iSole aMare: Emma Fenu intervista Claudia Zedda in un percorso di parole che culminano nell’identità

iSole aMare: Emma Fenu intervista Claudia Zedda in un percorso di parole che culminano nell’identità

Mar 7, 2018

La rubrica “iSole aMare” si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi?

Claudia Zedda

Sono l’Isola. Ma sono magica e infinita: non mi puoi cingere tutta.

Non mi puoi spostare, non mi puoi unire alla terraferma, non puoi possedermi. Puoi solo essere accolto, sederti alla mensa del mio corpo di sabbia e granito, mangiare dalla mia bocca le bacche del piacere e della nostalgia, fino a inebriarti, fino ad essere anche tu me. Ed allora ti fermerai per sempre, mi guarderai nelle pupille di basalto immerse nel cielo degli occhi e diverrai pietra.

Sarò la tua Medusa, con filamenti trasparenti danzerò per te negli abissi, ti brucerò di passione e non sarai più libero, nemmeno quando te ne sarai andato lontano, remando fino allo sfinimento, e il mare fra noi sarà un siero diluito con sangue di memoria e con lacrime di speranza.

Tu mi hai toccato, ora ti tendo le mani io.

Tu mi hai baciato, ora cerco il tuo sapore su di me.

Tu mi hai guardato: ora scruto l’orizzonte come una Didone abbandonata.

Tu mi hai annusato: ora raccolgo dalle fauci del maestrale il tuo polline per i miei favi.

Tu mi hai seguito: ora calo un ponte levatoio solo per te.

Tu mi hai atteso, ora ti attendo io.”  – Emma Fenu, “L’isola della passione”

Isole Amare.

Terre Femmine dispensatrici di miele e fiele, con un cuore di granito e basalto e capelli bianchi di sabbia che si spandono nel mare come le serpi di Medusa che, secondo la leggenda, un tempo della Sardegna fu sovrana.

Isole da Amare.

Terre Madri e Spose che squarciano il cuore di nostalgia, tirando il ventre dei propri figli con un cordone ombelicale intrecciato di mito, memoria e identità.

iSole aMare.

Sole che scalda e dà vita oppure che brucia e secca, negando l’acqua.

Mare che culla e nutre oppure che disperde e inghiotte, imponendo l’acqua.

La rubrica “iSole aMare” si propone di intervistare isolani che della propria condizione reale e metaforica abbiano fatto cultura, arte e storia ponendosi in comunicazione con il mondo: nessun uomo è un’isola o forse lo siamo tutti, usando ponti levatoi? A questa domanda implicita i nostri ospiti, attraverso parole, note e colori, saranno invitati a rispondere.

La rubrica è stata inaugurata dal musicista sardo Paolo Fresu.

Oggi è il turno di Claudia Zedda, scrittrice di saggi etnografici, quali Creature fantastiche in Sardegna” e  “Est Antigoriu”, del romanzo, ambientato in Sardegna, “L’amuleto” e del libro per ragazzi “Rebecca e le janas”. Cura tre blog “KalarisWeblob”, “EssereFreelance” e  “BottegaKreativa”, è appassionata di fotografia e collabora con “Radio Golfo degli Angeli”.

Ha risposto con entusiasmo all’invito ad un’intervista atipica, basata sulla definizione di quattro parole: isola; tradizione; innovazione; identità.

 

Isola

Claudia Zedda libri

Chiamo la Sardegna Isola, ma con la I maiuscola, a sottolineare che la mia Sardegna non è un’isola qualsiasi ma è l’Isola. Quando le do forma, me la immagino come una donna, una madre, più spesso come una nonna che sa essere incredibilmente generosa e tremendamente spietata. Per lungo tempo ci siamo ignorate, poi un giorno mi ha chiamata e ho scelto di rispondere. Raccontami, mi ha chiesto. Non lo ha chiesto a parole ma in forma di profumi e di sapori, di paesaggi e colori e io ho ascoltato e accettato. Raccontare di Sardegna è per me come raccontare di mia madre, quella originaria e antica. Ed essendo io sua figlia, mi sento un po’ Sardegna, un po’ Isola anche io.

