Intervista di Rebecca Mais a Lidia Triglia e al suo coraggioso, fragile ed emotivo “Donne che [R]esistono”

“Lei atea, aveva vissuto nel vero termine religioso del sacrificio. Aveva sottratto alla sua condizione profana ogni gesto di vanità, ogni atto di egoismo. Al sacro ideale aveva consegnato i suoi studi, il suo talento, il suo tempo, il suo esserci. Tutto questo però come atto di devozione e adorazione di un essere superiore: il suo compagno di vita. Ogni intervento, ogni bambino salvato, ogni sorriso restituito erano il dono da offrire al suo Dio per ricevere approvazione.”

Lidia Triglia

Quello femminile è un universo infinito, ricco di caratteri, di esperienze, di sensazioni ed emozioni. Nessuno scriverà mai abbastanza su di loro, le parole non saranno mai sufficienti per descriverle ma chiunque lo farà con cognizione di causa lo avrà fatto per uno scopo importante.

Tra questi vi è Lidia Triglia, autrice di “Donne che [R]esistono (settembre 2018, Undici Edizioni), nata a Torino ma romana di adozione. Dieci racconti, dieci donne con le loro storie, forse tutte storie che prendono spunto dalla vita dell’autrice stessa.

Sono donne fragili e forti, donne timorose che non si arrendono mai, neppure quando gli altri vorrebbero il contrario e quando il tempo sembra ormai scaduto. Ma chi più delle donne conosce le difficoltà della vita e come ricostruire una strada che sembrava ormai impraticabile?

Donne che [R]esistono” è questo e tanto altro ma per conoscere meglio questa raccolta di racconti e la sua autrice diamo la voce proprio a lei, Lidia Triglia.

 

R.M.: Benvenuta su Oubliette Lidia. “Donne che [R]esistono”: chi sono queste donne, da dove vengono?

Lidia Triglia: Sono dieci e più sfaccettature di Lidia senza essere Lidia. Sono partita dal mio perturbante, da elementi che mi creavano angoscia e che volevo scandagliare e analizzare. Un esercizio masochistico accompagnato dalla creazione di personaggi su cui proiettare le mie inquietudini. Nel fare questo la fantasia e l’ironia hanno per fortuna preso il sopravvento sull’analisi interiore e sono nate dieci storie di donne.

 

R.M.: Dieci racconti, quindi dieci donne con dieci storie differenti?

Donne che [R]esistono
Lidia Triglia: Assolutamente sì. Dieci donne differenti per età, stato sociale, ambientazione e problematiche ma colte tutte nell’attimo in cui si frantumano le certezze su cui hanno costruito le loro esistenze e sono chiamate a rimettersi in discussione. Mi interessava quella sottile linea di confine tra ciò che si è stati e ciò che ancora non si è divenuti, lo scompiglio emotivo di transito tra la caduta e la voglia di reagire. 

 

R.M.: Per quale motivo hai deciso di rendere protagoniste dei tuoi racconti proprio le donne?

Lidia Triglia: Non è stata una scelta consapevole quanto piuttosto una risposta personale alla complessità del mio carattere. Prerogativa che penso essere di tutte le donne. Non abbiamo – per fortuna- comportamenti sempre lineari. Spesso abbiamo bisogno di strade tortuose per capire dove arrivare. Poi, nel mentre le mie protagoniste prendevano forma acquistavo anche io la determinazione a rendere onore alla fragilità e alla forza delle donne. È la fragilità che ci rende umani, che ci fa accettare i nostri limiti, e per questo ci aiuta in quell’opera di decostruzione necessaria in tutti i passaggi fondamentali delle nostre esistenze. Non volevo donne eroine, ma donne vere, reali in cui rispecchiarsi. 

 

R.M.: Un aggettivo per descrivere “Donne che [R]esistono”…

Lidia Triglia: Lascerò me lo dicano le lettrici… anzi, stilerò una classifica degli aggettivi migliori; io voto per “intrigante”.

 

R.M.: Un aggettivo per descrivere la tua scrittura…

Lidia Triglia: Imprevedibile come gli orari di stesura.

 

R.M.: Chi vorresti leggesse la tua raccolta di racconti?

Lidia Triglia: In primis donne in cerca di nuove identità e uomini curiosi degli aspetti più segreti del mondo femminile. Volendo spaziare tutti coloro che cercano letture veloci ma dense di emozioni.

 

R.M.: Generi letterari e scrittori preferiti?

Lidia Triglia: Generi letterari e scrittori preferiti hanno da sempre variato a seconda dell’età e dello stato emotivo del momento. In gioventù ero pressoché dedita alla lettura di soli uomini. Ho amato alla follia Hemingway, Carver e Pasolini sebbene diversissimi tra loro. La mia immedesimazione femminile è passata per Lidia Ravera ed Elena Ferrante e ho da poco riscoperto la grandezza della scrittura di Natalia Ginzburg. Ad oggi vuoi per pigrizia, vuoi per mancanza di tempo sono un’appassionata lettrice di racconti, primi fra tutti quelli di Alice Munro.

 

R.M.: Quando e perché hai cominciato a scrivere?

Lidia Triglia

Lidia Triglia: Tardissimo, alla soglia dei 35 anni. Gli unici precedenti tentativi di scrittura risalgono ai diari segreti delle medie. È stato inizialmente un esercizio di sopravvivenza in una fase molto difficile della mia vita, poi si è trasformato in una vera e propria dipendenza. Scrivere è insieme gioco e riflessione, solitudine e condivisione, pace e tormento. 

 

R.M.: Progetti per il prossimo futuro? Sono previste presentazioni del tuo libro?

Lidia Triglia: Sto lavorando a un terzo libro in una fase ancora molto embrionale, ma che sarà diversissimo per stile e contenuti da Donne che Resistono. Vorrei tentare l’esperimento di un libro-fiction. Con lo staff di Undici Edizioni stiamo definendo le varie date per delle presentazioni; sì ho voglia di vedere gente. 

 

R.M.: Grazie Lidia, in bocca al lupo per il tuo libro e alla prossima!

 

Written by Rebecca Mais

 

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