Oscar 2019: L’aria che tira – Predizioni sulle future nomination #3

Oscar 2019: L’aria che tira – Predizioni sulle future nomination #3

Dic 27, 2018

Mancano 59 giorni alla 91esima Notte degli Oscar, 26 all’annuncio delle nomination. Per l’ultima volta giochiamo “a carte coperte”, immaginando i nomi dei protagonisti che acclameremo al Dolby Theatre di Hollywood il prossimo 24 febbraio.

Oscar 2019

Pur costretti a rinunciare nuovamente alle previsioni elucubrate da Indiewire (incomplete e ormai già datate), il prospetto consta di tutte le categorie coinvolte, comprese le tre dedicate ai cortometraggi. AwardsCircuit, AwardsWatch, GoldDerby e l’Hollywood Reporter hanno aggiornato le loro ipotesi alla luce dei maggiori premi che hanno aperto la stagione (su tutti i Golden Globe, gli Screen Actors Guild Awards – SAG e i Critics’ Choice Awards). Quanto segue è, al solito, desunto considerando unicamente i frontrunners (i capilista) di tutte le diverse sezioni.

Miglior film

Se fino al mese scorso si dava per certa la presenza di una schiera di “magnifici sette”, vale notare che uno di questi ha dovuto cedere il posto a “Vice – L’uomo nell’ombra” (produttori Will Ferrell, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, il regista Adam McKay, Kevin J. Messick e Brad Pitt), atteso in Italia il prossimo 3 gennaio, titolo quotato 59/100 su Metacritic (ma al tempo stesso meritevole delle valutazioni 100/100 come 20/100).

“First Man – Il primo uomo” (produttori Marty Bowen, il regista Damien Chazelle, Wyck Godfrey e Isaac Klausner, 84/100 su Metacritic) si trova improvvisamente con una sola fonte a favore, escluso dalla cinquina dei Golden Globe e sottratto alla compagnia di “BlacKkKlansman” (produttori Jason Blum, il regista Spike Lee, Raymond Mansfield, Sean McKittrick, Jordan Peele e Shaun Redick, 83/100 su Metacritic), “Black Panther” (produttore Kevin Feige, 88/100 su Metacritic), “La favorita” (produttori Ceci Dempsey, Ed Guiney, il regista Yorgos Lanthimos e Lee Magiday, 91/100 su Metacritic), atteso il prossimo 24 gennaio, “Green Book” (produttori Jim Burke, Brian Hayes Currie, il regista Peter Farrelly, Nick Vallelonga e Charles B. Wessler, 70/100 su Metacritic), atteso il prossimo 31 gennaio, “Roma” (produttori Nicolás Celis, il regista Alfonso Cuarón e Gabriela Rodriguez, 96/100 su Metacritic) e “A Star Is Born” (produttori il regista Bradley Cooper, Bill Gerber, Lynette Howell Taylor, Jon Peters e Todd Phillips, 88/100 su Metacritic).

A candidarsi per saturare la decina si schierano “Bohemian Rhapsody” (produttori Jim Beach, Robert De Niro e Graham King, 48/100 su Metacritic), rientrato prorompente in classifica, la new entry “Il ritorno di Mary Poppins” (produttori John DeLuca, il regista Rob Marshall e Mark Platt, 65/100 su Metacritic) e “Se la strada potesse parlare” (produttori Megan Ellison, Dede Gardner, il regista Barry Jenkins, Jeremy Kleiner e Adele Romanski, 86/100 su Metacritic), atteso il prossimo 14 febbraio.

Chance minori, al pari del film di Chazelle, vantano “Eighth Grade” (produttori Eli Bush, Scott Rudin, Christopher Storer e Lila Yacoub, 89/100 su Metacritic), rientrato in gioco, e “A Quiet Place – Un posto tranquillo” (produttori Michael Bay, Andrew Form e Brad Fuller, 82/100 su Metacritic), entrambi assenti nella categoria parallela dei Golden Globe.

Non dovremmo trovare in competizione “Boy Erased – Vite cancellate”, atteso il prossimo 14 marzo, “Cold War”, “Copia originale”, atteso il prossimo 28 febbraio, e “Widows – Eredità criminale”.

