Intervista di Antonella Quaglia a Pietro Quadrino: i dolori ed i piaceri della vita in Provaci ancora Brancusi

Intervista di Antonella Quaglia a Pietro Quadrino: i dolori ed i piaceri della vita in Provaci ancora Brancusi

Mar 8, 2018

Pietro Quadrino è un giovane attore, autore teatrale, regista e scrittore. La sua carriera nel teatro l’ha portato a viaggiare in Europa, America e Medio-Oriente.

Pietro Quadrino

Estremamente talentuoso, dopo aver collaborato con grandi nomi del teatro europeo, ha fondato la propria compagnia, la Post Scriptum Company, e ha iniziato una brillante carriera come autore teatrale, vincendo importanti premi.

Del 2018 è il suo primo romanzo, Provaci ancora Brancusi, edito da LFA Publisher, in cui Quadrino racconta, attraverso il suo alter ego Silvano Brancusi, dei dolori e dei piaceri di una vita dedicata alla passione e all’arte.

 

A.Q.: Lei parla di Silvano Brancusi dicendo “[…] non fa parte di questo mondo, ma lo incarna forse meglio di noi”, o ancora “[…] non possiamo non dirci, quando leggiamo Brancusi, che in fondo anche noi siamo come lui, o in parte vorremmo esserlo”. Brancusi o lo si ama o lo si odia ma, come dice lei, provoca sentimenti tanto intensi perché in fondo in lui riconosciamo parti di noi. Un personaggio tanto complesso quanto lo è la vita. E anche quanto lo è Pietro Quadrino?

Pietro Quadrino: Penso che ogni uomo, ogni donna, sia un complesso articolarsi di molteplici personalità. Se il mondo è un palco di teatro, come diceva Shakespeare, allora ognuno di noi interpreta tanti ruoli nel corso della sua vita, proprio come un attore indossa diverse maschere, si cala in diversi ruoli nel corso della sua carriera. Che siano drammatici, tragici o comici, io li ho provati tutti e così tutte le persone che ho incontrato nella mia vita. Non ho mai visto nessuno essere solo felice o solo triste. Quindi sì, Brancusi è un personaggio complesso tanto quanto la vita e tanto quanto il suo autore. Proprio come lui, vive appassionatamente ogni sfumatura della sua vita, in maniera esagerata, certamente, molte volte ridicola anche. Per questo motivo, probabilmente, a volte lo si ama, a volte lo si odia. Spesso gli uomini hanno paura di vivere, paura di vivere fino in fondo ciò che gli offre la vita, come un attore ha paura prima della recita. Forse allora, anche il modo di vivere di Brancusi fa paura a molti. Molti lo considerano matto, suonato, così come il suo autore. E i matti, si sa, fanno paura.

 

A.Q.: Dopo una vita dedicata al teatro, sia nelle vesti di attore che di autore e regista, qual è stata l’urgenza che l’ha spinta a intraprendere la carriera di scrittore? E per quale motivo ha scelto, coraggiosamente, di raccontare la propria vita?

Pietro Quadrino: Come spesso accade, dai momenti più tristi e dolorosi, nascono sorprese inaspettate. Ho iniziato a scrivere senza nessun obiettivo se non quello di svuotarmi di ciò che avevo dentro, per non impazzire del tutto. Era un bisogno, come mangiare, bere, andare al bagno. Se c’è qualcosa di buono in quello che ho scritto è questo: non c’è una sola frase nel libro scritta con l’idea di compiacere qualcuno, non ho mai scritto seguendo le regole e le consuetudini della scrittura, anche perché non le ho mai conosciute.  Come dissi a Giulio Boato: “non sono uno scrittore, ma ho scritto un libro lo stesso”. Ricordo perfettamente la notte in cui iniziai, dentro quella stanzetta ad Anversa, triste ed eccitato. È solo dopo un certo periodo, che mi sono reso conto che ciò che stavo scrivendo era ormai diventato un romanzo. In vita mia, le opere più forti che abbia mai visto a teatro o nei libri, sono sempre nate con lo stesso bisogno: coraggio o istinto di sopravvivenza, non so.

 

A.Q.: I sogni sono la benzina dell’artista. Citando le sue parole “[…] chi smette di sognare smette di vivere”. Spesso i sogni ci portano in territori sconosciuti e terrificanti, in cui a volte il coraggio non basta. Eppure sono loro a trattenere il mondo in orbita. Il personaggio di Brancusi arriva a rifiutare il successo per un sogno che potrebbe trasformarsi in un incubo. Quanti desideri vuole ancora realizzare come uomo e come artista?

