Le métier de la critique: Gilberto Govi, un attore a tutto tondo

Le métier de la critique: Gilberto Govi, un attore a tutto tondo

Giu 23, 2018

“Ma quante ghe veu pe moì?”

(Ma quanto ci vuole per morire?)

Gilberto Govi

Si domandava con la sua consueta ironia Gilberto Govi, con una chiara allusione alla proverbiale avarizia dei genovesi.

Per raccontare di Gilberto Govi, attore genovese, occorre innanzitutto ricordare la sua singolare vena ironica che, accostata alla quotidianità, è il focus delle sue interpretazioni teatrali. Tutte eccellenti, nessuna esclusa.

Nato a Genova nel 1885, e considerato il fondatore del teatro dialettale, Govi è nell’immaginario comune un’icona tutta genovese, nonostante abbia rappresentato alcune delle sue opere anche oltre Oceano.

Anche per Govi, come per altre figure illustri, si può dire che l’inclinazione per l’arte l’abbia respirata in casa, fin da piccolo. È stato infatti attraverso lo zio materno Torquato, attore dilettante in quel di Bologna, che Govi farà suo l’entusiasmo per il mestiere di commediografo, che si trasformerà poi in quella passione vera e propria che per tanti anni l’ha legato al palcoscenico.

Fin da giovanissimo, nel lontano 1897, a soli 12 anni, Gilberto Govi darà inizio alla sua carriera; nonostante il padre avesse per lui ben altri progetti.

Grazie alla sua spiccata attitudine al disegno frequenterà i corsi dell’Accademia Ligure di Belle Arti: studi che saprà sfruttare ai fini della sua carriera teatrale. Perché oltre che interprete dei suoi personaggi, sarà anche disegnatore delle maschere che portava in palcoscenico.

Dopo aver completato l’Accademia, la predisposizione per il disegno lo porterà a impiegarsi presso le Officine Elettriche Genovesi. Ma, la passione manifestata per il teatro sarà più forte del mestiere di disegnatore; e, in contemporanea entrerà in una compagnia di dilettanti, settore dell’Accademia filodrammatica italiana, struttura in cui erano consentite solo rappresentazioni in italiano. Govi però non abbandonerà le Officine, anche per non deludere il proprio padre che auspicava per il figlio un futuro diverso da quello teatrale.

L’impegno con l’Accademia sarà l’occasione, nel 1911, per un incontro decisivo per la sua vita affettiva come per quella professionale: quello con Rina, la donna che gli sarà accanto per tutta la vita, come moglie e compagna di lavoro.

Gilberto Govi con moglie Rina Gaioni

Insieme formeranno una coppia affiatata come poche, e ancora insieme daranno vita a una piccola compagnia di attori dilettanti, che reciteranno in dialetto genovese alcune commedie scritte da Nicolò Bacigalupo, eclettico e versatile poeta genovese.

Ma sarà l’attore Virgilio Talli a dargli il giusto suggerimento: dopo aver assistito a una sua rappresentazione lo esorterà a dare maggior spazio al proprio talento interpretativo in funzione del teatro dialettale genovese, non ancora di tradizione così consolidata.

E sarà in una nuova compagnia, ancora dialettale, denominata appunto ‘La dialettale’, che Govi avrà modo di esibirsi e manifestare le proprie notevoli abilità interpretative. Qui si districherà in ruoli diversi: quello di capocomico, di direttore artistico e di animatore.

Quando sopraggiungerà la Prima guerra mondiale, Govi non abbandonerà il teatro. Tutt’altro.

La dialettale’ si trasformerà in ‘Compagnia dialettale genovese’ esibendosi con successo.

A questo punto, l’instancabile attore decideva di affrancarsi dalle Officine Elettriche Genovesi, per dedicare tutte le sue energie alla priorità della sua esistenza: l’amore incondizionato per il palcoscenico. E lo faceva con testi di altri, da lui rielaborati, stilati in italiano e poi tradotti in genovese, e con maschere da portare in scena disegnate da lui.

‘I manezzi pe majà na figgia’ (I maneggi per maritare una figlia) sarà una delle commedie appresentate in questo periodo, che segnerà l’inizio del suo successo a livello nazionale.

Nel 1926 raggiungerà l’America Latina per una lunga tournée che lo porterà a toccare luoghi dove la presenza di immigrati italiani era forte: Uruguay e Argentina, innanzitutto. Qui, rappresenterà numerose delle sue commedie. Pignasecca e pignaverde, e Gildo Peragallo, ingegnere fra queste.

La carriera di Govi, in questo nuovo scenario, sembrava non avere alcuna battuta d’arresto, con tournée teatrali sia in Italia come all’estero, almeno fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, il conflitto si farà sentire in maniera durissima: i bombardamenti feriranno, insieme alla popolazione e a tanti altri obiettivi, anche l’abitazione genovese di Govi, che verrà colpito da un smarrimento anche professionale, oltre che personale; nonostante le continue dimostrazioni d’affetto del suo pubblico.

