Intervista di Emma Fenu a Lucia Scerrato, autrice di “Le donne, i vicoli, i silenzi”: sull’istinto e sulla sorellanza

Intervista di Emma Fenu a Lucia Scerrato, autrice di “Le donne, i vicoli, i silenzi”: sull’istinto e sulla sorellanza

Mar 8, 2018

Le sorelle non hanno bisogno di parole. Hanno perfezionato un linguaggio di smorfie e sorrisi e aggrottamenti della fronte e strizzatine d’occhio – espressioni di stupore e scioccata sorpresa e incredulità. Soffi e sbuffi e rantoli e sospiri – che possono minare qualsiasi storia che stai raccontando.” – Pam Brown

Lucia Scerrato

Le donne sanno narrare e dar voce al mito, ripercorrendo le strade ancestrali della memoria collettiva e donandola alle generazioni, quale preziosa eredità.

Tessono trame di storie come intrecciano i fili di ricami preziosi, si pungono con l’ago e succhiano il dito dolente senza smettere, perché sanno che ricordare è doloroso come vivere.

Tengono nascosto il retro della propria opera, quello imperfetto, quello in cui nodi tengono insieme l’armonia imperturbabile del disegno.

Sanno mantenere un segreto e, nel silenzio, si fanno divorare il fegato come Prometeo, ma sono femmine e il loro sacrificio non fa scalpore, inserendosi in un destino vecchio quanto il mondo.

A volte, nell’intimità, mostrano il canovaccio intriso di sudore e sangue, rispondendo ad un richiamo viscerale che attraversa il loro ventre fino a portarle al centro delle viscere della terra Madre.

Allora diventano, inconsapevolmente, Dee.

Per affrontare tali tematiche, è con noi di Oubliette Magazine Lucia Scerrato, scrittrice, pianista e insegnante di Lettere nata ad Alatri, un paese della Ciociaria, e, in seguito, trasferitasi prima a Parma poi a Roma.

Appassionata di arte, di musica, di cinema e di letteratura e da sempre amante della scrittura, ha recentemente pubblicato il suo primo romanzo, intitolato “Le donne, i vicoli, i silenzi” e edito da L’Erudita, incentrato sulla forza e sulla resilienza femminile e sulle dinamiche del “cerchio magico”, simbolo lunare, in cui la sorellanza diventa stendardo.

 

E.F.: Nella nostra società contemporanea, quanto spazio è rimasto per l’istinto femminile?

Le donne, i vicoli, i silenzi

Lucia Scerrato: Forse noi donne non abbiamo troppa coscienza del nostro istinto, non ci rendiamo conto di questa capacità innata e dell’importanza di ascoltare la nostra parte più “animalesca”, nel senso positivo del termine. E l’istinto ci parla attraverso il corpo; credo dovremmo davvero imparare ad ascoltare il corpo e i segnali che ci invia. Ho avuto momenti nella mia vita in cui il corpo mi ha “parlato” ma non l’ho sentito fino a quando mi sono dovuta fermare perché qualcosa non andava. Niente di grave, fortunatamente, ma soltanto dopo, guardando indietro, ho ricollegato ed ho capito. Da allora, cerco di ascoltarmi e, quando posso, ne parlo con le donne che ho accanto e che vengono a confidarsi: la nostra parte più istintiva, il corpo, sa già quello che deve fare ma i condizionamenti, che ci vengono dalla società e da tutto l’apparato che ci siamo costruite, ci frenano. L’istinto femminile ha un suo posto nel mio romanzo. Due tra le mie protagoniste, riescono, in un momento particolare della loro vita, a non pensare, a seguire l’impulso vitale, a muoversi verso la decisione che il corpo sta gridando loro. E riescono a salvarsi.

 

E.F.: Cosa è la sorellanza, a tuo avviso? L’hai riscontrata a livello personale?

