Selfie & Told: la band Balt Hüttar racconta l’album “Trinkh Met Miar”

Selfie & Told: la band Balt Hüttar racconta l’album “Trinkh Met Miar”

Mag 6, 2018

“Au in de perghe/ saint-ta guute loite,/ edele Tzimbarn,/ ganaamet noch hoite/ Prechtent an zunga,/ an altes gaprecht,/ ba ist in de belt vor/ ambrall bool gasecht// […]” ‒ “Liid dar Tzimbarn

“Lassù sui monti/ c’è una buona gente,/ i cari Cimbri,/ chiamati ancor oggi/ Parlano una lingua,/ un’antica parlata,/ che è nel mondo/ ovunque stimata// […]” ‒ “Inno dei Cimbri

Balt Hüttar

I Balt Hüttar sono una band Folk Metal dell’Altopiano di Asiago (Vicenza), terra che affonda le proprie radici nell’antica cultura Cimbra.

È questo retaggio che sta alla base della band, che ha come obiettivo primario proprio quello di contribuire a far conoscere (e crescere) una così rara e importante cultura.

La band nasce nel settembre 2011 da un’idea del polistrumentista Mattia Pivotto e nel corso del primo anno di vita viene raggiunta la line up attuale che comprende anche Jonathan Pablo Berretta (voce e flauti), Ilaria Vellar (organetto, fisarmonica e voce), Federico Rebeschini Sambugaro (batteria) e Nicola Pavan (basso).

Guuten Takh! Buongiorno! Buongiorno a tutti! Noi siamo i Balt Hüttar e questa è la nostra prima auto-intervista! Beccatevi dunque questa Selfie & Told!

 

B.H.: Innanzitutto, la consueta prima domanda: cosa significa il nostro nome? Che lingua è? Perché abbiamo scelto proprio “Balt Hüttar”?

Balt Hüttar: Il nostro nome significa “Guardiani del Bosco” nell’antica lingua cimbra dei Sette Comuni; di fatto è un collegamento diretto col nostro ‘messaggio’ e con i concetti alla base della band: noi parliamo del nostro Altopiano, in particolare riferendoci ai tempi antichi, quando era una terra selvaggia, ricoperta di boschi e prati, avvolta nel mistero e abitata da popolazioni le cui tracce si perdono nel tempo.

 

B.H.: Ma chi erano questi Cimbri? E perché ci stanno così a cuore?

Trinkh Met Miar

Balt Hüttar: Come già anticipato, le origini dei Cimbri sono avvolte nella leggenda, dal momento che, per il periodo antecedente il Medioevo, non ci sono ‘prove’ sufficienti che possano confermare inequivocabilmente una delle svariate tesi che sono state avanzate nel corso dei secoli. Noi prendiamo a riferimento la più consolidata e meglio avvalorata da prove (a nostro avviso), ossia quella che parla di popolazioni germaniche precristiane discese dal nord Europa prima del Medioevo. In ogni caso, l’origine germanica dei Cimbri ‘odierni’ è certa e confermata dal tesoro più prezioso che hanno lasciato in eredità: la loro lingua (indubbiamente legata al germanico e all’antico tedesco). Questa cultura ci sta così a cuore perché è una delle molte splendide realtà di matrice antichissima che sono parte del patrimonio italiano e che purtroppo stanno rischiando di scomparire, oltre al fatto che noi (quasi tutti) ci siamo nati e cresciuti dentro, a stretto contatto con toponimi, luoghi, leggende, lavori, parole e modi di dire, ed è quindi materialmente parte di noi, sia ‘geneticamente’ che per contatto diretto.

 

B.H.: Ora sarebbe anche il momento di parlare (finalmente) di musica, non trovate?

Balt Hüttar: Eh sì.

 

B.H.: Com’è stato il nostro percorso e come siamo arrivati a pubblicare “Trinkh Met Miar”?

Balt Hüttar: Sono passati quasi sette anni da quando abbiamo iniziato a suonare insieme musica folk, prima ognuno suonava generi diversi e avevamo anche poca cognizione di dove saremmo potuti arrivare e che universo avremmo poi scoperto: infatti ci siamo subito buttati a capofitto nel genere (prima soprattutto folk rock e irlandese, per poi addentrarci sempre più nel folk metal) suonando cover degli artisti più disparati nei locali del nostro Altopiano, per poi approdare in locali, eventi e festival che non avremmo mai immaginato, facendo tantissime nuove amicizie e ottenendo molti riconoscimenti (sia soddisfazioni ‘morali’ che premi fisici), in particolare ci ha sorpreso il successo al Vicenza Rock Contest 2015, dove ci hanno conferito il primo posto assoluto, i premi miglior gruppo metal e miglior gruppo vicentino, oltre al secondo posto per miglior canzone e diversi premi individuali. Sull’onda del Vicenza Rock Contest abbiamo iniziato a fare sul serio a livello di inediti e così, dopo lungo lavoro, è nato il nostro primo album Trinkh Met Miar (Bevi Con Me).

 

B.H.: Cosa si può trovare in questo disco?

Balt Hüttar

Balt Hüttar: Trinkh Met Miar è un condensato di suggestioni, di storie e di riferimenti (tematici e musicali), una sintesi del nostro percorso e, in un certo senso, anche della storia dell’Altopiano. Abbiamo immaginato questa serata di festa in compagnia, dove trovano spazio l’allegria, la spensieratezza, le danze e la musica, ma anche la riflessione, il ricordo della storia e degli eventi (anche tragici, come la Grande Guerra) passati. Il tutto in un mix di sonorità e stili diversi, dalla musica popolare al metal.

 

B.H.: Abbiamo parlato di lingua e cultura Cimbra, ma quindi questo è un progetto di Cimbri per Cimbri?

Balt Hüttar: Assolutamente no, anzi! Uno dei nostri obiettivi principali è quello di far conoscere la nostra cultura al resto d’Italia e al mondo, tanto che, ad esempio, i nostri testi sono caratterizzati dalla pluralità linguistica (cimbro dei Sette Comuni, italiano e inglese principalmente). Tutti sono i benvenuti nel Bosco Cimbro per fare festa insieme a noi!

 

[…] Meeror dan tausinkh/ jaardar volla maatarn/ stee-bar hia aufar/ und volgan me Vaatarn:/ «Benne an noja zait/ steet in de tüar,/ halta-bar heerte/ un ziiga-bar vüar!»” ‒ “Liid dar Tzimbarn

[…] Da più di mille/ anni pieni di tribolazioni/ stiamo quassù/ fedeli ai nostri Padri:/ «Quando una nuova epoca/ sta venendo,/ noi teniamo duro/ e tiriamo avanti!»” ‒ “Inno dei Cimbri

 

Written by Balt Hüttar

 

 

Info

Facebook Balt Hüttar

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: