Selfie & Told: il cantautore Alia racconta il secondo album “Giraffe”

Selfie & Told: il cantautore Alia racconta il secondo album “Giraffe”

Giu 15, 2018

“Persi dentro questo attraverso siamo in trappola/ Sempre in cerca di una risposta un credo una verità// E siamo fatti/ Per andare Via”

 

Alia – foto by Nicole Nesti

Ciao a tutti, sono Alia, cantautore bergamasco da qualche tempo anche un po’ pratese.

Il 25 maggio è uscito per Pippola Music il mio secondo disco “Giraffe”: canzoni pop con una forte tensione verticale e la leggerezza del passo di questi fantastici quadrupedi.

Hanno deciso di dare il loro contributo al disco ospiti come Giuliano Dottori, Cesare Malfatti, Patrizia Laquidara e Femina Ridens.

Ed ora beccatevi la mia Selfie & Told!

 

A.: Puoi raccontarci come ti è venuta l’idea di un titolo come Giraffe?

Alia: Giraffe è stata una delle prime canzoni che ho scritto per il disco e già figuravo la voce di Patrizia Laquidara per il duetto. La canzone coglie un momento di riflessione “alta” verso un altrove che può essere Dio o un Io più maturo e consapevole. Questo ed il tema adiacente del femminile – il termine giraffa racchiude sia il genere maschile che femminile – sono i due focus fondanti di tutto il disco e mi sembrano perfettamente riassunti da questa parola. E poi le giraffe sono bellissime e si fanno i fatti loro. Proprio come me!

 

A.: Sulla copertina del disco tieni in mano dei fiori e sorridi apertamente. Che significato hanno questi due aspetti visuali?

Alia: In una canzone del disco (l’india, i bambini) ripeto insistentemente l’imperativo “riposizioniamo!” e nel mio sorriso espresso pressoché ovunque nelle foto promozionali metto in pratica un vero e proprio riposizionamento degli stati d’animo. Il disco racconta storie e riflette su argomenti particolarmente intensi (la morte, la perdita degli affetti, la ricerca di un Dio consolatore, la confusione dei valori) ma lo fa con una leggerezza di intenti perché nonostante la crudezza di alcune considerazioni, io sono molto sereno. Per quanto riguarda i fiori, il disco è anche un omaggio a tutte le donne che hanno cantato, suonato, ispirato il disco, messo la propria arte a servizio di “Giraffe”. Ne ho contate ventuno. Senza di loro non sarei riuscito ad affrontare questi argomenti con tanta serenità e leggerezza.

 

A.: Il disco contiene diversi episodi nei quali è forte un sentimento spirituale, a differenza del precedente che invece era più ‘laico’, umanistico. Da dove nasce questo sentimento? Ci sono dei riferimenti che vuoi darci in quanto a letture, ascolti, incontri etc.?

Giraffe – Alia

Alia: Una certa attenzione spirituale tocca chiunque prima o poi e in un preciso momento della vita. Sono le circostanze che ti portano ad avere un confronto con essa. Ho raggiunto un’età anagrafica per cui il confronto con un altrove diventa inevitabile. Vuoi per la perdita di una persona cara, vuoi perché ad un certo punto quello che è fatto è fatto e ti chiedi: ho un lavoro, una casa, una famiglia. È davvero tutto qui? L’altra considerazione non meno importante è il fascino che in me suscitano le persone che credono in un Dio – cristiano, musulmano, buddista, non fa differenza – queste persone sono obiettivamente più serene. E non è la serenità forse lo scopo principale dell’affrontare questo breve passaggio di vita? “Giraffe” è l’inizio di un mio viaggio personale ancora in essere e che sto affrontando immergendomi a più non posso in varie letture. Mi hanno segnato molto opere quali “il Castello interiore” di Teresa D’avila e gli scritti di San Giovanni della Croce. Ma anche le prospettive più laiche e scientifiche della mia autrice preferita del momento: Joan Didion.

 

A.: Il disco è quasi tutto arrangiato volutamente old-style. Quali artisti o dischi avevi in mente quando hai deciso insieme al produttore Paolo Favati questa direzione sonora?

Alia: Quando ho pensato al disco volevo che avesse un taglio totalmente diverso, quasi folk, con riferimento ad una band che amo tantissimo “the innocence mission” ma poi Paolo (insieme a Marco Lega) ha riscontrato degli evidenti riferimenti di scrittura con autori che in effetti fanno parte del mio patrimonio musicale di formazione. Quindi abbiamo deciso di assecondarli ed ecco così che sono venuti fuori tutti i miei debiti nei confronti di un certo tropicalismo, di Mario Venuti (con i Denovo), di Fabio Concato, Mina e Umberto Bindi. La scelta delle voci per le partecipazioni femminili, invece, è un’idea mia.

 

A.: Molto spesso il tuo nome viene accostato alla parola poesia e si sottolinea che il tuo approccio ai testi è poetico. Quanto conta effettivamente la poesia per te?

Alia – foto by Nicole Nesti

Alia: Ho frequentato molto la poesia ai tempi dell’università tant’è che con una tesi di poesia tedesca contemporanea mi ci sono laureato. Della poesia ammiro il fatto che è un “false friend” della scrittura. Tutti la pensano come un genere libero e si credono poeti perché vanno a capo, dimenticando il fatto che la poesia è rigore, metodo e soprattutto, geometria. Con alla base ovviamente un forte pensiero. Ho una formazione umanistica ma adoro la scienza e l’approccio matematico alle cose e dalla poesia ho cercato di prendere questa capacità insita nei poeti magistrali di trattenere l’emozione in una griglia metrica fatta di pause, parole. Riuscire a maneggiare quel controllo quella sintesi è sempre uno dei miei obiettivi quando scrivo. Trovo stupendo il deflagrare di una metafora anche a distanza di tempo dalla sua lettura. Ora leggo altro, soprattutto libri di storia, ma sul comodino tengo sempre un’opera di Celan, Rebora, Esenin, Mandelstam.

 

A.: Quale è a tuo parere lo stato di salute del cantautorato in Italia?

Alia: Mi pongo la questione in una canzone (“madonna dell’Umiltà”) in cui immagino di incontrare in sogno una mia amatissima folk singer, Judee Sill. Le chiedo: “chi mai vorrà una canzone ferma e reale, come una madonna scesa dal suo altare?” ecco, sempre ritornando al concetto di riposizionamento trovo che oggi ci sia molto intrattenimento musicale, che va bene, c’è sempre stato, ma poca vera attenzione al reale, al vissuto, all’idea di canzone capace di raccontare l’essere umano in maniera universale e di restare per sempre.

 

Io voglio credere/ Almeno in qualche cosa/ Da oggi credo in me/ E davvero è già qualcosa

 

Written by Alia

 

 

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