Lucia Scerrato: La parola sorellanza mi commuove perché sono stata fortunata e l’ho sperimentata, la sto ancora sperimentando. È quel qualcosa di magico che scatta tra donne, che ci fa essere solidali, che ci spinge a camminare insieme dandoci la mano. Le donne del mio romanzo sperimentano la sorellanza quando ancora forse non esisteva un termine per indicare questa particolare e meravigliosa forma di comunione; le mie donne sono capaci di accudirsi, di volersi bene, di stringersi, di sorridere dopo aver pianto insieme e di andare avanti. Questa è la sorellanza per me e l’ho sperimentata. L’ho sperimentata in passato, in un momento particolarmente delicato della mia vita quando mi sono ritrovata, da sola, a dover affrontare la separazione dal mio ex marito. Lontana centinaia di chilometri da casa, ero ridotta a fantasma di me stessa, chiusa in casa senza la forza di muovermi dal letto. Un’amica dei tempi dell’università, insieme a un gruppo di ragazze, a me del tutto sconosciute, è venuta a prendermi: tutte insieme mi hanno rimessa in piedi. Per fortuna, il mio istinto le ha lasciate fare, non mi sono opposta. La sto sperimentando anche adesso: dal momento in cui è uscito il mio romanzo e ho avuto bisogno di aiuto per capire come muovermi, si è attivata una speciale rete tra donne che lavorano nel circuito delle Biblioteche e dei Centri Culturali di Roma. È bastato vederci, per alcune solo sentirci al telefono, e si sono mosse donandomi tutto: il loro tempo, i loro consigli, il loro sorriso e il loro entusiasmo. Grazie al loro aiuto sono riuscita a fare cose che, poco tempo fa, avrei solo sognato. È come se questa magia riuscisse a informare di sé tutto ciò che c’è intorno, come se spandesse un’aura che attira solo altra positività, un circolo virtuoso che mette in risonanza punti lontani ma vicini perché simili.

 

E.F.: Chi sono le protagoniste del tuo romanzo e in che modo, scendendo più nel dettaglio senza svelare troppo della trama, interagiscono fra di loro?

Lucia Scerrato: Le protagoniste del mio romanzo sono tre donne di diverse età, che vengono da contesti culturali e sociali diversi, ma che la vita fa incontrare; tra loro nascerà un legame fortissimo di affetto, di dedizione, di amore. Provando a non anticipare nulla, posso dire che tutte e tre hanno vissuto un dolore, chi più, chi meno forte. Il loro istinto, il loro corpo dirà loro chiarissimamente che dovranno fidarsi l’una dell’altra. Non tutte e tre, però, riusciranno a far rimarginare le proprie ferite, perché una di loro sta soffocando nel silenzio il suo grido: così le era stato insegnato da una madre a sua volta incapace di gestire le proprie emozioni. Il rapporto tra madre e figlia è un tema su cui ho riflettuto, su cui continuo a riflettere, in quanto segna con forza la vita di ciascuna. E, infine, c’è un altro tema che ho toccato e che mi ha emozionato: la vita delle balie. La Ciociaria era famosa come terra di balie, ossia di ragazze forti, temprate da una vita dura ma sana, il cui latte, sostanzioso e nutriente, era destinato ai figli delle famiglie nobili e facoltose di tutta Italia. Queste ragazze erano invidiate perché, per almeno un anno, conducevano una vita nel lusso e nell’abbondanza guadagnando, molto spesso, più del doppio dei loro mariti; ma nessuno si rendeva conto di quanto dolore, quanto sacrificio, quante lacrime costasse quella vita. Per andare ad allattare i figli degli altri, infatti, lasciavano i propri bambini da soli, affidati alle cure delle vicine o di qualche amica che, a sua volta, aveva appena partorito. Loro erano forti, forse troppo forti, e riuscivano a soffocare quel dolore che avrebbe fatto tornare indietro il latte… e questo non potevano permetterselo.

 

E.F.: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Lucia Scerrato

Lucia Scerrato: È il mio primo libro e sono travolta dall’emozione di sentirmi chiamare “scrittrice”. Io, che tocco i libri con devozione e che ho sempre guardato con occhi incantati gli autori, ora ho un romanzo con su scritto il mio nome e chi lo sta leggendo mi scrive, anche solo un messaggio, per dirmi quanto gli sia piaciuto. In questo periodo sono impegnata nell’organizzazione delle presentazioni, l’unico modo, per adesso, per far conoscere il mio romanzo, tutto questo mentre continuo con la vita di sempre, tra famiglia e lavoro. Ho, comunque, qualcosa in testa, una storia che mi frulla dentro da un po’, ma devo prima scrivermela dentro, devo chiarirmi dei passaggi e poi la butterò giù. Concludendo, sento il bisogno di ringraziarti Emma: la tua intelligenza e la tua leggerezza, unite alla tua determinazione, fanno di te una donna splendida. Averti conosciuta rientra in quel cerchio magico di risonanze che si sono attivate.

 

Written by Emma Fenu

 

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