“Fuoricampo” del Collettivo Melkanaa: l’immigrazione attraverso il calcio

“Fuoricampo” del Collettivo Melkanaa: l’immigrazione attraverso il calcio

Nov 5, 2018

Raccontare l’immigrazione attraverso il calcio.

 

Fuoricampo – Collettivo Melkanaa

È ciò che ha fatto il Collettivo Melkanaa, composto da tredici giovani autori provenienti da diversi ambiti artistici e accademici, realizzando l’opera “Fuoricamponell’ambito della prima edizione del Master in Cinema del Reale, organizzato dall’Università degli Studi Roma Tre nel 2016.

Si tratta di un’opera corale, dove la narrazione del singolo dispiega la sua forza comunicativa sull’intera collettività di migranti.

Tutti arrivano nel nostro Paese inseguendo un sogno, con la speranza di raggiungere un obiettivo, di migliorare la propria vita.

In questa comunanza di intenti sta la dimensione collettiva dell’esperienza raccontata attraverso immagini e testimonianze dirette dei protagonisti, ciascuno con la propria storia, unica e diversa dalle altre, con la propria lingua o con le proprie tradizioni culinarie e appartenenze religiose.

È in questa dimensione singola e plurale insieme che l’opera tenta una strada particolare per narrare il fenomeno migratorio e l’accoglienza nel nostro Paese.

I protagonisti sono quattro ragazzi di diverse nazionalità, nigeriana, senegalese e gambiana, che si incontrano sul campo di calcio della Liberi Nantes Football Club, una squadra di calcio composta da rifugiati e richiedenti asilo, che partecipa al campionato di terza categoria senza poter concorrere al titolo in quanto alla maggior parte dei giocatori mancano ancora i documenti richiesti dalla Federazione per poter competere a tutti gli effetti.

Questa situazione diventa per i giovani migranti metafora della loro impossibilità a mettersi completamente in gioco nel Paese in cui sono approdati e che, per molti di loro, non è nemmeno il Paese di destinazione finale desiderato.

Ma c’è anche chi, come Max, vorrebbe restare in ItaliaIl mio sogno è rimanere qui, diventare un giocatore professionista”.

E sa bene Max che tutto questo potrà verificarsi forse se riuscirà a imparare l’italiano, a trovarsi un lavoro, insomma a integrarsi nella società italiana, così come richiedono le leggi.

Fuoricampo – Collettivo Melkanaa

Nelle parole dei protagonisti la delusione per le lungaggini burocratiche, per i continui rinvii di appuntamenti, consegna di documenti, nuove richieste.

Ottenere quel pezzo di carta diventa l’ostacolo più grande.

Ma la tenacia di questi giovani uomini ci insegna molto soprattutto in termini di determinazione al raggiungimento di un obiettivo “Il mio tragitto per me è già qualcosadice Abdoulaye, consapevole che la strada è lunga e complessa, ma determinato a proseguire il suo cammino.

Magari in compagnia dei compagni di squadra, in un percorso collettivo in cui ci si conforta a vicenda, ci si confida, si scherza e si condivide, il cibo come l’esigenza di pregare.

A fare da sfondo alle storie narrate c’è la città di Roma, i luoghi dell’accoglienza e quelli del ritrovo.

Le periferie dove si concentrano i Centri Sprar (Servizio di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati) e il centro della città, quella Stazione Termini fulcro della vita sociale di molti migranti, luogo di ritrovo per fare due chiacchiere nella propria lingua, con i propri connazionali, illudendosi un po’ di essere di nuovo a casa.

 

Written by Beatice Tauro

 

 

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