Intervista di Emma Fenu a Serena Savarelli: una madre senza possesso di figli

Intervista di Emma Fenu a Serena Savarelli: una madre senza possesso di figli

Mar 31, 2018

Sono come una piccola matita/ nelle Sue mani, nient’altro./ È Lui che pensa./ È Lui che scrive./ La matita non ha nulla/ a che fare con tutto questo./ La matita deve solo/ poter essere usata.” ‒ Madre Teresa di Calcutta

 

Serena Savarelli

Quando la ho incontrata di persona, ad un evento dove entrambe siamo intervenute, mi sono domandata come una donna dall’aspetto così dolce e minuto, tutta occhi e sorriso, potesse avere tanta forza interiore e fisica.

Serena Savarelli, nata ad Arezzo e residente a Castiglion Fiorentino, è madre di cinque figli, tre biologici e due in affido. Ma non è tutto: lavora a tempo pieno come ostetrica; è vicepresidentessa dell’Associazione di volontariato Voci Diverse, rivolta alle famiglie che vivono la disabilità del proprio figlio, e porta avanti il progetto Primi Passi, in Italia, e Be not afraid, in Kenya; ha pubblicato vari racconti e componimenti in versi. Menzioniamo qui il romanzo La vita in una matrioska, il libro solidale Il giardino delle tortore e il Diario ad un padre marinaio, il cui ricavato ha contribuito alla raccolta fondi per un pozzo in Burkina Faso.

Roba da far impallidire il Presidente degli Stati Uniti!

Oggi è ospite di Oubliette Magazine per raccontarci i suoi progetti, condividere con noi passioni e ideali e svelarci il segreto della sua energia.

 

E.F.: Che donna è Serena Savarelli?

Serena Savarelli: Sono un’anima in cammino in questa Terra dove ogni giorno diventa l’opportunità per rinascere. Non è stato semplice arrivare a conoscere un aspetto per me fondamentale dell’esistenza umana: tutti noi siamo piccoli finiti in un Infinito che circonda e incita verso l’alto. A questo Tutto possiamo dare qualsiasi nome, anche quello di Dio, tanto alla fine non è altro che quell’infinita energia che dà vita e quell’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso XXXIII, 145, Divina Commedia di Dante Alighieri). È meraviglioso constatare come ogni attimo della propria esistenza è il riflesso della Verità. Dentro se stessi e fuori.

 

E.F.:  Sei Donna. Sei ostetrica. Sei, in ogni accezione, Madre. Cosa significa per te la maternità?

Serena Savarelli: In questa vita ho scelto, prima di tutto, di essere madre. Credo di averlo scelto altrove e questo ricordo appariva qua e là fin dall’adolescenza quando, pensando al futuro, riuscivo a immaginarmi soltanto circondata da bambini. Essere madre, per me, non significa scegliere di mettere al mondo un figlio, al contrario vuol dire decidere di donare se stessi totalmente ad un’altra anima che necessità di essere sorretta e guidata, con sacrificio e dedizione totale. Per un tempo ben preciso. Il genitore non deve annientarsi per la vita del figlio, rischiando di soffocarla, ma è consapevole che il benessere di quel figlio sarà antecedente ad ogni altro suo pensiero. Un benessere non solo materiale. Ho scelto di essere madre senza possedere i figli: sono tutti in affido, con un cammino che spesso non corrisponde a quell’idea immaginaria iniziale, indipendentemente se vengono definiti biologici, adottivi o in affido etero familiare. Ho sempre desiderato costruire la mia famiglia numerosa come un alveare, una delle strutture sociali più avanzate in natura, al pari dei formicai. Una società dove ogni individuo ha il suo compito, che porta avanti con dedizione e passione, affinché tutto funzioni perfettamente e la vita della famiglia a cui appartiene prosegua e vada avanti per numerose generazioni. Un’affascinante esperienza dove l’organizzazione è frutto di un istinto innato, come quello della madre verso i suoi figli e quello che ha portato le api nei secoli a un livello di efficienza dove tutto è calcolato, pensato con uno scopo ben preciso e ottimizzato per la situazione in cui ci si trova.

