“Nero rosso di Donna” di Emma Fenu: l’ambiguità della femminilità e la figura di Maria Maddalena

“Nero rosso di Donna” di Emma Fenu: l’ambiguità della femminilità e la figura di Maria Maddalena

Apr 10, 2018

“È Ancora fra noi la Maddalena, la donna che accostò le labbra all’aceto prima che al vino dell’esistenza” Kahalil Gibran

Nero rosso di donna

Nero rosso di Donna. L’ambiguità della femminilità” di Emma Fenu, edito per Milena Edizioni proprio a ridosso della Pasqua 2018, nasce e prende vita per restituire dignità ad una delle figure più controverse della religione cristiana: Maria Maddalena.

Emma Fenu si occupa da anni di Storia delle Donne, di Letteratura e di Iconografia di genere; recensisce libri e intervista scrittori per vari siti web; ha fondato e presiede un sito, “Cultura al femminile”, con rispettivo gruppo facebook, “Letteratura al Femminile”; tiene corsi di scrittura creativa e insegna lingua Italiana agli stranieri.

Ha partecipato a varie antologie a tematica femminile, sia come giurata che come concorrente, e organizza eventi e incontri culturali sulle donne e contro la violenza di genere in tutta Italia.

Chi era, dunque, Maria Maddalena?

“La storia non è poi la devastante ruspa che si dice. Lascia sottopassaggi, cripte, buche e nascondigli. C’è chi sopravvive.” E. Montale

Maria Maddalena, negli ultimi secoli, è rimasta nascosta tra le pagine dei Vangeli. Non è sparita ma è stata abilmente celata alla nostra vista, velata da altre sagome femminili e da stereotipi che ci hanno indotti a credere che lei fosse un’altra.

La sua è una di quelle voci che fu messa a tacere per paura che oscurasse il sole.

Come avrebbe potuto Briseide offuscare la luminosità di Apollo?

Come avrebbe potuto Maria Maddalena offuscare la figura del Cristo?

Perdonali, Padre. Perchè non sanno quello che fanno‒ Luca 23, 34

Maria Maddalena viene spesso confusa con le altre Maria della storia di Gesù, coloro che hanno formato la Chiesa hanno voluto così. Hanno decretato che non ci fosse la possibilità di intravvedere la forza di questa donna che aveva avuto l’ardire di essere pari del Messia.

Gesù la scelse per essere la torre, in quanto lo stesso termine Magdala, in ebraico, significa torre, che tutti avrebbero visto da lontano e che avrebbe illuminato la via davanti a tutti coloro che volevano vederla.

Gesù la scelse per essere il faro anche nei giorni che sarebbero seguiti alla sua morte.

Gesù la scelse perché non era la sua vita che doveva essere salvata ma il messaggio della nascita e della crescita di una nuova luce.

No. Maria Maddalena non fu la donna salvata dalla lapidazione.

No. Maria Maddalena non fu una donna remissiva e passiva davanti al volere degli uomini.

Lei aveva una voce, fatta di parole preferite con gentilezza ma decisione.

Fu una persona. Fu una donna.

Emma Fenu

Nacque per essere se stessa, per diventare il simbolo di una fede che sa rinascere dagli sbagli. Una fede che sa che dopo il tramonto il sole tornerà a sorgere più fulgido del giorno precedente.

Maria Maddalena decise di donarsi alla causa che aveva deciso di fare sua, esattamente come il Cristo decise di non salvare la sua vita per donarsi agli altri.

Non vedo nessuna differenza di sesso in questo.

“In verità vi dico:/ dovunque sarà predicato il Vangelo, / nel mondo intero, sarà detto anche/ ciò che essa ha fatto,/ in ricordo di lei” ‒ Matteo 26, 13

Ho avuto l’onore e il piacere di fare qualche domanda alla scrittrice Emma Fenu. Abbiamo parlato del suo saggio e alla sua connessione con le numerose tematiche che lo riguardano: dal motivo per cui Maria Maddalena ci è stata taciuta tutti questi anni, alla connotazione di questo oblio all’interno della nostra società quotidiana.