Miglior regista

Yorgos Lanthimos

Sono ormai dati per assodati Bradley Cooper (“A Star Is Born”), Alfonso Cuarón (“Roma”) e Spike Lee (“BlacKkKlansman”), seguiti a breve distanza da Yorgos Lanthimos (“La favorita”), quindi da Ryan Coogler (“Black Panther”). Damien Chazelle (“First Man – Il primo uomo”) esce definitivamente dalle top 5 cedendo il posto a Peter Farrelly (“Green Book”), riammesso in classifica da quando è stato nominato al Golden Globe, o piuttosto alla new entry Paweł Pawlikowski (“Cold War”), i quali però dovranno confrontarsi col sempre presente Barry Jenkins (“Se la strada potesse parlare”).

Miglior attore protagonista

Il quartetto trainante è ormai costituito indubbiamente da Christian Bale (“Vice – L’uomo nell’ombra”), Bradley Cooper (“A Star Is Born”), Rami Malek (“Bohemian Rhapsody”) e Viggo Mortensen (“Green Book”), cui potrebbe affiancarsi John David Washington (“BlacKkKlansman”), rientrato vigorosamente in classifica una volta candidato al Golden Globe, oppure Ethan Hawke (“First Reformed”), con probabilità assai minori e introducendo in tal caso una sostanziale differenza rispetto alla cinquina dei SAG.

Le due esclusioni più rilevanti dovrebbero riguardare Ryan Gosling (“First Man – Il primo uomo”) e Willem Dafoe (“Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità”, atteso il prossimo 3 gennaio), quest’ultimo pure preferito dai Golden Globe; destino comune interesserebbe Lucas Hedges (“Ben Is Back” e “Boy Erased – Vite cancellate”), candidato al Golden Globe in un caso su due.

Miglior attrice protagonista

Impossibile non aspettarsi la presenza di Glenn Close (“The Wife – Vivere nell’ombra”), Olivia Colman (“La favorita”) e Lady Gaga (“A Star Is Born”), plausibilmente seguite da Melissa McCarthy (“Copia originale”) e Yalitza Aparicio (“Roma”), o magari da Emily Blunt (“Il ritorno di Mary Poppins”), candidata ai Golden Globe e ai SAG a differenza della precedente. Resterebbero fuori dai giochi Viola Davis (“Widows – Eredità criminale”) e Julia Roberts (“Ben Is Back”).

Miglior attore non protagonista

Domineranno la scena Mahershala Ali (“Green Book”), Timothée Chalamet (“Beautiful Boy”), Sam Elliott (“A Star Is Born”), escluso però dai Golden Globe, e Richard E. Grant (“Copia originale”); il posto vacante si suppone vada ad Adam Driver (“BlacKkKlansman”) o, più difficilmente, a Sam Rockwell (“Vice – L’uomo nell’ombra”), comunque entrambi in competizione ai Golden Globe. Abbandonino dunque le speranze Nicholas Hoult (“La favorita”) e Michael B. Jordan (“Black Panther”).

Miglior attrice non protagonista

Claire Foy

Non si discute sull’ammissione alla gara di Emma Stone (“La favorita”), Rachel Weisz (“La favorita”) e Amy Adams (“Vice – L’uomo nell’ombra”); stando ai Golden Globe la cinquina dovrebbe completarsi anzitutto con Regina King (“Se la strada potesse parlare”), quindi con Claire Foy (“First Man – Il primo uomo”); stando ai SAG invece con Margot Robbie (“Maria regina di Scozia”, atteso il prossimo 17 gennaio), dopo diversi mesi rientrata in classifica, e con la new entry Emily Blunt (“A Quiet Place – Un posto tranquillo”).

Mai dire mai di fronte l’avvento di un’altra novella, Thomasin McKenzie (“Senza lasciare traccia”). Al contrario, paiono confinate Nicole Kidman (“Boy Erased – Vite cancellate”) e Marina de Tavira (“Roma”).