Provaci ancora Brancusi

Pietro Quadrino: Sognare, avere delle ambizioni, desiderare non è altro che vivere. Realizzare quei sogni non vuol dire altro che provarci. Provarci vuol dire prendersi a calci nel sedere per andare avanti, lì dove non vorremmo andare perché siamo dei fifoni! È come fare un salto nel vuoto, ti ci vuole un bel calcione da dietro all’inizio. Io ho sempre avuto paura di fare qualsiasi cosa, il coraggio non significa non avere paura. Di desideri come artista ne ho ancora molti, come uomo moltissimi, ci vorrebbero dieci vite per realizzarli tutti, ma in fondo, mi dico che anche con dieci vite, non me ne riuscirebbe bene nemmeno uno… però ci proverei!

 

A.Q.: Nel romanzo si cita Mount Olympus di Jan Fabre, uno spettacolo evento di 24 ore sulla tragedia greca. Un tour de force per un attore, oltre che per lo spettatore. Deve essere stata un’esperienza totalizzante, tra le più intense della sua carriera. Ci vuole raccontare le sue impressioni, e ciò che ha significato per lei questo spettacolo?

Pietro Quadrino: È stata l’esperienza teatrale e umana più forte che abbia mai vissuto e così per tutti coloro che l’hanno vissuta insieme a me. Prendi 27 individui, ognuno con una personalità esagerata, un ego sproporzionato (ce ne vuole per fare questo mestiere, ve lo assicuro), mettili tutti insieme dentro un teatro con un atelier di costumi e oggetti, un team di produzione per la creazione sempre a disposizione (potevi dire: Ehi, ho bisogno di un monopattino, un sacco di farina che cade dal soffitto, un kilo di Nutella, una scatola di ketchup e chissà cos’altro), dai loro come tema per la creazione tutta la mitologia e la tragedia greca e vedi cosa può succedere. Ci potrai scrivere un libro sopra, dico io.

 

A.Q.: Provaci ancora Brancusi parla di coraggio. Non si può non rimanere affascinati dalla forza del protagonista. La vita di un attore e di un sognatore è dura, un’altalena emotiva in cui nel giro di poco tempo ci si può trovare sulla vetta come in una palude. Dove trova il coraggio di affrontare le sfide della vita? Si può imparare l’entusiasmo di vivere o è qualcosa di innato?

Pietro Quadrino: La vita può essere dura per tutti, nessuno escluso, anche se te la passi sulla spiaggia. Mi dico che gli uomini sono come la pellicola impressionabile di una macchina fotografica e ci sono diversi tipi di pellicola, con diversi gradi di sensibilità alla luce. Un artista, un attore, dovrebbe essere una persona con un grado di sensibilità più elevato della norma. Non è né un bene, né un male, è così e basta. Le foto possono essere belle pure al buio. L’unica cosa che devi sapere è chi sei, quale tipo di pellicola incarni, devi cercare di capirlo e giocare le tue carte con questa consapevolezza, altrimenti ti puoi bruciare, oppure rischi di annoiarti. Credo anche che tutto si possa imparare, che tutto possa cambiare in una vita, quindi se hai voglia di cambiare pellicola, lo puoi fare!

 

A.Q.: Lei è molto giovane, eppure ha già sentito la necessità di raccontare una parte della sua vita. Mi ricorda Karl Ove Knausgard, scrittore norvegese poco meno che quarantenne che nell’autobiografia in sei volumi La mia lotta ha messo a nudo la propria anima senza riserve. Ha in mente anche lei di raccontare ancora di sé in altri romanzi?

Pietro Quadrino

Pietro Quadrino: A teatro, Jan Fabre usava dire che come attori dobbiamo creare un ponte fra “act and acting”, tra l’azione e la re-citazione, ovvero fra la realtà e la finzione. Il risultato non è del tutto vero e non è del tutto finto. Io uso esattamente lo stesso meccanismo (nel quale credo fermamente) anche quando scrivo. Quindi la mia, oltre che una necessità, è un’evidenza: non saprei scrivere di qualcosa che non ho vissuto nemmeno da lontano, di qualcosa che non conosco minimamente, così come non tutto ciò che vivo è teatralmente o letterariamente degno di rilevanza.  Il fatto di essere più o meno giovani poi, conta relativamente: tutti vivono, tutti sentono, tutti possono scrivere. Mi pare che sia un’esperienza simile a quella di guardarsi in uno specchio (anche se scrivi di draghi e fatine), è qualcosa che facciamo tutti. Se ho in mente di scrivere altri romanzi? Ci potete scommettere! Sul blog di Silvano Brancusi ci sono molti racconti, come fossero episodi di una saga, più o meno nello stesso universo, con alcuni personaggi già presenti nel libro e altri nuovi. Al nuovo romanzo ci sto lavorando: bisogna vivere per scrivere.

 

A.Q.: L’ha poi consegnata la lettera? Sapremo mai come si è conclusa la sua folle corsa alla ricerca dell’amore e della verità?

Pietro Quadrino: E chi lo sa, secondo voi? Oggi è l’8 marzo 2018, ne riparliamo il 24 novembre? Intanto… cari saluti dal Brasile!

 

Written by Antonella Quaglia

 

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