Selfie & Told: La macchina di von Neumann racconta “Formalismi”

Selfie & Told: La macchina di von Neumann racconta “Formalismi”

Mag 27, 2018

Siamo La macchina di von Neumann e veniamo dalla Brianza.

 

La macchina di von Neumann

Intervistarsi è difficile. Quando parliamo di noi o della nostra musica, tendenzialmente ci nascondiamo dietro uno stile strano, un po’ sgrammaticato, talvolta addirittura aggressivo. Questo, forse, per rinforzare quella quarta parete che, essendo una band strumentale, già ci appartiene per nostra stessa natura – e noi, in coscienza, non facciamo nulla per abbatterla.

D’altra parte potremmo dirvi le solite cose, ci siamo formati nel 2014, finora abbiamo pubblicato due EP, siamo al primo full lenght, lamacchinadivonneumannècompostadasamuelfrancescodavideestefano eccetera.

Siccome però queste cose ce le chiedono tutti, noi ‒ anche se non lo ammetteremo mai ‒ ci comportiamo da radical chic del cazzo e ci facciamo delle domande (s)comode alle quali, a ben vedere, non siamo proprio sicuri di saper rispondere. Sappiamo però che vi parleremo di “Formalismi, il nostro primo disco.

Ed ora beccatevi questa Selfie & Told!

 

L.M.D.V.N.: Perché “Formalismi”?

La macchina di von Neumann: Il nome “Formalismi” è uscito una sera in cui stavamo – stranamente – bevendo del whisky buono. Stavamo parlando del fatto che spesso le band strumentali cercano di dare significati precisi alla propria musica, senza, di fatto, “dire” nulla, almeno non nel senso letterale del termine. Fin da quando abbiamo iniziato a suonare insieme e scrivere i primi pezzi, abbiamo curato quasi esclusivamente il lato estetico, la forma appunto, dei nostri brani: ci sembrava una forzatura, da parte nostra, imporre un significato letterale alla musica strumentale. Dare all’ascoltatore dei brani senza nessuna caratterizzazione precisa – etica, morale, quello che volete – permette all’ascoltatore stesso di riempire ciascun pezzo con le proprie emozioni, idee, esperienze. A prima vista, questo atteggiamento può sembrare scontroso da parte nostra: di fatto, noi non stiamo comunicando nulla, almeno non in senso stretto. In realtà, l’ascoltatore ha la possibilità di interagire, di colorare ogni nostro brano come preferisce. “Formalismi” è uno scatolone: il contenuto lo mette chi ascolta.

 

L.M.D.V.N.: Questo è il vostro primo disco. Che differenze ci sono rispetto agli EP precedenti? C’è un’atmosfera in particolare che avete voluto creare?

Formalismi

La macchina di von Neumann: Senz’altro si sente una certa maturazione artistica e tecnica, una sorta di patina quasi pop che emerge soprattutto nei brani scritti in tempi più recenti. La gestazione di “Formalismi” è iniziata quando è nata la band, dal momento che alcuni brani contenuti nel disco risalgono al 2014. Inizialmente eravamo dubbiosi rispetto alla possibilità di includere sia brani datati che lavori più recenti: le differenze erano davvero molte e temevamo che il risultato potesse essere poco organico. Abbiamo quindi costruito i brani nuovi in modo da garantire a quelli vecchi una buona collocazione all’interno del disco, evitando così di ottenere un collage insipido. Il risultato è convincente: inizialmente credevamo che “Formalismi” sarebbe stata la nostra definitiva svolta pop, ma in realtà, ascoltando il risultato, c’è praticamente tutto quello che La macchina di von Neumann è in questo momento e tutto quello che è stata finora.

 

L.M.D.V.N.: Come è nato “Formalismi”?

La macchina di von Neumann: Temporalmente, abbiamo iniziato a lavorare in maniera metodica su “Formalismi” due estati fa. Dopo aver scritto alcuni dei brani nuovi, le idee riguardo la forma che volevamo dare al disco sono diventate più chiare. Avevamo già in mente di includere alcuni pezzi più datati, anche se sarebbe passato ancora qualche mese prima di studiare delle soluzioni per evitare l’effetto collage di cui sopra. Rispetto ai nostri lavori precedenti, i brani nuovi sono stati scritti ed arrangiati in gran parte in sala prove: sembra scontato, ma non era questo il modo con cui eravamo soliti scrivere i pezzi in precedenza. Non che sia un male, è solo un approccio diverso che restituisce risultati diversi. Le registrazioni si sono svolte in dieci bollenti giorni d’agosto al 33Hz Studio di Trezzo sull’Adda. Siamo arrivati in studio con i brani pressoché consolidati, forti anche di sette lunghi mesi di pausa dai concerti, quindi avevamo già le idee abbastanza chiare su come procedere. Così, tra l’afa e la birra, tra il gelato e le zanzare, abbiamo registrato “Formalismi” in completa autonomia. Dieci giorni di fuoco, sacrificando le vacanze estive, ma ne è valsa la pena.

 

L.M.D.V.N.: Gusti, ascolti, riferimenti?

La macchina di von Neumann: Molti e vari. In generale, i riferimenti che ci accomunano hanno molto groove, linee melodiche interessanti, arrangiamenti ben studiati: Anderson. paak, John Mayer, Thundercat, Bon Iver, cose del genere. Poi, certo, un po’ di post-rock classico (anche se, a onor del vero, solo due di noi lo ascoltano e nemmeno così frequentemente), elettronica alla Boards of Canada, classiconi con suoni ed arrangiamenti importanti tipo i Radiohead, gruppi della scena emo italiana tipo i Fine Before You Came. Ah, poi Samuel ascolta la fusion, ma ce ne vergogniamo quindi non ditelo in giro.

 

L.M.D.V.N.: Abbiamo visto foto delle vostre pedaliere e sono spaziali, ma voi suonate la chitarra o la lasciate suonare ai pedali?

La macchina di von Neumann

La macchina di von Neumann: Chitarra? Quale chitarra? Noi non sappiamo suonare la chitarra. Sappiamo suonare la chitarra coi pedali. Fare i veri rocker non ci appartiene e non ci interessa. E il Jack Daniel’s fa schifo.

 

L.M.D.V.N.: Perché, per la traccia 5, avete scelto un titolo che non si può leggere?

La macchina di von Neumann: La risposta alla domanda è il titolo stesso del brano: ¯\_()_/¯

 

L.M.D.V.N.: Quando esce il disco? Aspettative?

La macchina di von Neumann: “Formalismi” esce ad ottobre e sarà anticipato da qualche singolo, uno in uscita a brevissimo nel momento in cui scriviamo. Ci piace tenere un profilo piuttosto basso riguardo le aspettative – facciamo musica strumentale, ricordate? – ma siamo davvero soddisfatti del risultato e non vediamo l’ora di farvelo sentire. Il sogno nel cassetto è di potere, un giorno, occuparci della colonna sonora di qualche film o serie TV. Magari “Formalismi” ci aprirà qualche porta. Magari no. Chissà.

 

Written by La macchina di von Neumann

 

 

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