Le métier de la critique: Elvis Presley, il re del rock’n roll, un uomo oltre il mito

Le métier de la critique: Elvis Presley, il re del rock’n roll, un uomo oltre il mito

Ago 16, 2018

“Senza una canzone il giorno non ha fine… senza una canzone un uomo non ha amici, senza una canzone la strada non ha curve…” ‒ Elvis Presley

 

Elvis Presley

Il re del rock’n’ roll. Così, da sempre, viene definito Elvis Presley.

Ma Elvis non ha inventato quel genere musicale: il rock’n’roll, infatti, veniva già interpretato da cantanti famosi quali Bill Haley, Little Richard e Carl Perkins, solo per citare alcuni nomi.

E, tra le migliaia di canzoni da lui interpretate, considerando anche le numerose versioni alternative, veri e propri oggetti di culto da parte dei fan, il numero di brani di rock’n’roll costituisce una percentuale davvero minima.

Allora perché Elvis risulta essere così rappresentativo del mondo del rock? La migliore risposta, a parer mio, la dà Paolo Ruggeri autore del libro “Elvis Presley vita, canzoni, dischi e film” quando afferma:

“Bill Haley ha avuto sì la giusta intuizione circa la musica che i giovani vogliono, ma non è in grado, con la sua aria paffuta e bonacciona, di dar loro il personaggio-simbolo che stanno cercando, specie dopo la morte di James Dean. C’è da meravigliarsi a questo punto dell’effetto che fa sugli adolescenti americani prima, e su quelli di tutto il mondo poi, l’apparizione di Elvis Presley? È giovane come loro, è bello come loro vorrebbero essere, ed ha il coraggio di esprimere, e in musica per giunta, ciò che loro spesso sentono solo confusamente. Non è corrucciato come Marlon Brando, non è melanconico come James Dean e trasforma la sorda ribellione del primo e cupa del secondo in un fatto entusiasmante, divertente ed esclusivo. I ‘grandi’ non lo possono capire. E infatti non lo capiranno…” ‒ Paolo Ruggeri

Ma, per meglio inquadrare Elvis, e tracciare del mitico personaggio un profilo che sia il più onesto possibile, sia come artista che come uomo, occorre andare alle origini, lì dove tutto ha avuto inizio. All’8 gennaio del 1935, quando vede la luce a Tupelo, nel Mississippi.

Gli effetti della grande depressione del 1929 sono ancora visibili nella disoccupazione dilagante, di cui è vittima anche il padre di Elvis, nelle povere case, soprattutto nel quartiere dove risiedono i neri.

Ma non soltanto i neri vivono una misera condizione, perché anche i Presley sono poveri.

Abitano in una sorta di baracca in legno che poggia su supporti di mattoni, per avere un minimo di protezione dalle inondazioni, così abituali in quella zona.

La famiglia Presley frequenta regolarmente una chiesa che fa riferimento ad un movimento evangelico pentecostale molto conservatore, ed è con fervore che partecipano alle funzioni domenicali accompagnate da canti spirituali, genere musicale di cui il piccolo Elvis diventa presto fautore e che amerà cantare.

“La mia voce è volontà di Dio, non mia” ‒ Elvis Presley

Il suo talento musicale viene notato da alcuni insegnanti, che lo iscrivono a più di un concorso musicale. Intuizione davvero illuminante, non c’è che dire, perché il giovanissimo risulta vincitore di alcuni premi. Malgrado le difficoltà economiche in cui versa la famiglia, a 12 anni riceve in regalo una chitarra, a confermare la sua evidente predisposizione musicale.  D’altra parte la sua voce è stupenda, ed eccellente è il suo orecchio musicale.

“Fai qualcosa che valga la pena ricordare” ‒ Elvis Presley

Per necessità finanziarie i Presley si trasferiscono nel Tennesse, a Memphis, città dove il giovane frequenta la Humes High School, distinguendosi per il suo squisito comportamento. Anche qui, attraverso la sua partecipazione a spettacoli scolastici, germoglio del suo futuro e promettente successo, Elvis viene notato per le sue doti canore. Terminato il ciclo di studi si impiegherà come autista presso la Cron Electric Company, desideroso di contribuire al magro bilancio familiare.

Elvis Presley

Un episodio particolarmente significativo, che segna l’ascesa di Presley, avviene nell’estate del 1953. È un sabato, e per fare un regalo alla madre a cui è molto affezionato, si reca al Memphis Recording Service dove, su acetato, incide a pagamento due canzoni.

L’addetta al servizio è colpita dall’originale interpretazione del giovane e, anziché cancellare il nastro come d’uso, lo serba per farlo sentire al suo capo, Sam Phillips, che conserva la segreta speranza di trovare un bianco che canti come un nero.

Da qui ha inizio l’incredibile carriera di quello che sarebbe diventato il più famoso cantante di musica leggera di tutti i tempi.

