Eroi o Giganti?: l’intervista aperta sulla lunga polemica delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama

Giganti o Eroi? Il problema della classificazione delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama. Questione accademica o politico/economica e sociale?

Mont’e Prama – scavo del 1979

18 luglio 2018: il Consiglio comunale di Oristano chiede all’unanimità l’intervento del Ministero contro la Regione per il “cambio di nome dei giganti in eroi”; persino i politici di Oristano spingono per mantenere la denominazione di giganti.

Il Consiglio comunale, col sindaco Andrea Lutzu in testa, ha votato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dal consigliere Andrea Riccio, che impegna la Giunta ad agire sul Ministero e sulla Regione affinché “il nome utilizzato in qualsiasi mezzo promozionale relativo a Mont’e Prama sia l’originale di Giganti e non quello di Eroi”. Riccio, è anche un esperto di marketing, e afferma che “quello di Giganti è ormai un brand consolidato che rappresenta identità e valore. Cambiarlo, dice, produrrebbe soltanto danni.”

Dei giganti si sono perse praticamente tutte le tracce. Sul nuovo sito internet monteprama.it sono comparsi gli eroi, un nome più vicino al pensiero della comunità scientifica ma molto lontano dall’immaginario collettivo e da quello dei pionieri del marketing  che iniziavano a muovere i primi passi all’ombra delle statue di arenaria scoperte nel Sinis.”[1]

Il cambio della denominazione ufficiale ha scatenato una valanga di polemiche sui social network, dove si cita addirittura una interrogazione parlamentare in merito, ma di cui non ho trovato traccia, se escludiamo una interrogazione riguardante la probabile mancata applicazione del vincolo di tutela su alcuni terreni agricoli[2].

A distanza di mesi polemiche tra appassionati, studiosi e esperti di marketing continuano, nonostante le spiegazioni scientifiche illustrate sul sito nella pagina istituzionale del sito www.monteprama.it, denominata “Perché Eroi”:Mont’e Prama è senza dubbio una necropoli monumentale e le statue a essa connesse riproducono in forma enfatica gli stessi soggetti cui la necropoli è dedicata o i loro antenati reali o mitici, interpretati come eroi. Le sculture di Mont’e Prama, pertanto, sono opera di una società radicalmente mutata rispetto a quella dell’età del bronzo, rispetto a quelli genti che la cultura popolare sarda chiama erroneamente giganti.”[3]

Giganti di Pietra

Di seguito dal libro “Giganti di Pietra” (edito da Fabula nel 2012, a cura di Alessandro Bedini, Carlo Tronchetti, Giovanni Ugas e Raimondo Zucca), troverete una selezione di citazioni dal capitolo “L’heroon di Mont’e Prama” (pp. 15-23), scritto da Alessandro Bedini e Carlo Tronchetti.

Lo scavo di Monte Prama ha portato alla luce una situazione straordinaria, sia per l’eccezionale presenza delle statue, sia per il significato culturale dell’intero contesto (…) I dati in nostro possesso ci permettono di tentare una ipotesi di ricostruzione, che necessita comunque di ulteriori verifiche di scavo.”

Siamo di fronte a una vasta area adibita a sepolture (…) che presenta un’articolazione in varie fasi e verosimilmente in funzioni diversificate, fortemente caratterizzata dalla presenza di un tracciato viario.”

“Nel complesso si possono identificare almeno tre fasi:

  • Apertura di tombe a pozzetto circolare (…)
  • In un secondo momento l’area viene recintata e interessata allo scavo di altre tombe a pozzetto più profondo, e di conformazione diversa, con deposizioni primarie coperte da lastroni (…)
  • Monumentalizzazione dell’area (…)”

“Questo intervento può essere avvenuto entro un certo lasso di tempo (…) A questa terza fase si può assegnare la realizzazione del complesso scultoreo, quantomeno per quanto concerne le statue a figura umana. (…) Questa vasta necropoli, supera la pura e semplice funzione di luogo di sepoltura. Le iconografie dei “pugilatori”, arcieri e guerrieri, replicate più volte in maniera sostanzialmente identica, sono un segno potente che marca con forza il territorio, attraverso l’ostentazione dei valori riconosciuti della comunità le cui famiglie eminenti erano sepolte a Monte Prama, in quello che possiamo chiamare un Heroon.”

“(…) La nostra non sarà una ricostruzione puramente scientifica, unicamente legata agli aspetti materiali ed immediatamente visibili del complesso, ma cercherà di integrare le “cose” con il “pensiero” che le ha originate.”

“In questa ‘terra felice’, già toccata da navi levantine che attingevano alle risorse del territorio, alcune comunità cominciano a emergere sulle altre. Senza dubbio uno dei fattori che incide nella ricchezza e potenza di una comunità è il rapporto con gli stranieri (…). Con il passar del tempo, la comunità tutta accentua il suo predominio sul territorio. I contatti con gli stranieri levantini diventano sempre più frequenti e la comunità comincia a porsi l’esigenza di apparire oltreché di essere, dimostrare agli altri la sua diversità e superiorità. La vecchia area di necropoli viene sistemata (…) e soprattutto la vera e propria monumentalizzazione del margine orientale di questo percorso, con la creazione dei filari di tombe a pozzetto ricoperte da lastroni, e vistosamente segnalate dalla statuaria.”

“È assolutamente evidente l’impatto dell’ideologia della grande statuaria funeraria/onoraria giunta dall’Oriente tramite l’arrivo di mercanti ed artigiani, e con loro di oggetti, tecnologie e ideologie.”

“Se l’ideologia, quindi, è giunta dall’esterno, la realizzazione mostra come questa sia stata adattata ed integrata nella cultura locale, associandosi a manifestazioni scultoree già radicate nell’isola. (…) Statue che raffigurano i valori della comunità (virtù militare, sfera religiosa, mito di fondazione); modelli di nuraghe, simbolo politico/religioso della comunità medesima; betili: sono tutti questi gli elementi che si assommano assieme per creare quella che non possiamo più chiamare una semplice necropoli, ma diviene un vero e proprio heroon, dove i defunti assurgono al rango di antenati della stirpe, convalidando e asserendo il diritto al potere della comunità.”

