“Le coccole del ginepro. Tzinnibiri” di Marina Corona: visioni adulte e bambine di una vita tutta da scoprire

“Le coccole del ginepro. Tzinnibiri” di Marina Corona: visioni adulte e bambine di una vita tutta da scoprire

Gen 23, 2018

Marina Corona, autrice nata a Cagliari e nota come Marikò, inizia la sua attività letteraria nel 2012 pubblicando un testo tra poesia e prosa dal titolo Le ali in prestito. L’anno dopo avviene il vero e proprio esordio nel genere narrativo con Anelli di fumo.

Le coccole del ginepro – Tzinnibiri

Nel frattempo si dedica al suo hobby preferito, la fotografia, attraverso la quale cerca di cogliere nei particolari sentimenti ed emozioni, come fa coi suoi scritti.

Nel 2015 pubblica con l’editore Amicolibro, nella collana I Gatti Neri, Le coccole del ginepro. Tzinnibiri, di nuovo versi e prosa, ampi squarci riflessivi, in cui trovano spazio anche testi in Sardo, accanto alla loro versione italiana.

Il suo essere felicemente nonna ha un notevole riflesso sui testi, la struttura e i contenuti di questo suo ultimo lavoro che colpisce fin dalla copertina (foto di Maurizio Addis) pienamente in sintonia col titolo e coi versi in sardo inseriti in quarta di copertina: Prenint is bisus mius cresuris de figu morisca/  e unu tzinnìbiri solu solu incruau de su bentu/ chi inserrat in donnia arrulloni unu pensamentu miu (Popolano i miei sogni filari di fico d’india/ e un solitario ginepro curvato dal vento/ che racchiude in ogni bacca un mio pensiero).

Dunque il ginepro con le sue coccole, emblema di una condizione esistenziale, è immagine di un vissuto segnato nel tempo da raffiche di vento che curvano prepotentemente i rami, durezza di esperienze che piegano, ma non spezzano il resistente tzinnìbiri che continua imperterrito a donare il suo persistente e intenso profumo.

Così le coccole, le bacche del ginepro, che arricchiscono di aromi anche le nostre pietanze più semplici, rendendole vieppiù piacevoli, sono immagine delle coccole affettive, gesti di tenerezza, piccoli doni capaci d’inebriare.

Così tutta la raccolta di Marikò, che si sofferma sulle forti emozioni del ricordo, della lontananza, di dolorose mancanze mai sopite e divenute, ora più che mai, autentico presente nel tempo dell’anima.

L’autrice si ferma e ascolta, poi, come in una pausa magica, i ragionamenti del nipotino Leonardo, le sue logiche, così semplici e fulminee, così ingenuamente brillanti, da far aprire gli occhi e la mente di fronte a tanti aspetti della realtà che ci circonda.

Un diverso punto di vista che Marina Corona accoglie, grazie alla sua straordinaria disposizione per l’ascolto e la riflessione e che, poi, non manca di trasferire in un possibile insegnamento per sé e per il lettore.

Marina Corona – Marikò

Scorriamo un lungo e articolato colloquio con chi non c’è più fisicamente, ma ha messo radici perenni nel cuore di Marikò, in un libro che è anche uno stare a colloquio con una parte di sé, una prova di forza della vita, concreta, senza fronzoli e lustrini, senza troppa dolcezza e musicalità del verso che tende in modo naturale verso la prosa lirica, asciutta, impastata di realtà e capace di andare dritta al cuore del lettore.

L’Autrice con poche parole, come “Stiro sempre le federe del cuscino/ per non sgualcire i sogni, fa capire che il dono più grande che si può fare a se stessi e agli altri sta nella propria disposizione verso l’esistenza, nella semplicità, nella quotidianità, spianandone sempre un poco le asperità per salvaguardare e continuare a coltivare con amore la dimensione del sogno, della speranza, della creatività.

Curare, dunque, quello spazio dello spirito che consenta di potere ancora assaporare con pienezza la vita.

 

Written by Katia Debora Melis

 

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: