“Fondamenta degli Incurabili” di Iosif Brodskij: in viaggio per Venezia

“Fondamenta degli Incurabili” di Iosif Brodskij: in viaggio per Venezia

Lug 7, 2018

“Al tramonto tutte le città sembrano meravigliose, ma alcune più di altre”E per Iosif Aleksandrovič Brodskij Venezia è una di queste.

 

Fondamenta degli Incurabili

Scrittore russo insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1987, dà alle stampe due anni dopo un saggio in lingua inglese Watermark in cui elogia l’eterna bellezza di Venezia.

Nella traduzione italiana (Adelphi, 1991) il titolo diventa Fondamenta degli Incurabili, un luogo quanto mai evocativo che ci sospinge sin da subito nella magica atmosfera del testo.

L’assenza di una trama lineare lascia posto a descrizioni sensoriali e sentimentali, una sorta di flusso onirico e descrizioni personali che trasudano poeticità.

Brodskij, col suo inconfondibile stile, dipinge l’immagine di una Venezia artistica, sognante, bellissima e indimenticabile.

A partire dal 1972 il poeta russo si recherà quasi annualmente nella città lagunare nel periodo invernale, quando “il mare, incalzato dal vento contrario di levante, riempie ogni canale come una vasca da bagno, fino all’orlo e a volte trabocca”.

Una stagione che regala spettacoli nascosti, notti gelide ma di calma piatta e calli vuote di turisti.

È in questo scenario che la città può rivelare tutto il suo fascino, la sua bellezza fuori dal tempo.

Nelle parole di Brodskij la logica dell’estetica surclassa quella dell’etica e non a caso si parla di Venezia, “la citta dell’occhio”.                                  

Si delineano così i protagonisti principali di queste poco più di cento pagine, che la penna del poeta russo sa sapientemente descrivere: l’occhio e la bellezza.

“L’occhio è il più autonomo dei nostri organi. Lo è perché gli oggetti della sua attenzione si trovano inevitabilmente all’esterno. L’occhio non vede mai se stesso, se non in uno specchio. L’occhio continua a registrare la realtà anche quando non vi è ragione apparente per farlo, e in tutte le circostanze. Ci si domanda perché, e la risposta è: perché l’ambiente è ostile. (…) In breve, l’occhio è sempre in cerca di sicurezza. Questo spiega la predilezione dell’occhio per l’arte in generale, e per l’arte veneziana in particolare. Questo spiega l’appetito dell’occhio per la bellezza, e l’esistenza stessa della bellezza”.

Venezia – Photo by Maria Cristina Mennuti

Così Venezia è porto sicuro per l’occhio del poeta, riparo dall’ostilità del reale e possibilità di ricordo della meraviglia.

Un sogno, “la fedeltà dell’occhio chiuso”, ci può far viaggiare lontano, tornare alla bellezza ammirata un tempo e che si vorrebbe rivivere.

Venezia, proprio come un occhio, conserva la bellezza nella sua retina preservandola dallo sciabordio del tempo, permettendoci di riassaporarla sempre, come in un sogno.

Ma come questa città abbellisce il futuro, migliora l’aspetto del tempo?

La risposta è semplice da trovare: basta sporgersi un po’ più in là del proprio naso, mentre su un ponte si attraversa la città, e osservare la superficie riflettente che ci restituisce l’immagine del nostro volto e dei palazzi circostanti: è l’acqua.

È l’acqua che nei secoli ha portato naviganti, crociati, i turchi, galeoni, barche, gondole e battelli; è l’acqua che ha riflesso le immagini di chi ci vive in questa città, ci ha vissuto o anche solo soggiornato; è la stessa acqua che porta con sé la bellezza circostante, percuotendola, sbriciolandola, facendola ondeggiare e infine cullandola.

Sono i canali, così verdi di giorno e così neri di notte, a proteggere e incastonare la città, cercando di placare l’anarchia della bellezza che vi è insita.

“In più esiste indubbiamente una corrispondenza – se non un nesso esplicito – tra la natura rettangolare delle forme di quel pizzo – ossia degli edifici veneziani – e l’anarchia dell’acqua, che disdegna la nozione di forma. È come se lo spazio, consapevole – qui più che in qualsiasi altro luogo – della propria inferiorità rispetto al tempo, gli rispondesse con l’unica proprietà che il tempo non possiede: con la bellezza.”

Iosif Brodskij

Il testo di Brodskij, allora, ci regala una delle descrizioni più poetiche di questa città, con uno stile inconfondibile e una prosa sempre liminare tra saggio e poesia.

Una lettura che può accompagnarci piacevolmente alla scoperta di Venezia, quasi una guida turistica sempre al nostro fianco con la quale scoprire aspetti inediti di quel che ci circonda e, perché no, aiutare la bellezza a sedimentarsi nel nostro occhio.

Non resta che mettere il libro in valigia e partire per un nuovo viaggio!

 

Written by Maria Cristina Mennuti

 

 

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