“Il buio dentro” di Antonio Lanzetta: scrittura lucida capace di scavare nel pozzo nero dell’anima

“Il buio dentro” di Antonio Lanzetta: scrittura lucida capace di scavare nel pozzo nero dell’anima

Feb 16, 2018

Antonio Lanzetta, nasce nel 1981 a Salerno, città dove vive e lavora, coltivando nel contempo le sue passioni per videogames, giochi di ruolo, arti marziali e tanta tanta lettura, che gli ha consentito di approfondire nel corso degli anni la sua conoscenza dei suoi generi preferiti, fantasy, fantascienza, gialli e thriller.

Il buio dentro

La sua scrittura ha conosciuto una rapida maturazione ed evoluzione, testimoniata dal percorso che si può cogliere attraverso la lettura dei suoi libri: nel 2012 esordisce con il fantasy/sci-fi Ulthemar (GDS) che vinse il concorso Nuove chimere per il miglior fantasy sperimentale.

Poi nel 2014, ancora fantascienza con Warrior e nel 2015 R3volution, entrambi editi da La Corte editore. Nel 2015 il racconto thriller Nella pioggia è finalista al premio Gran giallo di Cattolica e viene pubblicato ancora da La Corte.

È la svolta: cambia genere, dal fantasy al thriller-noir e per in nuovo romanzo Il buio dentro il successo diviene inarrestabile tanto che il Crime Club Bulletin del Sunday Times lo ha inserito tra i cinque romanzi stranieri più interessanti del 2017. Si spalancano le porte dell’editoria internazionale e a marzo il libro uscirà in Francia (poi Canada e Belgio) per Brogelonne col titolo Le mal en soi.

Di Antonio Lanzetta è la qualità della scrittura che colpisce immediatamente, la capacità di creare sempre personaggi dei quali riesce a modellare e a far cogliere un complesso e credibile profilo psicologico. Storia di morte, certo, e di violenta follia, ma anche di amicizia, nella realistica definizione di rapporti umani e sociali sullo sfondo di una provincia del sud ancora segnata dalla capillare presenza malavitosa, con dinamiche che seguono i più importanti passaggi della vita dei protagonisti.

Se da un lato la figura di Damiano Valente, detto Lo Sciacallo, scrittore di successo coi suoi romanzi ispirati ai più efferati fatti di cronaca nera, è sicuramente quella principale, tuttavia il romanzo si rivela nei fatti essere corale: Flavio, Claudia, Stefano, insieme a Damiano, in quel lontano 1985, rappresentano l’universo adolescenziale pieno di slanci, paure, incertezze, impeto e sentimento.

Un romanzo di crescita, anche se questa pare arrestarsi per sempre in quell’estate dell’85 quando l’atroce uccisione di Claudia segnerà la fine della loro apertura alla vita e li precipiterà nel buio più profondo.

Uno stand by di trentuno anni, finché un simile rituale di morte si ripete su Elina, appesa, torturata e decapitata, a un salice bianco. Si riaprono, dunque, le porte dell’abisso a Castellaccio.

L’Uomo del salice. Damiano lo aveva guardato negli occhi. Aveva colto la follia che strisciava in quelle pupille dilatate dall’odio. Se le persone che davano la caccia al killer avessero potuto vedere ciò che aveva visto lui, si sarebbero rassegnati all’idea che il male esisteva, e non riusciva a smettere di reclamare vite.

La storia procede in un affannoso rincorrersi di piani temporali, tra 1985, attraverso lo sguardo e i ricordi di Flavio, l’orfano che da Torino è approdato alla casa del nonno materno, praticamente sconosciuto e ostile, don Mimì, uomo d’onore, un onore e un rispetto d’altri tempi, che mette in campo la violenza e la vendetta, e il piano dell’oggi, attraversato dai pensieri e dalle azioni di Damiano Valente, che trascina le sue ossa menomate da un terribile incidente, mentre guarda il mondo attraverso il suo occhio sbieco e perennemente lacrimoso, aggrappato a un viso deformato dalle cicatrici.

Antonio Lanzetta

Non permette cali di attenzione Antonio Lanzetta, portandoti dritto verso un finale in cui il quadro si ricompone, lasciando, però, qualche tassello in sospeso.

I più scaltriti, appassionati del genere, non si lasceranno trarre in inganno: non una pecca nel romanzo, non un finale frettoloso. Solo la giusta dose d’indeterminatezza che lascia già presagire che ci saranno ancora tante pagine dopo questo libro.

E così è giusto che sia: Il buio dentro è un fine thriller psicologico, con la giusta dose di nero, senza facili cedimenti a pulp e splatter. Dà forma a quel buio che tutti i protagonisti si portano dentro e che li ha precipitati nell’abisso di rimpianti. Rabbia, frustrati desideri di vendetta.

Il buio dilaga, oscuro male, ammantato di arcani simbolismi, emergendo dal pozzo profondo di un’umanità malata. Avvolge tutti. Legami che il tempo ha frantumato devono essere ricomposti, in un percorso difficile, in cui ognuno dovrà fare i conti con se stesso. La verità si conquista poco a poco, non senza terribili ferite, nel corpo e nello spirito, non senza nuove vittime e dolore.

Una penna di grande eleganza e talento, giustamente riconosciuto a livello internazionale.

Damiano Valente è scolpito nella roccia, un personaggio che ti si attacca addosso, uno di quei personaggi destinati a durare nel tempo.

Ecco, dunque, servito su un piatto d’argento, in uscita il 15 marzo in tutte le librerie, per la gioia di tutti quelli che si appassioneranno come me a questa storia, a questi personaggi e a questo stile di scrittura, il sequel I figli del male.

 

Written by Katia Debora Melis

 

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