 

E.F.:  Ora ti elencherò alcune parole, definiscile traendo spunto dalla tua esperienza di Donna. “Vita”.

Serena Savarelli

Serena Savarelli: Ama la vita e amala seppure non ti da ciò che potrebbe, amala anche se non è come tu la vorresti, amala quando nasci e ogni volta che stai per morire. Non amare mai senza amore, non vivere mai senza vita.” Questo pensiero di Madre Teresa è la mia filosofia di vita dove ciò che conta è l’attimo che vivi e come decidi di viverlo, dove solo amando le vicende che investono, le sterzate che dirottano, le gioie che divampano e i dolori che evolvono scopri l’essere che sei, gli strumenti che possiedi per procedere e la meta che ti aspetta. Tanto più Amore doniamo, tanto più amore riceviamo; tanto meno possediamo materialmente parlando, tanto più riusciamo a dare di sostanza. Vivere per imparare a saper vivere e, solo lì, diventare esseri in divenire che si affidano dove tutto ciò che accade non è mai per caso.

 

E.F.: “Fede”.

Serena Savarelli: Quando una donna o una madre di una famiglia numerosa arranca tra gli affanni quotidiani, deve sospirare profondamente e ricordare che basta non pensare troppo, ma lasciarsi andare. Non è indifferenza o passività, ma fede. La parola fede viene spesso collega a Dio, a me piace definirla con il suo significato “il fatto di credere con assoluta convinzione nella verità e giustezza di un assunto”. Fede è perdono, accettazione, pazienza, tolleranza, conoscenza, carità, umiltà, semplicità, dolcezza, comprensione e fratellanza; fede vuol dire fiducia nella Volontà di ciò che accade e più fiducia c’è più la nostra vita cambia, più cresce l’ardore e l’opera di cambiamento in noi stessi.

Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso.” Gandhi

 

E.F.: “Amore”.

Serena Savarelli: Tutto è amore, ogni cosa che sentiamo, che vediamo e che non vediamo, ma il nostro cuore recepisce. Amare significa anche guarire, perché se abbiamo una sofferenza e cerchiamo di comprenderla e accettarla, possiamo alleviare il nostro stato d’animo da malumori che colpiscono il nostro pensiero e dalla paura che indebolisce la fede.

 

E.F.: “Dolore”.

Serena Savarelli: Il dolore è sempre un campanello di allarme, nel corpo e nell’animo. Arrivare a non avere paura del dolore significa accettarlo, comprendere il perché è arrivato a noi e scoprire che tutto ciò che ci accade ha un significato. È la potenza del pensiero che investo in quel dolore che può fare la differenza nell’evoluzione stessa di quel momento. Niente arriva per caso, niente di ciò che accade è superiore alla propria capacità di superarlo. Sono gli occhi dell’anima che spesso non hanno fede a sufficienza per comprendere gli strumenti a disposizione. Io come donna, madre, ostetrica vorrei imparare ad ascoltare le vibrazioni del cuore delle persone che sussurrano all’anima; queste arpeggiano come fili d’erba mossi dal vento. Vorrei diventare foglia sospesa nel cielo che rimane in ascolto e si lascia andare, lontana dai pensieri per immergersi nella dimensione d’amore che trasmettere la quiete e la pace.

 

E.F.: “Rinascita”.

Serena Savarelli: La rinascita è un manifestarsi di nuovo, ma dopo un cambiamento che presuppone la riattivazione della catena dell’amore: ascoltare il grido d’amore, aprire le porte del cuore che portano le sensazioni di bene, di ricerca della verità, ascoltare le emozioni e, infine, l’anima comincia a guidare. Tutto può l’amore. Un assioma che rende differente la vita, quando sei a casa, in famiglia, al lavoro, tra gli amici e la gente, tra le pagine di un libro o all’interno di un pensiero.

 

Written by Emma Fenu

 

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