Miglior sceneggiatura originale

Accanto ai già affermati Deborah Davis e Tony McNamara (“La favorita”) e Alfonso Cuarón (“Roma”), si leva in tutto il suo splendore Adam McKay (“Vice – L’uomo nell’ombra”), più in alto persino di Bo Burnham (“Eighth Grade”) e Brian Hayes Currie, Peter Farrelly e Nick Vallelonga (“Green Book”), o ancora di Paul Schrader (“First Reformed”), che conserva in ogni caso due fonti a sostegno. Ne risentono piuttosto i mai veramente popolari Tamara Jenkins (“Private Life”) e Daniel Stiepleman (“On the Basis of Sex”), assenti da qualsiasi top 5.

Miglior sceneggiatura non originale

I cinque migliori copioni restano sostanzialmente gli stessi, nell’ordine Spike Lee, David Rabinowitz, Charlie Wachtel e Kevin Willmott (“BlacKkKlansman”) e Nicole Holofcener e Jeff Whitty (“Copia originale”), Joe Robert Cole e Ryan Coogler (“Black Panther”), Barry Jenkins (“Se la strada potesse parlare”) e Bradley Cooper, Will Fetters ed Eric Roth (“A Star Is Born”).

Potrebbero rivelarsi insidiose le new entry Debra Granik e Anne Rosellini (“Senza lasciare traccia”), meno probabilmente Josh Singer (“First Man – Il primo uomo”), di per sé rientrato in gioco. Abbandonano il campo Gillian Flynn e Steve McQueen (“Widows – Eredità criminale”), Joel Edgerton (“Boy Erased – Vite cancellate”) e Audrey Wells (“Il coraggio della verità”).

Miglior film d’animazione

Trattasi di una delle due categorie su cui le fonti si trovano in maggiore ed insuperabile accordo: otterranno la nomination “Gli Incredibili 2” (di Brad Bird, produttrice Nicole Paradis Grindle; Pixar), “L’isola dei cani” (di Wes Anderson, produttori Wes Anderson, Steven Rales e Scott Rudin; 20th Century Fox Animation), “Mirai” (di Mamoru Osoda; Studio Chizu), “Ralph Spacca Internet” (di Phil Johnston e Rich Moore, produttore Clark Spencer; Disney), atteso il prossimo 1° gennaio, e “Spider-Man – Un nuovo universo” (di Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman; Sony Pictures Animation), con probabilità concorrente dalle potenzialità fino a poche settimane fa insospettate ed ora da alcuni considerato come il miglior film dedicato all’Uomo Ragno dai tempi di “Spider-Man 2” (2004). Riesce davvero difficile immaginare “Ruben Brandt, Collector” (di Milorad Krstić; Ruben Brandt) in luogo di uno dei titoli precedenti.

Miglior film straniero

Nadine Labaki

Tre fonti su quattro hanno attualmente riformulato le loro previsioni alla luce dell’annunciata shortlist di 9 titoli: così, la candidatura sembra in mano a “Un affare di famiglia” (di Hirokazu Kore’eda, Giappone), “Cafarnao” (di Nadine Labaki, Libano), atteso il prossimo 24 gennaio, e “Roma” (Messico) piuttosto che a “Burning” (orig. “Beoning”, di Lee Chang-dong, Corea del Sud), “Cold War” (di Paweł Pawlikowski, Polonia), vincitore di ben 5 European Film Awards, e “Opera senza autore” (di Florian Henckel von Donnersmarck, Germania).

L’Hollywood Reporter aveva inoltre preannunciato l’ammissione di “The Guilty” (orig. “Den skyldige”, di Gustav Möller, Danimarca), cui alla fine sono andati ad affiancarsi “Birds of Passage” (orig. “Pájaros de verano”, di Cristina Gallego e Ciro Guerra, Colombia) e, a gran sorpresa, “Ayka” (di Sergey Dvortsevoy, Kazakistan), al posto di “Border” (orig. “Gräns”, di Ali Abbasi, Svezia) e “Girl” (di Lukas Dhont, Belgio), nominato al Golden Globe.

Fuori anche “I Am Not a Witch” (di Rungano Nyoni, Regno Unito), così come il nostro meraviglioso “Dogman” di Matteo Garrone, assieme al quale si dissolve ogni speranza di vedere l’Italia concorrere ad alcun livello: non accadeva dal 2009.