“Purtroppo non conosciamo pressoché niente dell’antica mitologia sarda, se non attraverso notizie ed interpretazioni assai più tarde giunteci da scrittori di cultura ellenica, ma sicuramente una mitologia, come in tutte le culture a noi note, esisteva. I “Giganti di Monte Prama” senza dubbio ne facevano degnamente parte.”

Francesco Pigliaru – Andrea Abis – Photo by Vanna Fenu

Le controversie si son riaccese a metà novembre 2018 dopo la visita di Alberto Angela al Museo Archeologico di Cagliari e non a Cabras.

L’incidente “diplomatico” ha però avuto il suo apice dopo le dichiarazioni della direttrice del Polo Museale della Sardegna (da non confondere con le Soprintendenze), Giovanna Damiani, riguardo la futura esposizione delle statue a Cagliari. C’è stata successivamente una smentita ma è dovuto intervenire il presidente della Regione Francesco Pigliaru per concludere la disputa: “Le statue di Mont’e Prama devono stare a Cabras. Riteniamo che Cagliari debba ospitare il minimo indispensabile per fare da attrattore, senza sostituirsi ma, al contrario, favorendo e incentivando l’attenzione per Cabras”.

Non ultima la bizzarra proposta del consigliere dei riformatori sardi Raffaele Onnis con mozione presentata al Comune di Cagliari per la costruzione, preferibilmente in bronzo, di una statua rappresentante un bronzetto nuragico alta una ventina di metri da installarsi sul fronte mare di Cagliari (via Roma o Su Siccu o Sant’Elia).

Forse non si conoscono i costi per la costruzione di una tale statua considerando che i fondi per l’archeologia sono al minimo storico e che i siti hanno bisogno di manutenzione e di nuove assunzioni per la corretta amministrazione del “reale patrimonio sardo”.

O forse si vuole vivere, anche fisicamente, all’ombra dei giganti di un passato che da un ventennio viene propinato come il “migliore del Mediterraneo” solo per calmare l’agitazione e la frustrazione popolare di un’isola che percorre la disfatta dell’economia del continente?

Che senso ha costruire una statua fake? Che sia questa la tanto acclamata grandezza dei sardi? E quanto rovinerebbe la visione dal mare della bella Cagliari?

Anche le domande sottostanti non hanno ottenuto risposta ed è per questo motivo che abbiamo deciso di aprire un dibattito con il pubblico dei professionisti, degli appassionati e dei lettori che ‒ per caso ‒ si son trovati a leggere questa “intervista aperta”. Ognuno di voi potrà rispondere alle domande, direttamente sotto l’articolo nella sezione Commenti, riportando il numero della domanda così da operare in modo ordinato.

 

Intervista aperta: Eroi o Giganti?

1. Considerando le citazioni dal libro “Giganti di Pietra” del 2012, perché la polemica nasce solo quest’anno?

 

2. Qual è la spiegazione in ambito archeologico del termine “heroon”. Come e perché Mont’e Prama ricade in questa tipologia archeologica?

 

3. Le statue di pietra di Mont’e Prama presentano tre tipologie: guerrieri, arcieri e “pugilatori”. Quest’ultimo termine è stato coniato di recente per la tipologia statuaria. Possiamo ipotizzare che i pugilatori prendessero parte a dei giochi sacri di cui però non abbiam alcuna testimonianza? Possiamo dunque definirli eroi?

 

4. Osservando i guerrieri, mi tornano in mente i danzatori con le spade e i piccoli scudi della Georgia e la domanda nasce spontanea: quanto l’antropologia culturale influisce nello studio dell’arte antica?

 

Eroi – Giganti – Mont’e Prama

5. Analizziamo l’arciere: la mano alzata in segno di pace o di saluto a una divinità, l’arco in spalla, i brassards. Ma l’arco è anche un attrezzo da caccia, così come sportivo, se pensiamo alle omeriche prove di tiro con l’arco. Conosciamo la mitologia greca, ma nulla ci rimane di quella nuragica. Possiamo davvero parlare di eroi nell’accezione mitologica del termine? O dobbiamo prendere in considerazione un fenomeno antropologico che ha portato a eroizzare i defunti della comunità?

 

6. Ormai nel Sinis tutto sembra esser diventato “gigante”, dalla bottarga ai meloni. Possiamo chiamarli meloni giganti o sono in realtà eroici meloni? O i meloni degli eroi? Può l’interpretazione archeologica piegarsi al marketing? Come andrebbe svolto un corretto marketing culturale?

 

7. Questa situazione di diatriba nella terminologia eroi/giganti va ad accrescere confusione nel conflitto che i sardi hanno con il passato? È determinante usare uno dei due termini oppure si potrebbe anche e solo usare “statue”, visto che archeologicamente parlando “sono statue” e, considerato che nulla sappiamo di loro perché non sono venute alla luce testimonianze scritte?

 

Written by Claudio Fadda

 

 

 

 

 

Note

[1] Articolo SardiniaPost

[2] Ansa 28 luglio

[3] Sito Monteprama

 

8 thoughts on “Eroi o Giganti?: l’intervista aperta sulla lunga polemica delle statue dei guerrieri di Mont’e Prama

  1. Alla Cortese attenzione della redazione Oubliette magazine.Mi chiamo Mirko e sono un laureando in BB.CC ed ho tentato di dare, seppur brevemente un inquadramento culturale ed archeologico al complesso di Mont’e Prama , dando un risposta al quesito numero 2.

    Il termine “Heroon” è di derivazione greca ( in uso anche in Archeologia ) con il quale si è soliti indicare un luogo preposto alla venerazione di un eroe, venerazione che avviene anche in assenza di spoglie ma sempre in presenza di monumenti e oggetti simbolici che fanno riferimento ad un individuo meritevole di una qualche venerazione…es. ” la tomba di Enea ” a Lavinio.

    L’episodio di Mont’ e Prama non è un caso isolato ma rientra in un ampio repertorio in cui esso rappresenta la punta di diamante di un fenomeno , quello della venerazione degli eroi , che non riguarda solo ed esclusivamente l’oriente ma anche l’occidente.

