“Una Valigia più Ligera” pièce teatrale dello scrittore Piero Colaprico: convince l’Estate Sforzesca di Milano

“Una Valigia più Ligera” pièce teatrale dello scrittore Piero Colaprico: convince l’Estate Sforzesca di Milano

Lug 20, 2018

Tutto quello che raccontiamo/ è già andato in prescrizione” Giancarlo Peroncini alias El Pelè

Era una Milano di ringhiera,/ che oggi non esiste più./ Quando andavo in banca a fare una rapina/ portavo via pure le cambiali,/ così facevo un favore a quelli che dovevano pagarle.” Luciano Lutring

Una Valigia più Ligera

La Ligera è la mala milanese del secondo dopoguerra, un variegato sottobosco di maîtresse e biscazzieri, allibratori, prostitute, strozzini, contrabbandieri, rapinatori e truffatori del tutto estranea alle grandi famiglie del crimine organizzato che la soppianteranno di lì a breve; una malavita che, rifiutando il ricorso alla violenza (e tutte le ipotesi etimologiche sottolineano queste caratteristiche, dal riferimento all’aggettivo “leggero” per indicare un borseggiatore che “alleggerisce” la gente del portafoglio, o il dialetto “lisière-bordo” come gente che sta al margine o “lisòn-lazzarone” come persona che non ha voglia di lavorare, o il francese “lingerie-biancheria” come persone povere che hanno solo la camicia) e ricorrendo a stratagemmi si radica nei quartieri proletari e nella cultura popolare ed in particolar modo nelle osterie.

E proprio un teatro-osteria è quello messo in scena al Castello, domenica 15 luglio, nell’ambito della rassegna per lEstate Sforzesca (in collaborazione con Atir Teatro Ringhiera) dal giornalista e scrittore Piero Colaprico con gli attori-cantanti Valerio Bongiorno e Virginia Zini, i musicisti Guido Baldoni alla fisarmonica e Raffaele Kohler alla tromba e da due ospiti d’eccezione il chitarrista Nadir Scartabelli e appunto El Pelè, “un “cuntastori” (che rende lo spettacolo sempre diverso perché arricchisce le sue mille avventure di particolari sempre nuovi) che suona da autodidatta uno strumento di sua invenzione, il  “bidofono” oppure “tollofono”, assemblato con un bidone metallico, un manico di scopa e una corda.

Una Valigia più Ligera“, anzi le valigie sono le tappe di un viaggio che spazia tra le diverse Milano e insieme il fil-rouge dello spettacolo.

Si parte dalle valigie dei migranti interni, quei “teruni” che nel Ticinese imparano le parole che ne esprimono l’essenza, come “il magone” le lacrime dentro che stanno per uscire, la Porta Romana immortalata nella canzone che il pubblico prima invoca e poi canta a squarciagola, il freddo a cui non ci si abitua e la nebbia che rende tutto grigio.

Una Valigia più Ligera

Ma le strade di Milano iniziano a sanguinare e la Ballata per l’anarchico Pinelli introduce la valigia di Piazza Fontana, “la madre di tutte le stragi” e neppure il sarcasmo tra “caldaia” e “calderone” che rievoca l’Italia delle congiure copre il piombo dei necrologi letti dal pubblico.

E anche se allora i padri c’erano e non si nascondevano e il silenzio ai funerali in Piazza del Duomo scuote l’Italia intera è cambiato il tessuto economico, sociale e pure quello criminale: circolano le valigie piene di soldi di Luciano Liggio e Milano, che nel frattempo si sta trasformando nella Milano da bere degli anni Ottanta, è nelle mani di criminali “con nomi da film”: “Faccia d’Angelo”, “il Tebano”, “Il clan dei Marsigliesi” e si iniziano a contare i morti per overdose e i tir carichi di eroina.

E la Ligéra se ne tira fuori e così si è salvata: scrivendo e restando in osteria anche negli anni 90 quando le valigie sono valigette, quelle ventiquattrore piene di soldi di Tangentopoli e “sui Navigli ti senti a Ibiza bevendo sex on the beach”.

Ma c’è una possibilità oggi per Milano e arriva dai “Milanesi per scelta”, da quelli che arrivano dai posti più disparati e disperati quando si dicono “questa è la mia città” che ha ancora la vocazione al lavoro (bello il monologo sull’incoronazione di Vuolvino “magister phaber” da parte di Sant’ Ambrogio) e all’integrazione perché “anche se oggi manca la voce a Milano ci si sorride ancora tra estranei”.

 

Written by Monica Macchi

 

Info

Sito Atir Teatro Ringhiera

 

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