“Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini: 34 donne che hanno lasciato un segno del loro passaggio

“Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini: 34 donne che hanno lasciato un segno del loro passaggio

Ago 1, 2018

“Narrare queste biografie è stata par me un’esperienza umana formidabile, che a volte mi ha fatto sentire come un’esploratrice d’altri tempi alle prese con un continente sconosciuto e ricco di sorprese”. ‒ Serena Dandini

Il catalogo delle donne valorose

Sono 34 le figure di donne raccontate da Serena Dandini nel libro biografico Il catalogo delle donne valorose, edito da Mondadori, e di recente pubblicazione.

34 donne che hanno lasciato un segno del loro passaggio e 34 le storie che le appartengono.

Diverse l’una dall’altra per cultura, per estrazione sociale, per collocazione spaziale e temporale, sono però legate da un unico filo conduttore che ha attraversato le loro esistenze: l’avere fatto della loro vita un modello di autodeterminazione.

Di alcune si è sempre saputo poco, quasi nulla, ma ugualmente hanno contribuito a rendere migliore il tempo in cui sono vissute, andando anche al di là della loro epoca.

D’altra parte, come sottolinea l’autrice, a molte, sia quelle citate nel testo come ad altre, tutte dispensatrici di esperienze importanti, non è stata dedicata neppure una strada. Questo, per dare la cifra del ruolo ricoperto dal genere femminile fin dai tempi più remoti.

Le donne di cui Serena Dandini dà conto non si sono arrese di fronte alle avversità incontrate e sono andate oltre. Oltre a quello che il tempo in cui sono vissute avrebbe consentito loro di fare.

Coraggiose, tratto distintivo che trasversalmente le percorre tutte, e intraprendenti, si sono affermate nei diversi campi del sapere o si sono dedicate a elevate cause umanitarie.

Molte di loro sono state perseguitate, incomprese, ma non hanno mostrato cenni di debolezza; senza il timore di fallire quasi sempre hanno raggiunto l’obiettivo originario che si erano preposte.

A ogni figura di donna l’autrice ha associato una rosa, che vivaisti esperti hanno dedicato loro nel corso del tempo. Di specie rara o più comune, poco importa, l’essenziale è che il fiore sia simbolo di ciò che hanno rappresentato, e dell’eredità che hanno lasciato alle generazioni successive.

“Ella è la persona più compiuta che abbia trovato sulla terra. Sì, prima di conoscerla credevo che persone come lei dotate di tutte le perfezioni del corpo e dello spirito non esistessero che nei racconti delle fate, nei sogni di un poeta”. ‒ Heinrich Heine, a proposito di Cristina di Belgioioso

La narrazione della vita di queste donne valorose scorre fluido come in un bellissimo film, mentre le parole s’inghiottono l’un l’altra in una sequela che pare senza fine; perché le donne di cui la Dandini fa memoria sono numerose, e delle altre non citate, si è forse perso il ricordo nell’oblio della storia.

A dare il via a una sorta di celebrazione, che però celebrazione non è, in quanto nel libro viene riferito in maniera asciutta e veritiera ciò che ha realmente contrassegnato queste donne, è Ilaria Alpi, la giovane vittima di un sistema che stava al di sopra delle sue forze, e che ha pagato un prezzo durissimo per amore della verità.

Josephine Baker, donna eccellente e coraggiosa che ha fatto del suo corpo uno scudo per proteggere se stessa e altri. Nellie Bly, antesignana del giornalismo, iniziatrice del giornalismo d’inchiesta ed esempio positivo di donna al di fuori degli schemi, in tempi in cui essere donna non era affatto un’opportunità.

Grazia Deledda

Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura, e italiana di cui è doveroso andare fieri.

Alice Guy, innovatrice del mondo del cinema, e iniziatrice del mestiere di regista.

Marie Gouze, che diverrà poi Olympe de Gouges, paladina dei diritti delle donne e delle loro rivendicazioni. Autodidatta, donna di una modernità straordinaria, nonostante sia vissuta durante la rivoluzione francese, ha pagato con la ghigliottina la forza delle sue idee.

