Neon Ghènesis Sandàlion: l’intervista all’archeologa Cinzia Loi

Neon Ghènesis Sandàlion: l’intervista all’archeologa Cinzia Loi

Ott 6, 2018

“Attraverso la simulazione di scavo stratigrafico [i bambini] hanno compreso l’importanza della figura dell’archeologo e, al contempo, si sono avvicinati a concetti importanti e non comuni per i bambini come la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale. La diretta conseguenza di ciò è stata la presa di coscienza di queste tematiche da parte dei genitori!” – Cinzia Loi

Cinzia Loi

Ventiseiesima intervista della rubrica made in Oubliette “Neon Ghènesis Sandàlion, una breve inchiesta su alcuni argomenti che animano gli appassionati di archeologia.

Da agosto 2017 si è scelto di dar voce agli archeologi per catalogarne le dichiarazioni su tematiche cosiddette “fantarcheologiche” che, a dir loro, intralciano la divulgazione “teorizzando” con il sensazionalismo, figlio di quest’epoca di neoliberalismo.

Di contro gli appassionati sostengono a lor difesa che, talune volte, un testo di fantascienza è stato precursore di conoscenze future. In molti casi, però, ci troviamo di fronte a “tesi” che si librano nei territori dell’immaginazione con ambizione di storica realtà, come ad esempio il riconoscimento della Sardegna come la mitica isola metafisica di Atlantide, utilizzata da Platone per indurre in astrazione.

Ad un anno dall’inizio dell’inchiesta mi rendo conto che il fenomeno della “fantarcheologia” è presente in entrambe le fazioni. Sono entrata in contatto con questi due mondi sardi che guerreggiano tra loro e ho notato armistizi, sodalizi, improperi, tradimenti, atti di spionaggio. Ciò che non ho visto, o soltanto in minima parte, è stata la presenza della cultura e della passione della ricerca e dello studio.

Neon Ghènesis Sandàlion“, da tradursi con “La Sardegna della nuova nascita”, è quell’attimo che viene dopo la caduta di Icaro, che con ali di cera tentò di avvicinarsi al Sole. “Neon Ghènesis Sandàlion” è quel padre, il grande architetto Dedalo, che soccorre il figlio dal mare in cui è sprofondato, cura le ferite e perdona ogni suo azzardo.

Perché il peccato è un nostro dovere di figli, ma ancor più il riconoscerlo per un miglioramento personale e sociale. Citando Jean Jacques Rousseau: “Si deve arrossire per il peccato commesso e non per la sua riparazione.”

Il 29 settembre abbiamo potuto leggere le riflessioni dell’archeologo Alberto Mossa, ha preceduto l’archeologa Gianfranca Salis, l’archeologo Luca Lai, l’archeologa Maria Grazia Melis, l’archeologa Stefania Bagella, l’archeologa Valentina Leonelli, ha preceduto l’archeologa Giovanna Fundoni, l’archeologo Francesco di Gennaro, l’archeologo Giandaniele Castangia, l’archeologa Luisanna Usai, l’archeologo Paolo Gull, l’archeologo Piero Bartoloni, l’archeologa Viviana Pinna, l’archeologo Giuseppe Maisola, l’archeologo Nicola Sanna, l’archeologo Matteo Tatti, l’archeologa Anna Depalmas, l’archeologo Mauro Perra, l’archeologo Nicola Dessì, l’archeologo Roberto Sirigu, l’archeologo Alessandro Usai, l’archeologo Carlo Tronchetti, l’archeologa subacquea Anna Ardu, l’archeologo Alfonso Stiglitz, e l’archeologo Rubens D’Oriano.

Cinzia Loi è dottore in archeologia presso l’Università degli Studi di Sassari (Scuola di dottorato “Storia, Letterature e Culture del Mediterraneo” XXVIII Ciclo) con un progetto di ricerca dal titolo: I pressoi litici fra classificazione tipologica e indagine sperimentale. Ha partecipato a numerose campagne di scavo in Italia ed all’estero in collaborazione con Università ed Enti preposti alla tutela del patrimonio culturale. Il suo principale interesse è legato allo studio della cultura materiale e all’etnografia. Dal 2005 si occupa di archeologia sperimentale sia con progetti di ricerca sia di divulgazione attraverso percorsi di didattica per le scuole. È autrice di numerose pubblicazioni relative alla regione storica del Barigadu (Sardegna centrale) ricca di importanti testimonianze di epoca preistorica e protostorica.

