Selfie & Told: il cantautore Luca Cassano racconta il suo progetto musicale “Le rose e il deserto”

Selfie & Told: il cantautore Luca Cassano racconta il suo progetto musicale “Le rose e il deserto”

Ott 7, 2018

“E mi tornano in mente, quando passo davanti a uno specchio/ Certe sere di maggio in terrazzo, sussurri all’orecchio/ Guardare negli occhi i ricordi, chiusi ad invecchiare in cantina/ Inventare freddure sul mondo con la testa nel secchio// […]” ‒ “Cocci sparsi”

Luca Cassano

Le rose e il deserto è il progetto solista di Luca Cassano, cantautore classe 1985 nato in Calabria ma milanese di adozione.

Come un Tuareg metropolitano, Luca osserva col binocolo le dune, alla ricerca delle poesie che spontaneamente affiorano dalle sabbie della sua immaginazione desertica. Il testo è al centro della sua ricerca: il suo interesse è nei suoni e nelle immagini che le parole, anche senza musica, sono in grado di evocare.

Ricercatore universitario per professione, lettore vorace ed appassionato di poesia, Luca inizia a lavorare alle canzoni per il suo album d’esordio (Cocci sparsi) nella primavera 2017. Ad oggi le canzoni ci sono tutte ma l’album è ancora sconosciuto al grande pubblico (nel senso che non è ancora stato pubblicato).

Prima di lanciare il suo progetto solista, Luca ha suonato nei locali milanesi con le band Citofonare Colombo e Il quinto piano. In entrambi i gruppi Luca cantava e suonava chitarra ed ukulele.

Questa è la sua Selfie & Told.

 

L.C.: Luca quando hai iniziato a suonare?

Luca Cassano: Ho studiato chitarra e pianoforte da bambino: lunghi e noiosi pomeriggi di scuola privata. Questa dimensione “scolastica” mi rendeva la musica suonata molto indigesta all’epoca. Quindi abbandonai ogni studio e per moltissimi anni rimasi soltanto un grande ascoltatore (soprattutto di musica italiana). Al contrario, invece, ho sempre cantato: sotto la doccia, in cameretta, a squarciagola in bici per strada. In un qualche modo il canto, totalmente indisciplinato (non ho mai preso lezioni di canto…e si sente) ha sempre rappresentato per me un potentissimo mezzo per scaricare le ansie. Poi, nel 2014, in un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita, ho deciso di (ri)comprare una chitarra (Dolores, la mia adorata chitarra classica, che da allora affianca Arianna, la chitarra acustica con cui mi esibisco). Con i miei coinquilini abbiamo messo su una band sgangherata (i Citofonare Colombo) con cui, in breve tempo, senza sapere bene né come né perché, siamo riusciti ad esibirci in vari locali milanesi…e la cosa bella è che ci pagavano anche!

 

L.C.: Quando e perché invece hai scelto di passare dalle cover a pezzi scritti da te?

Luca Cassano: C’è da dire che sin da a adolescente sono stato un vorace lettore di qualsiasi cosa passasse per casa. Nella mia quotidianità non manca mai un libro: sento nitidamente il bisogno fisico di immergermi nelle pagine, in alcuni casi per fuggire dalla realtà, in altri per vederla in maniera più chiara. Dal leggere di tutto ad iniziare a giocare con le parole e buttar giù dei brevi testi il passo è davvero cortissimo. Mi sono spesso trovato a scrivere brevi poesie, sempre rimaste sepolte nei miei quaderni di appunti. Poi, all’incirca due anni fa, suonare pezzi di altri autori ha iniziato a starmi stretto ed è nata l’esigenza di tirar fuori quel polpettone di pensieri e sensazioni che quotidianamente covo, provando a trasformarlo in testi e musica. Da quando il tappo di questa bottiglia di creatività è saltato la scrittura non si è ancora fermata… e speriamo non si fermi mai. Per dar voce e strumenti ai testi che man mano andavano nascendo è nato il progetto di pezzi inediti Il quinto piano: un quartetto acustico composto da chitarra/ukulele+basso+sax+cajon in cui si cercava di integrare spinte cantautorali con funky e rap.

 

L.C.: E poi? Come arriva la scelta di passare ad una dimensione solista dopo due esperienze in band?

Luca Cassano

Luca Cassano: Il progetto Il quinto piano ha avuto tanti alti e bassi: c’è sempre stata però tanta creatività e tantissima produttività. D’altro canto, probabilmente, non siamo riusciti a trovare la giusta sintesi fra gli interessi musicali di tutti e quattro i membri della band in modo che tutti si sentissero completamente soddisfatti di quello che stavamo facendo. Gli impegni lavorativi hanno fatto il resto. La voglia di portare in giro i testi che stavo scrivendo era però ancora molto forte, ed è da questa voglia che nasce il progetto Le rose e il deserto.

 

L.C.: E così arriviamo all’attualità: Le rose e il deserto… spiegaci il nome.