Miglior film documentario

Stesso discorso in merito alla shortlist di 15 titoli rappresentativi del miglior cinema del reale: quattro candidati davvero papabili sarebbero “Minding the Gap” (di Bing Liu, produttori Bing Liu e Diane Quon), “RBG” (di Julie Cohen e Betsy West, anche produttrici), “Three Identical Strangers” (di Tim Wardle, produttori Grace Hughes-Hallett e Becky Read) e “Won’t You Be My Neighbor?” (di Morgan Neville, produttori Caryn Capotosto, Nicholas Ma e Morgan Neville). Il posto vacante andrebbe a “Free Solo” (di Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi, produttori Jimmy Chin, Shannon Dill, Evan Hayes ed Elizabeth Chai Vasarhelyi) o, meno probabilmente, a “Shirkers” (di Sandi Tan, produttrici Jessica Levi, Maya Rudolph e Sandi Tan).

L’Hollywood Reporter aveva inoltre preannunciato l’ammissione di “Crime + Punishment” (di Stephen Maing, produttori Stephen Maing, Eric Daniel Metzgar e Ross Tuttle), “Dark Money” (di Kimberly Reed, produttori Kimberly Reed e Katy Chevigny), “Hale County This Morning, This Evening” (di RaMell Ross, produttori Joslyn Barnes, Su Kim e RaMell Ross) e “Sulle sue spalle” (di Alexandria Bombach, produttori Hayley Pappas e Brock Williams).

A questi alla fine sono andati ad affiancarsi “Charm City” (di Marilyn Ness, produttori Katy Chevigny e Marilyn Ness), “Communion” (orig. “Komunia”, di Anna Zamecka, produttrici Hanka Kastelicová, Zuzanna Król, Izabela Lopuch, Anna Wydra e Anna Zamecka), “The Distant Barking of Dogs” (di Simon Lereng Wilmont, produttrice Monica Hellstrøm), “Of Fathers and Sons” (orig. Kinder des Kalifats”, di Talal Derki, produttori Hans Robert Eisenhauer, Ansgar Frerich, Eva Kemme e Tobias Siebert) e “The Silence of Others” (di Robert Bahar e Almudena Carracedo, anche produttori), al posto di “Filmworker”, “Quincy”, “Science Fair”, “The Sentence” e “Studio 54”.

Fuori anche “Amazing Grace”, “The Biggest Little Farm”, “Bisbee ’17”, “Fahrenheit 11/9”, “Generation Health”, “Jane Fonda in Five Acts”, “The King”, “Love, Gilda”, “Maria By Callas”, “Mi ameranno quando sarò morto” e “Reversing Roe”.

Miglior colonna sonora

Justin Hurwitz

Una volta pubblicata la shortlist di 15 titoli (fatto assolutamente inconsueto per questa sezione), è apparso evidente come la presente sia divenuta la seconda categoria a mettere d’accordo tutte le fonti, contrastando fortemente coi dubbi distintivi del mese passato: dovrebbero ottenere la nomination Ludwig Göransson (“Black Panther”), Justin Hurwitz (“First Man – Il primo uomo”), Alexandre Desplat (“L’isola dei cani”), a tutti gli effetti una new entry sebbene noto da molti mesi ormai, Marc Shaiman e Scott Wittman (“Il ritorno di Mary Poppins”) e Nicholas Britell (“Se la strada potesse parlare”).

Resterebbero dunque a bocca asciutta “Annientamento”, “Avengers: Infinity War”, “La ballata di Buster Scruggs”, “BlacKkKlansman”, “Crazy & Rich”, “Morto Stalin, se ne fa un altro”, “Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald”, “A Quiet Place – Un posto tranquillo”, “Ready Player One” e “Vice – L’uomo nell’ombra”, oltre che “Green Book”, “Maria regina di Scozia” e “Widows – Eredità criminale”.