“L’ostracismo contro Olympe e le sue ide non si fermò con la sua morte, ma continuò nelle penne degli storici e degli intellettuali che la dipinsero nel tempo come una folle fuori di testa, un’esaltata – appunto – che era andata contro la propria natura di donna sfidando le Colonne d’Ercole del potere maschile”. ‒ Serena Dandini

Inoltre, donne che si sono distinte per aver intrapreso battaglie in favore dei diritti civili: Angela Davis fra queste. Miriam Makeba, donna dotata di grandi doti canore, strumento di cui ha fatto un buon uso, intraprendendo battaglie per il suo paese.

Cristina di Belgioioso, di nobile discendenza, ha speso la sua vita alla causa risorgimentale italiana, dedicandosi poi ad altre opere filantropiche.

Un’appartenente alla Resistenza italiana, Irma Bandiera, seviziata e uccisa in prossimità della casa dei suoi genitori. Donna che non ha abbracciato le armi, ma che ha sentito come un imperativo a cui non poteva sottrarsi il suo impegno per una giusta causa, che purtroppo le è costata la vita.

“Ci sono dei dettagli nelle storie delle persone che a volte colpiscono più delle cose importanti, e io non posso dimenticare l’immagine del vestito rosso a pois bianchi che Irma indossava il giorno del suo arresto, un capo di cotonina fresca e comoda, infilato una bella mattina d’estate come una promessa di felicità da cogliere al volo”. ‒ Serena Dandini

Ipazia d’Alessandria. Non poteva certo mancare la figura dell’eccellente scienziata vissuta intorno al 400 d.C. in Alessandria d’Egitto; trucidata e fatta a pezzi, in nome di una supposta inferiorità femminile. O più probabilmente perché la superiorità del suo intelletto era motivo di paura per gli uomini del suo tempo.

Attrici quali Jeanne Moreau e Monica Vitti. Donne diverse fra loro, ma accomunate dalla forza del principio di indipendenza e libertà in cui hanno sempre creduto, a scapito anche di non essere apprezzate come avrebbero dovuto.

Serena Dandini

Molte altre sono le figure illustri di cui la Dandini racconta nel suo eccellente libro: sarebbe troppo lungo citarle tutte, non me ne vogliano quelle che non sono state qui ricordate. L’ha fatto l’autrice con grande capacità divulgativa nel suo testo, appassionante e appassionato.

Sviluppato con un registro scorrevole che s’insinua fra le parole, Il catalogo delle donne valorose invita la lettrice, e dovrebbe invitare anche il lettore maschio, a fare propria una lettura coinvolgente che apre uno scenario, a volte sconosciuto e a volte inaspettato, sull’universo femminile.

Obbligando i lettori ad assorbire parole e frasi, incatenate fra loro in una suggestione di fatti, tali da renderli consapevoli, più di quanto lo fossero prima, della valenza umana e di intelletto che le 34 donne hanno avuto. Non sono state soltanto spettatrici e testimoni del loro tempo, ma di un tempo a cui hanno partecipato in veste di assolute protagoniste.

Donne, quindi, che hanno giocato un ruolo di elevata importanza, che dovrebbe essere riconosciuto anche da certi uomini, i quali a volte si arrogano diritti che non gli spettano, né per appartenenza di genere né per una supposta e inesistente supremazia.

La libertà e l’emancipazione ce le ha nel DNA da quando ha deciso di disobbedire ai suoi genitori che avrebbero voluto per lei ‘una vita classica, con un matrimonio classico, magari vestita con un tailleur classico’; con un istinto formidabile ha subito scelto la propria strada autorizzando le giovani attrici venute dopo ad avere fiducia nei propri mezzi, a osare carriere non canoniche e a sperimentare ruoli non stereotipati”. ‒ Serena Dandini a proposito di Monica Vitti

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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