“Most Beautiful Island” di Ania Asensio: il dramma del disorientamento di molti giovani immigrati

“Most Beautiful Island” di Ania Asensio: il dramma del disorientamento di molti giovani immigrati

Ago 28, 2018

“Non esiste la sfortuna, abbiamo ciò che ci meritiamo”

 

Most Beautiful Island

Di recentissima uscita (16 agosto) nelle sale cinematografiche, Most Beautiful Island è opera prima dell’attrice spagnola Ania Asensio; che non soltanto è regista del lungometraggio appartenente al genere drammatico, ma interpreta anche il ruolo della protagonista.

Most Beautiful Island, attraverso una scenografia minimalista, quasi povera, è pellicola dall’importante contenuto sociale e di denuncia; soprattutto sulla condizione che ogni immigrato porta con sé, a qualsiasi etnia il soggetto in questione appartenga.

“Devi perdonarti, noi l’abbiamo già fatto…”

Ambientato nella Grande Mela, contesto multietnico dalle notevoli criticità, lo sviluppo narrativo riferisce delle vicende di Luciana, la protagonista, immigrata dal Sudamerica e in fuga da un doloroso passato, e di Olga (Natasha Romanova) proveniente dall’est europeo.

Entrambe le giovani ambiscono affrancarsi dalla triste e faticosa condizione di espatriate, con tutte le contraddizioni che la metropoli newyorchese prospetta loro, sprovvedute e in regime di clandestinità.

Disilluse, alla ricerca di un lavoro che permetta loro la sopravvivenza, le giovani si destreggiano a fare lavori e lavoretti di basso profilo, adattandosi anche a reclamizzare il consumo di pollo, al fine di esaltarne le proprietà alimentari, indossando ridicoli costumi da galline.

“Il miglior pollo della Grande Mela…”

Ovviamente non sono questi i mestieri che permettono alle due un sostentamento dignitoso ma, quando viene offerta loro l’occasione di guadagnare una cifra considerevole, all’inseguimento del sogno americano, accettano, senza troppo pensarci.

Olga rassicura Luciana: non si tratta di praticare dei favoritismi sessuali, ma di partecipare a un gioco per soddisfare la strana indole di un gruppo di singolari personaggi.

Sono incontri anomali quelli che vengono proposti alle ragazze, non a sfondo erotico, ma un qualcosa che per certi versi è ancora più inquietante.

Gli ospiti, gente facoltosa che fa un certo tipo di scommesse, che rasentano il surreale, è anche pericolosa. Ma le giovani, bisognose di un introito importante, raccolgono l’opportunità di partecipare a quella messinscena che, in compagnia di loro coetanee, le vede pronte a tutto.

“Ci dev’essere qualcosa dietro, non pagherebbero così tanto…”

Ma cosa accade in quella stanza da definirsi senza ombra di dubbio la stanza dei misteri? Si chiede terrorizzata Luciana, che a un certo punto vorrebbe tirarsi indietro.

Most Beautiful Island

Ma, data la conferma di partecipare a quel ‘gioco’ assurdo, non le è più possibile arretrare; e, affidandosi alla sorte, insieme ad altre povere disperate come lei, si sottopone a un agghiacciante rituale che non lascia scampo.

“Non essere così pessimista, puoi sempre tornare al tuo paese…”

Si racconta che Most Beautiful Island sia film autobiografico, tanto che nella sceneggiatura sono inseriti momenti vissuti in prima persona dall’attrice quando era un’immigrata. Spunti autobiografici che fanno di Most Beautiful Island una pellicola dall’intenso realismo.

Il film lo si può anche interpretare come rappresentazione del dramma del disorientamento di molti giovani immigrati e della crisi economica dilagante che attanaglia il mondo in epoca di globalizzazione.

È una voce fuori dal coro quella che emerge da Most Beautiful Island, film di non facile coinvolgimento narrativo, perché essenziale e di pretese scenografiche non clamorose; ma ad un occhio di spettatore attento risulta come film formativo e pedagogico, che in maniera asettica presenta lo status psicologico ed economico di immigrato.

Una voce che, senza spettacolarizzazione, denuncia lo sfruttamento dei più deboli, in questo caso delle due donne, figure positive che vorrebbero emanciparsi dalla mediocrità della situazione in cui si trovano loro malgrado.

Pur nell’essenzialità delle sequenze cinematografiche, Most Beautiful Island, con un taglio quasi documentaristico, si sofferma sul ricatto morale e psicologico cui deve sottostare gente venuta da ogni dove.

Most Beautiful Island

Ma non è solo questo l’aspetto messo in evidenza nel film.

Vi si può anche rintracciare la descrizione di aberranti perversioni cui può arrivare l’animo umano. Oltre che i vari paradossi del sogno americano e quelli di un’umanità dolente che abita la società newyorchese.

Eccellente l’interpretazione delle attrici principali come di quelle secondarie, tutte dall’intensa espressività; non dive del cinema commerciale cui spesso si è abituati, ma interpreti dotate di grande senso del realismo e calate nelle scene con assoluta naturalezza. Della protagonista, soprattutto, la regista mostra angosce e paure, quelle più intime, che appartengono soltanto a lei.

Presentato recentemente al Festival del Cinema spagnolo di Roma, Most Beautiful Island ha vinto un premio speciale della giuria di Austin, negli Stati Uniti.

“Questa è New York, mia cara…”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

 

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