Selfie & Told: il cantautore Domenico Imperato racconta il nuovo album “Bellavista”

Selfie & Told: il cantautore Domenico Imperato racconta il nuovo album “Bellavista”

Feb 18, 2018

“Cadono piano/ Parole nuove/ Coloran viole/ Senza clamore/ L’anima bella/ Resta ad aspettare/ Non chiede nulla/ Nulla lei vuole/ Del mondo il canto/ Il vento fa/ Danzando vuole/ Ciò che sarà/ L’anima osserva/ Un punto sublime/ Dove vibrare,/ Dove sparire/ Chiudendo gli occhi/ Un forte bagliore/ Vita che passi…/ Cosa rimane?// […]” ‒ “Del mondo il canto

Domenico Imperato

Domenico Imperato è un cantautore metà uomo e metà chitarra. È nato nel tacco dell’Italia ad Acquaviva delle Fonti, da madre pugliese e padre napoletano, ed è cresciuto a Pescara.

Ha vissuto per alcuni anni su una nave dal nome Lusofonia, prima in Portogallo e poi in Brasile. Mentre danzava una macumba gli è stato detto che nel suo canto c’è qualcosa di moro.  Ha cercato con “Postura Libera” di mischiare il suo sangue meridionale in nuove forme di Tropicalismo Mediterraneo.

Poi ha deciso di rimettere i piedi sulla terra natale. Il suo secondo disco è un denso cubo rosso con dentro undici storie-canzoni. Se lo carica in spalle come fosse il doveroso fardello di uno che ha scelto di fare il cantautore, e se lo porta a spasso.

Quando intuisce la linea d’orizzonte lo poggia a terra, ci sale sopra come fosse un altare, e inizia a scrutare a Bellavista”.

Ed ora beccatevi la sua Selfie & Told!

 

D.I.: Metà uomo metà chitarra? Tipo qualcosa di mitologico? Tipo il minotauro? Che essere sei?

Domenico Imperato: Sono un essere storto. Storto in senso buono però, almeno si spera. Forse per scegliere di fare della musica la propria vita bisogna nascere un po’ storti rispetto alla norma. Che poi come dice il poeta Daniele Maggioli: “da quel giorno c’è chi dice che non sono più normale, ma la norma si deforma a guardar bene le persone”. Storti, dicevo, per esigenze narrative di racconto, di intreccio, altrimenti di cosa canti? La chitarra e il mio bastone che mi raddrizza. Il mio palo cosmico che mi ridona equilibrio. L’ho scelta a 12 anni perché il flauto dolce mi annoiava, o forse semplicemente perché era troppo corto per farmi da bastone. Da allora un grande e inseparabile amore. Ci perseguitiamo in continuazione io e le mie chitarre. A volte dormiamo anche insieme. Grazie a lei sono entrato nel mondo Musica, quindi nelle canzoni, e di pari passo nel mondo Poesia. Da questo rapporto viscerale nasce il cantautore Domenico Imperato metà uomo metà chitarra, perché è raro vedermi cantare su un palco senza chitarra, mi sentirei nudo.

 

D.I.: Bellavista è il titolo del tuo nuovo disco. Perché?

Domenico Imperato: È il titolo dell’ultima traccia dell’album. I motivi sono vari. In primo luogo mi sembrava una parola evocativa. Sicuramente già piena di significati che rimandano a un certo mondo folk o popolare, ma io credo che nel momento in cui si prende una parola e la si usa come titolo di una canzone, o ancora meglio di un disco intero, questa parola possa magicamente cominciare a esplodere su stessa. In un certo senso e come se si svuotasse per un attimo e di riempisse di nuovo di altri contenuti legati a tutto il mondo di sensazioni, storie, immagini, colori ed emozioni a cui rimanda quel disco. Quindi diventa altro arricchendo ancora di più il suo potere evocativo. Spero che succeda questo alla parola Bellavista. Inoltre nell’ultima canzone dopo un disco a tratti rabbioso e un po’ sofferto si respira una bella aria di positività, una sorta di coro vitalista che auspica una ripartenza di slancio. Suona quindi come un buon augurio dopo la tempesta passata. Per finire Bellavista è anche il nome di un piccolo ristorantino della campagna abruzzese. Una piccola sala concerti e covo di artisti locali e nazionali. Le canzoni di questo disco sono nate in un periodo in cui frequentavo molto il Bellavista e li ho conosciuto anche Francesco Arcuri che ha curato con me la produzione artistica e gli arrangiamenti del lavoro.

