“Livia” di Lorenzo Braccesi: da dea dell’olimpo a tessitrice di destini

“Livia” di Lorenzo Braccesi: da dea dell’olimpo a tessitrice di destini

Feb 14, 2018

“Poi Cesare, invaghitosi della sua bellezza, la portò via al marito, e non sappiamo se contro la volontà di lei. Ciò fece con tanta fretta che non le lasciò neppure il tempo di partorire, conducendola gravida in casa sua.” Tacito, Annales

Livia di Lorenzo Braccesi

Livia, opera di Lorenzo Braccesi ed edito per la Salerno Editrice nel 2016, è il terzo libro che il professore dedica alle donne augustee.

Vi ho già parlato del saggio dedicato a Giulia, la figlia dell’imperatore Augusto, e anche in questo volume Braccesi si appresta a dipanare i numerosi veli delle vesti che avvolgono la figura di Livia Drusilla, la moglie del suddetto imperatore.

Livia è l’erede di due delle famiglie romane più antiche: la Livia e la Claudia. Suo padre era Marco Livio Druso Claudiano che morì suicida a Filippi, nel 42 a.C., quando si rese conto che la battaglia era ormai persa e non gli sarebbe stato consentito di tornare vivo a Roma.

Non è ben certa la data di nascita e il nome della madre ma quello che sappiamo è che, senza alcun dubbio, l’infanzia e la prima adolescenza di Livia siano state indirizzate ad un’educazione degna della classe senatoria romana.

Quando ebbe l’età giusta per sposarci, circa 14 anni, venne data in sposa a Tiberio Claudio Nerone, anche lui appartenente allo schieramento dei cesaricidi come il padre della giovane. Infatti, con il futuro imperatore Tiberio ancora molto piccolo, fu costretta a fuggire con il marito per proteggere la sua vita dalle proscrizioni indette dal nuovo triumvirato.

“Condotto in seguito attraverso la Sicilia e l’Acaia, e pubblicamente affidato alla città di Sparta, che era sotto il patrocinio dei Claudi, corse il rischio di morire, viaggiando di notte, quando se ne allontanò perché un incendio improvviso scoppiato nei boschi, e da tutte le parti, avvolsi così da vicino la comitiva che Livia si bruciò parte delle vesti e delle chiome.” – Svetonio, Vite dei Cesari – Tiberio

Questa esperienza segnerà la sua vita e come lo stesso Braccesi afferma: da suo padre Livia erediterà lo spirito di castità e dignità, ma memore del bagno di sangue vorrà difendersi per tutelare se stessa e i suoi figli.

Il bagno di sangue al quale si allude è la guerra a seguito alla morte di Giulio Cesare. Livia e il marito potranno rientrare in Italia dopo la pace, brevissima, di Miseno, sarà questo il momento in cui incontrò per la prima volta Ottaviano.

Livia, con suo marito, sono tra i primi ad essere testimoni della clementia Augustea. Al marito verranno, in parte, confiscate le proprietà e, per amore di Ottaviano, gli verrà imposto di divorziare da sua moglie.

La bellissima Livia verrà portata in casa del futuro Augusto ancora gravida del marito precedente che sarà il padre di Druso, fratello minore di Tiberio.

A causa della molta speculazione degli storici contemporanei ai fatti non è ben chiaro se Livia fosse o meno consenziente a queste nuove nozze ma è probabile che lo fosse.

I figli del primo marito vengono mandati a vivere dal padre mentre Livia diviene la madre adottiva/ matrigna di Giulia, la figlia che, come sappiamo, Ottaviano ebbe da Scribonia.

Questa convivenza con la bambina porterà alla contrapposizione tra Livia, l’angelo del focolare ed emblema della castità, e Giulia la disgregatrice degli equilibri familiari.

Sappiamo da fonti coeve che la vita nel palazzo sul palatino non deve aver giovato al rapporto tra le due donne, in quanto Livia era l’amministratrice della grande facciata dell’austerità di Augusto.

Livia viene celebrata e vista dalla società romana come espressione massima di castità e di decoro. La giusta consorte per colui che aveva restituito a Roma la pace.

