Eroi o Giganti?: l’intervista aperta sulla lunga polemica delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama

Eroi o Giganti?: l’intervista aperta sulla lunga polemica delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama

Dic 8, 2018

Giganti o Eroi? Il problema della classificazione delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama. Questione accademica o politico/economica e sociale?

Mont’e Prama – scavo del 1979

18 luglio 2018: il Consiglio comunale di Oristano chiede all’unanimità l’intervento del Ministero contro la Regione per il “cambio di nome dei giganti in eroi”; persino i politici di Oristano spingono per mantenere la denominazione di giganti.

Il Consiglio comunale, col sindaco Andrea Lutzu in testa, ha votato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dal consigliere Andrea Riccio, che impegna la Giunta ad agire sul Ministero e sulla Regione affinché “il nome utilizzato in qualsiasi mezzo promozionale relativo a Mont’e Prama sia l’originale di Giganti e non quello di Eroi”. Riccio, è anche un esperto di marketing, e afferma che “quello di Giganti è ormai un brand consolidato che rappresenta identità e valore. Cambiarlo, dice, produrrebbe soltanto danni.”

Dei giganti si sono perse praticamente tutte le tracce. Sul nuovo sito internet monteprama.it sono comparsi gli eroi, un nome più vicino al pensiero della comunità scientifica ma molto lontano dall’immaginario collettivo e da quello dei pionieri del marketing  che iniziavano a muovere i primi passi all’ombra delle statue di arenaria scoperte nel Sinis.”[1]

Il cambio della denominazione ufficiale ha scatenato una valanga di polemiche sui social network, dove si cita addirittura una interrogazione parlamentare in merito, ma di cui non ho trovato traccia, se escludiamo una interrogazione riguardante la probabile mancata applicazione del vincolo di tutela su alcuni terreni agricoli[2].

A distanza di mesi polemiche tra appassionati, studiosi e esperti di marketing continuano, nonostante le spiegazioni scientifiche illustrate sul sito nella pagina istituzionale del sito www.monteprama.it, denominata “Perché Eroi”:Mont’e Prama è senza dubbio una necropoli monumentale e le statue a essa connesse riproducono in forma enfatica gli stessi soggetti cui la necropoli è dedicata o i loro antenati reali o mitici, interpretati come eroi. Le sculture di Mont’e Prama, pertanto, sono opera di una società radicalmente mutata rispetto a quella dell’età del bronzo, rispetto a quelli genti che la cultura popolare sarda chiama erroneamente giganti.”[3]

Giganti di Pietra

Di seguito dal libro “Giganti di Pietra” (edito da Fabula nel 2012, a cura di Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas e Raimondo Zucca), troverete una selezione di citazioni dal capitolo “L’heroon di Mont’e Prama” (pp. 15-23), scritto da Alessandro Bedini e Carlo Tronchetti.

Lo scavo di Monte Prama ha portato alla luce una situazione straordinaria, sia per l’eccezionale presenza delle statue, sia per il significato culturale dell’intero contesto (…) I dati in nostro possesso ci permettono di tentare una ipotesi di ricostruzione, che necessita comunque di ulteriori verifiche di scavo.”

Siamo di fronte a una vasta area adibita a sepolture (…) che presenta un’articolazione in varie fasi e verosimilmente in funzioni diversificate, fortemente caratterizzata dalla presenza di un tracciato viario.”

“Nel complesso si possono identificare almeno tre fasi:

  • Apertura di tombe a pozzetto circolare (…)
  • In un secondo momento l’area viene recintata e interessata allo scavo di altre tombe a pozzetto più profondo, e di conformazione diversa, con deposizioni primarie coperte da lastroni (…)
  • Monumentalizzazione dell’area (…)”

“Questo intervento può essere avvenuto entro un certo lasso di tempo (…) A questa terza fase si può assegnare la realizzazione del complesso scultoreo, quantomeno per quanto concerne le statue a figura umana. (…) Questa vasta necropoli, supera la pura e semplice funzione di luogo di sepoltura. Le iconografie dei “pugilatori”, arcieri e guerrieri, replicate più volte in maniera sostanzialmente identica, sono un segno potente che marca con forza il territorio, attraverso l’ostentazione dei valori riconosciuti della comunità le cui famiglie eminenti erano sepolte a Monte Prama, in quello che possiamo chiamare un Heroon.”