    Qui in Occidente e precisamente nel Lazio , a Lavinio, ma anche nelle Marche ( vedasi il Guerriero di Capestrano ) l’ eroe meritevole di una qualche venerazione è stato identificato in Enea. L’Heroon di Enea è un tumulo sepolcrale datato al VII secolo a.C. che si trova a Lavinio e che si vorrebbe identificare come la tomba di Enea. Così lo descrive Dionigi di Alicarnasso: «Si tratta di un piccolo tumulo, intorno al quale sono stati posti file regolari di alberi, che vale la pena di vedere»[1]. Ad oggi gli studi hanno rivelato che il tumulo è sicuramente legato ad una figura molto importante sotto l’aspetto sociale della sua epoca. Trattasi di un personaggio che aveva sicuramente autorità sia spirituali che militari. Questo dato è tratto dagli oggetti e dai resti rinvenuti nella tomba. Il tumulo che ricorda molto le sepolture di stile etrusco ha avuto nel tempo modifiche che hanno portato l’area a divenire col tempo luogo di venerazione e pellegrinaggio da parte delle popolazioni latine. Gli scavi archeologici, oggetto di studi e restauro dal 1968 hanno rivelato che il tumulo è stato ristrutturato alla fine del IV secolo a.C. inserendo una seconda struttura, dotata di una facciata monumentale. .Si tratta evidentemente di un monumento non comune che da un punto di vista strettamente archeologico può essere classificato tra le finte tombe ,( cenotafio ) , erette in onore di un eroe che spesso poteva essere anche un “fondatore” o ecista di una Citta’..Enea logicamente non è mai esistito ma la sua presenza permeava i racconti mitici che all’epoca avevano subito una trasposizione in forma scritta grazie alle opere omeriche e che circolavano nel mediterraneo grazie al vasellame di prestigio del servizio da Simposio che caratterizzava i corredi funebri delle aristocrazie che così erano permeate di simili ideologie, modi di vivere, di abitare o di oziare, tipiche del Vicino Oriente.
    La Sardegna non è di certo estranea a questo fenomeno., alcuni reperti ed alcune notizie provenienti dalle fonti classiche paiono parlare in tal senso….numerosi sono infatti i riferimenti nelle fonti classiche ad eroi come Norace, Aristeo, Sardo , Erakle e Iolao…
    Dal punto di vista prettamente archeologico la presenza di un culto eroico è reso evidente da alcuni bronzetti ; al riguardo meritevoli di menzione sono le tante figure di ” demoni con quattro occhi e quattro braccia ” evidente trasposizione in chiave muragica di un mito eroico di origini orientali quello del Dio Marduk….la Statuaria nuragica fa riferimento ad un gruppo famigliare o ad un clan….la statuaria non esalta il singolo come nei bronzetti, ma il gruppo….un gruppo sui cui membri aleggia l’ oblio della storia….non conosciamo infatti la microstoria di ognuno di essi…sappiamo solo che furono esaltati come eroi..non si sa a quali imprese eroiche abbiano preso parte…e se ne abbiano effettivamente preso parte.

    Nella rappresentazione funeraria vengono presentati come eroi….questo non succede solo in Sardegna ma anche in Italia…in Etruria i membri delle aristocrazie etrusche ed italiche vengono presentati come principi guerrieri eroici anche solo attraverso il rituale funerario…il rituale funerario utilizzato è quello incineratorio in un’ epoca in cui questo era riservato solo ed esclusivamente agli aristoi, e quando quello inumatorio aveva già fatto la sua comparsa ed era ormai quello prevalente …e le cui mogli sono destinatarie di alcuni loroattributi; il modello trova il suo riferimento ideologico simbolico nel rituale funerario omerico. ( funerale di Patroclo) dove il corpo viene incinerito, le ceneri avvolte in un prezioso drappo e deposte in un ossuario in bronzo o metallo di prestigio anche esso avvolto in un drappo altrettanto prezioso.

    Il Guerriero di Capestrano fa riferimento ad un eroe ( per alcuni al Re Numa Pompilio ) che l’iscrizione in esso presente identifica col nome di Nevio Pompuledio…deposto sicuramente in una tomba a tumulo afferente ad una necropoli ben più vasta….il suddetto monumento fa parte di una serie di figure umane in pietra afferenti sempre ad individui deposti in tombe a tumulo, e meritevoli ugualmente di essere venerati…. trovati sia nell’Italia centrale ( sempre in area marchigiana ) che in Germania, vedasi ad esempio la statua stele prosopografica nota come il Principe di Glauberg o la figura Holzgerlingen (Museo di Stato di Stoccarda), il pilastro-stele da Pfalzfeld (St Goar), il guerriero di Hirschlanden e tanti altri.

    Da notare che tra i monumenti suddetti si respira un’ aria di grande famigliarità…infatti malgrado tutti facciano riferimento a civiltà differenti e abbiano differenti cronologie( quella italica Picena il Guerriero di Capestrano di VI ° sec.a.C, quella celtica gli altri su citati di V-IV° sec.a.C. ) medesima è non solo la temperie culturale ma anche la posizione delle braccia ( tipica del defunto quando viene deposto nella cassa mortuaria ). Sono tutte raffigurazioni di guerrieri defunti e sottoposti ad un processo di eroizzazione post mortem con rituali celebrativi effettuati sopra le loro tombe a tumulo…veri e propri tumuli gentilizi…in etruria statue steli prosopografiche e con la medesima posizione delle braccia sono Le statue della Pietrera di Vetulonia, forse raffiguranti individui di sesso differente.
    Statue stele prosopografiche le troviamo anche in Puglia, l’antica Yapigia con le stele Daunie anche esse afferenti ad una necropoli….probabilmente gentilizia…con tombe a pozzetto…e con i volti resi ipnotici dagli occhi a doppio cerchio…dell’VIII° sec.a.C.
    Da notare tornando al caso teutonico, che le statue stele Prosopografiche , oltre a fare riferimento ad una Necropoli con tombe a tumulo gentilizie, fanno riferimento anche ad un fitto sistema insediativo gentilizio costellato da centinaia di insediamenti tutti dislocati in posizioni strategiche ottimali, a controllo di territori anche essi gentilizi e quindi sottoposti al controllo di organi di governo centralizzati quali dovevano essere i grandi centri protourbani.
    In Etruria accade la medesima cosa…il consesso degli antenati ( e quindi degli eroi ) trova posto all’ interno delle tombe dei loro stessi discendenti.

