Intervista di Emma Fenu a Sara Lea Cerruti: la donna e l’educazione mestruale

Intervista di Emma Fenu a Sara Lea Cerruti: la donna e l’educazione mestruale

Apr 10, 2018

“Il rosso è il colore della vita. È il sangue, la passione, la rabbia. È il flusso mestruale e il sangue dopo la nascita. Il rosso è il colore dell’amore. Il cuore che pulsa e le labbra affamate. È le rose, San Valentino, le ciliegie. Il rosso è il colore della vergogna.” ‒ Mary Hogan

Sara Lea Cerruti

Tagliati i capelli, Medusa.

Tagliagli o ti verrà recisa la testa.

Rinnegati, nasconditi.

Diventa emblema di mostro e, paradossalmente, smetti di apparire.

Le mestruazioni sono ancora un tabù? Il sangue femminile, brodo nero e cosmico, fa ancora paura ed è causa di emarginazione delle donne anche nella cultura occidentale?

Sara Lea Cerruti è una donna che si riassume in un sorriso e che svolge una professione particolare: educatrice mestruale.

Da sempre appassionata di spiritualità femminile, si è formata presso la Scuola di Psicoterapia della Gestalt di Torino, ha conseguito il titolo di “Conduttrice di Danze in Cerchio e di Comunità”, ha poi iniziato a coniugare le competenze trasversali con quelle professionali diventando consulente e coaching le donne che vogliono riappropriarsi della autentica femminilità. 

Ho oggi il piacere di intervistarla per Oubliette Magazine e di affrontare con lei le tematiche connesse alla femminilità e alla sessualità nella dimensione mitica e ancestrale e, in virtù di ciò, estremamente attuale.

 

E.F.: Cosa è per te la femminilità, cosa si nasconde e si svela in questa parola e nella storia che la accompagna?

Sara Lea Cerruti: La femminilità è un concetto così ampio che dargli una definizione, seppur personale, non renderebbe giustizia alle molte sfaccettature che le appartengono. Quel che mi sento di affermare è che moltissime donne e ragazze si fanno la stessa domanda, provando a darsi una risposta. La sovrabbondanza di modelli femminili, così stereotipati, ci porta a disorientarci ancora di più in questa giungla di informazioni. Quando una donna mi chiede come fare per riscoprire la propria femminilità, mi sorge spontanea la domanda che vi è dietro: quando ha perso questa consapevolezza? L’ha mai avuta dentro di sé, oppure ha creduto di carpirne il senso per poi trovarsi smarrita? Spesso è così. Tuttavia, smarrire la strada che si era intrapresa non è sempre un male. Ti permette di metterti in gioco, vedendoti con occhi nuovi e più sinceri. Quando una donna mi chiede come fare per riscoprire la propria femminilità, mi fermo ed ascolto. Ascolto quel che si trova dietro il senso di solitudine e svalutazione, dietro la rabbia e la sofferenza, dietro la creatività e la fantasia. Ogni donna è differente come la storia che l’accompagna. Ogni natura femminile è ricca di particolari che spesso sono nascosti da anni di silenzi interiori. Quel che emerge per tutte è l’esigenza di accogliere ciò che per tanto tempo è stato rifiutato: manifestare una natura femminile in continuo movimento, che cambia al ritmo delle stagioni pur mantenendo una sua coerenza ed autenticità.

 

E.F.: In che modo le donne di oggi devono riscoprire e valorizzare la propria essenza femminile?