 

D.I.: In copertina sul disco c’è un cubo rosso, poi torna anche in altre foto e nel videoclip del primo singolo Del Mondo Il Canto. Parli di Bellavista come un denso cubo rosso. Perché questo cubo rosso e cosa significa?

Bellavista

Domenico Imperato: È stata colpa di un sogno. Una scelta un po’ irrazionale, istintiva, una visione. Erano i giorni in cui stavo per chiudere il master del disco e pensavo insistentemente alla copertina. Avevo delle idee ma non mi convincevano. Ho sognato un cubo rosso ed io in piedi come fosse un altare che scrutavo a Bellavista. Così è nata la copertina. Mi affascinava questo cubo rosso come fosse il denso magma sonoro di musica e parole del disco. Un contenitore magico che nel momento in cui si preme play implode su stesso e sprigiona le undici storie-canzoni con i loro personaggi, i loro versi, le loro melodie, i loro strumenti e i loro suoni. Poi l’idea di caricarlo in spalla e portarlo a spasso, per sottolineare la fatica del fare il cantautore, come dice sempre il Maestro Marco Di Blasio, fisarmonicista abruzzese: “è tutto normale! Sei un cantautore e il cantautore deve soffrire!”. Quasi la sofferenza fosse una prerogativa deontologica del cantautore. In effetti è così. Ma lo devi accettare…e poi in fin dei conti non possiamo neanche esagerare e lamentarci troppo, perché alla fine facciamo pur sempre la musica, che è una cosa meravigliosa e la mattina non ci alziamo per andare a scavare in miniera. Quindi tutto sommato va più che bene così!

 

D.I.: L’album arriva a tre anni di distanza da Postura Libera con quali novità?

Domenico Imperato: Il primo disco aveva un suono molto acustico ed etnico, con una scrittura delle canzoni più dilatata che oscillava tra il mondo pop e strutture jazzistiche. Risentiva molto dell’influenza della musica brasiliana, ed è stato anche registrato in Brasile, dove vivevo in quel periodo. In Bellavista sono tornato a casa e ho rifatto i conti con tutto un bagaglio di suoni e generi che hanno fatto parte del mio percorso musicale. Ci sono parecchie novità e probabilmente chi mi segue resterà anche un po’ sorpreso, ma per me invece è tutto molto naturale. Ho suonato negli anni anche tanto rock, blues, reggae, folk e mi piace tanta musica che passa anche per l’elettronica e il jazz. In Bellavista c’è un nuovo calderone di suoni più potente, più completo e più fedele alla mia curiosità artistica: ci sono tante chitarre elettrice, una sezione ritmica più dura e incalzante, l’elettronica, sezioni corpose di fiati, pur mantenendo il calore dei violoncelli, delle chitarre acustiche e delle percussioni. Anche al livello di scrittura ho pensato di più alla forma canzone italiana, cercando di confrontarmi con la migliore scuola del passato e attuale.

 

D.I.: Quali sono gli artisti che ti ispirano?

