“La casa di Augusto. Dai Lupercalia al Natale” di Andrea Carandini: un vero enigma di strati, substrati, fondazioni e ipotesi

“La casa di Augusto. Dai Lupercalia al Natale” di Andrea Carandini: un vero enigma di strati, substrati, fondazioni e ipotesi

Nov 9, 2018

Durante i miei anni scolastici mi sono innamorata della storia: degli amori, delle battaglie, delle vittorie e delle sconfitte. Ho cercato di sondare gli animi umani dietro ai grandi personaggi che sono vissuti prima di me, cercando di comprendere il motivo di molte loro scelte.

La casa di Augusto. Dai Lupercalia al Natale

Se si vuole conoscere qualcuno, spesso, osservare le sue abitudini è un buon primo passo. Analizzare il modo di comportarsi e parlare sono i passi successivi ma tutto quello che una persona non dice, spesso, è nascosto nell’involucro più prezioso che una persona possa possedere: la propria casa.

Ci sono case appartenute a grandi uomini e/o grandi donne del passato che sono atte a testimoniare le loro passioni, i loro passatempi e ciò che li faceva sentire a proprio agio anche con intorno tutto l’apparato clientelare che ci aspetterebbe in una famiglia, per esempio, molto ricca a Roma.

Ci sono case la cui funzione è dare ulteriori scenografie ad una vita consacrata all’apparenza.

Ci sono case che sentono la necessità di duplicarsi per spiegare l’anima del possessore o confondere ancora di più chi è già convinto di aver compreso.

Una di queste abitazioni ha reso il suo studio una sorta di rebus continuo per gli archeologi. Un vero enigma di strati, substrati, fondazioni e ipotesi che porta ancora oggi i suoi disvelatori a porsi delle domande.

Ma chi era l’inquilino di questa mitica dimora?

Augusto, il primo imperatore di Roma.

La casa di Augusto. Dai Lupercalia al Natale è un saggio storico e tecnico sulla casa, anche se il termine casa mal si addice a questa immensa dimora, che si trova sul colle Palatino a Roma. Il volume è edito per Laterza nel 2008 e deve i suoi natali al professor Andrea Carandini.

Il professor Carandini ha una carriera lunghissima alle spalle, sia in ambito storico che in ambito archeologico e ha contribuito con una gran mole di pubblicazioni a far conoscere Roma, la sua storia e le sue evidenze, e a formare le nuove generazioni di archeologi.

Carandini ha partecipato allo scavo e allo studio della dimora e ce ne mostra ogni angolo conosciuto, condividendo con il lettore ogni ipotesi in merito alle ombre che ancora si aggirano sull’identificazione di alcune collocazioni degli ambienti.

La casa ha attraversato numerose fasi di costruzione, ha affrontato i cambiamenti di progetto dovuti alle virate politiche del suo possessore e, dopo la morte di colui che le ha dato forma, ha subito altre modifiche da coloro che lo hanno succeduto al potere.

In principio, vi era la casa che Ottaviano volle per sé e per la moglie Livia. Anche in questo primo stadio, non stiamo parlando di un’abitazione di modeste dimensioni ma dell’accorpamento di cinque dimore preesistenti che Ottaviano aveva comprato o ottenuto tramite le confische durante le proscrizioni. Il risultato doveva essere una domus che si articolava su due piani che ruotavano attorno a due peristili simmetrici.

Non era privo di interesse nemmeno il luogo in cui il futuro autocrate di Roma aveva voluto questo suo umile rifugio. Non lontana sorgeva la casa di Romolo, prospicente alla casa saliva la Scala di Caco e molto vicino alle mura della casa doveva trovarsi il lupercale: la grotta in cui i gemelli vennero allattati dalla Lupa.

Il futuro Augusto aveva un piano in mente e divenne chiaro quando il potere sull’impero divenne saldo nelle sue mani. Il progetto di allargò e cambiò nel medesimo momento.

Quella che era la prima casa venne abrasa per far spazio al nuovo palazzo imperiale.

Nacquero due case distinte: una pubblica e una privata, separate tra loro dal tempio di Apollo Sosiano che poneva la sua protezione sull’Augusto e sullo stato. Davanti ad esso si apriva il portico delle Danaidi, le figlie del re di Argo che sconfisse i figli di Egitto.

Andrea Carandini

Proseguendo verso le pendici del Palatino, ad un livello più basso veniva a collocarsi la Selva Apollinis, luogo in cui doveva trovarsi la teca della Roma Quadrata. In stretta connessione con la casa, sotto la teca suddetta, doveva trovarsi la grotta del Lupercale che l’imperatore aveva fatto monumentalizzare in maniera che fosse chiaro il filo rosso che legava la nascita di Roma ad Augusto come unico fautore del benessere e della stabilità dell’Impero.

Sul luogo della reale collocazione di questa grotta ci sono diverse ipotesi ma è decisamente probabile la sua collocazione al di sotto della dimora augustea.

Inoltre, il complesso della dimora terminava con la loggia che si affacciava direttamente sul Circo Massimo. Da essa l’imperatore si mostrava al popolo e dagli uffici sottostanti, un folto numero di funzionari, ne disponeva le sorti ubbidendo alle leggi del autocrate.

La dimora era sì la casa del primo cittadino dell’impero ma era anche il luogo in cui amministrava l’impero dal lato politico e dal lato religioso: Augusto, come Romolo, aveva creato una nuova vita per Roma; Augusto, come Romolo, era Roma e la sua casa era l’enorme manifesto che celebrata la sua moderazione nel mostrarsi l’unico ad essere in grado di essere lui, con tutto quello che questo comportava.

Come già ho detto, la casa, dopo la morte del suo ideatore e architetto, subì vari rimaneggiamenti per ordine degli imperatori che gli succedettero. Durante il regno di Costantino, sopra all’obliterazione del primo piano della loggia imperiale, venne edificata la chiesa di Santa Anastasia in cui, nel 326 d.C.

Questa basilica costituì un unicum sotto molti aspetti a Roma e probabilmente non fu un caso che la sua costruzione avvenne così vicino al luogo in cui Romolo ebbe la sua epifania ai pastori.

Roma, nei suoi momenti di massimi sconvolgimenti, avrà sempre bisogno dell’aiuto di Romolo per affermarsi.

Questo volume si articola in due parti: la prima è il racconto delle evidenze e della storia della dimora e la seconda, invece, è curata dalla Dott.ssa Daniela Bruno e affronta, in maniera chiara e puntuale, la situazione degli scavi e dei ritrovamenti.

Ovviamente, quello di cui vi ho parlato è solo un accenno a quello che troverete nel volume, l’intero sito è una miniera di riferimenti, non casuali posizioni e propaganda politica. Cercate nella sua casa e comprenderete, forse solo in parte, Ottaviano Augusto.

Non basta conoscere i fatti storici per conoscere Roma, servono le indagini e gli scavi per disvelarne l’anima e poter conoscere tutto quello che ha costituito la vita di chi la storia l’ha fatta. Questo gli archeologi lo sanno ed è per questo che si adoperano per svelare i veli sopra quello che la terra ancora non ci ha rivelato.

 

Written by Altea Gardini

 

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