Sara Lea Cerruti: Riscoprire e valorizzare la propria femminilità richiede la volontà di farlo. È un discorso che può sembrare strano, ma sono poche le donne che riescono davvero a “mettersi in gioco” per riscoprire e valorizzare se stesse. Molte, infatti, non credono di esserne capaci perché inconsciamente sentono di non meritare quest’attenzione. Attribuirsi un valore per il semplice fatto di essere donne è ancora un tabù. Preferiamo, infatti, attribuirci valore per i ruoli che interpretiamo: madre, avvocato, moglie, medico, ecc. La definizione di un’identità femminile slegata da ruoli di genere è un grande ostacolo all’auto-affermazione e valorizzazione delle donne. Il problema è che sono proprio le donne a rimanere invischiate in questi condizionamenti e forme pensiero. Alcune prendono spunto dai modelli maschili, vedendoli come forma di emancipazione, ma non riescono comunque a sganciarsi dall’interpretare un ruolo. Ogni donna saprebbe come valorizzarsi senza bisogno di tanti discorsi superflui, ma di fatto si limita per colpa di preconcetti che lei stessa si auto-impone. A questo punto, mi permetto di suggerire che l’unico modo per riscoprire e valorizzare la propria femminilità sia provandolo a fare veramente. Si può sbagliare, si può cambiare idea, possiamo “fallire” o uscirne “vincitrici”, ciò che conta è provarci! L’intentato provoca risentimento che sfocia in aggressività, impedendoci nuovamente di agire perché bloccate in una condizione ancora più costrittiva ed aggravata da emozioni nocive. Ecco perché consiglio sempre di sperimentare senza prendersi troppo sul serio. Provare a valorizzare la propria idea di femminilità deve muovere delle emozioni positive, deve far sentire bene. In questo modo si capisce se si sta andando nella direzione giusta. Per fare questo ci vuole un pizzico di onestà con noi stesse, altrimenti si rischia di sprecare energie a vuoto.

 

E.F.: Le mestruazioni sono ancora un tabù, perché? Cosa fa paura?

Sara Lea Cerruti

Sara Lea Cerruti: Sì, lo sono eccome. Basti pensare al fatto che la maggior parte delle donne usa espressioni come “le mie cose”, “le regole”, “il ciclo” (ragazze, noi siamo cicliche, non abbiamo “il ciclo”) e altri strani modi di dire per comunicare l’arrivo delle mestruazioni. Attribuire nomignoli alle mestruazioni per non “scandalizzare” il prossimo è il più subdolo dei tabù legato al ciclo mestruale: se non le nomini per quel che sono, ne rinneghi il valore, e se non dai valore a ciò che ti caratterizza come donna, che valore dai al tuo femminile? Torniamo al discorso di prima, riconoscere e valorizzare la femminilità passa dal riconoscere e valorizzare la ciclicità senza stereotiparla o assecondare condizionamenti culturali deleteri. Esistono molti altri tabù legati alle mestruazioni, come le manifestazioni di disgusto per la vista del proprio sangue e la conseguente ricerca spasmodica di rimedi per “non sentirle – non vederle”, intossicandosi con assorbenti interni (pieni di diossina) oppure con ormoni anticoncezionali che ti fanno sentire “al sicuro” da potenziali gravidanze, neanche fossero la peste. E tante altre forme di rifiuto e indottrinamento preventivo legato alla sessualità e alla verginità. Nel 2018, donne di Paesi come il Nepal, la Siria o la Bolivia vivono in condizioni di emergenza igienica spaventosa perché le donne mestruate vengono ghettizzate e lasciate senza protezione igienica. Quelle che possono usano stracci sporchi per asciugarsi; le altre vengono lasciate a sgocciolare in stanze chiuse e al buio per un’intera settimana. So che questo non riguarda direttamente noi donne occidentali, ma forse un po’ ci tocca ugualmente. Parlare di tabù, superstizione e condizionamenti sociali legati alle mestruazioni apre la mente. Porta a pensare quanto valore ancora non diamo alla nostra femminilità e quanta strada, tutte insieme, abbiamo da percorrere, affinché i diritti di tutte vengano rispettati.

 

E.F.: Cosa significa essere educatrice mestruale?

