“Mo’ te racconto Roma” di Umberto Magni: curiosità e leggende della Città Eterna in undici itinerari

“Mo’ te racconto Roma” di Umberto Magni: curiosità e leggende della Città Eterna in undici itinerari

Giu 28, 2018

Umberto Magni (1928) è romano, architetto, nipote del noto regista e sceneggiatore Luigi Magni. È stato a lungo docente di architettura, innamorato della sua città, cui rende omaggio con la scrittura di un testo capace di accompagnare i lettori con ironia e divertimento, in un mix di leggerezza del narrare e di documentato amore per Roma.

Mo’ te racconto Roma

Magni propone una selezione di undici itinerari in “Mo’ te racconto Roma. Curiosità e leggende della Città Eterna in undici itinerari” (Bordeaux Edizioni) sotto forma di passeggiate a tappe, alla scoperta di leggende e fatti più o meno noti, conditi di numerosissimi aneddoti sulla Roma dei grandi artisti e dei papi, del popolino e dei monumenti celebri. Per ogni tappa sono indicati i tempi di percorrenza a piedi e le distanze, a volte di poche centinaia di metri, talora di qualche kilometro.

A chiusura del libro è inserito un utile Indice dei nomi e dei luoghi.

Gli undici itinerari si compongono, rispettivamente di 6 tappe, 11, 11, 7, 12, 11, 10, 7, 7, 8 e 5.

Difficilissimo sintetizzare scegliendo i più rappresentativi scorci o le narrazioni più curiose, poiché il libro ne è disseminato e Roma offre, nella sua storia millenaria, una miriade di spunti sempre di grande interesse.

L’apertura è sul Vaticano, San Pietro la fa da padrone, dagli aneddoti risalenti alla sua fabbrica, al colonnato, alle guardie svizzere, ai fuochi dell’ellisse della piazza, alla cathedra Petri e varie opere contenute nella Basilica. Poi è il turno del Passetto di Borgo o er Corridore (corridio) ovvero il tratto di Mura vaticane che congiungono i Palazzi vaticani con Castel Sant’Angelo. Uno sguardo, tra gli altri, alla Ruota degli esposti, alla sua storia e, perché no, alla spiegazione dell’origine di cognomi quali Esposito e Proietti, nonché della locuzione “figlio di mignotta”, dal latino filius matris ignotae, abbreviato in filius m.ignotae!

Si va per Ponte Sant’Angelo, Castel Sant’Angelo, il Palazzaccio e la chiesa del Sacro cuore del Suffragio. Nell’itinerario 2, tra le undici tappe, segnalo quella al “bar del cane” in via Vittorio Veneto con tanto di fontanella fatta realizzare quale ristoro per i due amici a quattro zampe di un certo Mister Charlie, ottimo cliente dell’allora caffè ABC.

Lungo l’itinerario 3, da Porta Pia a Santa Maria degli Angeli, Stazione Termini, Santa Maria Maggiore, sino alla “porta magica” di piazza Vittorio, alla basilica di San Giovanni in Laterano con la narrazione del macabro processo al cadavere di papa Formoso intentato da papa Stefano VI.

Nell’itinerario 4 si può scoprire la Lourdes di Roma (Santa Maria in Via) a Largo Chigi, di fianco alla Galleria Sordi. Si narra che nel 1256, in una stalla del cardinal Capocci, un pozzo tracimasse e ne venisse a galla una tegola, rivelatasi poi un’icona mariana. Dopo averla recuperata, narrati i fatti al pontefice, il cardinale ne ricevette autorizzazione a edificare una chiesa alla Madonna del pozzo.

Dalla sua acqua sacra a quella di Fontana di Trevi è un passo!

Percorrendo l’itinerario 5 scopriamo l’esistenza nel cuore di Roma di un ippodromo, l’Ippodromo di via del Corso, detta via Lata ai tempi dell’imperatore augusto. LA strada fu resa dritta da papa Alessandro VII nel 1655 perché fosse più idonea alle corse di cavalli che già in precedenza vi si svolgevano, in occasione del Carnevale.

L’itinerario 6 si apre con la “Zuppiera” della Chiesa Nuova, Santa Maria in Vallicella ove si conservano le spoglie di San Filippo Neri. La fontana nella sua forma originale era posizionata a Campo de’ Fiori, poi trasferita alla Chiesa nuova, nell’attuale foggia per cui “la Terrina”, col suo coperchio fatto aggiungere per motivi d’igiene da papa Gregorio XIII, ricorda davvero una zuppiera!

Umberto Magni

Nell’itinerario 7, passeggiando tra le tappe proposte, ci soffermiamo al “piedone”, in via Piè di marmo, dove troviamo il piede appartenuto a una statua colossale di antico santuario dedicato a Iside e Serapide, mentre un poco oltre ci attende la gatta sul cornicione di Palazzo Grazioli, probabile frammento dal tempio di Iside. Dopo si va tra le leggende, coi fantasmi delle due signore di via del Plebiscito, e ancora e ancora, sino alla torre pendente di Roma, Torre delle Milizie, parte di fortilizio sorto nel XIII secolo su basamento di torre delle Mura Serviane, rimasta danneggiata dal terremoto del 1348.

Con l’itinerario 8 si va per Trastevere dove, in via Santa Dorotea, una finestra d’epoca ricorda l’amore tra il celebre artista Raffaello e la bella Fornarina, il cui ritratto si può ammirare alla Galleria Barberini, a testimonianza imperitura di una storia, ahimè, finita tragicamente e misteriosamente.

L’itinerario 9 ci porta a Ripa. L’isola tiberina, il mascherone del cornuto o Bocca della verità a Santa Maria in Cosmedin, nobilitato dalla leggenda e invece, molto più semplicemente particolare architettonico probabilmente appartenuto a un tombino della Cloaca Massima. Immancabile sosta a Via delle Zoccolette, per indagare la vera etimologia del termine.

Dopo l’itinerario 10, monti, si giunge a percorrere l’ultimo tratto di questo lungo e ricchissimo viaggio, con tappa presso quello che fu antico cimitero ebraico, non più usato dal 1895, e ora sepolto sotto il roseto comunale la cui pianta, in omaggio ai defunti che la sotto giacciono, ricorda nella forma una Menorah, il candelabro a sette bracci. Un corrispettivo, anche se profondamente differente, vicino alla Piramide Cestia, lo si può trovare nel cimitero acattolico di Roma, erroneamente detto “degli Inglesi”.

La sepoltura più antica data al 1738, appartenente a uno studente di Oxford. Invece l’apertura ufficiale risale al 1821, sotto papa Pio VII, per il numero sempre maggiore di giovani europei in visita alla città per le sue grandi bellezze e la sua storia, ma spesso rimasti vittime di malaria e altre epidemie. Ospita anche le spoglie dei morti scomunicati dalla Chiesa cattolica, spesso a causa di suicidio, oltre che per le loro idee.

Tra i nomi celebri, solo per citarne alcuni, vi riposano i poeti Keats e Shelley, l’intellettuale Antonio Gramsci, gli scrittori Carlo Emilio Gadda, Dario Bellezza, Miriam Mafai.

Un viaggio ampio, piacevole, narrato con sapienza, tra serio e faceto, pieno di notizie interessanti, che può parimenti felicemente accompagnare chi Roma la conosce proprio bene e chi, invece, pur non essendo visi mai recato, inizierà a conoscerla e amarla con lo stesso amore che dimostra, con la sua penna agile, Umberto Magni.

 

Written by Katia Debora Melis

 

Info

L’autore, il 29 giugno, sarà presente a Lettura d’Estate a Roma 

 

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