“Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia” di Giovanni Brizzi: sacrificarsi per salvare i principi

“Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia” di Giovanni Brizzi: sacrificarsi per salvare i principi

Giu 22, 2018

“Quasi tutta l’Italia per odio si era ribellata ai Romani e a lungo aveva fatto guerra contro di loro, e contro di loro si era unita al gladiatore Spartaco.” ‒ Appiano di Alessandria

Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia

Prima della grande Roma, prima dell’enorme impero composto dalle provincie più disparate e dell’enorme commistione di culture che resero potente questa italica città, esisteva una repubblica che si trovava ad affrontare i problemi di vicinato.

Al giorno d’oggi si potrebbe paragonare questa storia con un enorme riunione di condominio dove coloro che vivono nell’attico tendono a dimenticarsi che non esisterebbe nessun terrazzo panoramico se non ci fossero gli appartamenti ai piani inferiori.

Semplicistico? Forse.

Banale paragonare la grande Roma ad un condominio? Può anche essere.

Ma le persone non sono cambiate in 2000 anni, siamo, in parte, i loro diretti discendenti. Quindi, perché stupirsene.

Quello che sarebbe diventato un grande impero, ai tempi delle guerre puniche e delle rivolte servili, era una Repubblica in espansione, con una finta facciata democratica ma la vocazione a calpestare la testa di chiunque non fossero loro.

Ho letto un volume scritto da Giovanni Brizzi dal titolo: Ribelli contro Roma. Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia”. Il libro è edito per il Mulino nel 2017 ed è un excursus a volo di uccello, che si potrebbe identificare con un’aquila, sui motivi che hanno portato a quella che è stata una delle più grandi prese di coscienza nella secolare storia della città Eterna.

Giovanni Brizzi è professore di Storia Romana all’Università di Bologna, con la stessa casa editrice ha pubblicato “Il guerriero, l’oplita, il legionario. L’esercito nel mondo antico”, “Annibale” e “Canne. La sconfitta che fece vincere Roma.”

Traggo spunto da questo ultimo titolo che vi ho citato per dire che anche questa storia sarà una di quelle in cui l’epilogo sarà quello in cui le fonti ci restituiscono una Roma che cade sempre in piedi.

Soprattutto a quell’epoca, soprattutto quando non sapeva come altro spiegare l’insegnamento ricevuto, soprattutto se la storia che leggiamo proviene dalle soavi testimonianze degli antichi.

Ovvio, non fatevi ingannare, non tutte le fonti saranno state concordi con la supremazia “anche a costo di mentire” dell’amata ed inimitabile Roma, ma quello che è certo è il fatto che nessuno dei vinti ha mai avuto l’occasione di parlarci della sua esperienza.

Come Roma prese coscienza di poter più fare finta che, oltre a loro, esisteva una Roma interna a se stessa? La risposta la troviamo nelle rivolte servili che, per i contemporanei ai fatti, fu una cosa talmente scioccante che trovare il modo di definirla era fuori da ogni cognizione.

Secondo Floro, i servi erano addirittura un’altra “specie” di esseri umani. Persino la rivolta di Spartaco fu un evento talmente alienante da lasciarlo senza parola alcuna.

Suvvia, so che potete capire la situazione. Al giorno d’oggi inizia a sembrare una ruota che torna al suo punto di partenza.

La seconda risposta la troviamo nella magnanima abitudine imperiale di “romanizzare” i popoli addotti sotto la loro potente ala.

In fondo, lo avevano imparato bene dalle popolazioni del sud e degli appennini: i Sanniti si sono imposti usando il loro sangue come arma contro la Città in espansione, hanno mosso guerra e hanno avuto, pagando un ingente prezzo in vite, il riconoscimento della loro importanza all’interno di questa nuova civiltà evoluta che era Roma.

Giovanni Brizzi

Stavano ponendo le fondamenta di questo nuovissimo sistema espansionistico ma come decidere chi era il maggior esponente di queste nuove realtà?

La guerra civile ha messo in ginocchio e ha ucciso la fenice che sarà pronta a risorgere come la Roma sotto Cesare.

Vi è sembrato facile?

Non lo è stato affatto.

Il professor Brizzi ce lo spiega nel dettaglio. Ci sono voluti anni, molte menti hanno espresso il loro pare all’epoca e la politica è solo poco più aulica di quella odierna, e tutto quello che era stato circondato dal primo pomerio di Romolo è stato bagnato con il sangue copioso di coloro che hanno dato la vita per avere dei diritti e una voce nella grande città di marmo.

Spartaco diventerà un novello eroe, alla stregua di Romolo, e all’epilogo della sua storia, quando si troverà contro Crasso, sarà Alessandro che con l’audacia e il furore negli occhi inseguiva Dario nel campo di battaglia di Gaugamela.

Roma è caduta in piedi: ha fatto di Spartaco un eroe romantico e portatore di tutto ciò che un romano troverebbe encomiabile.

Spartaco si è sacrificato per salvare i suoi principi, anche quando sapeva che questo non gli avrebbe permesso di aver salva la vita.

Se non fosse che la mancanza di arroganza e la totale assenza di ricerca di gloria differenzino Spartaco da Achille, si potrebbe dire che i due abbiano avuto la medesima sorte.

 

Written by Altea Gardini

 

 

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