iSole aMare: Emma Fenu intervista Salvina Vilardi fra incroci di popoli, fierezza e apertura all’altro

iSole aMare: Emma Fenu intervista Salvina Vilardi fra incroci di popoli, fierezza e apertura all’altro

Lug 18, 2018

La rubrica “iSole aMare si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi?

Salvina Vilardi

Sono l’Isola. Ma sono magica e infinita: non mi puoi cingere tutta.

Non mi puoi spostare, non mi puoi unire alla terraferma, non puoi possedermi. Puoi solo essere accolto, sederti alla mensa del mio corpo di sabbia e granito, mangiare dalla mia bocca le bacche del piacere e della nostalgia, fino a inebriarti, fino ad essere anche tu me. Ed allora ti fermerai per sempre, mi guarderai nelle pupille di basalto immerse nel cielo degli occhi e diverrai pietra.

Sarò la tua Medusa, con filamenti trasparenti danzerò per te negli abissi, ti brucerò di passione e non sarai più libero, nemmeno quando te ne sarai andato lontano, remando fino allo sfinimento, e il mare fra noi sarà un siero diluito con sangue di memoria e con lacrime di speranza.

Tu mi hai toccato, ora ti tendo le mani io.

Tu mi hai baciato, ora cerco il tuo sapore su di me.

Tu mi hai guardato: ora scruto l’orizzonte come una Didone abbandonata.

Tu mi hai annusato: ora raccolgo dalle fauci del maestrale il tuo polline per i miei favi.

Tu mi hai seguito: ora calo un ponte levatoio solo per te.

Tu mi hai atteso, ora ti attendo io.”  Emma Fenu ‒ “L’isola della passione”

 

Isole Amare.

Terre Femmine dispensatrici di miele e fiele, con un cuore di granito e basalto e capelli bianchi di sabbia che si spandono nel mare come le serpi di Medusa che, secondo la leggenda, un tempo della Sardegna fu sovrana.

Isole da Amare.

Terre Madri e Spose che squarciano il cuore di nostalgia, tirando il ventre dei propri figli con un cordone ombelicale intrecciato di mito, memoria e identità.

iSole aMare.

Sole che scalda e dà vita oppure che brucia e secca, negando l’acqua.

Mare che culla e nutre oppure che disperde e inghiotte, imponendo l’acqua.

 

La rubrica “iSole aMare” si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi? A questa domanda implicita i nostri ospiti, attraverso parole, note e colori, saranno invitati a rispondere.

La rubrica è stata inaugurata da Paolo Fresu, hanno seguito Claudia Zedda, le fondatrici di LibriamociPier Bruno CossoGrazia FresuCristina Caboni, Maria Antonietta Macciocu, le sorelle Francesca e Marcella BongiornoFranca Adelaide Amico, Anna Marceddu, Silvestra Sorbera, Nadia Imperio ed Anna Santoro.

 

Oggi è il turno di Salvina Vilardi, scrittrice e artista siciliana, nata a Villalba (CL), e che oggi vive e lavora a Livorno.

 

E.F.: Raccontaci la Sicilia e la sua gente e il rapporto viscerale con la tua terra che ha determinato il tuo iter creativo.

Salvina Vilardi

Salvina Vilardi: La Sicilia è una terra ricca di fascino, sia per le sue bellezze naturali, che la rendono a tratti selvaggia, per le tradizioni religiose, artistiche, culinarie e sociali. Presenta un suo fascino anche la “mentalità” che può sembrare retrograda, ma che fa parte di certe norme e sistemi sociali che portano avanti determinati valori sia religiosi che morali in altri posti dell’Italia ormai dimenticati. Del resto un grande poeta, scrittore viaggiatore, Goethe, diceva: “L’Italia senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto! […] La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita!”. Il mio grande amore per questa terra è sempre stato un amore un po’ malato, poiché, anche se ho sempre sentito un forte legame con le tradizioni, dentro di me è sempre rimasto incatenato il bisogno di esprimere la mia personalità come scrittrice, pittrice e persona e capivo che in un paesino come il mio non avrei mai potuto farlo in piena libertà. Ora che vivo lontana dalla mia terra, sento di amarla ancora di più e adesso provo una sofferenza inversa che non riesco ad attenuare con le volte in cui ritorno, solo per pochi giorni all’anno!

 

E.F.: Come è cambiata la Sicilia rispetto ad un secolo fa, periodo in cui ambienti i tuoi romanzi storici?

Salvina Vilardi: La Sicilia è stata stravolta sia in positivo, per il miglioramento delle condizioni sociali, culturali ed economiche, che in negativo, per la perdita di molti usi e costumi e per il cambiamento del paesaggio dovuto alla crescita edilizia. Occorre parlare anche di un altro cambiamento, cioè della risposta che la gente ha dato agli ultimi avvenimenti di mafia… C’è stata una rivisitazione dei Vespri Siciliani?

 

E.F.: Quali sono le caratteristiche dei siciliani, figli di una storia intensa di incontro di popoli e culture, e in che modo si manifestano nelle tue opere narrative?

Salvina Vilardi: Una caratteristica degli isolani in genere è un forte senso di ospitalità e di accoglienza, forse perché tanti popoli, nel corso del tempo, si sono avvicendati su queste terre. Della Sicilia, in particolare, scrive Karel Čapek: “L’influsso spagnolo è l’ultimo; il primo è greco, il secondo e il terzo sono il saraceno e il normanno; il rinascimento qui ha colpito solo di striscio. Mescolate questi vari elementi culturali con un sole abbacinante, una terra africana, una quantità di polvere e una vegetazione meravigliosa, e avrete la Sicilia”. La più strana mescolanza delle razze, dunque, frutto di tanti incroci avvenuti, fa scaturire un popolo unico anche nella fisionomia, capace di essere fiero e chiuso e, al contempo, generoso e caloroso con lo straniero e il viaggiatore. Una frase del barone di Riedesel suona come lode: “Amano ricevere gli stranieri e passare con loro piacevolmente il tempo e,  nel 1787, l’abate Delaporte scriveva: “La Sicilia offre ai viaggiatori vantaggi veramente preziosi e quasi sconosciuti in un paese dove si crede supplire col denaro a molte virtù; é l’ospitalità generosa di tutti gli abitanti, avanzo venerando di costumanze antiche che formava un legame invidiabile e sacro fra uomini di Paesi diversi”. Denon continua: “Poche sono in Europa le città nelle quali il tono generale sia più amabile e la nobiltà abbia tanta naturale, affabilità verso gli stranieri quanto a Palermo”. Nonostante il trascorrere dei secoli, la sacralità dell’ospitalità permane ancora oggi. Nel mio romanzo La primavera di Palma si avverte la sofferenza per la povertà culturale ed economica del tempo, ma sono esaltati i sentimenti del dolore, dell’amore, dell’onore. Ho avuto la sensazione, scrivendo, di dipingere con colori accesi tante scene di vita vissuta nel mondo rurale, mettendo il lettore quasi di fronte ad un quadro, nella speranza di emozionarlo e di trasmettergli le sensazioni che anch’io scrivendo ho provato.

 

E.F.: Cosa è per te tradizione e innovazione?

Salvina Vilardi: La tradizione è quel patrimonio che la tua famiglia o l’ambiente in cui vivi ti trasmette e tu vuoi trasmettere agli altri, affinché tu possa sopravvivere a te stesso, conservando l’identità che ti rende unico ma non immutabile. L’innovazione è la creazione di nuovi processi, attraverso la rappresentazione di un mondo in continua evoluzione in mille modi diversi.

 

Written by Emma Fenu

 

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