Castello del Catajo: l’assassinio di Lucrezia e la leggenda della dama azzurra

Castello del Catajo: l’assassinio di Lucrezia e la leggenda della dama azzurra

Lug 20, 2018

Non molto lontano da Battaglia Terme, lungo l’omonimo canale, sorge “Il Catajo”, splendida reggia dotata di un meraviglioso parco, ora utilizzata per cerimonie, eventi e matrimoni.

Castello del Catajo

Qui circola la leggenda della “dama azzurra”, una donna bellissima che si aggirerebbe nel castello, tutta vestita d’azzurro, inquieta e guardinga, affacciandosi spesso da alcune finestre dell’edificio.

Nessuno ha saputo precisare il periodo nel quale cominciò a diffondersi la storia, né l’identificazione delle parti del castello dalle cui finestre tali apparizioni iniziarono a manifestarsi.

Lo spettro ha un nome, quello di Lucrezia Dondi dell’Orologio, moglie di Pio Enea II degli Obiz(z)i, inventore di un’arma da guerra che porta ancora oggi il suo nome. Il tragico evento che ha dato origine al fantasma è questo: nella notte tra il 15 e il 16 novembre 1654, a Padova, fu brutalmente uccisa a rasoiate nella sua camera da letto.

Quando la servitù irruppe nella stanza, richiamata dalle urla strazianti, lei era ormai in un lago di sangue, con la gola recisa. Voci e testimonianze iniziarono a giungere alle orecchie del marito sulla persona di Attilio Pavanello, amico del figlio Roberto: sembra che questi si fosse invaghito di Lucrezia, al punto da penetrare nella sua camera e cercare di usarle violenza.

Alle urla di lei le recise la giugulare colpendola con il rasoio e scappò. Nel letto c’era anche il figlio minore, Ferdinando, che tredici anni dopo, aiutato dagli uomini armati della sua scorta, trucidò a colpi di archibugio e di coltello colui che sapeva essere l’assassino della madre, decapitandolo, infine, con la spada.

Perché il fantasma di Lucrezia appare al Catajo e non dove venne brutalmente assassinata?

Castello del Catajo

Perché nei giorni successivi al delitto una porzione del pavimento della camera di Lucrezia, quella in cui il corpo senza vita si era accasciato in un lago di sangue (ancora visibile tutt’oggi, a quanto sembra), fu rimosso e appeso a uno dei muri d’entrata all’interno del castello.

Pio Enea, il marito, trasportò lì gli effetti di Lucrezia (abiti, gioielli, bauli) per cui nella dimora padovana degli Obizzi non rimase nulla che appartenesse alla Dondi.

Sebbene non si disponga di informazioni più precise in merito a questa presenza, il Catajo merita sicuramente una visita per gli affreschi di G.B. Zelotti che decorano la parte nobile e del piacevole circondario dei Colli Euganei.

Nel cortile ci si imbatte invece in una nicchia contenente una figura femminile e un’iscrizione: “Gabrina giace qui vecchia e lasciva/ qua del vago zerbin portata in groppa/ che, benché sorda, stralunata e zoppa/ si trastullò in amor sinché fu viva”. Una cortigiana alquanto maliziosa, a quanto sembra.

 

Written by Alberto Rossignoli

 

 

Bibliografia

A.M. Ghedina, “Guida ai fantasmi d’Italia”, Odoya, Bologna 2017

 

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