Miglior canzone

Il terzetto che regge meglio di chiunque altro è costituito da “All the Stars” (da “Black Panther”; musica e testo di Kendrick Lamar, Sounwave, Al Shux e SZA), “I’ll Fight” (da “RBG”; musica e testo di Diane Warren) e “The Shallow” (da “A Star Is Born”; musica e testo di Mark Ronson, Lady Gaga, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt); segue a breve distanza “Girl in the Movies” (da “Dumplin’”, musica e testo di Dolly Parton e Linda Perry).

Solo a questo segno troviamo due canzoni da “Il ritorno di Mary Poppins” (musica di Marc Shaiman, testo di Marc Shaiman e Scott Wittman), vale a dire “The Place Where Lost Things Go” e “Trip a Little Light Fantastic”; in coda alle top 5 si colloca infine “Revelation” (da “Boy Erased – Vite cancellate”; musica e testo di Troye Sivan e Jon Thor Birgisson).

Altri 8 titoli vanno a comporre il resto della shortlist (anche in questo caso un fatto di per sé inconsueto): essi sono “When a Cowboy Trades His Spurs for Wings” (da “La ballata di Buster Scruggs”, musica e testo di David Rawlings e Gillian Welch), “Treasure” (da “Beautiful Boy”, musica e testo di Sampha), “We Won’t Move” (da “Il coraggio della verità”, musica e testo di Jessica Karpov, Arlissa, Kevin White e Mike Woods), “Keep Reachin’” (da “Quincy”, musica e testo di Mark Ronson, Jeff Bhasker, Andrew Wyatt, Chaka Khan e Quincy Jones), “A Place Called Slaughter Race” (da “Ralph Spacca Internet”, musica di Alan Menken, testo di Phil Jonhston e Tom MacDougall), “OYAHYTT” (da “Sorry to Bother You”, musica e testo di Boots Riley, Ryan Christopher Parks e Damion Gallegos), “Suspirium” (da “Suspiria”, musica e testo di Thom Yorke) e “The Big Unknown” (da “Widows – Eredità criminale”, musica e testo di Sade). Restano escluse invece “Here Comes the Change” (da “On the Basis of Sex”) e “Gravity” (da “Free Solo”).

Migliori effetti speciali

Probabilmente non s’ha ancora da dirsi l’ultima parola in merito alla categoria: dal quartetto che si posiziona in testa alla gara, costituito da “Black Panther” (Geoffrey Baumann, Jess James Chisholm, Craig Hammack e Dan Sudick), “First Man – Il primo uomo” (Ian Hunter, Paul Lambert, Tristan Myles e J.D. Schwalm), “Ready Player One” (Matthew Butler, Grady Cofer, Roger Guyett e David Shirk) e “Il ritorno di Mary Poppins” (Jim Capobianco, Matt Johnson, Kyle McCulloch e Steve Warner), resterebbe infatti escluso niente meno che “Avengers: Infinity War” (Dan DeLeeuw, Russell Earl, Kelly Port e Dan Sudick), il quale precederebbe unicamente la new entry “Solo: A Star Wars Story” (A.A.V.V.).

A completare la shortlist stanno “Ant-Man and the Wasp” (A.A.V.V.), “Vi presento Christopher Robin” (A.A.V.V.), “Jurassic World – Il regno distrutto” (Paul Corbould, Neal Scanlan, David Vickery e Alex Wuttke) e “Benvenuti a Marwen” (A.A.V.V.). Restano esclusi “Annientamento” e “Bumblebee”.

Miglior montaggio

Hank Corwin

Il panorama ha subito alcune importanti modifiche rispetto al mese scorso: se Alfonso Cuarón e Adam Gough (“Roma”) e Jay Cassidy (“A Star Is Born”) non hanno abbandonato la vetta, la new entry Hank Corwin (“Vice – L’uomo nell’ombra”) l’ha raggiunta in brevissimo tempo, andando a precedere anzitutto Tom Cross (“First Man – Il primo uomo”), quindi Barry Alexander Brown (“BlacKkKlansman”), Debbie Berman e Michael P. Shawver (“Black Panther”), Yorgos Mavropsaridis (“La favorita”) e Joe Walker (“Widows – Eredità criminale”). Ne escono svantaggiati Joi McMillon e Nat Sanders (“Se la strada potesse parlare”) e Patrick J. Don Vito (“Green Book”).