Tira con l’arco preistorico ed è presidente dell’Associazione Paleoworking Sardegna, attiva dal 2005 nata con l’intento di coniugare questi aspetti con la valorizzazione delle radici culturali dell’isola (con particolare attenzione al territorio del Barigadu) attraverso progetti di ricerca incentrati sull’archeologia sperimentale (una disciplina sussidiaria della scienza archeologica tradizionale che studia – attraverso l’esperimento nel senso scientifico-galileiano del termine – i processi che sottendono alla creazione e modificazione di un manufatto) e la creazione di circuiti virtuosi che includano in essi ogni possibile risorsa, dall’ingente patrimonio archeologico a quello storico-etnografico, nonché ambientale.

 

A.M.: Quanto la leggenda e l’astrazione ha mosso gli esseri umani nel definire e creare la storia?

Cinzia Loi – Associazione Paleoworking Sardegna

Cinzia Loi: La leggenda è una narrazione antica che nasce per dare spiegazione a vicende realmente accadute o per rispondere agli interrogativi degli esseri umani. Così è accaduto in Sardegna con le domus de janas, le misteriose grotticelle capaci per la loro forma di provocare la fantasia popolare, divenute le “case delle fate” in una interpretazione dopotutto tranquillizzante della loro presenza sul territorio. Non nascondo che da bambina, dopo aver ascoltato più volte dai nonni o dagli anziani del paese le affascinanti narrazioni sulle Janas, la scoperta della “verità archeologica” mi deluse un po’.

 

A.M.: I nuraghi. Questi nostri sconosciuti. Quali altre culture presenti nel mondo mostrano le stesse caratteristiche delle nostre antiche costruzioni?

Cinzia Loi: L’archeologia nuragica negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante, ha modificato i suoi metodi e i suoi obiettivi, e sono diversi i progetti promossi da università e da altri enti che lavorano in questo senso. Per quanto mi riguarda, trovo molto stimolanti le ricerche sperimentali nello studio dei processi produttivi e delle attività artigianali che vanno ad affiancare l’analisi tipologica dei materiali e dei contesti di epoca pre-protostorica. Mi appassiona l’indagine critica della cultura materiale anche attraverso l’utilizzo di metodologie quali ad esempio l’analisi dei residui e la tracceologia. Per il resto, la somiglianza più volte sottolineata fra le costruzioni nuragiche e alcune strutture baleariche e corse, per fermarci a qualche esempio, credo possa venir interpretata come un fenomeno di convergenza. Nuraghi, torri e talaiots sono monumenti differenti, caratterizzati da una peculiare funzionalità e da una diversa cronologia.

 

A.M.: Quale potrebbe essere la risposta più accreditata per questi ritrovamenti? Che queste culture siano dipendenti da una cosiddetta madre, che la prima rispetto alla seconda sia stata presa come superiore, oppure una risposta che sia piuttosto di convergenza così che culture diverse e distanti fra loro abbiano avuto lo stesso bisogno ed abbiano aderito alla stessa soluzione?

Cinzia Loi: Come già detto sopra, credo che ciascuna delle espressioni culturali sopraccitate si sia sviluppata in modo indipendente. Ciò non significa che non vi siano state anche delle convergenze.

 

A.M.: Addentrandoci nell’etimologia, e leggendo molte opinioni, si è concordi che la radice di nuraghe sia “nur” ma non si è concordi con il significato di questa radice. Due sono le ipotesi madre: una che provenga dai fenici e che vede “nur” con il significato di “luce/fuoco” (e precedentemente dai sumeri “ur/uruk), un’altra invece di sostrato mediterraneo vede la definizione “cumulo di pietre/cavità”. Per quale scuola di pensiero patteggi o hai una strada alternativa da mostrarci?

