Selfie & Told: Sette AFK racconta il singolo “Hello world 1964” e la schizofrenia musicale

Selfie & Told: Sette AFK racconta il singolo “Hello world 1964” e la schizofrenia musicale

Lug 15, 2018

L’idea di autoraccontare mi spaventa…

 

Sette AFK

Cioè… davvero? Così?

Senza chaise longue e taccuini?

Non ditemi che è anche gratis… In parte mi metterò allo specchio, in parte vi racconterò qualcosa, in parte chiederò l’aiuto del pubblico.

Nel frattempo improvviso una sorta di condizione di personalità multipla.

Visto che non c’è la chaise long…

Beccatevi questa Selfie & Told!

 

S. AFK.: Chi sei?

Sette AFK: Sfortunatamente umano mi muovo con classe, goffaggine e sentimento all’interno di varie arti. Appaio un punk in accademia ascoltando i NOFX e l’hardcore old skull e un fighetto nell’alternative  perché amo Dvorak e Gustav Holst. Xennial convinto. Che poi, Sette AFK è una situazione artistica, un contenitore di cose. Sono io sì… Ma non è in realtà una persona bensì una performance, un viaggio motivazionale, una specie di biografia sonora delle mie esperienze e conoscenze.  Siccome te sei me stesso… mi chiedo se ci siano problematiche di comunicazione. Pensavo le avessimo risolte…

 

S. AFK: È disponibile on line su tutte le piattaforme la traccia “Hello world 1964”. Come nasce questa “composizione”?

Sette AFK: Da addetto ai lavori a volte è noioso stare in studio. E poi non fa più nemmeno figo dai. In questa epoca dove siamo tutti produttori con un laptop, tutti cantanti davanti a X-Factor, tutti fotografi con una reflex, tutti ballerini con due scarpe sinceramente… Sicuro l’effetto “wow” è saltato. Quindi può diventare interessante “abbozzare cose” in giro… parchi, fermate della metro, pub o locali etc. “Hello World 1964” nasce in un e-sport bar, quei posti dove la gggggente va a giocare ai pc o alla play e si ascolta musica commerciale, alternative o trash (non trash metal…), pieno di nerd, orientali, un gestore di origine tunisina e spunti casuali. La bozza mi ha convinto poi in studio e mi sono divertito. Cercavo un brano semplice per espormi e allontanarmi dalle mie solite attività di produzione e arrangiamento… E anche per stemperare alcune “escursioni” non proprio di facile ascolto presenti all’interno dell’album. Pare che Hello World 1964 non sia di facilissimo ascolto fuori dal settore “elettronica”… Prometto che la prossima volta che affronterò un brano con l’intento di essere personale ma facile  non userò più di tre tasti… Che dire, provate ad  ascoltare  “Hello World 1964”  per prendervi  bene, magari ad  alto  volume o in cuffia… o magari dall’altoparlante del cellulare in autobus nella speranza di essere picchiati a sangue da un’anziana signora campionessa di kung fu di rientro da un giro ad un mercato di frutta e verdura… Se percepite l’energia, la reazione, che ho tentato di imprimere… wow… altrimenti, se proprio non vi piace… non ascoltatelo, e passatelo ad un amico…

 

S. AFK: Perché si chiama “Hello World 1964”?

Sette AFK

Sette AFK: Daje… perché è un riferimento al primo messaggio su schermo da parte di un computer… È merito/colpa di quel primitivo computer se ora abbiamo tutti in tasca uno smartphone. Poi come lo usiamo, come usiamo la tecnologia beh… La tecnologia è neutra, come una sedia: posso sedermici sopra tranquillo o spaccarla in testa al nemico di turno… La sedia è neutra, la tecnologia è neutra. Magari non è un messaggio forte “come sotto il cielo di Berlino mi mangio un panino”, ma rappresenta comunque la mia maniera di espormi un po’ come quell’antico computer al di fuori delle mie solite attività. Comunque avrebbe suonato bene anche Dublino. O Poirino. Anzi, Poirino sarebbe stato più indie.

 

S. AFK: Perché esponi il tutto come “motivational dance music”?

Sette AFK: Perché l’enfasi, la spinta compositiva e alcune micro ricerche sul sound mirano ad imprimere una reazione, un “preso benismo” o comunque una reazione. Tento di far passare quello che ho sentito io nella costruzione dei brani. Nonostante tutto questo non sia una sinfonia di Beethoven sono abbastanza sicuro che sia percepibile una spinta emotiva al “non stare fermo” nel senso di non rimanere passivi e di reagire o attivarsi se necessario. Be reactive.

 

S. AFK: Quindi questo brano è l’antipasto di un album intero?

Sette AFK: Sì, L’album si chiama “I/O Side”, un’insalata a base elettronica di influenze artistiche variegate. L’album “I/O” SIDE nasce dal bisogno di confrontarmi con me stesso e divertirmi. Quasi un processo terapeutico, dove la missione è stata spostare le priorità e come in un Tetris incastrare le altre attività per dar spazio a qualcosa necessario ad una soddisfazione personale, il trovare il tempo per far le cose che “ti piacciono”. Perché dopotutto, quando le cose sono importanti il tempo lo si trova. Un bisogno di far qualcosa da solo per me stesso. Lontano (senza declinazione negativa) dalle dinamiche sociali delle formazioni in band dal lavoro in studio e nella didattica, dalle produzioni in collaborazione, dagli standard latin/jazz e dall’elettronica d’accademia. Crossover metal, chitarra classica e jazz, reggae, cantautorato e altro non so. Ho girato un bel po’ con formazioni di generi a volte agli antipodi uno dall’altro. E questa “apertura o forse meglio dire “schizofrenia musicale” la si ritrova anche in questo album, eterogeneo e contaminato, con tutto quello che avevo voglia di inserire nelle tracce. L’intenzione iniziale era di essere “mainstream”, ma sembra io sia di nuovo un outsider… Accade. Ma non mi sento di far trap al momento. A parte qualche raro frangente nostalgico il sound dell’album mira a dare una spinta motivazionale. Tra forte ironia e cinismo nelle parti vocali sono rimasto molto distante dal trend del momento “La vita è una merda, fa tutto schifo, guarda come soffro, io e i miei bro viviamo per la strada”. Da qui in poi procediamo al “livello 2”, curiosità e info tendenzialmente noiose per chi giustamente ha una vita.