A questo punto avrebbe voluto rinnovare il proprio repertorio, convinto che i suoi lavori non fossero più graditi, convinzione questa che lo porterà a cimentarsi nel ruolo di attore cinematografico in pellicole non propriamente fortunate, due delle quali tratte da suoi lavori teatrali.

Gilberto Govi

Ma, poco entusiasta dell’esperienza, anche per la diversa tecnica recitativa del film rispetto a quella teatrale, sarà l’occasione per incontrare Alberto Sordi e Walter Chiari, attori allora emergenti.  Si racconta, inoltre, che sarà lo stesso Govi a lanciare i due nel mondo dello spettacolo.

Attraverso il mezzo televisivo, di cui però non sarà protagonista, perchè ormai professionalmente sul viale del tramonto, avrà modo di farsi conoscere da un pubblico ancora più vasto, oltre che dalle nuove generazioni.

“Da quest’orecchio non ci sento… dall’altro così e così…”

Affermava Govi nel 1961 durante uno spot televisivo per Carosello, prendendo in prestito un’antica maschera genovese: quella del Baciccia.

“Il teatro è come una bella donna, bisogna lasciarla prima che sia lei a lasciare te”.

Sosteneva Gilberto Govi, che nel 1960 abbandonava le scene.

Grazie alle sue sfaccettate interpretazioni Govi si è rivelato un attore non solo del teatro dialettale, di cui in questa discussione non si vuole stigmatizzare tale risorsa artistica, ma un interprete prezioso che avrebbe potuto ricoprire ruoli importanti del teatro classico. Ed è ciò che gli è stato imputato più di una volta.

Da più parti, infatti, gli sono arrivate critiche sul suo impegno nel teatro dialettale, a scapito di quello ‘serio’, incolpandolo di aver trascurato un repertorio classico, o ‘colto’, a favore di uno più leggero.

Ma il commediografo, con un’alzata di spalle, affermava che nel teatro erano già molti gli attori impegnati, che ricalcavano opere teatrali sì importanti, ma che non rappresentavano l’ordinaria realtà di tutti i giorni.

Perchè l’abilità del genovese stava proprio lì, nella capacità di far muovere sul palcoscenico i personaggi con semplicità, seppur con una bravura non comune.

E la spontaneità di cui Govi dotava le maschere portate in scena, conferiva loro una grande umanità, una naturalezza che ancora oggi dà la cifra della versatilità interpretativa posseduta dall’attore. I personaggi, a cui l’attore prestava gesti e parole erano ben rappresentativi del presente che apparteneva a ciascuno, e con cui lo spettatore si trovava a confrontarsi in teatro.

La sua scelta di caratterizzare un certo tipo di figure teatrali era in virtù delle sue simpatie che andavano alla gente semplice? Ci si è chiesti a proposito delle sue preferenze.

Gilberto Govi

E la risposta che ne arriva è chiara e lucida: probabilmente sì.

L’attore, infatti, si calava perfettamente nella realtà che partecipava a una quotidianità popolata di figure genuine, le quali esprimevano la loro ragione d’essere nelle professioni più umili: il falegname, l’operaio, solo per citare solo alcuni dei personaggi messi in scena.

Con semplicità raccontava, e con la stessa semplicità amava far ridere, senza però trascurare spunti di riflessione, che trasmettevano al pubblico messaggi celati dietro a un’ilarità tutta ligure.

Scandagliò inoltre, con la bravura di sempre, portandoli a conoscere al grande pubblico, certi angoli nascosti della città che gli ha dato i natali. L’esistenza degli ‘scagni’, per esempio, magazzini siti nel porto di Genova.

Ma Genova è stata definita anche ‘matrigna’ nei confronti di uno dei suoi figli più cari, in quanto incolpata di non averlo apprezzato abbastanza in vita.

“Sì, sono genovese, anche se vanno stampando che non lo sono, e se volete sincerarvene andate all’anagrafe”. ‒ Gilberto Govi

Govi è stato comunque amato dai suoi concittadini, che nel 1966 lo hanno visto lasciare per sempre questo mondo.

Quale segno d’affetto gli è stata dedicata più di un’opera pubblica presente in città: due scuole e un giardino pubblico, oltre che il teatro Verdi di Genova Bolzaneto, sono state intitolate a sua memoria.

A tutt’oggi, esiste una compagnia dialettale che propone le sue commedie.

Inoltre, salvate dalla distruzione di un passato considerato da molti obsoleto, di lui rimangono alcune commedie registrate per la TV, e proposte da RAI 3 che gli ha dedicato interamente una trasmissione.

“Quando la gente e i critici lodano il mio senso di responsabilità e disciplina, lodano Gilberto Govi. Da lui ho imparato i tempi comici, il rispetto per il pubblico, il donarsi con estrema semplicità e grande sacrificio”. ‒  Lina Volonghi

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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