Cinzia Loi: La grande diffusione del radicale nur anche nelle zone interne della Sardegna toglie qualsiasi dubbio circa l’origine prefenicia. La radice nur è infatti presente in parole come nurra “cavità o cumulo di pietrame” e in numerosi altri toponimi isolani. È chiaro che i termini: logudorese nurake/nuraghe, campidanese nuraxi/nuracci, gallurese naracu, continuano un vocabolo risalente almeno all’età del Bronzo, già attesto nella forma nurac nell’iscrizione romana del nuraghe Aidu Entos di Bortigali.

 

A.M.: Considerando che il problema maggiore che porta alle diverse vie di interpretazione è la mancanza di dati certi ed il cannibalismo di edifici, come possiamo prospettare la ricostruzione della storia se non con il ritrovamento di nuovi dati? Dunque, quanto è importante ricevere finanziamenti per continuare la ricerca?

Cinzia Loi

Cinzia Loi: Se da un lato gli interventi finanziari a sostegno della ricerca archeologica da parte di enti pubblici nazionali, regionali e/o locali risultano indispensabili, dall’altro l’archeologia non è solo scavo! È anche tutela, fruizione e valorizzazione del nostro patrimonio archeologico. Affinché questi elementi si realizzino, occorre però suscitare e/o incrementare nei cittadini una più forte “sensibilità culturale” attraverso azioni capaci di stimolare continuamente la curiosità, la conoscenza e la fruizione consapevole del patrimonio presente sul territorio. Al contempo è necessaria la formazione di una nuova mentalità anche fra i protagonisti della ricerca. Questa è la strada intrapresa nell’ambito delle attività del Paleoworking Sardegna, abbattendo ogni barriera possibile fra l’oggi e il passato, fra la gente e questa disciplina: l’archeologia. Un passato che grazie alle attività proposte, viene rivissuto a livello intellettuale, emozionale e anche fisico, ripercorrendo i processi mentali e la stessa manualità di lontani progenitori, la cui vita quotidiana può sembrarci miserabile, ma che invece ha costituito la struttura di esperienze che ci ha portati fino all’era informatica. Ogni attività è stata finora accompagnata da una riflessione critica sulla validità professionale, sull’approccio comunicativo adottato con l’esterno, nello sforzo di superare la frattura profonda tra chi si occupa di cultura, le istituzioni e i fruitori di essa, primi fra tutti i bambini.

 

A.M.: Nella stele di Nora ritroviamo in “fenicio” il nome della nostra isola. È il più antico ritrovamento in cui si parla di Sardegna oppure ci sono altre iscrizioni più antiche? E soprattutto sappiamo se i paleosardi (o sardi nuragici o come preferisci) si identificavano con questa denominazione?

Cinzia Loi: Che io sappia, dovrebbe essere questo il più antico documento epigrafico con la sequenza di segni: BSRDN, parola che indicherebbe la Sardegna, benché la sua interpretazione sia ancora discussa.

 

A.M.: La scrittura nuragica. Che il popolo sardo vivesse il presente e non sentisse la necessità di scrivere la sua storia come invece han fatto altri popoli?

Cinzia Loi: La scrittura è la rappresentazione di cose e idee mediante segni. Secondo gli esperti a giustificare l’invenzione della scrittura non basterebbe la sola presenza delle componenti cognitive (il bisogno di comunicare, l’abilità manuale, il pensiero simbolico, e soprattutto il linguaggio). Fu necessario il contemporaneo realizzarsi di condizioni socio-economiche e politiche favorevoli, circostanze che non si verificarono nella “Bella Età dei Nuraghi”. La Civiltà Nuragica comunica comunque con noi attraverso i suoi monumenti, i suoi manufatti, la sua arte.

 

A.M.: Chi sono gli Shardana?

Cinzia Loi: Tematica molto interessante, ma lontana dai miei ambiti di ricerca. Certo, la deriva cui stiamo assistendo relativamente a questo argomento, funzionale soltanto a screditare la categoria degli archeologi sardi, mi preoccupa un po’.

 

A.M.: Il problema della divulgazione e la fantarcheologia. Come fermare questo fenomeno e come entrare nelle case dei sardi per sfatare queste “pseudo teorie”?