 

S. AFK: 7, arrivi da un background ricco di influenze, dal metal al rock al reggae all’elettronica senza dimenticare la qualifica al Conservatorio G.Verdi. Quanto è stato utile tutto ciò per il tuo progetto?

Sette AFK: Ecco, queste sono le domande ponderate ma di effetto. C’è tutto. Un’enorme (per me) fotografia di tutto sto casino che ho fatto. E fidatevi di casino ne ho fatto… Quindi non mancano parti in levare o derivanti dal dub, non mancano alcuni suoni lavorati per ore di cui praticamente mi accorgo solo io ma nel mix risultano “strani” e neanche mancano un paio di chitarre distorte che profumano di new metal. Questo album è la biografia delle mie esperienze musicali come già detto. Neanche troppo mossa dopotutto. Ringrazio anche chi mi ha consigliato di chiedermi cose che neanche avrei avuto voglia di chiedermi.

 

S. AFK: Parlando di macchine come penso tu voglia far evincere dal videoclip… una specie di come back to the future… Quanto di questa parte vintage pesa e hai portato nelle composizioni e quanto invece deriva dal digitale e dalle DAW?

Sette AFK: Siamo davanti alla classica domanda anti-gnocca, quasi quanto un tavolo di chitarristi che parlano di plettri. Almeno il 50 % deriva da “aggeggi” esterni e musica concreta. Suoni ricampionati da lavatrici, cavie peruviane che di notte decidono di tirar su un rave vicino al mio letto a altre robe. Tramite le DAW oltre a registrare creo tutti i giochetti di post produzione che derivano dalle tecniche di sound design dei videogame. Una stereofonia a tratti esasperata, quasi una binauralità. Sono tutte micro cose che magari non si sentono ma sei hai un buon orecchio o sei attento e curioso) e ti metti in cuffia… le trovi. Credo facciano la differenza. Per me dico… Sicuro alcune situazioni sono davvero per audiofili. In generale questo momento i dettagli sui mix e sulle tracce sono per pochi, il “benessere”, il piacere che trasmette un brano è invece per molti. Insisto… se poi lo ascolti dall’altoparlante del cellulare in autobus uau. Perfetto. Un saluto a Mark Raptor, anche lui addetto ai lavori, produttore, ex bliss corporation e Eiffel 65. Perché è anche colpa sua se mi chiedo ‘ste cose.

 

S. AFK: Viste le molteplici sfaccettature e influenze… Come mai la “dance” o comunque l’elettronica con la cassa dritta? È forse una scelta maturata dalla necessità/voglia di essere commerciabile?

Sette AFK

Sette AFK: Perché mi diverte, mi distrae.  Avrei potuto impegnare le mie risorse in un progetto “visibilmente più raffinato”.  Ma mi è venuto naturale prendere l’elettronica e giocarci su. L’elettronica è la nuova musica popolare ed è un linguaggio comune a tutti. Ammetto che inizialmente avevo come mira far qualcosa per tutti. L’idea era comunque di creare un prodotto un po’ trasversale. Anche un po’ come sfida personale. Poi ho stupidamente suonato anche i tasti neri della tastiera… e investito più di 3 ore per ogni brano. Così il sound è diventato qualcosa di non mainstream pare. Una triste storia… molto triste… però ripongo ancora fiducia su un paio di tracce… E qui un saluto al fonico e audiofilo Domenico Penthothal. Saluto personaggi assurdi, sappiatelo.

 

S. AFK: Cosa consiglieresti a chi decide di approcciarsi al mondo dell’audio e della produzione per distinguersi o anche solo allontanarsi dalla tua idea di stereotipo “se ho un portatile sono un produttore”?

Sette AFK: Studia. Studiare, studiare, studiare. Cavalca la curiosità che ti porta in quei meandri dell’acustica e della costruzione del suono. Raggiungi una degna conoscenza delle note e delle regole dell’armonia per cavalcarle o infrangerle quando ne hai voglia. Dopo due mesi a scuola da qualche parte anche sotto accademie blasonate sei un produttore solo su facebook o instagram. Studia, ricerca, impara suonare almeno uno strumento tradizionale, divertiti, non essere arrivista. Con tutto il vento rap e Hip-Hop (che cmq frequento e spesso gradisco) siamo già pieni di s****zi che con tre tracce messe in croce e qualche strumento registrato a scrocco si nominano produttori senza sapere che dopo il do c’è il re. Per favore, se ti vuoi bene non essere uno di loro. Mi viene in mente Francesco Priolo, giovane producer e metallaro che saluto vivamente. E saluto anche tutti voi.

 

S. AFK: Bene, grazie per la chaise long….

Sette AFK: Un ringraziamento a tutti i curiosi… perché… sei qui solo perché sei curioso…

 

Written by Sette AFK

 

 

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