Donne contro il Femminicidio #46: le parole che cambiano il mondo con Cynthia Collu

Donne contro il Femminicidio #46: le parole che cambiano il mondo con Cynthia Collu

Ago 15, 2018

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per Donne contro il Femminicidio, di Cynthia Collu, scrittrice milanese. Nel 2009 ha esordito con “Una bambina sbagliata”; il suo secondo romanzo “Sono io che l’ho voluto”, che narra una storia di violenza contro le donne, ha ricevuto il Premio Speciale della Critica nel Concorso del Premio Letterario Città di Cattolica 2018.

 

Femmina

Mai sostantivo fu tanto esaltato, bistrattato, venerato, vituperato, svilito, incensato. Femmina come Eva, che porge la mela della tentazione ad Adamo, e con voce suadente gli dice, Mangia anche tu! Femmina che apri le gambe al Peccato. Femmina come Elena, icona dell’eterno femminino, colpevole, proprio per la sua bellezza, della guerra e dei lutti tra gli uomini. Femmina figlia del Diavolo. Femmina come Maria simbolo di purezza e castità, Madre che schiaccia col sacro piede la testa del serpente. Femmina ventre, conforto, accoglienza. Femmina come Maria Goretti, martire e simbolo controvoglia della purezza, morta a solo undici anni in seguito a un tentativo di stupro (massacrata con un punteruolo, morì in ospedale per setticemia conseguente a un intervento chirurgico. La chiesa ne ha fatto una santa). Femmina giglio, agnello pronto al sacrificio. Personalmente la parola femmina mi fa venire in mente la vita, in tutta la sua gamma esplosiva: le risate tra amiche, il sole sulla pelle, la pioggia che rinfresca, la voglia di sedurre, il coraggio, la resistenza al dolore e alla fatica, la forza di andare avanti. Femmina è per me Potenza Creatrice. Una delle più belle immagini che ricordo l’ho trovata nel racconto “Gondole” di Cees Nooteboom. “Non assomigliava a una nave quando gli passò davanti. O forse sì, molto leggera, con una sola piccola vela, pareva librarsi al di sopra dell’acqua.”

 

Femminismo

Cynthia Collu

La parità? Non è un mio problema. Che gli uomini se la conquistino!” (una mia amica a proposito del’argomento). Vissuto di striscio, quando ci si liberava del reggiseno e lo si bruciava nelle piazze, quando si urlava al mondo, L’utero è mio e me lo gestisco io, mi sono sentita da sempre profondamente femminista, ma non di quel femminismo becero che ce l’ha col maschio (povero cristo, anche lui vive la difficoltà del suo ruolo, dell’imposizione culturale e sociale che lo vuole solo vincente, potente, arrogante, aggressivo), ma di un femminismo che va nel profondo, proclamando la parità di diritti per vivere bene assieme, per costruire assieme; “a favore”, non “contro”. Ero femminista a dodici anni, quando mia madre chiedeva solo a me di apparecchiare e sparecchiare la tavola, e se protestavo che anche i miei fratelli dovevano farlo, lei mi rispondeva, Sei tu la femmina. Lì ho iniziato a capire e avrei sempre più capito: l’ingiustizia del trattamento di ruolo è una realtà che si ritrova in tutti gli ambiti sociali. C’è un errore di fondo nella contrapposizione continua tra maschi e femmine. Bisognerebbe considerarci (e che la società ci considerasse) in primo luogo come “persone”. Solo quando noi donne saremo viste solo come persone, e non contrapposte all’eterno elemento maschile, finalmente avremo raggiunto la cosiddetta “parità”.

Femminicidio

È un problema antico come Adamo ed Eva. Non è solo in Cina che si ammazzavano le neonate femmine ma, sino alla metà del secolo scorso, le bambine venivano uccise subito dopo il parto anche nelle nostre campagne del sud perché erano solo bocche inutili, mentre la campagna ha bisogno di braccia forti e vigorose. Se facessi una carrellata dei giudizi sulla donna dei grandi pensatori, ci sarebbe da rabbrividire. Ne riporto solo qualcuno.

Il più gran male che Dio fece è questo: le donne. A qualche cosa par che servano, ma per chi le possiede sono un guaio.” Semonide

Zeus, perché hai dunque messo tra gli uomini un ambiguo malanno, portando le donne alla luce del sole?Euripide

Con la donna non esser mai dolce, non confidare ogni parola che sai, ma dì una cosa, e lascia l’altra nascosta. Altro ti voglio dire e tu mettilo in cuore: nascosta, non palese, alla terra dei padri fa approdare la nave: è un essere infido la donna” dice Agamennone a Ulisse nell’Ade. Neanche Penelope dunque, la fedele Penelope, è al riparo da ogni sospetto. È donna.

Non è la madre generatrice di quello che è chiamato suo figlio: ella è la nutrice del germe in lei seminato. Il genitore è colui che feconda: ed ella, straniero a straniero, salva il germe, quando un dio non l’abbia già distrutto.” Oreste, figlio di Agamennone e Clitennestra che per vendicare il padre ha ucciso la madre, viene assolto dal tribunale in base a questa asserzione. Diritto assoluto su di lei, anche di ucciderla.

Considerata alla stregua di una proprietà buona sola a custodire il seme maschile. Esclusa dalla vita politica e da quella sociale. Tra le romane, in parte più fortunate, il divieto assoluto di bere vino durante i banchetti. Arrivo alla Chiesa.

Donna, tu sei la porta del diavolo.” Tertulliano, uno dei padri della Chiesa

Le donne non dovrebbero essere illuminate o educate in nessun modo. Dovrebbero, in realtà, essere segregate poiché sono loro la causa di orrende ed involontarie erezioni di uomini santi.” Agostino

E qui mi fermo.

Oggi si parla tanto di femminicidio, dimenticando spesso che è solo la punta di un iceberg. Sotto, sommerso e terribile, c’è un altro problema, più subdolo perché meno identificabile: quello della violenza psicologica; non visibile, coinvolge famiglie di qualsiasi ceto sociale, ed è ancor più pericoloso in quanto scorre nascosto agli sguardi degli altri. Se uno schiaffo è riconoscibile come violenza, difficilmente un’offesa o una frase denigratoria lo sono; un livido dopo alcuni giorni sparisce; una ferita alla propria autostima potrebbe non guarire mai, portando la donna a pensare di “meritarsi” la violenza del marito.

Ho scritto il mio secondo romanzo, “Sono io che l’ho voluto”, proprio su questa tematica. Perché prima della violenza fisica e dello stesso omicidio c’è sempre tutta un’escalation di maltrattamenti psicologici e di abusi dai quali difficilmente la donna riesce a difendersi. Dopo la pubblicazione, ho ricevuto dei ringraziamenti da parte di donne che in questo rapporto vittima-carnefice si sono riconosciute. Ma quello che mi ha fatto più piacere è stato sentirmi ringraziare anche da uomini, che in parte – per fortuna solo in parte – nel protagonista del mio romanzo hanno riscontrato qualcosa che li riguardava.

 

Educazione Sentimentale

Ecco una parola che non mi suscita pensieri particolari… a parte il bel romanzo di Gustave Flaubert!

 

Written by Emma Fenu

 

 

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