“L’inferno è una buona memoria” di Michela Murgia: tra le nebbie di Avalon e le coste di Cabras

“L’inferno è una buona memoria” di Michela Murgia: tra le nebbie di Avalon e le coste di Cabras

Set 28, 2018

Michela Murgia è nata a Cabras, in Sardegna, nel 1972 ed è scrittrice e saggista. Assieme a Lisa Ginzburg e Alessandro Giammei inaugura la nuova collana Marsilio PassaParola. Una collana che per la prima volta è anche un gruppo di lettura aperto agli esperti, agli studenti, ai lettori, ai curiosi. In questi testi gli autori raccontano del mondo e di sé partendo da un libro che in un modo o nell’altro ha cambiato loro la vita.

L’Inferno è una buona memoria

In questo primo testo, L’inferno è una buona memoria Visioni da Le nebbie di Avalon di Marion Zimmer Bradley, (Marsilio, 2018) Michela Murgia racconta della sua crescita e formazione intellettuale dall’infanzia in Sardegna alla vita di oggi, e lo fa in costante dialogo con i personaggi di Zimmer Bradley.

Ma perché il coraggio della scrittrice si intuisce già dalla scelta del libro con cui si confronta, la materia britannica? È lei stessa a dircelo, sic et simpliciter: “È, per dirla brutalmente, proprio il tipo di libro che molti degli intellettuali che conosco non leggerebbero mai, perché mal sopportano l’idea di potersi emozionare per la stessa storia per cui fibrilla il cuore della loro parrucchiera. A me invece conoscere cosa muove il cuore degli altri interessa moltissimo, perché non credo che si scuota per qualcosa di diverso da quel che agita il mio”.

La scrittrice sarda si ritrae come una bambina molto curiosa, il cui nemico era la noia, alimentata dalla ripetizione sempre uguale delle favole della tradizione.

La scelta e l’innamoramento del testo di Bradley hanno allora alla base la caratteristica primaria del romanzo: Le nebbie di Avalon è un atto di rivolta narrativa, che introduce nelle storie arturiane un’altra storia, quelle delle donne che vi sono protagoniste ma il cui ruolo fondamentale viene spesso sottaciuto nella “materia di Britannia”. Le strateghe di questo racconto, che tessono le fila dei destini degli uomini a loro vicini, non sono poi così tanto lontane dalle donne che popolano l’infanzia della scrittrice.

Le nebbie, allora, diventa un libro genealogico prima che un romanzo fantasy o mitologico. Ad attirare l’attenzione dell’autrice è in particolare la figura di Viviana, descritta come la sola donna che dotata di pienezza di potere, visione strategica e umanissima volontà riesce a rimanere spietata nelle scelte; la sola donna che l’autrice abbia mai incontrato che più si avvicina alla persona di sua nonna.

Questa storia allora nasce sul mare, quando un’adolescente Michela Murgia porta il libro di Zimmer Bradley con sé e si lascia trasportare dalla lettura; una lettura che solo col tempo ha capito quanto sia stata un atto di militanza: non più solo le storie dei cavalieri della tavola rotonda o le vicende di Re Artù, ma l’entrata violenta delle donne nella trama dei racconti, a restituir loro l’importanza del ruolo che vi svolgevano.

“Attorno a quest’asse diagonale femminile si sviluppa una storia complessa dove gli uomini sono solo espedienti, quando non accidenti, da manipolare per raggiungere obiettivi più alti delle loro ambizioni, più complessi dei loro orgogli e certamente più duraturi delle loro vite.”

Così, addentrandoci nella storia di Avalon e nei corridoi dei ricordi d’infanzia della scrittrice sarda scopriamo le motivazioni importanti per il femminismo che difende e di cui è portavoce.

Un libro che al tempo le ha dischiuso chiavi di controlettura, che ha continuato ad agire dall’interno come un punteruolo, rinsaldando la convinzione della coincidenza tra le donne della sua vita, della sua infanzia, e le streghe del romanzo, che rivendicavano libertà e soffrivano di solitudine per averla ottenuta.

Michela Murgia

Michela Murgia allora ci porta alla scoperta di quel nesso tra mondo femminile e universo magico che spesso riteniamo indubbio, privo di spiegazioni, e che invece nasconde misteri, illogicità, domande e risposte su una figura femminile che nei romanzi è stereotipata ed emarginata dai giochi di potere.

Un discorso che mette in guardia da quelle varianti del femminismo, oggi così in voga, della donna I care, una donna che si prende cura, la peggiore declinazione del femminismo che determina la regola per cui se una donna vuole essere trattata come un uomo deve comportarsi meglio di lui.

“L’indocilità del femminile rispetto al maschile verrà pagata cara, a comprova del fatto che appena la donna magico-mistica esce dai ranghi del servizio all’uomo, il suo potere diventa la sua condanna”.

Con uno stile trasparente e privo di fronzoli e un atteggiamento disincantato, Michela Murgia ci porta non solo alla scoperta del fantastico universo de Le nebbie di Avalon, ma ci racconta la sua storia, come sia diventata femminista, come abbia iniziato a temere le gerarchie religiose, perché non ha mai abbandonato il mondo di Lot e la magia che certi libri regalano in un preciso momento della vita.

La magia che prepotente stilla dai libri, regalataci da streghe e stregoni con la penna, è linfa per la fantasia, per creare quotidianamente il mondo che ci circonda ripetendo già e sempre un gesto politico e militante.

 

Written by Maria Cristina Mennuti

 

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