 

A. G.: “Nero e Rosso di Donna/ cattura nei capelli serpenti/ concedendo delizie e patimenti.” Ho estrapolato questa terzina dalle primissime pagine del tuo nuovo libro: “Nero Rosso di donna. L’ambiguità della femminilità”, edito il 30 marzo 2018 per Milena Edizioni. Il tuo saggio ci parla dell’evoluzione e della mistificazione della figura di Maria Maddalena durante la storia, tra iconografia e fonti scritte. Vuoi parlarci del motivo del tuo avvicinamento a questa donna da cui la storia e la Chiesa ci hanno sempre insegnato a rifuggire?

Emma Fenu: Maria Maddalena mi ha sedotta, anni fa. Erano gli anni successivi al successo del “Codice da Vinci”; erano gli anni in cui mi occupavo di ricerca in ambito accademico. Dopo aver studiato le figure di Eva e della Vergine Maria, decisi di dedicare il triennio del mio Dottorato ad una donna di sintesi che è il filo rosso (o la ciocca ramata di capelli) che lega la dea, la peccatrice e la santa in un solo archetipo in cui la Donna trova definizione nella paradossale non definizione.

 

A. G.: La figura della Maddalena, per molto tempo, si è perduta tra le pieghe di una storia che non permetteva che le donne fossero identificate come qualcosa che esulasse dalla figura della donna remissiva che accettava con cieca fede il proprio destino. Quando questa Athena portatrice di “vero e giusto” è diventata la gorgone di cui Perseo taglio la capigliatura anguiforme?

Emma Fenu: Fu Papa Gregorio Magno, nel VI secolo, a creare l’ibrido, che giunse fino a metà del Novecento, in cui si riassumevano in una sola tre donne: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e Marta; Maria di Magdala, colei che Luca definisce afflitta da sette demoni e che fu l’annunciatrice della Risurrezione; l’anonima peccatrice, che pianse ai piedi di Cristo a casa del fariseo Simone. Divenuta emblema di una femminilità seduttrice e corruttrice, in quanto colpevole erede di Eva, Maria Maddalena ha dovuto, per riscattarsi, rinnegarsi come donna e, secondo le leggende di epoca medievale, espiare la propria colpa nel deserto. I decenni di vita eremitica la resero brutta ma pura, coperta solo dalla propria coltre di capelli che riecheggiavamo la innocenza di Eva ancor vergine e innocente nell’Eden per sempre perduto. Non venne tagliata la chioma di Maria Maddalena. No. Eppure essa venne privata del proprio connotato erotico che riporta a Medusa, la gorgone dai capelli anguiformi che simboleggiano il sangue mestruale, ossia il nero – rosso di donna più pericoloso e potente.

 

A. G.: Siamo tutte, dunque, portatrici delle colpe di Eva, della santità di Maria e della conversione di Maddalena, come hai sottolineato. Siamo tutte Briseide rapita da Achille mentre i suoi mirmidoni saccheggiavano il tempio del dio Apollo. Per molti anni la donna è stata trasformata nella vestale che, macchiata del peccato di amare ed essere di sesso femminile, fu sepolta viva nel campo delle scelleratezze. Pensi che, in qualche modo, la colpa sia anche da imputare a noi, che avremmo dovuto lottare e non sottometterci?

Emma Fenu

Emma Fenu: Facevamo paura. Eravamo potenti, datrici di vita, adorate e rispettate. Eravamo madri di figli e miti, profetesse e sibille capaci di scrutare il segreto del futuro, dee con altari nel ventre, streghe che chiamavano a sé le forze della natura, fate e parche alleate del destino. La donna era TUTTO. La cultura patriarcale nacque dall’esigenza di dominare con la ragione e la forza bruta il lato enigmatico del mondo, il lato femminile che vive anche nel maschio, l’anima che è compagna dell’animus. Facevamo paura, anche a noi stesse. Ma lottammo e lottiamo, perché c’è un solo modo per non temere: conoscere. Conoscere chi eravamo può svelarci chi davvero chi siamo e chi vogliamo essere.

 

A. G.: Di recente ho letto una pubblicazione di Maurizio Bettini che recita: “Va detto che nel mito non sono certo le donne a prendere l’iniziativa di amare un dio, è sempre il contrario. Le donne sono scelte, sono prese – insomma, le donne non possono neppure sognarselo un amore divino, debbono aspettare che un dio si degni di volgere lo sguardo su una di loro.” Cosa pensi sia realmente accaduto a questa donna bellissima che decise di redimersi dopo il suo incontro con la voce di Dio in terra? Fu scelta o lei prese in mano il suo destino decidendo di donare la vita alla causa di Gesù?