“(…) La nostra non sarà una ricostruzione puramente scientifica, unicamente legata agli aspetti materiali ed immediatamente visibili del complesso, ma cercherà di integrare le “cose” con il “pensiero” che le ha originate.”

“In questa ‘terra felice’, già toccata da navi levantine che attingevano alle risorse del territorio, alcune comunità cominciano a emergere sulle altre. Senza dubbio uno dei fattori che incide nella ricchezza e potenza di una comunità è il rapporto con gli stranieri (…). Con il passar del tempo, la comunità tutta accentua il suo predominio sul territorio. I contatti con gli stranieri levantini diventano sempre più frequenti e la comunità comincia a porsi l’esigenza di apparire oltreché di essere, dimostrare agli altri la sua diversità e superiorità. La vecchia area di necropoli viene sistemata (…) e soprattutto la vera e propria monumentalizzazione del margine orientale di questo percorso, con la creazione dei filari di tombe a pozzetto ricoperte da lastroni, e vistosamente segnalate dalla statuaria.”

“È assolutamente evidente l’impatto dell’ideologia della grande statuaria funeraria/onoraria giunta dall’Oriente tramite l’arrivo di mercanti ed artigiani, e con loro di oggetti, tecnologie e ideologie.”

“Se l’ideologia, quindi, è giunta dall’esterno, la realizzazione mostra come questa sia stata adattata ed integrata nella cultura locale, associandosi a manifestazioni scultoree già radicate nell’isola. (…) Statue che raffigurano i valori della comunità (virtù militare, sfera religiosa, mito di fondazione); modelli di nuraghe, simbolo politico/religioso della comunità medesima; betili: sono tutti questi gli elementi che si assommano assieme per creare quella che non possiamo più chiamare una semplice necropoli, ma diviene un vero e proprio heroon, dove i defunti assurgono al rango di antenati della stirpe, convalidando e asserendo il diritto al potere della comunità.”

“Purtroppo non conosciamo pressoché niente dell’antica mitologia sarda, se non attraverso notizie ed interpretazioni assai più tarde giunteci da scrittori di cultura ellenica, ma sicuramente una mitologia, come in tutte le culture a noi note, esisteva. I “Giganti di Monte Prama” senza dubbio ne facevano degnamente parte.”

Francesco Pigliaru – Andrea Abis – Photo by Vanna Fenu

Le controversie si son riaccese a metà novembre 2018 dopo la visita di Alberto Angela al Museo Archeologico di Cagliari e non a Cabras.

L’incidente “diplomatico” ha però avuto il suo apice dopo le dichiarazioni della direttrice del Polo Museale della Sardegna (da non confondere con le Soprintendenze), Giovanna Damiani, riguardo la futura esposizione delle statue a Cagliari. C’è stata successivamente una smentita ma è dovuto intervenire il presidente della Regione Francesco Pigliaru per concludere la disputa: “Le statue di Mont’e Prama devono stare a Cabras. Riteniamo che Cagliari debba ospitare il minimo indispensabile per fare da attrattore, senza sostituirsi ma, al contrario, favorendo e incentivando l’attenzione per Cabras”.

Non ultima la bizzarra proposta del consigliere dei riformatori sardi Raffaele Onnis con mozione presentata al Comune di Cagliari per la costruzione, preferibilmente in bronzo, di una statua rappresentante un bronzetto nuragico alta una ventina di metri da installarsi sul fronte mare di Cagliari (via Roma o Su Siccu o Sant’Elia).

Forse non si conoscono i costi per la costruzione di una tale statua considerando che i fondi per l’archeologia sono al minimo storico e che i siti hanno bisogno di manutenzione e di nuove assunzioni per la corretta amministrazione del “reale patrimonio sardo”.

O forse si vuole vivere, anche fisicamente, all’ombra dei giganti di un passato che da un ventennio viene propinato come il “migliore del Mediterraneo” solo per calmare l’agitazione e la frustrazione popolare di un’isola che percorre la disfatta dell’economia del continente?