Domenico Imperato: Ascolto molto i cantautori italiani del passato ma anche la nuova generazione. Sento però anche tantissima musica che passa per vari generi e soprattutto parecchia musica straniera. Durante il lavoro di Bellavista ho consumato First Mind il primo disco capolavoro di Nick Malvey, e poi ho ascoltato molto i Calexico, Jorge Drexler, Hindi Zara, Avishai Cohen, Lucas Santanna e Castelo Branco. Non mi ispiro a qualche artista in particolare, se intuisco una somiglianza troppo forte con qualcuno cerco di scappare. Gli ascolti aiutano a crescere, ad arricchirsi di idee e donano spunti interessanti, ma poi credo che il tentativo debba essere quello di creare una propria firma, una propria originalità diversa da tutti gli altri, e questa è anche la cosa più difficile.

 

D.I.: Come nasce la collaborazione con Erica Mou?

Domenico Imperato: Nasce da un’idea di Francesco Arcuri, che in fase di produzione del brano “Al matrimonio di due nostri amici” ha pensato all’intervento di una voce femminile che cantasse la seconda strofa. Mi è sembrata un’ottima idea. Erica la conoscevo e stimavo come artista, l’ho sentita in concerto a Pescara e ho pensato che la sua voce e sensibilità potessero funzionare con il mio brano. Nel dopo concerto ci siamo conosciuti di persona. Le ho proposto di ascoltare la canzone. È stato tutto naturale, le è piaciuta e ha deciso di cantarla. Ci ha fatto un gran bel regalo, credo che la sua voce abbia arricchito molto il pezzo.

 

D.I.: C’è un brano a cui sei particolarmente legato e perché?

Domenico Imperato

Domenico Imperato: Forse il brano a cui sono più legato è proprio Del Mondo il Canto il primo singolo estratto dal disco. È una canzone sull’anima e sull’amor fati, con un testo particolare con un messaggio poetico molto forte, quasi spirituale. Per me rappresenta la direzione, del tutto naturale, con la quale ci siamo messi al lavoro su questo disco. È una specie di preghiera danzante che per quasi due anni, anche nei momenti di difficoltà, mi è sempre servita da stimolo. Questa fiducia nel destino e questo distacco dal contingente, perché ciò che dovrà accadere alla fine accade, mi sembrano una lezione importante al livello artistico ma anche umano ed esistenziale. Intorno c’è tanta ansia di arrivare, di vincere, di ottenere, di godere tutto e subito… ma alla fine in questo modo si ottengono solo degli effetti controproducenti. Io ho sentito il bisogno di fare un grosso respiro, ripararmi da questa corsa isterica di conquista, godermi un viaggio lento e accettare le sue difficoltà, perché forse solo così si può veramente sentire il sapore.

 

D.I.: Progetti futuri?

Domenico Imperato: Ora è un periodo molto pieno. Con la mia band stiamo lavorando al nuovo spettacolo di presentazione del disco, sarà più elettrico e più sostenuto. Io userò parecchio la chitarra elettrica, e sul palco ci sarà la mia band che mi accompagna da qualche anno, composta tutta da musicisti abruzzesi: Bruno Marcozzi alla batteria e percussioni, Flavia Massimo al violoncello, Nicola Di Camillo al basso elettrico e Marco bassi alle tastiere e elettronica. Abbiamo presentato il disco il 10 febbraio L’Aquila per Paesaggi Sonori presso l’Auditorium del Parco, il 17 febbraio a Pescara nella nuova sala concerti dello Scumm in Via delle Caserme e il 1 Marzo sarà a Roma a ‘Na Cosetta. Inoltre Bellavista mi ha lasciato una gran voglia di musica, di canzoni e di cose nuove… ho scritto già alcuni brani nuovi e credo che si stia iniziando a creare un nuovo disco(rso), ma c’è ancora da scrivere e lavorare parecchio.

 

[…] Del mondo il canto/ Il vento fa/ Danzando vuole/ Ciò che sarà/ Pioggia incessante/ Sulla mia fronte/ Resto ad ascoltare/ Battere d’ali/ Su un nuovo tempo,/ Sul sole che muore…/ Del mondo il canto/ Il vento fa/ Danzando vuole/ Ciò che sarà” ‒ “Del mondo il canto”

 

 

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