    In conclusione di questo breve excursus , l’ episodio di Mont e Prama rientra in un fenomeno dalla portata più vasta che coinvolge tutto il mediterraneo e aree solo in apparenza lontane come quelle del centro Europa.
    Un fenomeno che inizia nell’età del rame con le stele di Laconi in Sardegna, con le stele della Lunigiana in Liguria raffiguranti anche essi individui meritevoli di essere venerati come eroi ( almeno le stele con raffigurazioni di armi ) per giungere all’età del bronzo con le statue stele della Corsica della civiltà torreana, o forse anche prima con i Menhir neolitici…un fenomeno quest’ultimo che riguarda ancora una volta la nostra Sardegna , le isole Britanniche e la Bretagna, ed il nord Europa.

    Il termine Gigante, a mio modesto avviso, può essere quindi utilizzato a ragione a patto che con questo termine si voglia indicare un essere che, pur non avendo partecipato a episodi bellici particolarmente esaltanti…è stato grande proprio in virtù della sua antichità ( essendo antico quindi avo, antenato ) e quindi saggezza….a prova del mio pensiero riporto l’usanza, a questo punto avita ( e a ragione ) di utilizzare in lingua sarda il termine Is Mannus , per indicare i grandi ( magna in latino ) grandi peró per antichità e quindi gli Antichi con la A maiuscola, gli antenati…coloro che in virtù della loro antichità, potevano essere considerati grandi ( Giganti per l’appunto ) per la loro medesima esperienza, saggezza ; saggezza intesa nell’accezione più ampia del termine…quella didattica….saggezza cioè in grado di insegnare non solo ai contamporanei ( sardi e corsi nuragici, etruschi, italici,latini, celtici ) ma anche ai loro diretti discendenti, i posteri, cioè noi moderni.
    Spero di aver dato un piccolo contributo sull’uso corretto del termine Gigante e sua accezione nella lingua Sarda…
    Spero vogliate pubblicarlo.
    Concludo ringraziandoVi per la gentile attenzione riservata nella lettura del suddetto pensiero augurandoVi anche buone feste…

    1. Buona sera Mirko,
      mi complimento per la Sua risposta, che centra perfettamente le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere questo articolo/intervista, ossia provare a far luce in mezzo a tanta confusione mediatica, ma anche nella confusione che si può esser creata nell’interpretazione del sito e delle statue.

      Avendo Lei esplicato in maniera davvero chiara la diffusione e l’interpretazione degli heroon nel Mediterraneo, vorrei riflettere con Lei su alcuni punti: come Lei asserisce, “la Statuaria nuragica fa riferimento ad un gruppo famigliare o ad un clan….la statuaria non esalta il singolo come nei bronzetti, ma il gruppo….un gruppo sui cui membri aleggia l’ oblio della storia….non conosciamo infatti la microstoria di ognuno di essi…sappiamo solo che furono esaltati come eroi..non si sa a quali imprese eroiche abbiano preso parte…e se ne abbiano effettivamente preso parte.”

      Per “gruppo” lei intende gli inumati nelle tombe a pozzetto sotto alle statue; quindi mi pare di capire che secondo il suo ragionamento, il bronzetto possa essere la rappresentazione di un preciso eroe a noi ignoto, mentre nella monumentalizzazione della necropoli di Mont’e Prama, pur avendo le statue una iconografia che combacia completamente con la miniatura in bronzo, la statuaria non possa riferirsi ai personaggi inumati o avvenimenti storici ad essi legati, ma solo all’evocazione del tema eroico/religioso. Fatto salvo il caso della rappresentazione del “Sardus Pater” col suo tipico copricapo, che ci consente di identificare la sua iconografia, lo studio generale della mitologia ci insegna che un dio nasce già con la sua accezione divina, mentre un eroe è sempre un essere umano che compie azioni straordinarie in momenti straordinari, e si eleva al di sopra degli altri uomini per il suo valore.
      Eppure nell’archeologia del Mediterraneo possiamo trovar tombe segnate tanto da raffigurazioni di eroi quanto da numi a protezione della sepoltura stessa.
      Queste statue, e questi bronzetti, sono quindi divinità? Eroi? rappresentazioni di guerrieri? Possiamo fare affermazioni certe in assenza di un dato storico?

      La stratigrafia di Mont’e Prama ci riporta inoltre ad una situazione di stallo: dentro ad alcune tombe sono state rinvenute schegge e frammenti delle statue, e le stesse giacevano ammassate attorno alle tombe stesse. Si potrebbe ipotizzare – occorrerebbe ovviamente una conferma dal dato stratigrafico, ma purtroppo questo dettaglio mi sfugge nel testo Giganti di Pietra – che le sepolture siano successive alla distruzione delle statue, e che le stesse sepolture siano state riempite con parte di questi frammenti e che le tombe insistano su un heroon andato distrutto?

      Riallacciandomi anche alla sua conclusione sull’utilizzo del termine “giganti” e “mannus”, che ho molto apprezzato, propongo infine una ultima riflessione che vorrei affrontare con lei e con i lettori: appurato il significato di “heroon” nella terminologia tecnica archeologica, e la sua funzione funeraria/religiosa, quanto la comunità odierna sia di appassionati e studiosi, che di professionisti del settore, ha realmente chiaro il significato di “eroe” in rapporto al termine “heroon”, se l’inumato non necessariamente coincide con l’eroe rappresentato sopra la sepoltura?

