“Le pagine strappate” di Cristina Comencini: padre e figlia in un dialogo intimo e sincero

“Le pagine strappate” di Cristina Comencini: padre e figlia in un dialogo intimo e sincero

Ott 11, 2018

“Federica parlava sempre meno. Era chiusa in sé e assente. Non usciva quasi più dalla sua stanza. Scriveva messaggi al padre. Ogni mattina, prima di andare in ufficio, Forte lasciava la sua risposta sul comodino accanto al letto della figlia addormentata…”

Le pagine strappate

Un padre e una figlia a confronto in uno struggente dialogo a cui la figlia si rifiuta di rispondere. La ragione segreta dell’improvviso mutismo di Federica, la protagonista del romanzo Le pagine strappate di Cristina Comencini, pubblicato da Feltrinelli in un’edizione del 2006, è oscura.

Apparentemente nulla dovrebbe intervenire nella vita della giovane studentessa, perché lei ha tutto ciò che una ragazza potrebbe desiderare: bellezza, intelligenza e anche un’eccellente situazione economica familiare.

A voler riassumere la trama del romanzo con l’essenzialità delle parole, si potrebbe affermare che la storia è tutta qui. Ma non si può liquidare con qualche frase approssimativa la trama di un bel romanzo.

Perché nella famiglia Forte nulla è come sembra.

E, nella vita di Federica c’è molto altro che una banale crisi depressiva, che la porta a rifiutare qualsiasi tipo di contatto.

Nel suo mutismo c’è un qualcosa di non detto, di rivelazioni mancate, un’assenza di confidenza con i suoi familiari, condizioni queste pronte a farsi oggetto di difficile condivisione, e a distoglierla quindi dalla sua vita agiata.

Appartenente a una famiglia benestante, la giovane decide a un certo punto di trovar rifugio lì, in un angolo nascosto, quello che custodisce il suo dolore per un evento di cui pare non ricordare nulla; in un luogo dove niente può intervenire per renderla partecipe delle vicende familiari che le scivolano addosso, lasciandola apatica e preda di un mutismo ingiustificabile.

Perché la ragazza vuole nascondersi agli occhi del mondo, come a quelli delle due sorelle e della madre, preoccupate che l’ordinarietà della loro vita venga spezzata dal male di vivere annidato in Federica, e che trova riparo e conforto solo nell’intimità della sua stanza.

“Si mise a sedere, sfinito. La madre guardava le due figlie. Senza farsi vedere dal marito fece loro segno di tacere, di non insistere. Ci fu un lungo silenzio. Chi non fumava accese una sigaretta. Forte anche ne prese una. Le mani gli tremavano vistosamente. Il marito di Silvia seduto accanto a lui gliela accese. Non riusciva a tenerla ferma davanti alla fiamma…”

Ma, a vedere la ragazza che si lascia vivere e che dimagrisce oltremodo, il padre non ci sta.

Lui che si è sempre preoccupato soprattutto della sua professione, più che dell’andamento familiare, delegando alla moglie l’educazione delle figlie e le incombenze domestiche, è tormentato per il comportamento della figlia minore, risucchiata in una spirale da cui non può uscire.

Comportamento che diventa spartiacque e segna il labile confine fra la semplice malinconia e uno stato depressivo.

Il modo che i due adottano per comunicare sono messaggi scritti, foglietti vergati su di un improvvisato quaderno; uno struggente colloquio epistolare, che diventa equazione fra complicità e una richiesta d’amore inespressa.

Perché tutto parte da lì, da un diario con pagine strappate dentro cui era nascosto un segreto inaccettabile.

Chiuso in una morsa di inquietudine, il padre decide quindi di intraprendere un viaggio con la figlia e confrontarsi con lei in un dialogo intimo e sincero.

L’uomo si mette a nudo, denuncia i suoi limiti di genitore come quelli di uomo.

Ma nulla pare scuotere la giovane da un’antica apatia, finché un evento drammatico arriva a scuotere la loro nuova quotidianità.

Cristina Comencini

Messa di fronte a una difficile realtà Federica si vede costretta a reagire. Si scioglie in questo modo quel grumo di dolore che la attanaglia, confessa al padre il motivo principale del suo disagio, dietro cui si nasconde un evento di cui non ricorda nulla, e che suo malgrado l’ha costretta al mutismo.

Da quel momento si apre al padre un universo sconosciuto, che non immaginava avrebbe potuto sfiorare la sua figlia prediletta. Un universo fatto di miserie umane, dove purezza e brutalità sono le facce della stessa medaglia. L’uomo si farà allora investigatore, per intraprendere un’indagine e far luce sul segreto custodito fra le pagine strappate del diario.

“Si accese una sigaretta. Era di nuovo nelle angosce di quei giorni. Ricominciò a pensare ai pareri dei medici, ai discorsi familiari; ogni volta l’idea dell’estraneo gli veniva davanti e annientava le altre considerazioni. Di nuovo ricominciava a chiedersi i motivi, il perché Federica avrebbe dovuto tacere. E tutte quelle domande sembravano così assurde che si convinceva che non era possibile, e subito dopo che forse lo era…”

Romanzo impegnativo Le pagine strappate, scritto con una penna di alto livello e un registro stilistico notevole e una narrazione fluida, seppur nell’essenzialità di parole e frasi. Parole alle quali è stata impressa una singolarità tale che esprimono più del loro significato originale.

Nel suo canovaccio narrativo, il racconto segue uno schema piuttosto semplice, nel quale si dà ampio spazio alle complesse dinamiche familiari in cui sono inseriti i personaggi. Legati fra loro da un rapporto di cose non dette, gesti d’affetto non espressi, parole trattenute a forza dal filtro della razionalità, nelle loro vite si annidano sentimenti contraddittori.

I personaggi, infatti, non appaiono delineati con grande nitidezza, semmai sono un po’ nebulosi; a differenza della protagonista che, invece, è tratteggiata con limpidezza.

“L’orizzonte iniziò ad allontanarsi, a scivolare all’indietro. Intorno a loro che continuavano a camminare, rimpicciolivano gli alberi, i campi, i fiumi, finché fu possibile vederli in tutta la sua lunghezza, dalla sorgente alla foce; le città tutte intere e insieme ogni più piccola casa e strada…”

Occorre inoltre sottolineare, che i dialoghi possono apparire approssimativi, forse volutamente, in quanto non esprimono fino in fondo ciò che alberga nel cuore dei personaggi; il loro sentire rimane infatti in secondo piano, rispetto all’emotività stanziata nell’animo di Federica e ben esplicitata dal romanzo.

“Camminavano uno accanto all’altro in un’infinita distesa brulla di campi. Il brunito grigionero della terra e dei tronchi, davanti ai loro occhi infinitamente uguale e lontano, iniziò a colorarsi…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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