Sara Lea Cerruti: Nonostante lavori con i temi della ciclicità femminile da cinque anni, mi trovo continuamente in trasformazione. L’educazione mestruale in Italia non esiste. Non esistono scuole di formazione (quindi attenzione alle truffe), ma professionalizzazioni complementari. Personalmente nasco dieci anni fa come educatrice, per poi specializzarmi in diverse tecniche sperimentali che mi hanno portata a propormi come “educatrice mestruale”. Nel 2015 la scrittrice spagnola Erika Irusta ha teorizzato una pedagogia mestruale fondando la comunità “soy1soy4”. Prima di lei, donne come Deanna L’am, fondatrice del movimento internazionale delle Tende Rosse, si sono ispirate agli insegnamenti della scuola di Alexandra Pope, autrice di “Mestruazioni”, che negli anni ’90 dello scorso secolo ha concretizzato per prima la necessità di creare una forma di “educazione ciclica”. Tutto questo per dire che il crescente movimento di “rivoluzione mestruale”, così chiamato dalla giornalista Elise Thiebaut, sta spronando molte professioniste ad attivarsi creativamente per accompagnare questo cambio di visione. Essere “educatrice mestruale”, per me, significa mettermi in gioco in prima persona. Molte donne dicono di me che sono accogliente, gioviale, sorridente, che insieme hanno voglia di ridere e di stare bene. Quando conoscono la mia storia, le violenze subite da mio padre, l’anaffettività di mia madre, gli anni di terapia, le vigliaccate subite da colleghe che fingevano di essermi amiche per rubarmi idee e creatività, restano senza parole. Mi osservano e basta, silenziose. Ma io so a cosa pensano: pensano alla loro storia, alla storia delle donne della loro famiglia, alla vita che vorrebbero fosse migliore per tutte. Ecco che cos’è, per me, l’educazione mestruale. Dare l’esempio. Offrire un esempio concreto di giovane donna che si sta facendo strada nella vita con le unghie e con i denti, riuscendo a non cadere nel cliché della “vittima” o della “guerriera”, ma riscattando l’amore, la gentilezza e le risate come vera “rivoluzione mestruale”. Vedo l’educazione mestruale come un esempio che si tramanda da donna a donna. Un dono che viene accolto con rispetto per chi ha impiegato anni della propria vita a portare avanti un sogno che ora permette a noi di vedere la vita diversamente. Quella diversità si traduce nell’opportunità di ritrovare la nostra originalità senza più insicurezze, imparando a portare felicità nella nostra vita. Questo è quello che insegno a chi lavora con me.

 

E.F.: Quali letture puoi e vuoi consigliare alle nostre lettrici per avere consapevolezza del potere e dei doni del proprio corpo?

Sara Lea Cerruti: Negli ultimi vent’anni il crescente bisogno di certezze e definizioni del femminile ha prodotto una fiorente letteratura in proposito. Sicuramente mi sento di suggerire “Mestruazioni” di Alexandra Pope; in alternativa, “Luna Rossa” di Miranda Gray (con cui ho avuto il piacere di formarmi professionalmente) e il nuovo libro “Questo è il mio sangue” di Elise Thiebaut, che ho citato prima. Questi tre testi danno una prima panoramica dinamica sul tema. Come ho sottolineato, esistono innumerevoli nuovi testi e approfondimenti interessanti su temi come la sessualità, la procreazione e la creatività femminile, che andrebbero esplorati. Propongo, quindi, di seguire l’istinto. Se ispira il titolo di un libro come “I monologhi della Vagina” di Eve Ensler o “Pensiero Madre” di Federica De Paolis, ma non si è letto un testo di riferimento di base prima, va bene ugualmente. Leggere è emozione, immaginazione e coinvolgimento. Se non c’è questo, si finisce per annoiarsi e non proseguire nell’esplorazione di questi temi. Quindi, il mio consiglio è di crearsi un elenco di libri “accattivanti” e partire da lì. Un libro per volta si creerà un puzzle di informazioni che verranno via via collegate le une alle altre, strutturando una visione personale che sarà il trampolino di lancio per la riscoperta della propria femminilità.

 

Written by Emma Fenu

 

Info

Sito Sara Lea Cerruti

 

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