      1. Caro Claudio ti ringrazio per aver apprezzato il mio contributo.
        Nel mio precedente intervento, ho fatto una carrellata di quei contesti che mostrano, a mio modesto avviso, dei punti di contatto con il complesso statuario di Mont’e Prama.
        Tutti questi contesti sono contraddistinti da:
        . Necropoli con tombe a tumulo ed anche a pozzetto gentilizie
        . Statuaria antropomorfa comprendendo nel novero anche steli-segnacoli – prosopografici ( come nel caso delle steli Daunie.) funerari.
        Queste statue-segnacoli funerari antropomorfi, erano deposti sopra in alcuni casi a grandi tumuli gentilizi i quali marcavano il territorio divenendo veri e propri simboli di potere. ; in Etruria, alcune tombe rinvenute fuori dai circuiti necropolari consueti e quindi in “campagna”, segnano la nascita di veri e propri agri gentilizi e preannunciano la nascita di nuovi insediamenti dislocati a controllo di ampi territori, centri satelliti quindi, diramazioni di quelli maggiori detti protourbani dai quali dipendevano sottoposti ad un governo centralizzato, gestito da potenti clan di aristoi.
        Queste statue- steli segnacoli funerari rappresentano non divinità (intese entità divine già costituite, identificate con un nome proprio e poteri precisi come Zeus etc., quindi afferenti ad un Pantheon,) ma guerrieri rappresentati come eroi divinizzati, quindi resi immortali nella loro trasposizione su pietra. La pietra nell’antichità prima dell’uso della scrittura ( ed anche dopo vedasi le statue di Cesare, di imperatori, papi, e i monumenti moderni che abbelliscono le piazze delle nostre città) aveva la stessa funzione che oggi ha la carta, e cioè quella di rendere immortali personaggi in qualche modo degni di nota, non a caso vengono chiamati monumenti ( la statuaria di Monti Prama lo è a pieno titolo monumentale ), termine di derivazione latina monumentum, che significa “ricordo”, da monère, “ricordare” e quindi testimonianza concreta e durevole di esaltazione, a onore o a ricordo di persone o di fatti. Esse avevano anche uno scopo didattico probabilmente. A ciò mi portano a pensare le tante immagini scolpite nelle steli della Daunia ( antica Iapigia attuale Puglia ) nelle quali trovano raffigurazione non solo guerrieri ma anche scene di guerra talmente pregne di significati da essere state interpretate anche come raffigurazioni di episodi del ciclo Omerico in chiave però autoctona, Daunia.
        Nel caso specifico di Monti Prama, le sculture raffigurano guerrieri nelle loro varie specializzazioni ( arcieri etc..) come eroi ormai divinizzati.
        La loro natura ” epifanica ” , quindi divina, è testimoniata e marcata dai grandi occhi a doppio cerchio e dalle loro fattezze visibilmente sovra dimensionate e quasi mostruose ( rappresentano a mio modesto avviso anche tori antropomorfi, o meglio guerrieri-Tori , vedasi i colli taurini e tarchiati , gli elmi crestati, il culto taurino)
        Tali occhi non sono umani in quanto visibilmente alterati, le pupille sono dilatate al massimo e le palpebre sono inesistenti.
        Quegli occhi non erano rivolte al visitatore nuragico o moderno ma bensì al mondo ultraterreno dal momento che questi guerrieri sono ( interpretazione personale ) ormai raffigurati come signori di territori liminari… al confine tra mondo dei vivi e quello dei defunti…( a tal proposito vedasi le raffigurazioni dei cosiddetti capovolti presenti nelle domus de Janas ).
        Gli occhi sono così predisposti dallo scultore per fare intendere, a mio avviso, che essi dovevano servire a vedere oltre l’oscurità , oscurità che occhi umani come quelli di alcuni bronzetti ( rappresentanti questi si, semplici esseri umani ) non possono scrutare in quanto non in grado di lacerare il sottile velo nero che separa il mondo delle anime da quello dei vivi dato che il loro compito era quello di proteggere il sonno dei defunti della necropoli medesima in attesa di un loro risveglio; questi guerrieri sono deposti seduti come se si dovessero rialzare e ridestare da un lungo sonno ” da immortali ” ( come ci ricordano le fonti classiche in riferimento al culto di Iolao in Sardegna) da un momento all’altro , chiaramente nel mondo ” altro”, non certamente in quello dei vivi, a protezione della comunità, dei propri clan, un po come Lari e Penati, e quindi come ” Is mannus ” , cioè Giganti, Antenati della stirpe, seppelliti all’interno di tombe a pozzetto probabilmente riutilizzate nel corso degli anni .
        Per i bronzetti il discorso è in parte diverso. Il loro carattere di ex-voto è fuori discussione, ma evidentemente con il passare degli anni, e la nascita di generazioni di nuovi guerrieri tale funzione viene meno ed essi assumono un altro significato e cioè non più quello di ex voto ma di rappresentazione di eroi divinizzati anche essi , e ciò può essere avvenuto solo nel momento in cui queste figurine in bronzo sono state deposte nelle tombe, occasione nelle quali saranno diventati all’ occorrenza pure cimelii di famiglia tramandati di generazione in generazione.
        Sono vari i casi di segnalazione di rinvenimenti di bronzetti in tombe nuragiche sia in Sardegna ( gli arcieri gemelli di Sardara ad esempio ) che nella penisola ( contesti villanoviani etruschi come Vulci.)

        Non credo manchino dati storici, credo anzi che essi ci siano ma siano al momento troppo limitati .
        Mi riferisco agli ” scarabei ” rinvenute sia in tombe fenicie che nuragiche ben più antiche ( come quello della tomba 25 di MP )
        Questi ” scarabei” di cui quello di Villagrande di probabile produzione sarda, che risente di evidenti influssi da modelli iconografici egiziani, assieme ai torcieri in bronzo di importazione cipriota uno dei quali proveniente presumibilmente anche dall’area del Nuraghe S’Uraki, assieme ai vasi da simposio di provenienza euboica rinvenuti sia in insediamenti nuragici ( villaggio nuragico di Sant’ Imbenia) , che in insediamenti nuragico-fenici , Etruschi ed Italici della penisola, sono funzionali alla costruzione di un immaginario collettivo aristocratico, permeato di identiche ideologie e alla creazione di ” paesaggi del lusso in progress ” che segnerà altrove il passaggio alla fase cosiddetta orientalizzante.

