Le métier de la critique: la famiglia e i rapporti familiari attraverso la scrittura femminile dal Nord Africa all’India

Le métier de la critique: la famiglia e i rapporti familiari attraverso la scrittura femminile dal Nord Africa all’India

Set 24, 2018

La famiglia e l’universo dei rapporti e delle relazioni che intorno ad essa si generano, sviluppano e muoiono sono un tema ricorrente nella letteratura femminile.

Donne

Le donne amano scrivere e descrivere i legami di sangue che le legano ai propri familiari, analizzano quelle relazioni che partono dalla carne e arrivano al cuore inteso come legame spirituale, sentimentale, emotivo e che, in quanto tale travalica la carne stessa da cui peraltro viene generato.

Interessante appare una analisi degli scritti di alcune famose autrici del Nord Africa e del vicino, medio e lontano oriente proprio sul tema della famiglia e delle relazioni familiari.

Nonostante le differenze culturali, in alcuni casi profonde in altri meno, si riesce a intravedere e seguire un filo rosso che accomuna il sentire femminile su questo argomento, a testimonianza del fatto che i legami che nascono dal sangue si imprimono nel DNA emotivo di chi li vive in quanto essere umano e non appartenente ad una determinata etnia o dimensione culturale.

Iniziamo questo nostro viaggio dal Marocco di Fatima Mernissi, la compianta scrittrice e sociologa che ci ha regalato molti studi e libri sul ruolo della famiglia nella società marocchina.

Le donne che ci descrive la Mernissi nei suoi lavori sono donne coraggiose che seppur costrette ad accettare un ruolo sottomesso rispetto all’uomo di casa, di fatto esercitano un potere fra le mura domestiche che finisce per diventare preponderante nell’ambito familiare.

La famiglia diventa dunque un’enclave di potere femminile, laddove all’esterno a dettar legge sono gli uomini. E quello delle donne non è un potere da poco se si considera che le case di cui ci racconta la Mernissi, per esempio nel suo libro più famoso “La terrazza proibita”, sono dei veri e propri condomini familiari, nei quali vivono famiglie allargate a nonni, cugini, zii, oltre alla famiglia principale.

Gestire una casa così affollata non è un compito semplice e non solo dal punto di vista materiale quanto anche sotto l’aspetto delle relazioni che si intessono e che devono essere costantemente tenute sotto controllo per assicurare il quieto vivere. Un ruolo dunque da alto diplomatico quello riconosciuto alle donne marocchine all’interno della famiglia.

La bastarda di Istanbul

Ci spostiamo ora in Turchia, dove grazie alla penna di Elif Shafak scopriamo un microcosmo familiare nel quale convivono sentimenti profondamente contraddittori, legami non lineari ma lacerati da risentimenti, da menzogne, da atteggiamenti che pur apparendo senza scrupoli sono sempre finalizzati a tenere unita la famiglia.

Pensiamo al capolavoro “La bastarda di Istanbul” nel quale la Shafak mette a confronto due famiglie diverse per cultura, etnia e soprattutto storicamente contrapposte addirittura in un crudele conflitto. Eppure la tenacia delle donne che popolano queste due famiglie, la loro autenticità, i sentimenti che le legano indissolubilmente, alla fine saranno gli ingredienti per tenere insieme quelli che apparivano come i cocci di una relazione familiare frantumata e dispersa.

Contesto completamente diverso è quello che ci racconta nei suoi lavori la straordinaria Suad Amiry, scrittrice palestinese che narra vicende familiari sempre influenzate dalla condizione storica che vive la popolazione palestinese, vittima di una occupazione straniera che sottrae terra, spazio e quindi vita.

Per esempio, nel romanzo “Niente sesso in città la Amiry intreccia i racconti delle protagoniste, tutte donne ormai in menopausa, delle loro vicende personali e familiari con ciò che accade nei territori occupati, di come l’occupazione condizioni la loro vita privata e familiare nella essenzialità della quotidianità.

Ne “La cucina color zafferano” facciamo la conoscenza della realtà familiare iraniana. L’autrice, Yasmine Crowther nelle cui vene scorre sangue persiano e sangue inglese, mescola sapientemente gli ingredienti delle due diverse culture che si incontrano all’interno della sua famiglia.

Ma soprattutto ci fa assaporare l’importanza delle radici, della conoscenza della propria storia, della provenienza e delle ragioni che a volte portano ad allontanarsi dalla cultura d’origine, un allontanamento fisico e spirituale che però prima o poi dovrà essere colmato.

Infatti in questo suo libro la Crowther fa compiere alle protagoniste un viaggio a ritroso nel tempo e nello spazio fisico che dall’umida Inghilterra le porterà sugli aridi altopiani iranici, alla ricerca di risposte che solo dal passato potranno arrivare, risposte sulle quali si potranno rifondare quei legami familiari che si sono spezzati tanti anni prima.

Questo nostro viaggio termina in India, un paese straordinario per molti versi, che tuttavia si nutre di profonde contraddizioni soprattutto nella sua dimensione privata e spirituale. Chitra Banerjee Divakaruni nei suoi romanzi mette sempre al centro della scena le donne e le famiglie cui appartengono e soprattutto le modalità relazionali che si sviluppano al loro interno.

Elif Shafak – Suad Amiry – Yasmine Crowther – Fatima Mernissi – Chitra Banerjee Divakaruni

Le famiglie di cui ci racconta la scrittrice indiana sono intrise di quella tradizione che spesso catapulta l’India in un contesto medievale, lontano dalla modernità che pure il paese sta conquistando sotto molti aspetti, soprattutto di natura economica.

Eppure la cultura familiare è fortemente ancorata alle tradizioni, come quella del matrimonio combinato, una pratica che continua ad essere perpetuata anche quando le famiglie indiane si trovano a vivere in paesi stranieri, quindi fuori dai confini del subcontinente indiano.

Come nel caso di “Matrimonio combinatoappunto, romanzo nel quale le protagoniste dei racconti sono tutte donne indiane emigrate negli Stati Uniti ma accomunate dall’obbligo di aver ceduto o di dover cedere al matrimonio combinato da parte delle famiglie di appartenenza.

Una tradizione che, proprio nel paese dalla intensa spiritualità opprime la sfera sentimentale, umilia la dimensione intima e privatistica delle persone, soggiogandole a regole basate sulla convenienza e sull’ipotetico onore familiare.

 

Written by Beatrice Tauro

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