“Colonia Italia” di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino: giornali, radio e tv, gli inglesi ci controllano

“Colonia Italia” di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino: giornali, radio e tv, gli inglesi ci controllano

Feb 17, 2018

“L’uomo medio italiano desidera solo starsene al sole e guadagnare abbastanza da permettersi un piatto di spaghetti e del vino. Chiunque gli prometta pace, si guadagna subito la sua simpatia”.

Colonia Italia

In un volume di circa cinquecento pagine, pubblicato nel 2016 da Chiarelettere editore, e scritto da Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino, attraverso nomi, personaggi e vicende, anche private, si ripercorre un pezzo di storia tutta italiana.

Titolo emblematico ed esplicativo Colonia Italia, in cui gli autori illustrano i rapporti che hanno legato Gran Bretagna e Italia; due paesi molto diversi tra loro, ma uniti da una connessione stabilita dal mondo britannico con il paese che si affaccia sul Mar Mediterraneo.

Alleanza atipica, ma il cui solido filo conduttore era l’interferenza, o meglio, la voglia di supremazia che il paese al di là della Manica voleva esercitare nei confronti dell’Italia.

Ma in che modo la Gran Bretagna intervenne a prendere decisioni, non di sua competenza, al fine di controllare il Bel Paese?

Attraverso il mondo dell’informazione e la compiacenza di molti giornalisti italiani, e direttori di testate giornalistiche di importanza nazionale.

Condizionare, quindi, per tutto il Novecento, l’opinione pubblica italiana: questo è stato il ruolo giocato dal mondo dell’editoria e del giornalismo, strettamente connesso con gli interessi politici ed economici dell’Inghilterra.

Uno spaccato del Novecento, quindi, Colonia Italia, che pare raccontare una storia d’altri tempi, in realtà è una storia ancora di stringente attualità.

“Albertini è la storia del ‘Corriere’. E il ‘Corriere’ è una parte fondamentale della storia del giornalismo italiano e dei suoi legami con la macchina di influenza britannica, come leggeremo nei documenti di Kew Gardens. Intanto, così come abbiamo appena fatto con Borsa, per capire la profondità di certi collegamenti, dobbiamo ricostruire il percorso professionale di Albertini nella burrascosa fase che precede il 1919”.

E, proprio il controllo occulto sull’informazione italiana, da parte della diplomazia e dell’intelligence britannica, al fine di condizionare e indirizzare l’opinione pubblica attraverso stampa e tv, è il focus del saggio.

Ma perchè questa forma di condizionamento, si chiede il lettore nel suo approccio al testo?

È lo stesso Regno Unito a rispondere, e lo ha fatto attraverso un carteggio corposo e quanto mai dettagliato.  Si tratta dei documenti di Kew Gardens, luogo dove aveva sede il Public Record Office, organo preposto a custodire documenti contenenti la lista delle personalità in contatto con l’ambasciata inglese.

Nel canovaccio sviluppato nel saggio, si evince con forza l’interesse che il Regno Unito ha sempre avuto per l’Italia. A spingere gli inglesi in questa direzione è sempre stata la posizione geografica della penisola italiana.

Collocata al centro del Mar Mediterraneo era considerata di strategica posizione per il dominio delle rotte commerciali, come di quelle petrolifere e militari verso il nord Africa.

Ed è stato in funzione di tale peculiarità, che la conquista politico-culturale dell’Italia e il condizionamento della sua intellighenzia sono stati obiettivi prioritari per gli anglosassoni, ed elemento propulsore che li ha spinti, non soltanto a interferire nelle vicende italiane, ma addirittura a condizionare le opinioni degli italiani attraverso un massiccio, e poco onesto, uso dei mass-media. Condizionamenti volti a proteggere gli interessi della Gran Bretagna, oltre che per orientare la politica dei partiti e le conseguenti scelte governative in funzione degli interessi britannici.

Le preoccupazioni inglesi, condivise dagli americani e da gran parte dell’opinione pubblica italiana, hanno naturalmente un fondo di verità. Anche i sovietici hanno attivato la loro macchina propagandistica occulta, i cui messaggi oltrepassano la Cortina di ferro e giungono in Occidente influenzando non poco i settori più sensibili dell’intellighenzia europea”.

Vero è, che spesso l’informazione, deputata a formare una coscienza nei lettori e suggerire loro i vari orientamenti politici, non è mai stata al di fuori delle parti. Semmai ha sempre parteggiato per una o l’altra fazione.

Giovanni Fasanella – Mario José Cereghino

Il potere della propaganda occulta inglese, neppure troppo nascosto, è adesso un dato di fatto, grazie agli stessi britannici che hanno messo a disposizione un’infinità di documenti sulle loro attività segrete in tutto il mondo. Lo scenario in cui operavano gli inglesi era molto ampio, e coinvolgeva un gran numero di persone addette all’informazione, sottolineano gli autori, anche se è difficile stabilire realmente il livello di collaborazione del singolo individuo: era possibile che non tutti fossero al corrente della fonte dei materiali di cui venivano in possesso.

Negli stessi documenti, oggi declassati, sono gli inglesi stessi a raccontare il modo per reclutare le persone di cui servirsi e come manipolare l’uso di giornali e di giornalisti.

