Selfie & Told: le House of Tarts raccontano l’album “H.O.T”

Selfie & Told: le House of Tarts raccontano l’album “H.O.T”

Mag 13, 2018

“Sweet, lemon, chin/ faint crunch under/ the weight of a finger/ but I don’t care,/ I don’t care, I don’t care/ I’ll figure out how cruel you are,/ how old you are,/ the flavour of your guts// […]” – “The Haze Man”

 

House of Tarts

Le House Of Tarts sono Laura Martelli e Valentina Salvatori. Si incontrano nel 2015 a Mestre, nonostante di veneziano non abbiano altro che il domicilio da studentesse fuorisede.

Dopo esperienze maturate in gruppi indie-rock delle loro zone d’origine (Firenze e Senigallia) sentono l’esigenza di sperimentare nuovi linguaggi.

Entrambe di poche parole preferiscono chiudersi in sala prove e comunicare prima goffamente, poi con più facilità, tramite i suoni dei loro strumenti.

Divertite dal contrasto che si crea tra i suoni da videogioco del synth di Valentina e la voce teatrale di Laura, scrivono le prime canzoni ispirate dalla propria natura rootless e dall’ambiente distopico della terra ferma.

Dalla loro musica vuole emergere il continuo associarsi-dissociarsi da cose e persone, e una predilezione nonsense per tutto ciò che è imbarazzante.

Ed eccovi la loro Selfie & Told!

 

H.O.T.: Cosa avete provato la prima volta che vi siete esibite live?

House of Tarts: Insieme siamo esagitate anche alle prove. Il live tira fuori la follia all’ennesima potenza. Laura passivo aggressiva, Valentina schizzo. Alla gente piace.

 

H.O.T.: Il vostro colore preferito e perché.

HOT – House of Tarts

Laura: Viola perché è il colore che porta sfiga a teatro perché lo mettevano i preti che portavano sfiga.

Valentina: Verde perché è il colore della natura, o dei disastri nucleari.

 

H.O.T.: Animale totem?

Laura: La nutria. Non mi piacciono gli animali troppo puliti, e poi fanno bestemmiare i mestrini.

Valentina: Per rimanere a tema Venezia/Mestre, il piccione. Possibilmente quello che sta a San Marco e che ingrassa grazie alle briciole di pane lanciate dai turisti.

 

H.O.T.: Il tipo di mutande che indossate più spesso.

Laura: Cotone bianco o seta nera.

Valentina: Boxer trash, con le scritte “UOMO” o gialli sbiaditi con le tigri disegnate.

 

H.O.T.: Perché House Of Tarts?

House of Tarts: Vuol dire casa di torte ma anche bordello, volendo. Poi dai, che domande, l’acronimo è H.O.T.

 

H.O.T.: Come vorreste che fosse un vostro concerto ideale?

House of Tarts

Laura: Vestita da uomo o vintage anni 60, cerco di rimanere seria mentre Valentina balla coi piedi sui synth e il basso in testa. Faccio gesti un po’ alla Annie Clark. Suono una tastiera che costa dieci volte la mia Casio di seconda mano. Ah, e saluto King Krule in prima fila.

Valentina: In tutina super aderente olografica e scarpe anni80 (che spettacolo per la vista!) dove suono in playback e ballo coreografie con i miei amici ballerini gay. Insomma vorrei che fosse come uno spettacolo di Lady Gaga, solo che lei non usa il playback perché è bravissima. Laura? Batte le mani a tempo con le canzoni in un angolino del palco… Scusami tanto collega!

 

“Where are you honey boy?/ where are you evil toy?/ huge cage made of glass and ice/ you swear was paradise// thread on my dreams make them crash/ thread on my schemes they will mash// […]” – “My Lullaby

 

Credits

Musica e parole: Laura Martelli e Valentina Salvatori

Produzione artistica: Jacopo Gobber

Mixato e masterizzato da Jacopo Gobber presso Flaming (VR)

Progetto Grafico: Federica Sveva Caregnato

Foto H.O.T.: Francesca Vanin

 

Written by House of Tarts

 

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