Chris Agnoletto: l’album omonimo dell’outsider melodrammatico

Chris Agnoletto: l’album omonimo dell’outsider melodrammatico

Set 17, 2018

Fuori dagli schemi, melodrammatico e fin dall’immagine di copertina, Chris Agnoletto si presenta come un vero e proprio outsider della musica italiana.

Chris Agnoletto – album 2018

Un esordio a poco più di quarant’anni dopo un passato con alcuni gruppi metal che come spesso succede si sciolgono poi, una svolta all’insegna della canzone d’autore, senza rinunciare alle radici rock ed a una certa teatralità.

Se lo definissimo come un incrocio tra Marilyn Manson e Renato Zero in versione lo-fi punk, non saremmo molto lontani dal risultato della traccia iniziale “Sono ancora qui”, con un inquietante organo e cambi che sanno di classic rock ma anche di musical, alla “Rocky Horror Picture Show”.

Il musicista trevigiano però non sembra votato ad un solo genere e, anche se le atmosfere oscure prevalgono, i linguaggi cambiano con scioltezza così anche i temi, in cui trionfa una certa visione critica sulla società di oggi, senza però che scenda direttamente nel politico.

“Basta Così” è dark-wave alla “Love Like Blood” dei Killing Joke ma, grazie all’italiano, il messaggio potenzialmente si rivolge ad un pubblico più ampio, anche se sempre legato a una visione underground della musica.

La precisione non è il forte di Chris Agnoletto ma a questa, riesce ad ovviare con la presenza, la partecipazione, con il messaggio.

I testi sono sempre vincenti così come in “Canzone Per Un Amico”, ballad intima e toccante in cui si avverte il senso della perdita della persona a cui è dedicata, impreziosita da un organo elettrico distorto, chitarre lisergiche pinkfloydiane… un po’ come gli AIR di “Playground Love”; un grande esempio di songwriting firmato Agnoletto.

Di pari qualità è “Filastrocca Nera” e non vi è dubbio: i brani più dark e “inusuali” sono quelli che riescono meglio ed ogni canzone, ci mostra sorprese.

Non esiste un finale scontato o ripetizioni fini a se stesse… anzi, la tendenza, anche quando ci sono strutture più pop, è comunque “progressiva”.

Chris Agnoletto

“Come Siamo Bravi” è un brano recitato su una base minimale alla Bad Seeds e il cantante è esplicito, senza giri di parole, mentre “Carlo e Sara” è una ballad romantica, in cui il lato oscuro di Agnoletto lascia spazio a quello più pop e con un arrangiamento diverso non starebbe male nemmeno tra una programmazione radiofonica pop italiana ma queste, ovviamente, sono scelte artistiche che poi non sarebbero molto compatibili con il cantautorato dark degli altri brani.

La mente corre a quella stagione degli anni ’80 successiva al punk e alla new wave e precedente all’ondata alternative rock e grunge e quindi nomi come Garbo ma soprattutto un gruppo milanese ora dimenticato, Le Masque, prodotti dalla Target di Angelo Carrara, la stessa che poi lanciò Ligabue e che univa generi all’epoca incompatibili, come progressive e dark.

Altro nome che ritorna in mente, è quello di Fausto Rossi, da sempre voce fuori dagli schemi del rock italiano e della canzone d’autore e chiunque ami le voci non troppo pulite e un approccio senza compromessi ai testi forse avrà trovato un nuovo nome di riferimento.

 

Written by Luca Dainese

 

 

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One comment

  1. …canzoni stonate!

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