Selfie & Told: Daimon racconta il nuovo disco “Bedlam”

Selfie & Told: Daimon racconta il nuovo disco “Bedlam”

Mar 4, 2018

“When you fake to wait, I’m far to drain/ With no chance to flee// Then everything pushes me further away/ I’ll do the best that I can/ But everything pushes me again far away/ I can’t go on just like this// […]” – “Casting Away”

Daimon

Ciao, chi sono? Daimon!

Che cazzo voglio?

Probabilmente sono queste le domande che uno si pone se vuole leggere la mia intervista, la verità è che non lo so neanche io.

Boh… un “punkettone”… forse un cantautore, però non mi piace molto questa definizione.

La verità è che le etichette non mi piacciono, ma non perché sono contro il sistema, il tutto in generale o perché mi credo superiore… non saprei e basta.

Quindi in realtà come Selfie & Told invece di parlare del mio progetto, del mio disco, cosa ho voluto rappresentare, dire o esprimere, e quindi di preparare un tot di domande mi piacerebbe raccontare come mi sono avvicinato alla musica e che cosa rappresenta per me… cercando di essere il più sincero possibile come se fosse un diario personale anche se a nessuno fregherà, Io lo faccio ugualmente.

Ho iniziato a suonare perché ero depresso o più semplicemente mi mancava qualcosa… e non capivo mai le cose, come era giuste farle funzionare o perché andassero in determinate direzioni.

Non è stato programmato ma per la prima volta mi sono sentito al caldo, al sicuro, con una ragione… parte di un qualcosa e non diverso da tutti o fuori da ogni tipo di contesto.

So che sembra abbastanza trito e ritrito di qualche biografia di grandi che hanno tutto e si disperano per questo…

Bedlam – Daimon

Non è il mio caso!

Non ho ottenuto niente e sempre rimando me stesso alle prime due domande poste qua sopra.

La musica ha provocato una svolta per me nel modo di pensare di percepire e di provare tutto… è avvenuta per gradi ma è stato intenso.

E l’esercizio alla chitarra elettrica è stata ed è ancora una cosa che mi permette di reagire alle cose che non capisco.

Il comporre una canzone mi ha permesso di esprimere me i miei disagi gli angoli che non si smussano mai, i difetti e le incompiutezze però senza dichiararlo in maniera diretta.

Il credere per me che ci fosse oltre l’uscita del sabato sera…

La ragazza che ti piacerebbe conoscere, il lavoro che la mattina ti fa alzare alle 6 e che probabilmente non vorresti fare mi fa stringere i denti quando poi tutto si riassume a routine, a ripetizione…

Lavorare due mesi poi sei a casa, altri due poi sei a casa di nuovo.

Bedlam o il disco d’esordio o ogni canzone che ho “composto” esprime questo.

Non è perfetto… se te lo stai chiedendo…

È Sì… stono in alcune parti oppure se ti stai chiedendo la ragione teorica dietro un determinato accordo piuttosto che un altro…

Non c’è, non ho programmato le cose cerco ogni volta, anche sbagliando, di seguire quello che ho dentro e mi trascina nelle note.

Per questo mi piacerebbe definire il disco e la mia musica Punk…

Daimon

Non perché l’anarchia faccia parte delle mie ideologie o il resto, ma semplicemente perché in un momento in cui la musica è sempre più una ricerca di perfezione rendendo il tutto impersonale, cerco di esprimere me stesso sinceramente al 100%.

E dunque non ho risposto a nessuna domanda, ma perché semplicemente non ci riuscirei.

Voglio solo esprimere ciò che ho dentro.

Punk Rock is life.

 

Standing on the doorway, the world is over/ And my brain is broken, before the sky opens/ I let it out, and I’ll be around and you break me down, I’ll meet a cloud// Bring me to (the) bedlam for a thousand days/ Bring me to (the) bedlam for a thousand years// […]” – “Bedlam”

 

Written by Daimon

 

 

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