Miglior fotografia

Stessi titoli di novembre, mutato parzialmente l’assetto: conducono Linus Sandgren (“First Man – Il primo uomo”) e Alfonso Cuarón (“Roma”), tallonati da James Laxton (“Se la strada potesse parlare”) e Matthew Libatique (“A Star Is Born”), i quali a loro volta danno le spalle a Rachel Morrison (“Black Panther”), Lukasz Zal (“Cold War”) e Robbie Ryan (“La favorita”), ciascuno con due fonti a favore.

Miglior scenografia

In cima alla classifica restano Hannah Beachler e Jay Hart (“Black Panther”), Fiona Crombie e Alice Felton (“La favorita”) e John Myhre e Gordon Sim (“Il ritorno di Mary Poppins”), accompagnati da Nathan Crowley e Kathy Lucas (“First Man – Il primo uomo”). Il posto vacante andrebbe spartito fra i già noti James Merifield e Gina Cromwell (“Maria regina di Scozia”) e Karen Murphy e Ryan Watson (“A Star Is Born”), oppure le new entry Curt Beech e Cathy T. Marshall (“BlacKkKlansman”) ed Eugenio Caballero e Barbara Enriquez (“Roma”). Sfumano invece le speranze di Lisa Chugg e Guy Hendrix Dyas (“Lo schiaccianoci e i quattro regni”).

Migliori costumi

Alexandra Byrne (“Maria regina di Scozia”) resiste al fianco di Ruth E. Carter (“Black Panther”) e Sandy Powell (“La favorita” e “Il ritorno di Mary Poppins”); a una certa distanza si posizionano Colleen Atwood (“Animali fantastici – I crimini di Grindelwald”), la new entry Marci Rodgers (“BlacKkKlansman”) e Andrea Flesch (“Colette”), che non lasciano spazio a Jenny Beavan (“Lo schiaccianoci e i quattro regni”).

Migliori trucco e acconciatura

Difficile manchino la nomination Ken Diaz, Camille Friend e Joel Harlow (“Black Panther”) e gli artisti di “Vice – L’uomo nell’ombra”, cui è rivolta più fiducia che a quelli di “Border” e “Maria regina di Scozia”. AwardsCircuit, prima della pubblicazione della shortlist che include Rebecca Cole, Charlie Hounslow-Smith e Jan Sewell (“Bohemian Rhapsody”), Mark Coulier (“Stanlio e Ollio”) e A.A.V.V. (“Suspiria”), proponeva “La favorita”, quest’ultimo ora escluso al pari de “Lo schiaccianoci e i quattro regni”.

Miglior sonoro

Roma – film 2018

In questo unico caso, il prospetto è del tutto uguale a quello del mese scorso: i quattro film che non mancherebbero la nomination sono “Black Panther” (Steve Boeddecker, Peter Devlin e Brandon Proctor), “First Man – Il primo uomo” (Mary H. Ellis, Jon Taylor, Frank A Montaño, Ai-Ling Lee), “Il ritorno di Mary Poppins” (Simon Hayes, Michael Keller e Mike Prestwood Smith) e “A Star Is Born” (Steve Morrow, Tom Ozanich, Jason Ruder e Dean Zupancic). Il posto vacante lo occuperebbe “Roma” (Craig Henighan, José Antonio García e Skip Lievsay), oppure, meno probabilmente, “A Quiet Place – Un posto tranquillo” (Michael Barosky e Brandon Proctor).

Miglior montaggio sonoro

Mutano di poco le ipotesi indirizzate all’ultima categoria riservata ai lungometraggi: “Black Panther” (Steve Boeddecker e Benjamin A. Burtt), “First Man – Il primo uomo” (Mildred Iatrou Morgan e Ai-Ling Lee) e “A Quiet Place – Un posto tranquillo” (Erik Aadahl e Ethan Van Der Ryn) stazionerebbero in pole position, subito seguiti da “Roma” (Sergio Díaz e Skip Lievsay) e “A Star Is Born” (Alan Robert Murray).