 

Tradizione

Se l’Isola è la nostra terra intesa come patria fisica e culturale, luogo d’origine ma anche come elemento materiale, la tradizione siamo noi. È quel noi che alle volte non vediamo ma c’è. È il nostro passato, ma ben si adatta, se mescolata al giusto grado di innovazione, al nostro presente e ci aiuta a delineare il nostro futuro. Quando racconto i miei libri che sono fatti di tradizione popolare sarda, dico sempre ai bambini ed agli adulti che la tradizione sono le nostre radici e, conoscendo le nostre radici e riprendendone consapevolezza, staremo retti e ben piantati a terra. Non ci sarà vento di maestrale o di scirocco che soffiando ci possa far traballare perché le nostre radici sono ben agguantate alla terra. La tradizione, d’altronde, se conosciuta e apprezzata genera un senso di appartenenza e di identità forte e benevolo dal quale nasce inevitabilmente la fierezza di appartenere alla genia sarda. Per questo racconto la tradizione: per divulgarla, per far si che bambini e adulti se ne innamorino ancora, per far si che adulti e bambini tornino ad essere fieri d’essere figli di Sardegna. E dalla fierezza consapevole nascono sempre buone cose.

 

Innovazione

Durante gli anni dell’università, ho a lungo studiato il fenomeno culturale dell’innovazione che potrebbe sembrare il nemico primo della tradizione. In realtà, sono due elementi che collaborano alla crescita umana: l’una conserva, l’altra adatta adeguando i fenomeni culturali al presente. Senza adattamento i fenomeni culturali diventerebbero obsoleti e quindi scomparirebbero. La tradizione mai innovata diventerebbe relitto culturale e verrebbe presto dimenticata. Per cui è indispensabile conoscere la tradizione a fondo e con sicurezza e, quando è richiesto (per necessità propria, stimolo esterno o bisogno culturale), si può proporre innovazione. Quello che non accetto è l’innovazione ignorante. Quella che innova non sa bene cosa perché non conosce la tradizione. Una frase mi ha sempre guidato durante i miei studi. È di Gustav Mahler e dice più o meno così: “Tradizione non è culto delle ceneri ma custodia del fuoco”. Ecco, io cerco di custodire il fuoco che è un mix di tradizione e innovazione.

 

Identità

Claudia Zedda

L’identità è un concetto strano, difficile da raccontare, difficile da concepire. Dirò qui cosa è per me l’identità, la mia identità, e a chi legge lascio l’arduo compito di definire la propria. Premetto che il racconto non sarà completo perché la mia identità è in costante evoluzione ma ha delle pietre portanti e dei rami di sostegno che mi consentono di camminare diritta lungo la mia strada senza perdere mai il senso, senza dimenticare mai da dove sono partita e dove mi propongo di arrivare. Identità è la mia famiglia, i suoi odori a tavola, i suoi principi morali, la sua etica, la sua sostanza. Identità è il mare di casa mia, e la salsedine che d’estate, quando ti asciuga sulla pelle te la fa salata e ruvida, ma bella di una bellezza selvaggia. Identità sono le mie montagne e i miei boschi che nascondono acqua dolce e janas. Identità è il profumo di elicriso e il giallo brillante dell’iperico. Identità è il vento di maestrale che pulisce e rinnova. Identità è il cielo stellato di notte, che brillante come lo vedo da casa mia, quando tutte le luci si spengono: ecco brillante così non esiste altrove. Identità è la mia lingua che mi racconta meglio di come possa fare io stessa. E la lingua sarda non è parole, è suoni, di quelli che ti piacciono e ti sono dentro ma non sai spiegare perché. Identità è la mia Isola, le sue tradizioni, le sue innovazioni. Identità è me stessa, il mio giardino, la mia forza.

 

Written by Emma Fenu

 

Info

Sito Claudia Zedda

 

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