“Fabricas” scritto e diretto da Manuel Ferreira ed Elena Lolli: il movimento dell’anche noi all’Estate Sforzesca

“Fabricas” scritto e diretto da Manuel Ferreira ed Elena Lolli: il movimento dell’anche noi all’Estate Sforzesca

Lug 27, 2018

“In Argentina ora chiedere di lavorare/ è qualcosa di sovversivo// Le imprese recuperate sono come il tango:/ passionali e un po’ folli” Maria Del Valle fondatrice della cooperativa che gestisce l’albergo Bauen

Si parla tanto di costo del lavoro/ ma perché nessuno parla mai del costo degli imprenditori,/ che è molto più alto?”. Luis Caro, avvocato e rappresentante dei Movimiento fabricas recuperadas por los trabajadores

Fabricas – Photo by Monica Macchi

Fabricas (ultimo atto della trilogia dedicata all’Argentina dopo “Gente come uno” e “Mapu Terra”) è una produzione della Compagnia Alma Rosé (che in collaborazione con Artepassante ha uno spazio nel mezzanino della fermata Repubblica del Passante Ferroviario) con testo e regia di Manuel Ferreira ed Elena Lolli.

Si tratta di un concerto-spettacolo che alterna monologhi di Manuel Ferreira, (che per questo ruolo nel 2009 ha vinto il Premio “Milano per il Teatro” come Migliore Attore) con i video di Daniele Cereda, le musiche originali di Mauro Buttafava (chitarra e percussioni) con Gianmaria Stelzer al violoncello e Marco Fior alla tromba.

Catapultati in una Buenos Aires-calamita per gli speculatori e gli affaristi, con quartieri privatizzati e video-sorvegliati che sembrano ricalcare il film di Rodrigo Plà “La zona”, ce ne allontaniamo ben presto per addentrarci nei barrios tra i piqueteros e al vero centro dello spettacolo: il lavoro, quello perso e quello riconquistato, ma anche e soprattutto quello condiviso con l’intera comunità, riferimento imprescindibile per tutte le Fabricas, le fabbriche recuperate.

Divise in capitoli che tratteggiano il contesto sia economico (come in “Una moneta per l’autobus” dove Sandra racconta della sua rabbia e del senso d’impotenza pensando alla figlia che deve andare a piedi perché anche pagare il biglietto diventa un lusso e viene molestata) che quello socio-politico, le storie raccontate seguono un copione simile.

Fabricas – Photo by Monica Macchi

Inizialmente il padrone smette di pagare e poi fa sparire i macchinari (così Gustavo della cooperativa Patricios racconta di quando in 33 si sono chiusi in fabbrica per salvarla e far ripartire la produzione e con l’idea di “recuperare tutto, anche l’aria”…e questo è stato realizzato creando una radio), poi arriva la solidarietà concreta della gente (tra tutti, Julio Berlusconi che abitava a fianco della Tipografia Chilavert e grazie ad un buco nel muro divisorio permetteva la distribuzione dei libri) e delle altre fabbriche recuperate, poi si aprono al territorio e alle comunità (così il Bauen, un albergo a 5 stelle costruito per i Mondiale del 1978, si mette i puntini e diventa il B.A.U.E.N.-Buenos Aires Una Empresa Nacional- con spettacoli teatrali e tangueros sino a diventare un documentario di Fabiàn Pierucci, proiettato in diversi contesti e manifestazioni contro la gentrificazione).

200 fabbriche recuperate e 15.000 lavoratori anch’essi recuperati in base al principio dipinto su tanti muri “Non pensare mai di essere solo”. Non solo dunque una riorganizzazione di una fase produttiva del lavoro, ma di tutta la vita e anche del futuro visto che alla Matanza, oltre al forno comunitario e alla sartoria c’è un asilo in cui viene insegnato ai bambini: “non chiedete, fate!”.

Una rivoluzione in cui lavoro fa rima con dignità, anche in Italia, dove come dice la dedica finale si parla degli operai solo quando muoiono nei cantieri” e degli immigrati neppure quando muoiono nel Mediterraneo.

 

Fabricas” è andato in scena domenica 22 luglio presso il Castello Sforzesco di Milano per l’Estate Sforzesca.

 

Written by Monica Macchi

 

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