Emma Fenu: Ho letto, e apprezzato, il saggio a cui ti riferisci. Maria Maddalena non subì un destino tracciato fra nubi, non fu fecondata da una pioggia divina, non fu nemmeno madre del Messia, destinata a collaborare al piano salvifico. Anche la Vergine, tuttavia, disse “sì” all’arcangelo Gabriele: le donne della Bibbia sono forti, caparbie, determinate e consapevoli. Scelgono. Maria Maddalena seguì Cristo usque ad crucem animata da una passione viscerale per ciò in cui credeva fermamente, per un ideale che fece proprio, come un figlio.

 

A. G.: Ascoltando le notizie di cronaca e, di recente, anche quelle provenienti dal cinema e dagli ambienti politici, sembra che ci sia un’esplosione di casi in cui le donne sono le vittime sacrificali del volere maschile. Nonostante le condizioni sociali siano cambiate dal Medioevo, nonostante gli anni di lotte e un ammorbidimento delle posizioni ecclesiali in merito alla donna, perché credi che questi fenomeni siano ancora così numerosi?

Emma Fenu: Perché facciamo ancora paura e gli uomini che non sono Uomini non riescono a misurarsi con l’Altro da sé (il femminile, in primis, ma non solo) senza ricorrere alla violenza fisica e psicologica. La vera forza sta nell’accoglienza della differenza da parte di entrambi i sessi.

 

A. G.: Sei stata la curatrice di un’antologia e la promotrice di un evento, che ha coinvolto associazioni, testimoni dirette, scrittori, avvocati, giornalisti e artisti, il quale aveva come tema la violenza di genere. Entrambe le iniziative prendono il nome di “Mille voci contro la violenza”. Oltre all’evidente appartenenza al sesso femminile, cosa ha fatto maturare in te, scrittrice e persona, la necessità di fare qualcosa in merito alla lotta al femminicidio?

Emma Fenu: Sono una donna. Sono una femmina. La mia storia è nella Storia. Ciò che accade alle altre è tatuaggio sulla mia pelle, graffito nella mia memoria e pietra nella strada del mio futuro. Esiste un NOI in cui ci siamo tutti, uomini inclusi, impegnati nella lotta contro una violenza “blasfema” che mina l’essenza stessa del nostro essere umani, figli di Eva.

 

A. G.: Ti andrebbe di fare una considerazione anche sul fattore: donna contro donna? Quando le voci sul caso Weinstein sono diventate certezze, subito dopo le accuse di Asia Argento, perché pensi che l’accanimento più forte contro le dichiarazioni di coloro che hanno denunciato gli abusi subiti sia avvenuto dalle donne? Cosa, delle antiche convinzioni, ci rende ancora così immobili e pronte a lapidarci a vicenda davanti a qualcosa che dovrebbe unirci e non separarci?

Emma Fenu: Il caso Weinstein è controverso, in questa sede peculiare, perché sono vari i temi che vi si intrecciano, alcuni dei quali esulano dalla querelle des sexes e riguardano la libera accettazione del compromesso e la responsabilità che ciascuno ha davanti alle alternative della vita. Non posso esimermi dall’affermare che il tentativo di corruzione di chi è più giovane e più debole socialmente e economicamente è vergognoso, deprecabile, illegale e immorale, ma si può dire “no”. A volte si può dire, non sempre. Riguardo la mancata solidarietà fra donne, a livello generale, benché essa non sia la regola (“gli uomini fanno gruppo, le donne no” è, a mio avviso, uno stereotipo sessista), essa è il frutto più amaro della cultura patriarcale alla quale sia maschi che femmine sono stati educati. Coloro che violano un codice comportamentale vecchio di secoli, come fece Maria Maddalena che non aderì a nessun ruolo canonico, sono ritenute streghe o puttane. Ma questa è una vecchia storia, una storia da non dimenticare ma da far diventare memento di un passato in bianco e nero che lascia spazio al rosso vitale di un futuro in cui essere felicemente se stesse.

 

Written by Altea Gardini

 

Info

Sito Emma Fenu

 

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