Ad affiancare il già noto “Ready Player One” (Richard Hymns e Gary Rydstrom) si farebbe però avanti la new entry “Il ritorno di Mary Poppins” (Eugene Gearty e Renee Tondelli), in luogo di “Deadpool 2” e “Gli Incredibili 2”.

Miglior cortometraggio

Stando alla shortlist stilata dall’Academy, GoldDerby predilige “Caroline” (di Logan George e Celine Held, produttrice Kara Durrett), “Detainment” (di Vincent Lambe, produttori Robert Dwyer-Joyce, Vincent Lambe e Darren Mahon), “Icare” (di Nicolas Boucart, produttore Anthony Rey), “Marguerite” (di Marianne Farley, produttrice Marie-Hélène Panisset) e “Skin” (di Guy Nattiv, produttori Andrew Carlberg, Tim Harms, Guy Nattiv e Jaime Ray Newman), invece che “Chuchotage” (orig. “Susotázs”, di Barnabás Tóth, produttori Andrea Kuczkó, Gábor Rajna, Gábor Sipos e Lajos Tóth), “Fauve” (di Jeremy Comte, produttori Evren Boisjoli e Maria Gracia Turgeon), “May Day” (di Fedrik De Beul e Olivier Magis, produttori Marie Besson e Samuel Tilman), “Mother” (orig. “Madre, di Rodrigo Sorogoyen, produttori María del Puy Alvarado) e “Wale” (di Barnaby Blackburn, produttori Sophie Alexander, Barnaby Blackburn, Catherine Slater ed Ed Speleers).

Miglior cortometraggio d’animazione

Operando similmente, GoldDerby pone l’attenzione su “Animal Behaviour” (di David Fine e Alison Snowden, produttore Michael Fukushima), il delizioso corto della Pixar “Bao” (di Domee Shi, produttrice Becky Neiman-Cobb), “Bilby” (di Pierre Perifel, JP Sans e Liron Topaz, produttori Kelly Cooney e Jeff Hermann), “Lost & Found” (di Andrew Goldsmith e Bradley Slabe, produttrice Lucy J. Hayes) e “Weekends” (di Trevor Jimenez, produttore Jeremy Slome), invece che “Age of Sail” (di John Kahrs, produttori Davin Eisenmann e Gennie Rim), “Bird Karma” (di William Salazar, produttore Jeff Hermann), “Late Afternoon” (di Louise Bagnall, produttrice Nuria González Blanco), “One Small Step” (di Andrew Chesworth e Bobby Pontillas, produttore Shaofu Zhang) e “Pépé le Morse” (di Lucrèce Andreae, produttori Jérôme Barthélemy e Daniel Sauvage).

Miglior cortometraggio documentario

Ripetendo ancora il procedimento, GoldDerby scommette su “Black Sheep” (di Ed Perkins, produttori Jonathan Chinn e Simon Chinn), “End Game” (di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, anche produttori), “Period. End of Sentence.” (di Rayka Zehtabchi, produttori Melissa Berton, Garrett K. Schiff, Lisa Taback e Rayka Zehtabchi), “Women of the Gulag” (di Marianna Yarovskaya, produttore Paul Roderick Gregory) e “Zion” (di Floyd Russ, produttori Carter Collins e Floyd Russ), invece che “’63 Boycott” (di Gordon Quinn, produttrici Rachel Dickson e Tracye Matthews), “Los Comandos” (di Joshua Bennett e Juliana Schatz-Preston, produttori Joshua Bennett, Jeff Dupre, Maro Chermayeff, Juliana Schatz-Preston e Jessica Chermayeff), “LIFEBOAT” (di Skye Fitzgerald, produttore Bryn Mooser), “My Dead Dad’s Porno Tapes” (di Charlie Tyrell, produttrice Julie Baldassi) e “A Night at the Garden” (di Marshall Curry, anche produttore).

La rubrica “Oscar 2019: L’aria che tira” si rinnoverà grazie ad un aggiornamento fra un mese esatto, con l’intento di commentare le annunciate candidature.

 

Written by Raffaele Lazzaroni

 

 

 

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Rubrica Oscar

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