Cinzia Loi

Cinzia Loi: Attraverso i più piccoli, mediante la didattica archeologica! Nel corso degli anni ho portato avanti diversi progetti dedicati ai bambini e ai ragazzi. Per mezzo di attività che vanno dalla produzione di contenitori in argilla fino alla realizzazione di una punta di freccia – situazioni ed esperienze capaci di stimolare e accrescere lo spirito critico costruttivo, la leggerezza non banale del gioco – molti di loro sono diventati i protagonisti di una storia lontana nel tempo, hanno potuto interagire con una categoria il, “reperto archeologico”, solitamente percepito come distante e pertinente ad una vaga area di specialisti lontani dall’esperienza di ogni giorno. Attraverso la simulazione di scavo stratigrafico hanno compreso l’importanza della figura dell’archeologo e, al contempo, si sono avvicinati a concetti importanti e non comuni per i bambini come la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale. La diretta conseguenza di ciò è stata la presa di coscienza di queste tematiche da parte dei genitori!

 

A.M.: Quali sono le logiche di mercato che portano a ridicolizzare la Sardegna come Atlantide, e perché non si guarda soprattutto a ciò che abbiamo e cioè l’unica isola che presenta un numero così elevato di costruzioni chiamati nuraghi?

Cinzia Loi: Aride logiche di mercato che riconoscono quale unico valore socialmente rilevante quello economico. Le azioni proposte in questi anni dalla mia associazione, oltre agli intenti scientifici, hanno voluto portare all’attenzione delle istituzioni le possibilità di stimolo economico offerte da un approccio più corretto al paesaggio inteso come rivalutazione dell’interazione fra comunità e territorio, capace di rappresentare anche un motore di sviluppo nonché una barriera efficace contro la distruzione sistematica per incuria di tutto ciò che abbiamo ereditato da chi l’ha costruito e protetto prima di noi. Solo una seria riconsiderazione del paesaggio culturale, unita a un vivere più armonico della comunità, può costituire un contributo reale allo sviluppo turistico, una possibilità per l’occupazione giovanile, uno strumento concreto e non demagogico per contrastare lo spopolamento delle aree interne dell’Isola, richiamando non già il “consumatore” passivo di “eventi” bensì il “viaggiatore attivo”, desideroso di un ruolo consapevole nell’approccio con una delle caratteristiche più vere e antiche che l’Italia, e la Sardegna in particolare, possono offrire: un paesaggio autentico mediato da una rigorosa offerta culturale. Pur nella consapevolezza che l’azione di convincimento degli amministratori e politici è lontana dall’essere conclusa, l’importanza dell’obiettivo ci spinge ad andare avanti nel promuovere la cultura del rispetto del Paesaggio, dei suoi valori e delle sue potenzialità per lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle nostre comunità.

 

A.M.: Salutaci con una citazione…

Cinzia Loi: Cultura, non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri.Antonio Gramsci, Quaderni del Carcere, 1929-1935

 

A.M.: Cinzia è stato un vero piacere conoscerti e poter osservare le attività dell’Associazione PaleoWorking Sardegna. Penso che occuparsi dei più giovani sia il metodo migliore per insegnare al popolo sardo ad amare la propria terra e la propria storia; con la conoscenza e la meraviglia e non con l’infestazione politica che invece attanaglia gli adulti (siano essi appassionati od archeologi). Ti saluto con le parole di Erodoto: “Chi possiede un arco lo tende quando deve usarlo e dopo lo lascia allentato; questo perché se restasse continuamente in tensione l’arco si spezzerebbe, e quindi gli arcieri, al momento buono, non potrebbero più servirsene. Identica è la condizione dell’uomo: uno che vuole essere sempre serio e non si lascia andare ogni tanto allo scherzo senza nemmeno accorgersene diventerebbe pazzo o idiota.

 

Written by Alessia Mocci

 

 

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Rubrica Neon Ghènesis Sandàlion

 

2 comments

  1. Giuliana /

    In gamba quest’archeologa, mi sento di condividere, tutte le sue parole.

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