Luca Cassano: È un nome molto poetico ed evocativo per un progetto che punta molto sulla poeticità dei testi. Ho letto da qualche parte che le rose del deserto nascono in condizioni climatiche estremamente rare e che rimangono sepolte sotto la sabbia finché i Tuareg non le trovano. Questo mi ha fatto pensare ai miei testi, che non nascono mai a seguito di una pianificazione, ma sempre in maniera totalmente inaspettata ed apparentemente casuale; e poi, lentamente e con delicatezza, scavando fra le sabbie del pensiero, vengono fuori le rose delle parole. In più mi piaceva che già dal nome venissero fuori le due anime del progetto e della mia musica.

 

L.C.: In che senso Le rose e il deserto è un progetto con due anime?

Luca Cassano: Nel senso che la mia scrittura dà voce a due mie esigenze ben distinte. Da un lato esternare le mie ansie e paure, il mio rapporto con le passioni e con i miei genitori, il mio amore/odio con la città in cui vivo. Dall’altro lato scrivere mi serve per gridare contro certe ingiustizie che ancora oggi siamo costretti a vedere quotidianamente, per esempio il razzismo sempre più dilagante. Penso che le rose e il deserto catturino questi due aspetti e queste due esigenze della mia scrittura.

 

L.C.: E quindi: a chi si ispirano le rose?

Luca Cassano: Beh, senza ombra di dubbio ad una serie di meravigliosi cantautori italiani, primo fra tutti Francesco De Gregori, ma anche Vasco Brondi, alcuni pezzi dei Nobraino e poi Emanuele Colandrea ed Emanuele Galoni (incomprensibilmente sconosciuti al grande pubblico).

 

L.C.: E il deserto? Dove trova le sue ispirazioni?

Luca Cassano: Il deserto è molto più arrabbiato e politicizzato. Da ragazzo ascoltavo tantissimo i Modena City Ramblers e gli SkaP, e penso che i loro testi ed il loro impegno mi abbiano molto influenzato. Oggi adoro Giorgio Canali… sarebbe un sogno suonare con Giorgione!

 

L.C.: Il titolo dell’album che vorresti far uscire è Cocci sparsi: perché?

Luca Cassano

Luca Cassano: Penso che ognuno di noi sia il puzzle di tutte le esperienze, dolori, letture, ascolti lutti, lavori, relazioni, studi e viaggi che ha fatto durante la vita. Ognuno di questi aspetti ci lascia qualcosa dentro, che prima o poi ci accorgiamo di portare sempre con noi. Come se andassimo in giro per strada, o al mare, sulla spiaggia, e raccogliessimo conchiglie, pezzi di vetro, tappi di bottiglie, sassi, pagine di giornali, libri abbandonati, legnetti e ci portassimo tutto a casa. Beh, penso che le esperienze della nostra vita siano un po’ così, un po’ dei cocci sparsi, che accumuliamo. Le canzoni di questo album vogliono parlare di questo.

 

L.C.: Abbiamo ascoltato uno dei tuoi brani: Pirati. Vuoi parlarci di questa canzone?

Luca Cassano: Pirati è l’ultima nata: una canzone che ho coccolato per tutta l’estate. Come tutte le mie canzoni è un mix di sensazioni e pensieri che ho percepito nel periodo in cui la stavo scrivendo. L’idea iniziale è figlia di un racconto di un “quasi naufragio” in barca a vela vissuto in prima persona da un mio caro amico. Da qui ho cominciato a fantasticare di incontri con dei pirati. E poi, a gamba tesa su questo testo è entrato Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, ed il protagonista della canzone ha smesso di essere un naufrago ed è diventato egli stesso un pirata. Un pirata strano però, visto che difende un deserto, dove, tra l’altro, non c’è nessun nemico: forse lo si sente in lontananza, ma forse è solo un’allucinazione. E quindi tutto ha preso le sembianze di una favola o di un sogno. E chi ci raccontava le favole per farci sognare se non la mamma, alla sera: da qui il ritornello dedicato, appunto, alla mia mamma. E poi oh, è proprio vero: la mia mamma da giovane era veramente bellissima!

 

L.C.: Quali sono gli obiettivi per Le rose e il deserto?

Luca Cassano: La mia idea è di registrare le canzoni cui sto lavorando ormai da quasi un anno e mezzo. Ce ne sono così tante pronte da poterci fare due album… bisogna solo trovare qualcuno che ci creda e che sia disposto ad investirci… mica poco!

 

L.C.: Per finire: hai in programma esibizioni live nell’imminente futuro?

Luca Cassano: Sì, ci saranno un po’ di date in vari locali milanesi nei prossimi mesi. Mi piacerebbe anche suonare in qualche locale fuori Milano, magari con l’aiuto di qualche amico. Per il momento comunque le mie canzoni sono ascoltabili su youtube e soundcloud (anche se le registrazioni sono tutt’altro che professionali).

 

Me ne resto inchiodato a difendere/ Questo confine di mare spinato/ Fra i tuoi occhi impazienti/ E i miei ricordi in formalina// Con un fucile caricato ad ansie/ Un cannocchiale per cercarti i sogni/ Seguo la luna, correggo la rotta/ Aspetto insonne che arrivi mattina// […]‒ “Pirati”

 

Written by Luca Cassano

 

 

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