Selfie & Told: il duo Nosexfor racconta l’album omonimo

Selfie & Told: il duo Nosexfor racconta l’album omonimo

Dic 23, 2018

“… non capisco perché non vivi dentro di me, ma forse prima dovrei fare pace in me,/ ci prendiamo un caffè o saliamo da te, ma forse è meglio se lasciamo tutto com’è,/ non capisco perché non ho bisogno di te, ma forse prima dovrei fare pace con me,/ vorrei sapere cos’è che ti piace di me, ma forse è meglio se stai lontana da me,/ vieni a prendermi, vieni a vivere, vienimi a prendere…/ […]” ‒ “Perdere la Testa”

Nosexfor

I Nosexfor sono Severo Cardone e Davide Tonin, due reduci dell’ex nord est italiano, ora gloriosa repubblica veneta dove quelle che erano vacche grasse per tutti ora sono elefanti obesi nelle mani di una manciata di persone.

In questo ambiente di equità sociale dove bere un bicchiere d’acqua corrente è diventato una prova di coraggio tipo roulette russa ne “Il Cacciatore”, i Nosexfor sfornano schiaffi di rock senza però l’utilizzo del marchio di fabbrica distintivo della casa: la chitarra. I Nosexfor hanno infatti la presunzione di fare tutto con il solo utilizzo di una batteria e di un basso, anche se questo è truccato come uno scooter degli anni 90.

Severo Cardone, basso e voce, rincorre tutto l’anno una settimana travestita da stagione, ama una parola di meno piuttosto che in più ed è un privilegiato che ha fatto della propria passione il suo lavoro: scegli un lavoro che ami e non lavorerai nemmeno un giorno della tua vita, diceva Confucio.

Davide Tonin è un cuore d’oro che ha schivato l’autismo per un soffio e che spesso non ti ascolta perché picchietta le dita sulla prima superficie utile a portata di mano.

Insieme hanno deciso di dare un calcio in culo al passato fatto delle solite band tutto fumo e niente arrosto nelle quali il chitarrista aveva più cicli mestruali di un’intera squadra di pallavolo femminile e di farne un formato convenienza dove l’arrosto è diventato un tacchino a tre piazze stile giorno del ringraziamento e il fumo è solo la sigaretta pre concerto giusto per schiarire un po’ la voce.

La réclame si è capovolta: ciù is megl che tri, ma anche di for e faiv.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

N.: Severo, perché fate quello che fate?

Nosexfor: Perché a noi suonare fa bene, ci innalza l’anima e i pensieri a cose migliori, più grandi. È una catarsi. Ci riconcilia con tutto, ci impedisce la pigrizia ed è una siringata di endorfine.

 

N.: Davide, perché Nosexfor?

Nosexfor – album

Nosexfor: All’inizio era Nosexfor Butterly, che è il nome di un vino. Ce ne siamo scolati una bottiglia e abbiamo pensato fosse un bel nome per una band. Probabilmente lo abbiamo pensato perché la bottiglia era vuota. Ad ogni modo dopo un po’ di tempo che lo masticavamo ci è sembrato lungo e zac, taglio. Meglio così: crescendo capisci l’importanza della concretezza, di andare al sodo. Molto facile da ricordare. Però abbiamo unito le tre parole rimaste, come se fosse una sola: una nuova parola. E inoltre è una sospensione, un prefisso: Nosexfor… niente sesso per… E la gente poi a seguire ci può mettere quello che vuole. Lo facciamo anche noi sulla nostra pagina di Instagram: è divertente. A Roma abbiamo suonato in un club vicino al centro: sul cartellone al lato del nome avevano aggiunto il nome di una ragazza che lavorava lì, Sara.

(Risate)

 

N.: Severo, cosa pensate della scena musicale attuale?

