Selfie & Told: Settembre racconta l’album d’esordio “Di questi tempi”

Selfie & Told: Settembre racconta l’album d’esordio “Di questi tempi”

Giu 10, 2018

“Se il mondo fa schifo/ se ti han rubato il rigore/ se hai l’anello al dito/ ma non credi all’amore// sei come me// se abiti a Londra/ o anche solo in provincia/ se la giornata ti affanna/ prima che comincia// […]” – “La canzone da radio”

Settembre

Ciao sono Settembre, all’anagrafe Stefano Riggio, canzonettaro – qualcuno direbbe cantautore milanese – di 23 anni.

Dopo anni di incerte band liceali, ho iniziato dal 2016 a dedicare sempre più tempo alla scrittura di nuova musica, coniando – in modo anche piuttosto scherzoso ‒ il termine pop autunnale: brani in cui spensieratezza, ironia, ma anche malinconia e disincanto, si ritrovano a convivere tra loro.

Un po’ come i colori accesi dell’autunno devono fare i conti col primo freddo dell’anno.

Di questi tempi è il mio album d’esordio: una sorta di collage di momenti vissuti e annotati al volo in una canzone, per paura di dimenticare qualcosa che, un giorno, possa considerarsi importante. Non si sa mai.

Ed ora beccatevi la mia Selfie & Told!

 

S.: Ok, facciamo finta che io e te non siamo la stessa persona e iniziamo l’intervista. Partirei da quello che, più che un titolo, è un modo di dire: Di questi tempi. Mi sembra un po’ l’incipit di ogni discorso da bar che si rispetti: inizi la frase con quello e poi prosegui con tutta una serie di cose che, di questi tempi appunto, sembrano non andare. Come mai questa scelta? Hai voluto fare un disco che parli di attualità?

Settembre: Di questi tempi” è proprio un’espressione emersa durante una chiacchierata con un mio amico al bar. Sebbene sia una frase già utilizzata milioni di volte, sentirla quel giorno mi ha subito fatto pensare ai brani che avevo registrato nei mesi precedenti. Non si tratta di un album con un concept di fondo; il tema dell’attualità non è stato sicuramente il filo conduttore in fase di scrittura. È semmai una raccolta di canzoni che ritraggono momenti e stati d’animo. Poi, a lavoro quasi ultimato, ho fatto caso a come tutte le esperienze raccontate fossero dense di riferimenti al tempo che stiamo vivendo: è stato un po’ come osservare una foto che pensavi di conoscere bene, salvo poi scorgere sullo sfondo un particolare inaspettato. Ed ecco che quell’immagine inizia ad assumere tutto un nuovo significato.

 

S.: Tra le varie tracce ne ho trovata una che non riesco a capire: Margherita. Ma lei esiste? Te la cambia o no la vita? Perché le strofe parlano di ben altro?

Di questi tempi – Settembre

Settembre: Quel brano affronta il tema della monotonia, del vedere le solite persone negli stessi posti, del ridere alle solite battute e di fare apprezzamenti alla solita bellezza irraggiungibile. Margherita è probabilmente uno dei nomi più celebri della musica leggera italiana – com’è vintage questo termine- e rappresenta idealmente quella persona o quella situazione che, forse, potrebbe spezzare questa routine. Non è una ragazza in carne ed ossa in questo caso. È una metafora.

 

S.: Ok, capisco. Parliamo un attimo del suono dell’album: so che hai scritto e suonato tutto tu, per cui immagino che i riferimenti sonori e le influenze fossero ben chiari nella tua testa…

Settembre: È vero, ho suonato i vari strumenti e curato la produzione da me, ma è stata tuttavia una necessità ‒ una questione d’urgenza espressiva ‒ più che una decisione autoritaria. In futuro non mi dispiacerebbe un bel team di lavoro alle spalle. Tornando al discorso delle influenze musicali, ti direi artisti che non sono affatto di questi tempi, per autocitarmi: Rino Gaetano per il modo quasi surreale di costruire i testi, gli Oasis per l’attitudine e il piglio melodico. Buona parte della new wave inglese, quella che Battiato dice di odiare in un suo brano, ha invece influito sugli arrangiamenti, specie per il suono della batteria e per l’uso dei synth. Comunque, in cima a tutti questi nomi, svetta Cesare Cremonini come santo patrono.

 

S.: Per ora non te la sei cavata così male, dai. Ti concedo come ultima domanda un argomento a piacere, giusto per farti sentire un po’ sotto esame. C’è un aneddoto, un ricordo particolare, legato alla realizzazione di questo disco che vorresti raccontarmi?

Settembre: Uno dei momenti più belli è stato il giorno in cui ho scritto 1999, il mio brano preferito. Ero appena rientrato da una vacanza finita in anticipo, sarà stato metà agosto. Appena presa in mano la chitarra, ho iniziato a suonare questo giro di accordi che continuava a risuonarmi in testa da una settimana ma che, per mancanza di strumenti musicali in villeggiatura, non avevo potuto sviluppare. Il brano si è scritto in pochi minuti, mettendo in fila tutta una serie di situazioni vissute durante l’anno. È stata la chiusura del cerchio: a quel punto avevo capito d’aver completato la scaletta dell’album.

 

S.: Ok, direi che ci siamo. Cosa farai dopo quest’intervista?

Settembre

Settembre: Mah, credo che berrò qualcosa con gli amici.

 

S.: Vacci piano che domani il mal di testa lo sentirò anche io.

 

Ho questa febbre/ sulla mia fronte/ e va già avanti/ da un po’// non leggo terra/ su queste carte/ e penso che/ impazzirò/ sai cerco un modo/ di scappare/ da una stringente realtà/ da quelle frasi, da quelle foto/ su di un gruppo whatsapp// […] – “Margherita”

 

Written by Settembre

 

 

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