Il pubblico, rapito da quella voce potente e carezzevole al contempo, si chiede chi fosse quel nero che cantava pezzi country e quel bianco che cantava brani blues. Elvis entra così in tutte le case d’America, suscitando anche critiche e preoccupazione in quel paese benpensante e bigotto che è l’America degli anni Cinquanta.

Le sue prime sperimentazioni si rivolgono al genere country, ma il cantante saprà rappresentare ogni genere musicale, nessuno escluso. Molte delle sue canzoni si possono definire ‘ritmate’, ma la stragrande maggioranza è rappresentata da brani melodici, i cosiddetti ‘lenti’.

Una produzione davvero imponente, la sua, che ha influenzato gruppi musicali e cantanti singoli che gli sono succeduti. Gli U2, i Beatles e Bruce Springsteen fra questi, fino ad arrivare agli italiani Little Tony, Adriano Celentano e Bobby Solo che, cercando di emularne le movenze hanno dovuto fare i conti con il personaggio Elvis. Senza tuttavia eguagliarlo.

 “Prima di Elvis non c’era niente” John Lennon

Ascoltare Elvis per la prima volta è come scappare di prigione” Bob Dylan

Affermeranno questi due apprezzabili esponenti della canzone, giudizio che dà la cifra della portata che Elvis ha avuto, e che ha segnato anche il loro percorso musicale.

La sua fama si diffonde ancor prima delle sue apparizioni televisive: alcune sue interpretazioni radiofoniche suscitano un interesse tale da provocare, in anticipo, un altissimo numero di prenotazioni dei suoi dischi. Anche se dati e numeri aiutano fino a un certo punto a comprendere la forza che Elvis ha impresso al mondo della musica.

Il suo modo di porsi è innovativo e, sintetizzando il pensiero e le sensazioni di un’intera generazione offre al pubblico un’immagine nuova, portando alla ribalta un genere canoro rivoluzionario.

Le sue movenze, insieme a una voce singolare, prima di allora mai viste e mai ascoltata, fanno breccia nel cuore di molti ragazzi: tutto ciò che appartiene al passato diventa preistoria.

Seguono poi le sue prime apparizioni televisive: da quel momento la sua popolarità sarà in totale ascesa.

Divi come Frank Sinatra, che inizialmente lo trattano con sufficienza ed ironia, lo reclamano quale ospite nelle loro trasmissioni.

“Segui il tuo sogno, dovunque il sogno ti possa condurre” ‒ Elvis Presley

Elvis Presley in Tupelo, Mississippi
Sept 26, 1956
© Roger Marshutz

I suoi dischi vendono milioni di copie in tutto il mondo (si racconta che ad oggi il numero di dischi venduti abbia abbondantemente superato i due miliardi di copie). Con il successo e i primi guadagni per i genitori di Elvis sembrano finiti i tempi duri: quale segno del suo affetto regala loro una splendida abitazione.

Ed è a questo punto che il cantante fa un incontro determinante per il suo futuro: quello con Tom Parker, che si autodefinisce ‘colonnello’, anche se il titolo di colonnello è del tutto onorifico, perché pare non esserci corrispondenza fra i suoi trascorsi militari e tale appellativo. Il Parker, intorno a sé costruisce una sorta di leggenda, esagerando fatti di cui non sarebbe mai stato protagonista.

Ma, subodorando le potenzialità insite nel giovane Elvis, farà credere allo stesso e ai suoi genitori di essere l’artefice della sua notorietà. Ingenuamente, Elvis si affida a lui, non immaginando che Parker stabilisce per sé compensi molto superiori di quelli che apparterebbero di diritto a Presley.

Sono i primi anni Sessanta quando ha inizio il suo periodo hollywoodiano. Saranno 33 i film girati da Elvis, tutti successi di cassetta senza alcuna pretesa artistica, ma commediole simpatiche e di sicuro impatto con il pubblico, oltre che ottimo trampolino di lancio per le sue canzoni; tanto che, gli album tratti dai film da lui interpretati, venderanno milioni e milioni di copie.

Nonostante la critica li cataloghi come filmetti di dubbio gusto, le pellicole di cui Elvis è protagonista vengono proiettate nelle sale di tutto il mondo, riscuotendo un trionfo di pubblico che va al di là di ogni aspettativa e, fatto notevole, incassa una popolarità che non si è mai riscontrata in altri cantanti.

L’opinione dei critici non è benevola con il giovane Elvis, semmai lo considera un pessimo attore, giudizio che, a parer mio, non corrisponde affatto al vero. Anzi, il cantante possiede eccellenti qualità recitative.

Semplicemente, le trame prestate a certe pellicole sono un pretesto per promuovere le sue canzoni, e con la conseguenza negativa che non hanno la facoltà di mettere in luce il suo talento cinematografico. Certamente, non avrebbero potuto rivelare la predisposizione alla recitazione neppure se Elvis fosse stato un attore del calibro di Lawrence Olivier.