  2. L’assenza di dati storici in Sardegna non è probabilmente reale in quanto risente del tipo di ricerca fatta , del tipo di domande poste al suo inizio, del segmento sociale sul quale si è voluto focalizzare la ricerca, sul tipo di terreno sardo e sua acidità, per cui molti dati ( soprattutto quelli di natura organica ) non sono giunti fino a noi, ( grave la lacuna della assenza del cavallo e dei carri da guerra in Sardegna, altrove indicatori di Status symbol, o della assenza di produzione della porpora, per cui risulta strano che le popolazioni nuragiche, che erano solite praticare la pesca vedasi i dati ittiofaunistici dal villaggio nuragico di Sant’ Imbenia , non conoscessero i murici o altri tipi di molluschi dai quali estrarre sostanze coloranti, è strano che ci si accontentasse dei soli coloranti estratti da piante.) È da considerare anche l’originalità delle manifestazioni culturali nuragiche che non possono essere spiegati attraverso il semplicistico confronto con altre realtà culturali ad essa contemporanee dato che in tal caso si provocherebbe un’appiattimento interpretativo visto che non tutte le civiltà hanno espresso le medesime manifestazioni culturali nella stessa maniera e nel medesimo momento.
    La Civiltà Nuragica ha una sua originalità per cui le sue manifestazioni culturali male si apprestano ad essere esplicate facendo ricorso ai medesimi modelli interpretativi utilizzati per interpretare le manifestazioni culturali di altre civiltà.

  3. Per questo motivo, la suddetta statutaria monumentale di Monti Prama, pur non essendo errato indicare quale origine dell’ideologia alla quale sembra fare riferimento ( quello della statuaria funeraria-onoraria ) il Levante, è frutto comunque di uno sviluppo locale della scultura la cui origine è legato anche essa però al Culto degli Eroi ,Antenati al quale fanno riferimento le statue stele della Corsica ( civiltà delle torri ) , le statue menhir di Laconi ( queste più antiche in quanto risalenti all’età del rame ), i Menhir bretoni, le steli della Lunigiana ( Liguria ) fino a giungere ad alcuni ritrovamenti effettuati in Sardegna quali la statua betilo nuragica di guerriero con elmo crestato da (Viddalba) e la testa di guerriero da Bulzi, in calcare bianco lisciata i quali possono essere considerati a mio modesto avviso, gli antesignani autoctoni dei nostri guerrieri di Monti Prama , quindi i prodromi della statuaria nuragica, e che avranno costituito il sostrato culturale per la germinazione di tali manifestazioni culturali nell’isola.

    Le sepolture sono successive alla distruzione delle statue, e le stesse sepolture sono state riempite con parte di questi frammenti e le tombe insistono su un heroon andato distrutto?

    Come Lei dice….la stratigrafia di Monti Prama porta ad una situazione di stallo, nel senso che gli scavi stratigrafici non hanno ancora chiarito il processo di formazione del contesto di cui queste statue sono diretta espressione…,la forma generale del dato è quello della frammentarietà, per cui il dato non è ancora in grado di fornire un quadro ben più preciso, detto questo non credo che le tombe siano successive alla distruzione delle statue medesime in quanto al loro interno avremmo trovato, se così fosse stato, interi frammenti di statue già rifinite e fatte a pezzi e non scaglie appartenenti alle diverse fasi di lavorazione di queste, perciò le statue sono precedenti e contemporanee al seppellimento dei guerrieri ai quali esse fanno riferimento,.

  4. Successivamente una parte delle statue avranno anche fatto parte di una qualche struttura templare prettamente nuragica della quale al momento sfugge la precisa collocazione topografica per la quale la presenza della necropoli ( una necropoli o più di una ) non porta ad escludere aprioristicamente la sua esistenza dato che un Heroon è costituito anche da una struttura templare dove poter svolgere rituali in onore ai defunti, una struttura templare al momento pare mancare. Credo che a Monti Prama siamo solo agli inizi e non smetterà di stupire negli anni a venire…basti pensare che una statuaria come quella di Monti Prama è unica nel suo genere all’epoca in tutto il mediterraneo ( quelli citati sono suoi lontani cuginetti d’oltre mare e d’oltralpe e sono lontane nel tempo tranne quella Etrusca che è invece in parte coeva ) e mal si coniuga con una civiltà ferma ancora al villaggio protourbano, essa si spiega al contrario, a mio avviso, con una civiltà che conosceva il concetto di città , che intratteneva rapporti commerciali con i Fenici, i Greci ed Etruschi, non in maniera subalterna e si stava avviando verosimilmente in tale direzione, dato che gli esempi fatti nella mia risposta precedente sono datati ad una epoca nella quale, almeno nel caso etrusco, già esistevano e si stavano strutturando quelle città-stato che saranno note poi in epoca storica ( es: Veio, Tarquinia etc.), dico verosimilmente perché non ci sono dati al riguardo, al momento, ma la ricerca scientifica a MP è ancora giovane quindi ci si deve aspettare nuovi dati.

    Quanto la comunità odierna sia di appassionati e studiosi, che di professionisti del settore, ha realmente chiaro il significato di “eroe” in rapporto al termine “heroon”, se l’inumato non necessariamente coincide con l’eroe rappresentato sopra la sepoltura?

    Non sono a conoscenza di quanto sappiano i semplici appassionati a riguardo ma so che il prosieguo delle ricerche potrà fornire nuovi dati che andranno ad arricchire il quadro interpretativo dell’intero contesto statuario, e ad accrescere anche inesorabilmente i quesiti ai quali si dovranno trovare nuove risposte, le quali saranno sempre parziale visto il quadro di frammentarietà dell’intero contesto, e non saranno sempre univoche.
    Si dovrà poi fare uso di un nuovo modello interpretativo, e questo compito spetta agli antropologi culturali, ed agli archeologi.

    Ciò deriva dalla natura incoerente degli strati di terra e dei dati che man mano escono fuori dalla terra i quali sono sempre una parte infinitesimale delle tracce del totale delle azioni svolte dall’uomo in quel determinato contesto.

    Spero di essere stato ancora una volta chiaro nell’esprimere il mio pensiero e ad aver dissipato alcuni Vostri dubbi.
    Spero che il termine Giganti venga utilizzato nell’accezione da me medesimo proposta , e cioè di Is Mannus intesi come Antenati, Eroi, quindi Saggi, e che ciò porti ad una riconciliazione negli studi di questo complesso scultoreo di cui tutti dovremo andare fieri ed orgogliosi.
    La Sardegna e la Civiltà di cui ne è espressione si rivela ancora una volta protagonista delle vicende storiche accadute in quel grande scacchiere dell’antichità quale è il mar Mediterraneo e di cui la Sardegna era soggetto attivo e non passivo.
    Ringrazio ancora per la cortese attenzione mostratami.
    Ancora buone feste.
    Mirko.

