Intervista di Rebecca Mais a Luigi Guelpa e al suo attualissimo “Cristiano. I grandi raccontano il più grande”

Intervista di Rebecca Mais a Luigi Guelpa e al suo attualissimo “Cristiano. I grandi raccontano il più grande”

Nov 14, 2018

“Nel nuovo millennio arriverà qualcuno che sarà più di un calciatore. Rappresenterà la nuova essenza del pallone, che sarà insieme religione per le masse e affare multinazionale. Lo spettacolo passerà attraverso di lui.” – Manuel Vazquez Montalban, 1998, Cristiano Ronaldo aveva allora 3 anni

Luigi Guelpa

Amici sportivi e non, ne parlano tutti da mesi ormai e non potevamo astenerci neppure noi! L’arrivo alla Juventus di Cristiano Ronaldo, calciatore vincitore di ben cinque Palloni d’oro, è stato accolto come un evento globale, nessuno ci credeva fino a quell’annuncio ufficiale che ha sorpreso e rallegrato tutti i tifosi di calcio italiani.

Da quel momento in poi tutte le testate sportive hanno parlato del giocatore portoghese, scandagliando la sua vita privata, le abitudini calcistiche, gli stili di gioco e di allenamento e tanto altro.

Sono spuntati diversi libri su di lui persino sugli scaffali delle librerie e fra questi abbiamo optato per Cristiano. I grandi raccontano il più grande (Undici Edizioni, luglio 2018) del Premio Selezione Bancarella sport 2010 Luigi Guelpa, giornalista sportivo che ha deciso di raccontare CR7 a modo suo, non con una biografia, sarebbe stata troppo scontata e ripetitiva, ma lasciando parlare i più grandi che lo hanno conosciuto o hanno addirittura giocato con lui.

Ma lasciamo parlare lo stesso Guelpa che tra aneddoti e calcio ci racconta se stesso e il suo libro.

 

R.M.: Perché il calcio ma soprattutto perché Ronaldo?

Luigi Guelpa: Il calcio perché nasco giornalista sportivo. Ho raccontato i mondiali dal 1998 a quelli di giugno in Russia, ma soprattutto ho raccontato e racconto storie, personaggi, vicende di vita che vanno oltre l’aspetto agonistico e i novanta minuti di una partita. Ronaldo è il personaggio dispari del pallone, più di Messi. Solo Maradona gli è superiore come immagine mediatica.

 

R.M.: Quale è stata l’occasione che ti ha permesso di intervistare i ‘grandi’ che danno vita a questo libro?

Luigi Guelpa: Come accennavo le occasioni si sono presentate ai mondiali di calcio, ma anche alle partite di Champions League o durante i campionati nazionali. Alcuni di loro li ho incontrati e conosciuti persino in maniera piuttosto singolare. Penso ad Emmanuel Adebayor, centravanti togolese, ex di Arsenal e Real Madrid (dove giocò con CR7). Me lo presentarono alla spiaggia di Lomè, la capitale del Togo, mentre beveva birra e chiacchierava con alcuni amici. Mi invitò a casa sua, dove scoprii che sul tetto della villa aveva fatto installare una statua della libertà in miniatura, ma al posto della fiaccola reggeva un pallone.

 

R.M.: Con l’arrivo di Ronaldo in Italia, alla Juventus, in tanti hanno scritto su di lui. In cosa si differenzia il tuo “Cristiano. I grandi raccontano il più grande”?

Cristiano. I grandi raccontano il più grande

Luigi Guelpa: La mia non è una biografia di Ronaldo, sarebbe stata poco appetibile, e poi sarebbe sufficiente navigare su Wikipedia per scovare vita, morte e miracoli di CR7. Il mio libro nasce invece dal desiderio che fossero gli altri a raccontarlo: i compagni di squadra, gli avversari, gli allenatori. A un certo punto ho scoperto che persino un genio della letteratura mondiale come il compianto Manuel Vazquez Montalban ne aveva parlato, vent’anni prima che nascesse il mito del fuoriclasse portoghese. Un Nostradamus 2.0. Nel libro dedico un capitolo alla sorprendente previsione.

 

R.M.: Cos’ha significato vincere il prestigioso Premio Selezione Bancarella sport?

Luigi Guelpa: È stata un’emozione forte e incontrollata. Nel 2010 sono riuscito con il “Tackle nel Deserto”, un libro edito da una minuscola casa editrice, a soffiare il premio a Reinhold Messner, accostando il mio nome a quelli di Gian Paolo Ormezzano, Lea Pericoli, Carlo Ancelotti, e soprattutto a quello di John Carlin, dal cui libro nacque il film “Invictus” con Morgan Freeman.

 

R.M.: Quando e perché hai cominciato a scrivere e come è avvenuto l’avvicinamento al mondo dello sport?

Luigi Guelpa: Il giornalismo è la mia vita e il mio tormento. Da bambino mi aggiravo per casa con penna e taccuino tentando di intervistare i miei parenti. È nel mio Dna evidentemente. Era la professione di mio nonno, Luigi come me, che purtroppo non ho avuto il piacere di conoscere. L’avvicinamento con lo sport è avvenuto nel 1978, avevo 7 anni e in Argentina si stavano giocando i mondiali di calcio. Fu una folgorazione. Mi innamorai, calcisticamente intendo, di Mario Kempes, l’attaccante dell’Argentina dalla chioma fluente e dal gol facile. Scoprii che giocava in Spagna, nel Valencia. E da quel momento il Valencia è diventata la mia squadra del cuore.

 

R.M.: Come è avvenuto l’incontro con Giuseppe Celestino e Maurizio Roccato della Undici Edizioni?

Luigi Guelpa: Maurizio lo conoscevo da un po’ di anni, è un ottimo giallista. Giuseppe invece è una conoscenza più recente. Davanti a un Martini ci siamo confidati, confessati, ed è scattata la scintilla. Undici ha un approccio molto positivo con i suoi autori: è sempre presente. Credetemi, non è così scontato nel mondo dell’editoria. Spesso per Mondadori, Feltrinelli o Sellerio sei un numero, un codice, e poco più. Giuseppe e Maurizio sono al mio fianco. Faranno (e faremo) molta strada.

 

R.M.: Chi vorresti leggesse “Cristiano. I grandi raccontano il più grande” e per quale motivo?

Luigi Guelpa

Luigi Guelpa: A Manuel Vazquez Montalban sarebbe piaciuto, c’è molta Spagna e poi c’è lui… ma non è possibile. Vorrei che lo leggessero i giovani calciatori, quelli che si approcciano all’universo del pallone e che vedono in Cristiano Ronaldo un modello. Vorrei che lo apprezzassero non solo per quello che fa in campo, ma anche per la vita spartana che si è imposto per diventare il numero uno.

 

R.M.: Progetti per il futuro? Sono previste nuove presentazioni?

Luigi Guelpa: Sulle presentazioni ci stiamo lavorando, compatibilmente anche con le trasferte di lavoro. Per il futuro mi piacerebbe raccontare storie, legate al pallone. Vorrei dar voce a personaggi, famosi e sconosciuti. Raccontandoli un po’ a distanza dal manto erboso.

 

R.M.: Grazie Luigi per la disponibilità e l’interessante intervista. Alla prossima!

 

Written by Rebecca Mais

 

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