Basti pensare che in un film della durata di 80/90 minuti canta circa quindici canzoni, per una durata complessiva di quasi 50 minuti. Dunque, come poter mostrare la propria abilità interpretativa se la pellicola è coperta quasi per intero dalle canzoni?

Elvis Presley

Fra i film prettamente commerciali vi sono però alcune eccezioni. King Creol del 1958, per esempio, in italiano La via del male. Film tratto dal romanzo di Harold Robbins dal titolo A stone for Danny Fisher è film, per contenuto e trama, che va oltre a ciò che è rappresentato nelle già citate commedie.

La trama è articolata sulla situazione problematica in cui si trova Danny, giovane pieno di buoni sentimenti ma, combattuto fra un comportamento non proprio limpido e quello di ragazzo onesto che vorrebbe seguire la retta via, che sarà infine prevalente sulla disonestà.

In un primo momento si pensò di affidare il ruolo di Danny a James Dean ma, in seguito alla precoce morte dell’attore, emblema del clima di ribellione giovanile di quegli anni, il ruolo fu affidato a Elvis.

Altro film che contiene un messaggio importante, la trama si basa infatti su problematiche sociali serie, è Wild in the country del 1961, in italiano Paese selvaggio.

In questa pellicola, il protagonista, tale Glenn Tyler, è un giovane che si ribella alle infelici situazioni che la vita gli mette davanti. Aspirante scrittore, il ragazzo vorrebbe ignorare la sua inclinazione e lasciarsi andare a un comportamento bieco. Ma, con l’aiuto di una psicologa, sarà capace di sollevarsi e affrontare le avversità con coraggio e determinazione. Scritto da uno degli autori più quotati del periodo, in Paese selvaggio Elvis Presley si rivela un attore di talento, dalle eccellenti qualità interpretative.

All’epoca, qualche voce fuori dal coro propose la nomination all’Oscar per questi film e per il suo interprete, ma il cosiddetto ‘colonnello’, molto furbescamente, decise diversamente; per scopi meramente economici distolse Elvis dall’affinare le sue capacità recitative che, in maniera evidente emersero da queste due pellicole, grazie anche alla sua presenza scenica non comune.

Il 1967 sarà per Elvis l’anno in cui si consacra all’amore, quello con la A maiuscola, sposando Priscilla; nell’anno successivo nasce la figlia Lisa Marie. Purtroppo, il matrimonio è destinato a fallire, e la sua vita sentimentale subisce un tracollo da cui si solleverà a fatica.

Ma, la sua carriera avrà ancora picchi di popolarità disseminata da segni di affetto che il suo pubblico non gli ha mai fatto mancare. Anche se la sua parabola con il mondo dello spettacolo sembra destinata ad esaurirsi, dopo un periodo di lontananza dal palcoscenico.

Nuovamente intensifica la sua presenza con concerti che deteriorano il suo fisico, e che lo portano a sprofondare in anni bui, così diviso fra estenuanti performance, pillole per restare sveglio, cocktail di alcol e droghe, che minano il fisico e la mente del cantante. Prigioniero della sua fama e del sistema che lo vuole sempre sulla ribalta, diventato uno dei più grandi idoli musicali di tutti i tempi, Elvis Presley si spegne da solo, nel silenzio della sua casa e nel luogo più umile di essa.

Elvis Presley

È il 16 agosto 1977, quando all’età di 42 anni, il cantante scompare dal palcoscenico della vita e della musica. Si trasforma in leggenda, restando nell’immaginario collettivo una delle più grandi icone del Novecento.

Alcuni, addirittura continuano a perpetrarne la memoria attraverso festival e tour a lui dedicati. Forse, per sublimarne la morte e credere che risieda ancora in qualche angolo nascosto del pianeta.

Perché, nonostante la sua scomparsa, per il pubblico è difficile credere che non sia più in vita, e continua a celebrarlo come se non fosse stato consegnato all’eternità.

La sua dimora, Graceland, dichiarata monumento nazionale, è il secondo luogo più visitato degli Stati Uniti, dopo la Casa Bianca.

Per concludere una breve considerazione sul successo di vendite realizzato da Presley. Ovviamente, se dovessimo interpellare gli estimatori del grande Elvis, a proposito di quella che si ritiene essere la migliore canzone del ‘re’, i pareri sarebbero discordi.

Ma, basandosi sul successo ricavato dalle vendite, si può affermare che It’s now or never, in italiano O’sole mio, per esempio, ha venduto oltre 20 milioni di copie. È comunque difficile stabilire realmente il numero di copie vendute, tenendo conto che in riferimento ad un album, il quale contiene diverse canzoni, a volte lo si cataloga come un unico disco, mentre sarebbe più di uno il disco venduto.

È perciò un discorso molto complesso, che varia con l’andare del tempo.

Perché ancor oggi le vendite attribuite a singoli o ad album sono sempre in numero considerevole. A testimoniare la portata artistica e scenografica di cui Elvis Presley è stato protagonista.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

 

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