Strategie alternative. Ci vuole raccontare qualche dettaglio su quest’opera?

Francesco Cotti

Francesco Cotti: Nel maggio 2017 ci fu un episodio di cronaca che mi colpì. A Torino una persona con problemi psichici si barricò nel suo appartamento in un condominio ed iniziò a gettare mobilio dalla finestra, affermando di avere una pistola e minacciando il suicidio in diretta Facebook. Le Forze dell’Ordine isolarono tutto il quartiere ed il Negoziatore dei Carabinieri cercò di stabilire un rapporto con questo individuo. Dopo quasi venti ore di trattative lo fecero arrendere solo in un modo: portandogli un cappuccino ed una brioche. Il Negoziatore aveva compreso che un assalto per liberare l’appartamento non avrebbe avuto senso e avrebbe comportato troppi rischi per l’incolumità di quel poveretto. Strategie Alternative, basandosi su questo episodio di cronaca, riscrive i fatti in una chiave più drammatica ed è un’occasione per esporre il lettore alle procedure di preparazione ad un assalto del GIS in caso di barricati e delle considerazioni etiche nel pianificarlo. Strategie Alternative si conclude proprio quando arriva la notizia che è in corso un attentato nelle Marche.

 

A.Q.: In Run Hide Tell dedica molta attenzione al racconto delle procedure messe in atto dai reparti specializzati nelle grandi emergenze del 118. Lei punta il dito sulla lentezza della burocrazia italiana e su una legislazione che impone alle strutture mediche di soccorso di poter toccare i feriti solo quando le forze di pubblica sicurezza hanno dichiarato la cessazione della minaccia. Cosa comporterebbe questo limite nella tragica eventualità di un attacco terroristico sul suolo italiano?

Francesco Cotti: Le autopsie delle vittime del teatro Bataclan hanno evidenziato una terribile verità: se la maggior parte dei feriti fossero stati soccorsi entro un’ora, si sarebbero potuti salvare. I Reparti Speciali francesi impiegarono invece tre ore prima di decidere di fare irruzione. In caso di “mass shooting” soccorrere i feriti entro la prima ora, la cosiddetta “golden hour” in ambito di medicina d’emergenza-urgenza, è essenziale. Ora come ora abbiamo una legislazione che impone che i soccorritori possano intervenire esclusivamente quando la minaccia è dichiarata come “cessata”. In scenari complessi come un villaggio vacanze (scenario di Run Hide Tell), oppure un Centro Commerciale o altre situazioni, la bonifica degli ambienti da parte dei Reparti Speciali potrebbe richiedere svariate ore: sono troppe, quando ci sono feriti critici da curare. In Francia, in Gran Bretagna ed in Belgio hanno formato dei paramedici civili addestrati per operare in concerto con le Forze Speciali e ridurre al minimo il tempo di soccorso alle vittime. Tutto questo all’indomani dei terribili attentati che hanno subito negli ultimi anni. Una novità del 2018: l’Arma dei Carabinieri ha formato alcuni operatori SOS alle tecniche di primo soccorso tattico. È una parziale soluzione ad un problema concreto in caso di attentato terroristico.

 

Titolo: Run Hide Tell

Autore: Francesco Cotti

Genere: Techno-Thriller

Casa Editrice: Amazon EU

Pagine: 278

Codice ISBN: 978-1983320323

 

Written by Antonella Quaglia

 

Info

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