Le métier de la critique: tra silenzi e rumori viaggiando entro le pieghe dell’opera di Gavino Puggioni

Le métier de la critique: tra silenzi e rumori viaggiando entro le pieghe dell’opera di Gavino Puggioni

Ago 28, 2018

Gavino Puggioni è autore piuttosto noto in Sardegna per la sua opera letteraria. Nativo di Porto Torres classe 1939, vive fin da ragazzo a Sassari.

Gavino Puggioni libri

Da sempre propenso alla riflessione e alla scrittura nella quale si è cimentato fin dall’adolescenza, inizia a rendere pubblici i suoi scritti alla fine degli anni Cinquanta, su riviste e antologie.

Ha collaborato lungamente col quindicinale “Il Sassarese” e con la rivista “La Frisaia”.

Nel 2003 pubblica Finagliosu, dodici racconti, per lo più scritti in gioventù; tra il 2004 e il 2013, con la casa editrice sassarese Magnum pubblica L’arcobaleno in giardino, poesie e brevi prose, e Nel silenzio dei rumori con ampi squarci autobiografici, poi, con Il foglio Letterario, Le nuvole non hanno lacrime, mentre in autopubblicazione Nelle falesie dell’anima.

Ultima pubblicazione in ordine di tempo è Afonie indispensabili, con prefazione di Laura Vargiu, edita dalla casa editrice Thoth di Mario Vallone.

La mia conoscenza dell’opera di Gavino Puggioni è iniziata con la lettura e la recensione della sua opera più recente, Afonie indispensabili, che mi ha colpita per la forza, l’intensità e la sensibilità del messaggio, per lo stile netto e chiaro, per la forte tensione morale e civile.

Così sono andata a ritroso, a cercare di conoscere meglio l’autore e la sua opera, leggendo Nel silenzio dei rumori e Nelle falesie dell’anima.

Sono così rimasta piacevolmente colpita, ancora una volta: un filo conduttore mai spezzato sembra legare tutta la produzione di Gavino Puggioni che si rivela uomo e autore di estrema coerenza sia nelle tematiche trattate, nell’ispirazione e finanche, almeno in parte, nella forma e nell’estetica del verso.

Parlo genericamente di verso perché anche la sua vena narrativa è prosa che si fa canto, talora nenia o lamentazione, con un ritmo interno che scorre come linfa tra le parole traboccanti di sentimento al punto da strabordare di strofa in strofa.

Nelle falesie dell’anima – Nel silenzio dei rumori

Tutto si muove tra due rive opposte: amore e indifferenza; mondo adulto mal cresciuto e mondo dei piccoli, silenziosi, deboli, infanti; passato e presente, rischio del futuro e rischio della speranza.

L’attenta osservazione di Gavino Puggioni non si ferma mai e tutto ciò che accade intorno, a iniziare dalle vicende familiari più intime sino ai fatti più o meno eclatanti di ogni angolo della terra, riguardano l’uomo e lo scrittore.

Scrivere è prendersi tutte le responsabilità possibili rispetto all’altro, è gridare ciò che tutti tacciono, è tacere quando troppi urlano, per poter ascoltare nei silenzi le profonde e nascoste verità di ogni uomo o bambino e della storia.

La sua voce si alza senza timori e remore ad accusare tutto il male del mondo, a difendere quelle piccole pianticelle calpestate che sono i bambini per le strade di un ovunque senza pace, dignità, valore, ma unica via di salvezza, unica reale speranza per un futuro migliore.

Il dire e il fare dai modi garbati, ma decisi di quest’Autore sorprendono per la lucida analisi sociale e antropologica dei nostri giorni e possiamo senza remore affermare che Puggioni è una voce di peso, non solo letterario, per l’impegno e il messaggio che da decenni porta avanti con la sua scrittura, mettendoci di fronte alla dura e nuda realtà che la colpa del silenzio grava sul singolo e diviene peccato collettivo:

“Aspettando,/ noi siamo diventati vecchi,/ quasi colpevoli, perché non abbiamo urlato/ le disgrazie del nostro tempo.”

L’infanzia è prima di tutto reale, concreta, ma anche simbolica e archetipica, è quel mondo pulito che l’uomo ha negato e nega a se stesso: “Un popolo di bambini disperati/ è dietro e dentro di noi.”

Gavino Puggioni

Nel rumore, continuo disturbo e distorsione delle verità e di ciò che è fondamentale, vale, dunque, la pena di disporsi all’ascolto, della natura, del paesaggio, del silenzio che molto ha da raccontare, della musica più sublime che è l’amore, estremo baluardo della vita nella crisi del mondo.

Gavino Puggioni fa anche i conti con gli anni che passano, ma con determinazione continua a scalare i gradini del tempo e a guardare, ancor prima che altrove, dentro di sé: “Un canto ribelle e assordante/ ha occupato il mio corpo/ e non se ne vuole allontanare.” 

Così, con grande consapevolezza e coerenza continua a portare avanti quel compito alto e civile che è la sua profonda e convinta assunzione di responsabilità di uomo e scrittore nei confronti del mondo.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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