“Giordano Bruno”, poesia di Trilussa

“Giordano Bruno”, poesia di Trilussa

Mar 3, 2018

“Giordano Bruno” di Trilussa

 

 

Trilussa

Fece la fine de l’abbacchio ar forno

perché credeva ar libbero pensiero,

perché si un prete je diceva: — È vero —

lui risponneva: — Nun è vero un corno! —

Co’ quel’idee, s’intenne, l’abbruciorno,

pe’ via ch’er Papa, allora, era severo,

mannava le scommuniche davero

e er boja stava all’ordine der giorno.

Adesso so’ antri tempi! Co’ l’affare

ch’er libbero pensiero sta a cavallo

nessuno pô fa’ più quer che je pare.

In oggi, co’ lo spirito moderno,

se a un Papa je criccasse d’abbruciallo

pijerebbe l’accordi cór Governo.

 

Trilussapseudonimo anagrammatico di Carlo Alberto Camillo Mariano Salustri (Roma, 26 ottobre 1871 –Roma, 21 dicembre 1950), è stato un poeta, scrittore e giornalista italiano, particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco. Con un linguaggio arguto, appena increspato dal dialetto borghese, Trilussa ha commentato circa cinquant’anni di cronaca romana e italiana, dall’età giolittiana agli anni del fascismo e a quelli del dopoguerra. La corruzione dei politici, il fanatismo dei gerarchi, gli intrallazzi dei potenti sono alcuni dei suoi bersagli preferiti. Ma la satira politica e sociale, condotta d’altronde con un certo scetticismo qualunquistico, non è l’unico motivo ispiratore della poesia trilussiana: frequenti sono i momenti di crepuscolare malinconia, la riflessione sconsolata, qua e là corretta dai guizzi dell’ironia, sugli amori che appassiscono, sulla solitudine che rende amara e vuota la vecchiaia (i modelli sono, in questo caso, Lorenzo Stecchetti e Guido Gozzano).

 

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