La sua fama di grande matrona e simbolo di tutta la fortuna augustea accresce all’epoca dello scontro di Azio. Cassio Dione ci riporta:

“Anche a Livia accadde un fatto prodigioso […]: un’aquila le fece cadere in grembo un uccello bianco che portava un ramoscello di lauro con la bacca. Poiché la cosa sembrava un segno molto importante, Livia si prese cura dell’uccello e piantò il ramoscello di lauro. Il quale mise radici e crebbe, tanto che fu usato per molto tempo dai trionfatori; Livia, inoltre stava per accogliere nel suo grembo anche la potenza di Ottaviano e guidarlo alla scalata al potere.”

Sappiamo che i due coniugi non ebbero figli loro, cosa che innescò la complicata macchina per la successione e la scalata al potere dei familiari della coppia.

Lorenzo Braccesi

Augusto e Livia hanno avuto un matrimonio fatto di amore ma prima di tutto voltato alla politica e all’impero. La donna non aveva nulla da invidiare ai grandi statisti e più di una volta, la sua ingerenza presso suo marito, sembra aver volto le situazioni a suo favore.

Livia era tanto casta quanto spietata. Non c’era nulla che non venisse a sapere e che non usasse a suo favore. In parte queste sue doti di “spionaggio” erano utili alla vita imperiale mentre, in altra parte, le erano di aiuto al mantenimento della sua personale lotta al bene della sua prole.

Tutto quello che Livia ha fatto in vita sua è stato per innalzare Tiberio al suo futuro da imperatore.

Nella storiografia troviamo molte notizie, alcune di queste sicuramente illazioni, che lasciano pensare che Livia abbia data una mano al destino di molti di coloro che vivevano nella sua casa, soprattutto se erano di intralcio alla sua prole.

Augusto sembrava totalmente irretito dalla moglie che non dava segni di accorgersi delle sue macchinazioni.

La prima frattura tra i coniugi sembra essere evidente dopo la battaglia di Teutoburgo in cui Publio Quintilio Varo, nel 9 d.C., manda al massacro tre legioni romane. Questo avvenimento turba moltissimo Augusto e sembra convincerlo a rivedere le sue posizioni in merito alla successione.

Per la prima volta, Augusto fa qualcosa senza dirlo a sua moglie e tenta il riavvicinamento al nipote mandato al confino: Agrippa postumo.

Questo incontro costa la vita a colui che aveva accompagnato l’imperatore e allo stesso ragazzo, che morirà appena il nonno spirerà.

Il fatto getta un’ombra, ancora più oscura, su tutte le morti avvenute nella famiglia dell’autocrate negli anni precedenti e sull’allontanamento al confino della figliastra.

Dopo la morte di Augusto, per testamento, Livia viene adottata come Livia Augusta e madre della patria.

Nessuno può fermare la macchina del fango messa in moto da Livia e, con l’aiuto di Tiberio, altri congiunti del marito spariranno dallo scacchiere, in un modo o nell’altro.

Livia, ormai, è l’erede del marito e ha molto potere nelle sedi del potere di Roma. Le sue ingerenze continue e le intromissioni nella politica del nuovo imperatore, suo figlio Tiberio, porteranno al suo declino.

Infatti, Tiberio non sopporta chi ne offusca l’astro nascente e si adopererà per escludere la madre da ogni gioco politico.

Livia Drusilla Augusta, una volta inneggiata come una dea ed esempio per tutte le matrone romane, morirà sola senza che suo figlio le riconosca gli onori postumi.

Le volontà testamentarie verranno espletate da Caligola, mentre gli onori alla donna e imperatrice di Roma verranno decretati da Claudio.

Si potrebbe affermare che chi semina vento raccoglie tempesta ma sarebbe riduttivo portare ad un livello così prosaico la forte personalità e l’intensa vita di una donna che ha lottato con tutte le sue doti per se stessa e la sua indipendenza. Forse, lei e Giulia non erano così dissimili.

Lorenzo Braccesi tratta la vita di questa donna avvalendosi sì delle fonti ma soprattutto della sensibilità di chi comprende che non è di una statua che stiamo parlando.

 

Written by Altea Gardini

 

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