“Cube” album omonimo della band catanese: non si uscirà vivi dagli anni ottanta

“Cube” album omonimo della band catanese: non si uscirà vivi dagli anni ottanta

Lug 16, 2018

Un nuovo progetto da Catania, ma scordiamoci i luoghi comuni sulla scena musicale della città etnea, perché i Cube hanno altri orizzonti, guardano più a Manchester che non ad Athens o Chicago.

Cube

Il gruppo non è esattamente esordiente e la formazione nasce dalle ceneri degli Stereonoises formazione che nel 2012 aveva pubblicato sempre per Seahorse Recordings un album di debutto dalle influenze e dalla matrice British.

I Cube però aggiungono un elemento di novità, il cantato in italiano che va ad impreziosire l’ottimo songwriting di Andrea Di Blasi e compagni.

Il Sole Del Mattino” è già un singolo di livello con richiami ai migliori New Order filtrati attraverso ad una sensibilità italiana e, il paragone più semplice e vicino, è quello con i Subsonica nel loro periodo migliore.

Questa vena electro-pop malinconica si conferma anche nel secondo brano, “Ti Vedo Qui”, in cui compare anche lo spettro dei Pet Shop Boys, e così il sound dei Cube viene veramente a mostrarsi come una somma delle diverse influenze, un po’ come il disco degli Electronic che vedeva insieme Bernard Sumner, Johnny Marr e Neil Tennant.

Dopo due potenziali singoli è il momento del brano scelto dal gruppo per presentarsi con il primo video ufficiale. Le coordinate sono le stesse dei precedenti, forse la scelta di un brano midtempo risulta leggermente meno immediata ma, non per questo, meno godibile.

Il gruppo catanese non rinnega del tutto il passato e nell’album troviamo alcuni episodi in inglese, brani di qualità ma in cui forse viene a mancare un po’ di originalità, interpretati con troppa fedeltà ai modelli: “The Sun Will Always Shine” ad esempio, risente molto dell’ascolto degli U2 e, purtroppo, se non si hanno i mezzi produttivi della band irlandese è difficile batterli sul loro territorio.

Decisamente migliore, sempre in inglese, “Everything I Want”, con un bel basso distorto, delay dub e una voce malata come i Primal Scream di “Vanishing Point” o qualcosa dei Depeche Mode.

Cube

Il livello torna a salire e a tornare a quello dei brani iniziali con “Le Cose Che Non Ho”, con battuta più veloce, parti elettroniche in primo piano e un tiro più energico, una strada che mi sento di consigliare alla band di proseguire.

Nonostante non si tratti di sonorità ultra innovative, riescono ancora oggi a coinvolgere e a colpire e sono molti i gruppi internazionali che continuano a guardare agli anni ottanta come fonte a cui ispirarsi e, anche il pop da classifica italiano, quello che ha origini nella scena più alternative, prendiamo giusto come esempio Cosmo, trae ispirazione e linfa vitale da quella stagione.

Non si uscirà vivi dagli anni ottanta, può essere, ma sembra che questi anni ottanta non finiscano mai, come una bolla sospesa nel tempo.

 

Written by Luca Dainese

 

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