L’ingaggio avveniva tramite contatti personali di diplomatici stanziati in Italia, e ciò avvenne fin dall’entrata dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Per arrivare poi all’ascesa di Mussolini, fino al consolidamento del suo regime; a contrastare quindi il fascismo, nel momento in cui non era più opportuno sostenerlo. Dunque, una sorta di guerra quella condotta per tutto il Novecento dalla diplomazia inglese per tenere sotto controllo l’opinione pubblica italiana, affinché rimanesse entro limiti ben precisi, i quali fossero il più confacente possibile ai loro interessi economici e politici.

Ma, il movente di questa sorta di incursione qual era?

Il ruolo egemone dell’Inghilterra nel Mar Mediteranno, con il controllo sul Medio Oriente e su di un bene importante come il petrolio. All’epoca, l’ex impero britannico in declino stava ormai perdendo le sue posizioni chiave.

In Italia, sotto la spinta di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, e dell’azione dell’allora ministro degli esteri Aldo Moro, una delle figure italiane prese di mira in questa guerra occulta, il ruolo della Gran Bretagna era vacillante. Ecco, dunque, che si rendeva necessaria, per raggiungere i biechi scopi inglesi, una guerra, non meno perniciosa di quelle convenzionali.

Oltre ad Enrico Mattei e Aldo Moro, i britannici si ‘occuparono’ precedentemente di Alcide De Gasperi, anche lui fra coloro che si opponevano al ‘protettorato’ britannico, ostacolando Londra nelle zone strategicamente a lei care: Iran, Iraq e Nord Africa.

L’IRD, Information Research Department, costituito nel 1948, era il principale strumento della propaganda messa in atto sia dai governi laburisti come da quelli conservatori. Nei primi anni Settanta vi lavoravano oltre duecento persone, la metà delle quali si dedicava a studi e ricerche.

Oggi, le informazioni a lungo custodite e segretate sono note, sconosciuto era, ed è tutt’oggi, il fatto che migliaia di files siano stati custoditi per quasi quarant’anni, files considerati top secret, che riguardavano gli informatori di tutto il mondo. Italiani compresi.

È una ricostruzione documentale immensa quella che si basa su tali carte, oggi desegretata dal governo, dalla diplomazia e dell’intelligence del Regno Unito, adesso declassati e a disposizione di giornalisti e addetti ai lavori.

Ma, a oggi, quali funzioni, se ancora è operativa, ha questa rete di intelligence?

Nonostante l’IRD sia stato sciolto a metà degli anni Settanta i centri d’influenza britannici sono tuttora presenti, sostengono gli autori di Colonia Italia.

Avendo trovato un terreno ancora più fertile in un paese che, dalla morte di Moro in poi, ha visto dissolversi confini politici e culturali, in conseguenza dei quali si è verificato un decadimento che ha contribuito al degrado della nazione.

Con questo saggio, gli autori hanno posto l’attenzione su fatti decisivi per l’evoluzione della politica italiana, e lo hanno fatto con una denuncia, tanto più importante perché proveniente da chi del giornalismo ne ha fatto una professione.

I due hanno offerto al lettore un’analisi delle cause che hanno determinato lo stato attuale della politica italiana, in modo da favorire chi legge, anche nel caso in cui si tratti di un lettore già informato, a costruirsi una coscienza da renderlo testimone dei fatti accaduti dai primi anni del Novecento fino agli anni Settanta. Arco di tempo preso in considerazione nel libro.

È bene sottolineare inoltre che, nonostante gli stretti rapporti fra Italia e Regno Unito, gli italiani sono descritti dagli inglesi con un evidente disprezzo, secondo uno squallido stereotipo cinematografico, associato a un loro supposto senso di superiorità.

Fare i conti con il passato non è cosa facile, perché implica mettere in discussione se stessi, e in questo caso la storia del proprio paese, ma gli autori affrontano l’argomento con un’analisi onesta e sincera, senza emettere alcun giudizio.

Ad accompagnare il resoconto dei fatti, un filo logico e temporale, quello che solo la cronologia può dare, perché, come è noto ‘la cronologia è l’occhio della storia’.

Sviluppato con un registro puntuale e dettagliato, e molto esaustivo, il saggio si offre al lettore in maniera ordinata, la cui struttura gli permette di seguire senza alcuna difficoltà gli avvenimenti di cui gli autori lo fanno partecipe.

Avvenimenti corroborati da un’appendice, importante quanto il libro, perché di notevole valenza informativa. Uno schedario aggiornato dei giornalisti italiani al servizio della causa inglese.

Comunque siano andati i fatti, gli autori si sono limitati a svolgere un capillare lavoro di ricerca, senza esprimersi in proposito. Compito questo, che spetta alla Storia.

 “Nel torrido agosto del 1974, quando comincia a surriscaldarsi la temperatura sociale e già si preannunciano immani tragedie politiche, una nota interna dell’IRD riferisce da Londra che la rete dei ‘clienti’ italiani sfiora le mille unità. Un numero da record, mai raggiunto in trent’anni di operazioni occulte”.

 

Written by Carolina Colombi

 

 

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