Che senso ha costruire una statua fake? Che sia questa la tanto acclamata grandezza dei sardi? E quanto rovinerebbe la visione dal mare della bella Cagliari?

Anche le domande sottostanti non hanno ottenuto risposta ed è per questo motivo che abbiamo deciso di aprire un dibattito con il pubblico dei professionisti, degli appassionati e dei lettori che ‒ per caso ‒ si son trovati a leggere questa “intervista aperta”. Ognuno di voi potrà rispondere alle domande, direttamente sotto l’articolo nella sezione Commenti, riportando il numero della domanda così da operare in modo ordinato.

 

Intervista aperta: Eroi o Giganti?

1. Considerando le citazioni dal libro “Giganti di Pietra” del 2012, perché la polemica nasce solo quest’anno?

 

2. Qual è la spiegazione in ambito archeologico del termine “heroon”. Come e perché Mont’e Prama ricade in questa tipologia archeologica?

 

3. Le statue di pietra di Mont’e Prama presentano tre tipologie: guerrieri, arcieri e “pugilatori”. Quest’ultimo termine è stato coniato di recente per la tipologia statuaria. Possiamo ipotizzare che i pugilatori prendessero parte a dei giochi sacri di cui però non abbiam alcuna testimonianza? Possiamo dunque definirli eroi?

 

4. Osservando i guerrieri, mi tornano in mente i danzatori con le spade e i piccoli scudi della Georgia e la domanda nasce spontanea: quanto l’antropologia culturale influisce nello studio dell’arte antica?

 

Eroi – Giganti – Mont’e Prama

5. Analizziamo l’arciere: la mano alzata in segno di pace o di saluto a una divinità, l’arco in spalla, i brassards. Ma l’arco è anche un attrezzo da caccia, così come sportivo, se pensiamo alle omeriche prove di tiro con l’arco. Conosciamo la mitologia greca, ma nulla ci rimane di quella nuragica. Possiamo davvero parlare di eroi nell’accezione mitologica del termine? O dobbiamo prendere in considerazione un fenomeno antropologico che ha portato a eroizzare i defunti della comunità?

 

6. Ormai nel Sinis tutto sembra esser diventato “gigante”, dalla bottarga ai meloni. Possiamo chiamarli meloni giganti o sono in realtà eroici meloni? O i meloni degli eroi? Può l’interpretazione archeologica piegarsi al marketing? Come andrebbe svolto un corretto marketing culturale?

 

7. Questa situazione di diatriba nella terminologia eroi/giganti va ad accrescere confusione nel conflitto che i sardi hanno con il passato? È determinante usare uno dei due termini oppure si potrebbe anche e solo usare “statue”, visto che archeologicamente parlando “sono statue” e, considerato che nulla sappiamo di loro perché non sono venute alla luce testimonianze scritte?

 

Written by Claudio Fadda

 

 

 

 

 

Note

[1] Articolo SardiniaPost

[2] Ansa 28 luglio

[3] Sito Monteprama

 

One comment

  1. Mirko /

    Alla Cortese attenzione della redazione Oubliette magazine.Mi chiamo Mirko e sono un laureando in BB.CC ed ho tentato di dare, seppur brevemente un inquadramento culturale ed archeologico al complesso di Mont’e Prama , dando un risposta al quesito numero 2.

    Il termine “Heroon” è di derivazione greca ( in uso anche in Archeologia ) con il quale si è soliti indicare un luogo preposto alla venerazione di un eroe, venerazione che avviene anche in assenza di spoglie ma sempre in presenza di monumenti e oggetti simbolici che fanno riferimento ad un individuo meritevole di una qualche venerazione…es. ” la tomba di Enea ” a Lavinio.

    L’episodio di Mont’ e Prama non è un caso isolato ma rientra in un ampio repertorio in cui esso rappresenta la punta di diamante di un fenomeno , quello della venerazione degli eroi , che non riguarda solo ed esclusivamente l’oriente ma anche l’occidente.