Nosexfor: C’è molto fermento: l’offerta è enorme. Internet per la musica è stato un uragano: ha dato una possibilità a tutti, ma è estremamente dispersivo ed è difficile convogliare l’attenzione del pubblico. È un paradosso: oggi puoi essere dappertutto ed è come non essere da nessuna parte. Il problema quindi è far sapere che esisti, ed è anche per questo che vi ringraziamo per lo spazio che ci dedicate qui su Selfie & Told: tutto aiuta.

 

N.: Davide, avete esordito il 9 ottobre con il vostro primo singolo “Pensavo Fosse Ok” che ha raggiunto 50.000 in pochi giorni. Per una band esordiente è un bel risultato. Ve l’aspettavate?

Nosexfor: No, ma intimamente lo speravamo. Abbiamo scelto “Pensavo Fosse Ok” perché è certamente il brano più catchy del disco, con una frase ripetuta stile tormentone e il riff principale molto accattivante. Il video pure è molto accattivante con tutta quella scenografia di palloncini gialli e il grande estro del registra Michele Piazza. Insomma, una di quelle canzoni che ti entrano subito in testa. E a quanto pare è stato proprio così. L’altra sera ci ha scritto un nostro amico che gestisce un paio di locali qui ad Arzignano, paese dove viviamo, e, riferendosi a “Pensavo Fosse Ok”, diceva: “con quella canzone mi avete impestato la testa”. L’originale era in dialetto. Sono cose che fanno piacere. Come fanno piacere gli haters su YouTube. Alcuni sono stati censurati perché offendevano pesantemente. Fantastico: ne vogliamo ancora. Il significato della canzone per contro non è affatto leggero, anzi: è un inno ad essere se stessi sempre e comunque, anche quando può significare essere scomodi o impopolari. Non siate figurine: distinguetevi.

 

N.: Severo, l’album omonimo invece è uscito il 6 novembre di quest’anno. Parlatecene.

Nosexfor

Nosexfor: Il disco Nosexfor è omonimo e abbiamo ritenuto corretto fosse così perché parla di noi, Severo e Davide. Parliamo di quello che ci circonda, che vediamo e sentiamo con le orecchie e col cuore. Ma noi siamo due semplici ragazzi di provincia e di conseguenza le nostre canzoni possono parlare anche di e per molte altre persone. Pensiamo che se vuoi essere credibile devi raccontare di cose che senti dentro, che ti toccano, che ti fanno riflettere. E gli input nel 2018 di certo non mancano tra il nostro vissuto personale e tutto quello che succede vicino e lontano da noi. Che poi, nel mondo di oggi, vicino e lontano è molto relativo. Certamente non lo descriveremmo come un album arrabbiato, ma ci sono degli argomenti sociali che ci fanno saltare la mosca al naso. “Niente Luci In Centro” ad esempio parla della perdita delle piazze come punti di ritrovo e aggregazione a favore di un decentramento verso le periferie e le zone industriali. “L’America”, titolo scelto perché era l’urlo ricorrente sulle navi degli immigrati alla vista di Liberty Island e della Statua della Libertà, racconta dei giovani che lasciano l’Italia per tentare fortuna all’estero: è il passato che torna. Oppure “Ma Non Ti Preoccupare”, storia di meritocrazia latitante e di figli di papà. Su certe cose non le mandiamo certo a dire, a volte tra le righe, altre decisamente sulle. Però ci sono brani anche più introspettivi, come “Perdere La Testa”, che sembrerebbe una canzone d’amore ma invece parla di quando non si è pronti per l’amore. E altro ancora. Le canzoni sono 10: se le raccontiamo tutte poi non andate più ad ascoltarle.

 

N.: Severo: cosa volete per il futuro?

Nosexfor: Vogliamo andare a suonare al concerto del primo maggio in Piazza San Giovanni a Roma: poi possiamo morire.

 

“… nonni, una vita nei campi, mani ruvide, saloni enormi/ padri una vita sui libri, pagati in contanti per non tornare nei campi…/ […]” ‒ “Noi”

 

Written by Nosexfor

 

 

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