“Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un’altalena di emozioni tra incomunicabilità e tenerezza

“Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco: un’altalena di emozioni tra incomunicabilità e tenerezza

Apr 30, 2018

“Quando ho rialzato lo sguardo dal bancone, eri ormai indistinguibile, nel chiarore bianco e freddo delle luci artificiali. Ti ho visto prima confonderti nel brulicare della gente, e poi subito rimpicciolire fino alle dimensioni di un pixel…”

Se chiudo gli occhi

È un viaggio nel passato quello compito da Viola, protagonista del romanzo Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco, edito da Giunti Editore nel 2016.

Ma la giovane donna non è sola nel suo percorso a ritroso nel tempo, bensì in compagnia del proprio padre.

Dopo la lontananza dalla figlia, alternata a sporadiche presenze, l’uomo è diventato un importante artista e, con una certa noncuranza, trascorso un lungo periodo, si affaccia al negozio presso cui Viola è impiegata.

Ed è con un tuffo al cuore e molta rabbia, che la donna lo accoglie, trovandoselo di fronte dopo tanto tempo.

Combattuta fra la voglia di rincontrarlo e quella di rifiutargli la sua presenza, decide infine di seguirlo: soprattutto per scoprire i motivi che l’hanno allontanato da lei fin dai suoi tempi adolescenziali.

Lasciando momentaneamente la figlioletta, di cui è innamorata, e un marito diventato ingombrante, Oliviero e Viola intraprendono un viaggio che porterà la giovane a conoscere la vera essenza di un uomo che ha amato, ma anche profondamente detestato.

“Mi sembrò un bambino vecchissimo, sorpreso dall’amara felicità di aver ritrovato il giocattolo che aveva perso e dal timore che non sarebbe durato. Immaginai un tempo in cui io e mio padre, ormai privo di memoria, avremmo girato in macchina ininterrottamente, senza un prima e senza un dopo…”

Complice l’ambientazione del luogo d’origine di Oliviero, per i due si apre uno scenario sentimentale di cui non immaginavano l’ampiezza.

Soltanto con il trascorrere del tempo Oliviero ha sentito l’esigenza di tornare dove tutto ha avuto inizio; lì, in quel luogo dell’anima che l’ha visto bambino e poi giovinetto.

Sono poche le luci e molte le ombre che uniscono i due, ombre che si fanno scomode protagoniste, testimoni   di segreti mai confessati e inconfessabili.

Nonostante la donna, almeno in un primo momento, sia arrabbiata e diffidente, sentimenti che s’intrecciano inevitabilmente a ricordi dolorosi, accetta di condividere con il proprio padre un fine settimana.

Ed è in un’altalena di emozioni in cui, a momenti di incomunicabilità succede una ritrovata tenerezza, che Viola vorrebbe ricomporre le incomprensioni nate dall’assenza del suo babbo. Ragazza dall’universo emotivo complesso, Viola, forse inconsciamente, vuole ricucire quel legame che l’ha fatta sì soffrire, ma a cui non sente di poter rinunciare.

“Per quanto fossi sconvolta dalla storia che aveva deciso solo allora di raccontarmi, ero anche innegabilmente incuriosita…”

Scopo del viaggio, però, non è soltanto affiancare il proprio padre in quei luoghi pieni di misticismo, ma è anche l’opportunità per fare chiarezza in se stessa.

Medesima cosa è per Oliviero; anche per lui è un’occasione per mettersi a nudo, e lo fa senza alcun pudore, abbandonandosi a momenti di intenso coinvolgimento. Quasi se, con i gesti condivisi con la figlia, volesse giustificare i suoi frequenti abbandoni.

Lentamente, Viola si fa partecipe del dramma intimo di cui l’uomo le dà conto. Lei, che prima di allora non avrebbe mai concepito di dividere il padre con una donna che non fosse la propria madre.

Invece, è interessata alle vicende sentimentali di Oliviero, il quale le confessa di essere sempre stato innamorato di Pauline, che adesso giace, senza speranza di recupero, in un letto d’ospedale a Grenoble.

“Guidavo attraverso un paesaggio desolato. Morbido e pungente allo stesso tempo. Ampie distese di campi, macchie di boschi sullo sfondo, qualche piccola casa di roccia. Oltre le colline, spuntavano i profili delle montagne innevate, scolpite dalla luce del pomeriggio che cominciava a ritirarsi…”

L’atmosfera che accompagna il racconto è quella suggestiva dei monti Sibillini, luogo mistico per definizione. Fatto di tradizioni intrise di una primitiva magia, incaricate di governare su quei paesini protetti dai monti, dove la gente consuma la propria vita seguendo il primordiale ritmo della natura.

Ed è proprio in questo contesto ambientale, di sicuro impatto emotivo, che Viola cerca di trovare una giustificazione alla non presenza di suo padre, in momenti per lei essenziali della sua giovane vita.

Simona Sparaco

In quegli spazi colmi di fascino suggestivo cerca di rintracciare il proprio passato e quello del padre, al fine di rimarginare ferite ancora dolenti. E comprenderà che è possibile abbattere le barriere, ancora presenti fra loro come macigni, attraverso l’amore, linguaggio universale e unico deterrente per tenere lontano il male di vivere.

Sarà quindi la forza dei sentimenti, unita ad una singolare forma di indulgenza, a dare un senso a quel viaggio ambientato in posti che saranno artefici, dopo un’alternanza di emozioni contrastanti, di un antico ritrovarsi.

“Si avvicinò. Osservavo l’alito uscire dalla sua bocca e condensarsi davanti a lui in piccole nuvole. Non mi accorsi subito delle lacrime che gli rigavano le guance. Ma non sembravano di dolore…”

Scritto con una penna felice, dall’indiscutibile abilità descrittiva, il libro non prevede colpi di scena eclatanti, ma si sviluppa in maniera cronologicamente lineare, seppur con riferimenti ad antefatti del comune passato dei due.

Lacerato da difficili trascorsi, che pesano su Oliviero come un peso troppo greve per le sue spalle di vecchio, il padre sarà infine l’uomo che Viola avrebbe voluto accanto fin dai tempi della sua turbolenta adolescenza.

Se chiudo gli occhi è dunque romanzo di riconciliazione con se stessi, con la propria storia, con i propri errori e con quelli altrui; è romanzo che tocca le corde dell’anima, fino a catapultare il lettore in un contesto narrativo dove nulla è come sembra; perché la forza del passato è lì, pronta a farsi presente.

Racconto sull’essenza delle cose, Se chiudo gli occhi narra soprattutto di sentimenti che si consumano in ambito familiare, moti emozionali che riguardano la sfera affettiva.

Nel racconto la protagonista studia se stessa e il proprio padre, in una tensione narrativa che si sviluppa lungo una trama ben articolata.

“Poco prima della parete boscosa che delimitava il paese, sul retro del rudere, c’era uno spiazzo, con un acero secolare e una vecchia panca di legno al centro…”

Esposizione ricca e poetica, pur nell’essenzialità dei fatti sviscerati, Se chiudo gli occhi è inoltre motivo di acuto scavo psicologico dei personaggi che partecipano al romanzo.

Ricco di spunti evocativi, Se chiudo gli occhi è libro da assaporare dalla prima all’ultima pagina, con attenzione particolare ad un filo narrativo di cui non si può trascurare neppure una parola.

“È la luce del giorno a svegliarmi. Il cielo bianco delle sette. Bianco come la neve, senza nuvole e così brillante che quando sollievo gli occhi verso l’alto, provo sempre un leggero dolore…”

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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