    Qui in Occidente e precisamente nel Lazio , a Lavinio, ma anche nelle Marche ( vedasi il Guerriero di Capestrano ) l’ eroe meritevole di una qualche venerazione è stato identificato in Enea. L’Heroon di Enea è un tumulo sepolcrale datato al VII secolo a.C. che si trova a Lavinio e che si vorrebbe identificare come la tomba di Enea. Così lo descrive Dionigi di Alicarnasso: «Si tratta di un piccolo tumulo, intorno al quale sono stati posti file regolari di alberi, che vale la pena di vedere»[1]. Ad oggi gli studi hanno rivelato che il tumulo è sicuramente legato ad una figura molto importante sotto l’aspetto sociale della sua epoca. Trattasi di un personaggio che aveva sicuramente autorità sia spirituali che militari. Questo dato è tratto dagli oggetti e dai resti rinvenuti nella tomba. Il tumulo che ricorda molto le sepolture di stile etrusco ha avuto nel tempo modifiche che hanno portato l’area a divenire col tempo luogo di venerazione e pellegrinaggio da parte delle popolazioni latine. Gli scavi archeologici, oggetto di studi e restauro dal 1968 hanno rivelato che il tumulo è stato ristrutturato alla fine del IV secolo a.C. inserendo una seconda struttura, dotata di una facciata monumentale. .Si tratta evidentemente di un monumento non comune che da un punto di vista strettamente archeologico può essere classificato tra le finte tombe ,( cenotafio ) , erette in onore di un eroe che spesso poteva essere anche un “fondatore” o ecista di una Citta’..Enea logicamente non è mai esistito ma la sua presenza permeava i racconti mitici che all’epoca avevano subito una trasposizione in forma scritta grazie alle opere omeriche e che circolavano nel mediterraneo grazie al vasellame di prestigio del servizio da Simposio che caratterizzava i corredi funebri delle aristocrazie che così erano permeate di simili ideologie, modi di vivere, di abitare o di oziare, tipiche del Vicino Oriente.
    La Sardegna non è di certo estranea a questo fenomeno., alcuni reperti ed alcune notizie provenienti dalle fonti classiche paiono parlare in tal senso….numerosi sono infatti i riferimenti nelle fonti classiche ad eroi come Norace, Aristeo, Sardo , Erakle e Iolao…
    Dal punto di vista prettamente archeologico la presenza di un culto eroico è reso evidente da alcuni bronzetti ; al riguardo meritevoli di menzione sono le tante figure di ” demoni con quattro occhi e quattro braccia ” evidente trasposizione in chiave muragica di un mito eroico di origini orientali quello del Dio Marduk….la Statuaria nuragica fa riferimento ad un gruppo famigliare o ad un clan….la statuaria non esalta il singolo come nei bronzetti, ma il gruppo….un gruppo sui cui membri aleggia l’ oblio della storia….non conosciamo infatti la microstoria di ognuno di essi…sappiamo solo che furono esaltati come eroi..non si sa a quali imprese eroiche abbiano preso parte…e se ne abbiano effettivamente preso parte.

    Nella rappresentazione funeraria vengono presentati come eroi….questo non succede solo in Sardegna ma anche in Italia…in Etruria i membri delle aristocrazie etrusche ed italiche vengono presentati come principi guerrieri eroici anche solo attraverso il rituale funerario…il rituale funerario utilizzato è quello incineratorio in un’ epoca in cui questo era riservato solo ed esclusivamente agli aristoi, e quando quello inumatorio aveva già fatto la sua comparsa ed era ormai quello prevalente …e le cui mogli sono destinatarie di alcuni loroattributi; il modello trova il suo riferimento ideologico simbolico nel rituale funerario omerico. ( funerale di Patroclo) dove il corpo viene incinerito, le ceneri avvolte in un prezioso drappo e deposte in un ossuario in bronzo o metallo di prestigio anche esso avvolto in un drappo altrettanto prezioso.

    Il Guerriero di Capestrano fa riferimento ad un eroe ( per alcuni al Re Numa Pompilio ) che l’iscrizione in esso presente identifica col nome di Nevio Pompuledio…deposto sicuramente in una tomba a tumulo afferente ad una necropoli ben più vasta….il suddetto monumento fa parte di una serie di figure umane in pietra afferenti sempre ad individui deposti in tombe a tumulo, e meritevoli ugualmente di essere venerati…. trovati sia nell’Italia centrale ( sempre in area marchigiana ) che in Germania, vedasi ad esempio la statua stele prosopografica nota come il Principe di Glauberg o la figura Holzgerlingen (Museo di Stato di Stoccarda), il pilastro-stele da Pfalzfeld (St Goar), il guerriero di Hirschlanden e tanti altri.

    Da notare che tra i monumenti suddetti si respira un’ aria di grande famigliarità…infatti malgrado tutti facciano riferimento a civiltà differenti e abbiano differenti cronologie( quella italica Picena il Guerriero di Capestrano di VI ° sec.a.C, quella celtica gli altri su citati di V-IV° sec.a.C. ) medesima è non solo la temperie culturale ma anche la posizione delle braccia ( tipica del defunto quando viene deposto nella cassa mortuaria ). Sono tutte raffigurazioni di guerrieri defunti e sottoposti ad un processo di eroizzazione post mortem con rituali celebrativi effettuati sopra le loro tombe a tumulo…veri e propri tumuli gentilizi…in etruria statue steli prosopografiche e con la medesima posizione delle braccia sono Le statue della Pietrera di Vetulonia, forse raffiguranti individui di sesso differente.
    Statue stele prosopografiche le troviamo anche in Puglia, l’antica Yapigia con le stele Daunie anche esse afferenti ad una necropoli….probabilmente gentilizia…con tombe a pozzetto…e con i volti resi ipnotici dagli occhi a doppio cerchio…dell’VIII° sec.a.C.
    Da notare tornando al caso teutonico, che le statue stele Prosopografiche , oltre a fare riferimento ad una Necropoli con tombe a tumulo gentilizie, fanno riferimento anche ad un fitto sistema insediativo gentilizio costellato da centinaia di insediamenti tutti dislocati in posizioni strategiche ottimali, a controllo di territori anche essi gentilizi e quindi sottoposti al controllo di organi di governo centralizzati quali dovevano essere i grandi centri protourbani.
    In Etruria accade la medesima cosa…il consesso degli antenati ( e quindi degli eroi ) trova posto all’ interno delle tombe dei loro stessi discendenti.

    In conclusione di questo breve excursus , l’ episodio di Mont e Prama rientra in un fenomeno dalla portata più vasta che coinvolge tutto il mediterraneo e aree solo in apparenza lontane come quelle del centro Europa.
    Un fenomeno che inizia nell’età del rame con le stele di Laconi in Sardegna, con le stele della Lunigiana in Liguria raffiguranti anche essi individui meritevoli di essere venerati come eroi ( almeno le stele con raffigurazioni di armi ) per giungere all’età del bronzo con le statue stele della Corsica della civiltà torreana, o forse anche prima con i Menhir neolitici…un fenomeno quest’ultimo che riguarda ancora una volta la nostra Sardegna , le isole Britanniche e la Bretagna, ed il nord Europa.

    Il termine Gigante, a mio modesto avviso, può essere quindi utilizzato a ragione a patto che con questo termine si voglia indicare un essere che, pur non avendo partecipato a episodi bellici particolarmente esaltanti…è stato grande proprio in virtù della sua antichità ( essendo antico quindi avo, antenato ) e quindi saggezza….a prova del mio pensiero riporto l’usanza, a questo punto avita ( e a ragione ) di utilizzare in lingua sarda il termine Is Mannus , per indicare i grandi ( magna in latino ) grandi peró per antichità e quindi gli Antichi con la A maiuscola, gli antenati…coloro che in virtù della loro antichità, potevano essere considerati grandi ( Giganti per l’appunto ) per la loro medesima esperienza, saggezza ; saggezza intesa nell’accezione più ampia del termine…quella didattica….saggezza cioè in grado di insegnare non solo ai contamporanei ( sardi e corsi nuragici, etruschi, italici,latini, celtici ) ma anche ai loro diretti discendenti, i posteri, cioè noi moderni.
    Spero di aver dato un piccolo contributo sull’uso corretto del termine Gigante e sua accezione nella lingua Sarda…
    Spero vogliate pubblicarlo.
    Concludo ringraziandoVi per la gentile attenzione riservata nella lettura del suddetto pensiero augurandoVi anche buone feste…

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