“La metà di bosco” di Laura Pugno: viaggio alla riconquista del perduto

“La metà di bosco” di Laura Pugno: viaggio alla riconquista del perduto

Lug 17, 2018

Edito da Marsilio, è recentemente uscito La metà di bosco il nuovo romanzo della scrittrice Laura Pugno, già vincitrice del Premio Selezione Campiello 2017 con La ragazza selvaggia.

La metà di bosco

Nata a Roma nel 1970, autrice di numerosi altri romanzi (Sirene, 2007 Einaudi; Quando verrai, 2008 Minimum fax; Antartide, 2011 Minimum fax; La caccia, 2012 Ponte alle Grazie; La ragazza selvaggia, 2016 Marsilio) e di opere di poesia, edite tra il 2002 e il 2016, Laura Pugno è direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid e traduttrice di romanzi dal francese e dall’inglese.

Salvo Cagli è un medico che si è “ammalato” d’insonnia e che, per ironia della sorte, si è trovato, infine, a lavorare in ospedale all’Unità del Sonno.

Sfinito dai ritmi non più sostenibili e da una vita ormai segnata dal senso di smarrimento delle coordinate abituali, della routine e degli affetti più importanti, dopo la separazione da Adele e l’allontanamento della figlia Lili, su consiglio dell’amico Kostas, anche lui medico, si reca su un’isoletta del Mar Egeo, in cerca di ristoro per animo e corpo fiaccati.

Il viaggio e il soggiorno ad Halki sono un ritorno, un revival di avventura già vissuta, con ben altro spirito, in gioventù. Ci si allontana per distogliere il pensiero dal dolore, per guardare da lontano il se stesso lascito in Italia e il vissuto ancora tutto da capire. Da accettare.

Tutta la storia si muove tra passato e presente, ricordi e nuove sensazioni e situazioni, tra realtà e sogno e mistero, in un in continuo confrontarsi degli uomini con la natura dell’isola, splendida e anche selvaggia, splendente e pure oscura, accogliente e, a volte, ostile. Non lontano l’isola di Krev, in parte scoglio nudo e sterile, in parte fitto bosco, avvolto dal mistero di vaghe leggende.

Le vicende dei vari personaggi continuamente si intrecciano, realtà e apparenza si confondono, la morte fa improvvisamente capolino portando via una giovane fanciulla e sconvolgendo le vite dei protagonisti.

Tempo e spazio avvolgono in una trama avvincente il lettore che, insieme a Salvo, si trova a cercare spiegazioni. Sembra di trovarsi di fronte a un giallo. Ma la ricerca della verità sulla morte di Cora porta anche noi a scoprire o riscoprire ben altre verità, sulla natura dell’uomo, dei suoi sentimenti, sul senso di perdita in generale e sulla paura del lutto, sui suoi effetti e sulla sua elaborazione.

Lo scenario naturale delle isole egee si configura come ritorno alla natura e alla naturalità della vita umana, alla riconquista di un ritmo biologico squassato da una quotidianità slegata dalle proprie radici.

La crisi economica mondiale, e quella che ha colpito in modo devastante  negli ultimi anni l’area greca, spunta ogni tanto, nella narrazione, a dirci che le vicende si stanno svolgendo ai nostri giorni, ma oltre all’innegabile danno sulle economie locali, ha avuto anche un altro risvolto: a Halki, Krev e Alimia, come a Rodi, si recupera una dimensione lontana, quasi dimenticata, si viene riassorbiti da un luogo-nonluogo in cui spazio e tempo diventano relativi; percorrere e scoprire luoghi, personaggi e vicende, porta alla fine a incontrare altri se stessi, avere la possibilità di guardare alle proprie emozioni e alle proprie vicissitudini quasi in uno stato di sogno, attraverso il loro riflesso su uno specchio che diviene via via più limpido.

Laura Pugno

Mentre Halki è il rifugio sicuro, il luogo noto, stabile, quello di una sorta di routine ricostituita, controllata e non fagocitante, Krev è metafora dell’essere umano, del suo essere più profondo, dove buio e luce, pur dividendo, convivono.

È il luogo interiore dell’incontro coi nostri affetti, coi nostri ricordi e coi nostri fantasmi. È il luogo dove possiamo rincontrare chi non c’è più, ritrovare le cose perdute, ricomporre i nostri lutti. Krev è anche il tempo necessario perché possa accadere tutto questo.

L’alone mitico e il mistero che aleggia ovunque non fa perdere mai di mira la centralità di emozioni e sentimenti, dei sacri vincoli che legano gli esseri, del valore dell’amicizia.

Perdersi, attraversare l’ignoto, scendere negli abissi neri dei propri lutti, in senso proprio o figurato, è un atto coraggioso, pieno di insidie e difficoltà ma, come pare volerci indicare l’autrice, è assolutamente naturale per ricomporre un quadro che la vita, inaspettatamente, per diverse vie, manda in mille pezzi.

Colori, profumi, magie delle isole ci accompagnano in un coinvolgente percorso che sa di mistica terapia, in un fascinoso e inquietante intreccio di vite, narrate con grande abilità, dove nessuno dei personaggi potrà più restarci estraneo e il momento di separacene lascerà anche in noi un vago senso di nostalgia, quel nostos greco, che è bisogno di un ritorno in quel luogo-nonluogo dove tutto può ancora, sempre, di nuovo accadere.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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