Il mecenatismo al femminile: Emma Fenu intervista Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice e presidente di Amref Italia

Il mecenatismo al femminile: Emma Fenu intervista Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice e presidente di Amref Italia

Ott 24, 2018

«Nessuna donna è un’isola»: una per tutte e tutte per una. ‒ Talk Show ideato e condotto da Serena Dandini

 

Ilaria Borletti Buitoni

Firenze, dal 21 al 23 settembre del 2018, si è svolto il meraviglioso Festival, diretto da Serena Dandini, intitolato “L’eredità delle donne”: è stata un’occasione preziosa di incontro, confronto, riflessione e condivisione di progetti che ha messo in luce, raccontando e raccontandosi, donne che, in qualità di scrittrici, scienziate, artiste, attrici e filosofe, hanno trasmesso, quali vere Madri della Patria, alle generazioni future un’inestimabile eredità culturale che necessita di essere scoperta, riscoperta e divulgata.

Presso la Biblioteca delle Oblate, in un giorno assolato di inizio autunno, ho partecipato all’incontro dedicato al Mecenatismo Femminile, nello specifico a imprenditrici, manager e galleriste che si sono fatte promotrici di cultura, sulla scia della mitica Elettrice Palatina, ossia Anna Maria Luisa De’Medici che, nel XVIII secolo, fu fine collezionista e lasciò una notevole eredità alla propria città.

Oggi riporto le risposte, esito di uno scambio di riflessioni, di Ilaria Borletti Buitoni, imprenditrice nel settore farmaceutico; attualmente presidente onorario di Amref Italia Onlus, alla cui nascita e realizzazione ha contribuito attivamente; fondatrice, con il marito, della Borletti-Buitoni Trust, un ente di beneficenza londinese per il supporto e la promozione dei giovani talenti musicali. Ha dedicato attenzione e impegno alla riattivazione dell’Osservatorio Nazionale e ai siti Unesco. Nel 2013 è stata candidata alle elezioni politiche nella lista Scelta Civica; nel 2015 ha aderito di aderire al PD; ha lasciato la politica nel 2017.

 

E.F.: Le donne devono dimostrare sempre di più, sono spesso sottopagate e la loro affermazione professionale è più difficile rispetto ai colleghi. Cosa avviene in ambito culturale? Come sono le mecenati?

Ilaria Borletti Buitoni: Credo che le donne debbano sempre fare di più per ottenere quello che ottengono gli uomini e questo si verifica anche, e soprattutto, nel settore culturale e creativo, basti vedere le quotazioni dei pittori contemporanei: le donne fanno più fatica. Per quel che riguarda il mecenatismo, quando è diretto consente di vedere risultati in modo immediato: questo alle donne piace molto perché hanno un lato di concretezza nei confronti della vita molto spiccato, che le rende mecenati efficaci e puntuali, capaci di mettere l’apparenza in secondo piano rispetto al risultato ottenuto.

 

E.F.: A cosa è legato, in modo particolare, il suo lungo e impegnato mecenatismo?

Ilaria Borletti Buitoni

Ilaria Borletti Buitoni: Il mio mecenatismo è legato alle grandi passioni della mia vita: l’Africa, la musica classica e il patrimonio culturale del nostro paese; proprio in quest’ottica ho deciso di fare politica, perché l’aspetto della conoscenza, della diffusione e della tutela del patrimonio artistico è ancora, oggi, secondario.

 

E.F.: Riscontra nelle donne di oggi, anche nelle più giovani, la consapevolezza di una voce a lungo negata e un conseguente senso di rivalsa?

Ilaria Borletti Buitoni: Mi ha molto colpito come in politica le donne abbiano sempre un ruolo secondario, a volte vengono nominate ministro o presidente della Camera, però non sono quasi mai segretarie di partito che è laddove si prendono le decisioni. Io credo che il bisogno di rivalsa nasca dal fatto che, in realtà, il cammino che porta la donna verso la stanza dei bottoni è ancora molto lungo; è un cammino in cui ho visto verificarsi, nella mia vita, passi strepitosi ma la meta è lontana.

 

E.F.: Cosa vede nel futuro delle donne?

Ilaria Borletti Buitoni: Sono convinta che se il mondo fosse maggiormente propenso a dare potere alle donne sarebbe migliore. Pensiamo all’Africa, in cui il ruolo delle donne potrebbe davvero cambiare il destino dell’intero continente, ma anche all’Italia, terra figlia di due culture, quella cattolica e quella comunista, dove le donne avevano un ruolo marginale. Tuttavia, le cose stanno cambiando: lo notiamo nelle Università come Medicina e Ingegneria, un tempo tradizionalmente maschili, che oggi vedono molte ragazze andare avanti più dei colleghi maschi. Veniamo da una cultura millenaria di sottomissione della donna a un sistema di potere maschile, non possiamo pensare che retaggi, condizionamenti e paure siano cancellati in tempi rapidi; però ho visto un salto, dopo gli anni ’60, verso l’affermazione femminile che posso definire assolutamente strepitoso e credo che questo sia un risultato dal quale non si può tornare indietro.

 

E.F.: L’arte può cambiare il mondo?

Ilaria Borletti Buitoni: L’arte ha sempre cambiato il mondo: i momenti di grande fioritura creativa coincidono con i periodi “illuminati” della storia; quando l’arte si spegne, allora trova spazio l’oscurità e la barbarie ed è quello che rischiamo, forse, anche oggi.

 

Written by Emma Fenu

 

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Interviste Mecenatismo al Femminile

 

One comment

  1. Claudio Fadda /

    Fermamente convinto delle grandi capacità delle donne, così come degli uomini, quando ess* abbiano capacità di pensiero, cosa non così scontata oggi giorno, il vero problema del raggiungere i ruoli di comando, che sia un governo, una grande azienda, o una nave, non sta nell’essere inquadrati in un genere o nell’altro, quanto nell’essere comandanti ossia nell’ aver capacità e doti di comando, requisito fondamentale per ottenerne facoltà, che si sia donne, uomini, o no gender, transgender, e quant’altro suggeriscano le innumerevoli sfumature.

    “Io vi sono duce! perciò voi mi dovete obbedienza e dedizione. Lo nostro cammino sarà cosparso di sudore, lacrime et sanguine. Siete voi pronti a tanto?” – Gassman, L’Armata Brancaleone, discorso all’armata.

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