  5. 3. Le statue di pietra di Mont’e Prama presentano tre tipologie: guerrieri, arcieri e “pugilatori”. Quest’ultimo termine è stato coniato di recente per la tipologia statuaria. Possiamo ipotizzare che i pugilatori prendessero parte a dei giochi sacri di cui però non abbiamo alcuna testimonianza? Possiamo dunque definirli eroi?

    3. La risposta richiede una precisazione: per ” pugilatore ” si intende un’atleta ( pugile ) che usa entrambe le mani, chiuse in pugno, fasciate e con all’interno della fasciatura medesima delle barrette in metallo, impiegato in combattimenti con un’avversario; come si può intuire il suddetto termine è errato se lo si applica ad una delle sculture di Mont’ e Prama se non altro perché il personaggio ivi raffigurato presenta solo uno dei due arti protetto da una guaina presumibilmente in cuoio e solo una mano guantata.
    I pugili non utilizzano poi alcuni spada, il nostro uomo invece mostra nella parte bassa del pugno guantato una piccola cuspide che fuoriesce da un’elsa a forma di L; tale cuspide non appartiene ad alcuna spada conosciuta del repertorio nuragico e tale lama può essere identificato con quella di una nota arma tipica ed esclusiva dell’armamento nuragico, ossia il pugnale ad elsa gammato il quale, arrivato a questo punto non deve essere considerato un’esclusivo simbolo di potere e della maturità sessuale raggiunta, ma anche una vera e propria arma di difesa personale.
    La lama del suddetto pugnale è stata interpretata erroneamente come una sorta di borchia sferica, dal momento che non se ne conoscono versioni reali nel repertorio nuragico ed è rappresentato in maniera molto stilizzata ( è appena accennata ) nella versione miniaturizzata in bronzo della scultura di cui sopra, mi riferisco al bronzetto detto ” pugilatore ” proveniente da Dorgali (Nu); se lo si osserva attentamente, quella raffigurata non è una borchia ma una lama, certo appena accennata, ma non sicuramente una borchia dato che la suddetta lama esce da sotto il guanto, e se fosse stata una borchia, essa non avrebbe spiegato il gesto del braccio verso l’alto; un braccio così rappresentato è adatto solo a sferrare un colpo dall’alto verso il basso , cioè il cosiddetto hammerfist, o pugno a martello e non sicuramente un pugno nel senso moderno del termine.
    Un pugile infine non utilizzerebbe mai uno scudo; infatti se fosse stato un pugile , esso non avrebbe mai potuto spiegare la utilità effettiva dello scudo dato che per ripararsi da un pugno bastano le braccia stesse, portate alla bisogna, davanti al viso….è vero nell’antichità esisteva una forma di pugilato abbastanza cruento nel quale i pugni erano a martello ( hammerfist ) e dove la guardia era costituito dai pugni portati sopra la testa , e non davanti come oggi…un po come accade nella boxe thailandese.

    Le armi usate dal personaggio rappresentato nella scultura del ” pugilatore” ne spiegano il ruolo di costui che non era quello del pugile ma , arrivato a questo punto, del ” pugnalatore”; prova di ciò ne siano le ferite rappresentate e riconosciute in quei pochi frammenti di busto di pugilatori giunti fino a noi moderni che presentano anche tracce di ocra rossa a simboleggiare il sangue, a conferma del fatto che esse non siano scalfitture di aratri ma apposite, precise raffigurazioni di ferite, tipiche di armi da taglio, quali coltelli pugnali o spade…

    Tuttavia ciò non esclude la possibilità dell’esistenza di pugili…il pugilato è stata la prima forma di difesa personale, se si viene aggrediti, d’istinto si sollevano le braccia e le mani, chiuse strette in pugno, e le si porta davanti al viso al fine di creare una difesa quasi perfetta ed impenetrabile ( termine tecnico questo dato che il compito di ogni pugile è proprio quello di ” penetrare ” l’avversario, cioè superare le difese di costui attraverso varie strategie quali finte etc) indizio di ciò è la statua in bronzo del cosiddetto pugile – sacerdote proveniente da una nota tomba etrusca che ha contribuito a retrodatare le nostre sculture al IX° sec.a.C. ed iconograficamente quasi identica o comunque molto vicina alla scultura di probabile ( questo si ) ” pugilatore” . La scultura in bronzo di cui sopra presenta un guantone che pende ( attraverso un perno ? ) da una guaina in cuoio.
    L’esistenza di combattimenti rituali nel mondo nuragico è decisamente da ipotizzare visto che tali personaggi possono essere interpretati come attori in giochi sacri, svolti per celebrare individui meritevoli di venerazione, eroi per l’appunto ed anche come giovani atleti impegnati in qualche rituale di passaggio al consesso degli adulti. In tale direzione si muove il noto bronzetto dei cosiddetti ” lottatori ” di Uta , il quale sembra rappresentare due giovani aristocratici ( hanno il pugnale ad elsa gammato a tracolla sul petto ) impegnati questa volta non proprio in giochi sacri ma in qualche vera e propria competizione sportiva.

    Rituali di passaggio del genere sono esistiti nel mondo antico vedasi quello dedicato ad Arthemis Ortia dei giovani spartani…e quelli tuttora praticati in alcune tribù africane.
    In tali rituali non moriva nessuno dato che parliamo di epoche contraddistinte da un alto tasso di mortalità infantile perciò i giovani rappresentavano il futuro delle comunità, massacrarli in qualche stupido rituale sarebbe stato poco intelligente, giovani ai quali spettava il compito di difenderla, di proteggerla oltre che di garantirne il sostentamento con attività quali la caccia che fungeva da status symbol ( vedasi le patere fenicio-cipriote ) e anche da insegnamento dato che i giovani imparavano con essa ad usare con maestria l’arco, prendere la mira e scoccare la freccia dopo aver studiato la forza e la direzione del vento, a muoversi con scaltrezza ed a correre ( a piedi nudi ) su vari tipi di terreno, prestare attenzione ai rumori circostanti, usare strategie per catturare la preda, migliorare la resistenza ed il fiato, tutte abilità queste che tornavano poi utili in guerra ed infine tenere alta la reputazione del clan di appartenenza.

    I combattimenti rituali del mondo nuragico dovevano essere al ” primo sangue ” per cui vinceva chi per primo tra i due contendenti provocava ferite e perdite di sangue al proprio avversario, questo sembra trovare conferma nei segni presenti nei busti su ricordati.
    Costoro infine sono da considerare eroi ?

    A mio modesto avviso si , anche se di essi non conosciamo il nome e quindi le loro vicende passate, a prescindere dal fatto che abbiano partecipato o meno ad episodi particolarmente esaltanti nel corso delle loro medesime vite.
    Per spiegare meglio questo mio concetto finale posso rifarmi al pensiero di un grande studioso, Ian Hodder, per il quale le persone nella morte diventano ciò che non sono mai state in vita.
    Tale pensiero trova una particolare conferma nelle deposizioni di infanti di fianco alle sepolture di adulti in necropoli destinate esclusivamente agli adulti…
    Nella necropoli Quattro Fontanili di Veio ad esempio, si conoscono deposizioni di infanti corredate di armi in varie combinazioni; è chiaro che non ci si trovi davanti a tombe di bambini-guerrieri-soldato ma di figli di aristoi i quali ambivano a rappresentare costoro nella rappresentazione funeraria ( cioè nell’immagine che traspare dai manufatti di prestigio del corredo ) sempre come piccoli principi-guerrieri-eroi senza che questi bambini avessero preso parte ad episodi bellici eroici, e siano stati ammessi al consesso degli adulti dato che non potevano essere considerati membri attivi della comunità.

    Come si può notare quindi….i dati provenienti dalle necropoli possono portare facilmente a dei fraintendimenti, appiattimenti interpretativi per cui tutto è aristocratico se presenti particolari manufatti di prestigio, tutto è umile al contrario se invece essi sono assenti.
    Nei casi di Heroa da me medesimo citati in precedenza ed in quello di Monti Prama , i guerrieri ivi

  6. deposti sono da considerare eroi a prescindere da una loro partecipazione ad episodi particolarmente eroici o meno ed a prescindere dal fatto che gli esami antropologici ,ancora da effettuare sui loro resti ossei ,abbiamo dato esiti positivi riguardo la presenza di lesioni ossee ( fratture, tagli netti nello spessore delle ossa degli arti o della scatola cranica ) dovute ad armi da taglio quali spade, pugnali, coltelli, del tutto compatibili con le tracce di ferite riempite di ocra rossa a simulare la fuoriuscita di sangue succitate; questi guerrieri sono stati rappresentati dai loro contemporanei ( familiari ) come eroi e sono giunti in questo modo a noi posteri.
    È ovvio che i “pugnalatori ” e ” pugile-sacerdote” di Vulci suddetti non potevano andare in battaglia per un motivo molto semplice, sono completamente nudi e ciò li avrebbe resi facile bersaglio degli arcieri, per cui sono raffigurazioni di attori atleti in giochi sacri.
    La mancanza di un alfabeto tipicamente nuragico non conferma l’inesistenza di un qualche racconto mitologico ( o più racconti mitologici o mitistorici ) scaturito dalle menti di qualche anziano nuragico che passando per quelle contrade, alla vista di quelle statue avrà raccontato al proprio nipotino , svolgendo così lo stesso compito, anche didattico, dei tanti cantori greci, coevi ai nostri nuragici ( Omero ) e degli attuali cantadores Sardi che animano le feste di paese raccontando in versi cantati ed in rima le gesta di eroi del nostro tempo come Emilio Lussu o Gigi Riva.
    La statuaria di Mont’e Prama , pur non conoscendo la mitologia nuragica, faceva degnamente parte di un qualche racconto epico. A muovermi in tal senso è stata l’interpretazione di ” immagine migrante ” data dal Dottore. Prof. Alfonso Stiglitz ai tanti bronzetti vestiti all’orientale, tra i quali famosi sono i due bronzetti di arcieri gemelli da Sardara vestiti alla “Assira” , provenienti guardacaso sempre da un contesto tombale eroico, i quali, lungi dall’essere interpretati come testimonianza della presenza di genti orientali nell’isola, sono stati interpretati più correttamente per quello che sono e cioè come ” immagini di viaggio ” in quanto portatori di vicende eroiche alle quali avranno partecipato alcuni giovani guerrieri nuragici , i quali essendo detentori di professionalità nel padroneggiare l’uso della spada e dell’arco contemporaneamente ( alcuni bronzetti testimoniano ciò ) , avranno finito per prestare servizio in eserciti stranieri come quello coevo Assiro , come mercenari le cui vicende poi saranno finite anche esse nel mito e quindi divenuti meritevoli di essere immortalati in due statue in bronzo per essere tramandate ai posteri.

    Quando i Greci vennero a conoscenza dell’esistenza di un culto eroico tipicamente nuragico svoltosi in Sardegna in un Heroon nelle cui tombe codesti eroi “dormivano con il corpo incorrotto, un sonno da immortali, ” , diedero una loro interpretazione sovrapponendo a questo medesimo culto quello di iolao e della sua tomba e dei Re Tespiadi figli di Herakle, al fine di giustificare un qualche legame di parentela tra entrambe le civiltà altrimenti inspiegabili ai medesimi greci che intravvedevano negli ” splendidi edifizi costruiti con straordinario rapporto delle proporzioni, ” l’ antica arte ellenica, in quanto soliti, i Greci, vedere attraverso la lente deformante della loro superiorità culturale tutte le vestigia di quelle civiltà a loro antecedenti.

    Con ciò avrei concluso il mio contributo.
    Spero di non essere stato noioso e prolisso e di avere, nel mio piccolo, contribuito a dare un’ altra risposta esaustiva ed accattivante, ad alcuni Vostri quesiti, pur nei limiti delle mie attuali conoscenze.
    Spero possiate pubblicare anche questa altra mia risposta.
    Nel congedarmi Vi auguro ancora buone feste.

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